Audio letture dalla Bibbia – Qoelet

Audio letture dalla Bibbia – Qoelet

Qoelet: meditazione sulla condizione umana

Tra filosofia ellenistica e fede cristiana

un dignitario assiro

Che cosa cerca l’essere umano nella sua vita terrena?

Il denaro, il potere, il piacere, la felicità?

Per Epicuro, filosofo del IV Sec. avanti Cristo, non ci sono dubbi: l’uomo ricerca il piacere.
Ma non il piacere dei dissoluti, bensì il piacere che procurano ad esempio le sensazioni, gli affetti, le amicizie sincere.

Nello stesso periodo, la filosofia stoica identificava la felicità dell’uomo nell’assenza di dolore, nella certezza che, là dove si eliminavano tutti i patimenti della vita, si aveva la fioritura spontanea della felicità.

Qualche secolo più tardi, la religione cristiana, con Sant’Agostino, avrebbe identificato la pace come aspirazione ultima nella vita di ogni essere umano, sia egli buono o cattivo, sia egli cristiano o di altra religione (La Città di Dio, libro XIX).

La ricerca della pace in fin dei conti si può estendere anche a tutti gli esseri viventi sulla terra: non solo esseri umani, ma anche animali. Non è forse vero che l’uccellino nel proprio nido ricerca la pace della propria dimora, l’animale feroce ricerca la pace della sazietà dal cibo, e ogni essere vivente ricerca la pace di una famiglia e una sicura dimora dove riposare?

Quanto affanno nella vita!
Quante sofferenze e dolori bisogna imparare a conoscere per poterli poi adeguatamente affrontare!

Nel momento in cui tutto sembra crollarci addosso, può essere d’aiuto e sostegno la fede in una pace futura, la speranza in una pace che si protenda anche oltre la vita umana stessa, là dove nella vita terrena pare evidente che dolori e affanni non ci abbandoneranno mai completamente.

Il re Assurbanipal mentre fa una libazione

Vanità delle vanità, dice Qoelet,
vanità delle vanità, tutto è vanità,
e un inseguire il vento.

Sembrano parole piene di scetticismo e pessimismo, queste che aprono la lettura del testo.

Una generazione va, una generazione viene,
ma la terra resta sempre la stessa.
Il sole sorge e il sole tramonta,
si affretta verso il luogo da dove risorgerà.
Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana;
gira e rigira e sopra i suoi giri il vento ritorna.

Tutte le cose sono in travaglio
e nessuno potrebbe spiegarne il motivo.

Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà;
non c’è niente di nuovo sotto il sole.

Perchè affannarsi?, sembra suggerire Qoelet.
Anche la ricerca della scienza e della sapienza, in ultima analisi, sono un vano affannarsi e un inseguire il vento.


Ecco, io ho avuto una sapienza superiore e più vasta
di quella che ebbero quanti regnarono prima di me in Gerusalemme.
La mia mente ha curato molto la sapienza e la scienza.
Ho deciso allora di conoscere la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia,
e ho compreso che anche questo è un inseguire il vento, perchè:
molta sapienza, molto affanno;
chi accresce il sapere,
aumenta il dolore.

Ma poco a poco, traspare dal testo un pensiero positivo, un pensiero di pace e di speranza.


Ecco quello che ho concluso:
è meglio mangiare e bere e godere dei beni in ogni fatica durata sotto il sole,
nei pochi giorni di vita che Dio gli dà:
è questa la sua sorte.

Accontentati, sembra dire Qoelet, e non ti lamentare, perchè tutto è un dono di Dio.


Quando hai fatto un voto a Dio, non indugiare a soddisfarlo,
perchè egli non ama gli stolti: adempi quello che hai promesso.


Getta il tuo pane sulle acque, perchè con il tempo lo ritroverai.
Fanne sette od otto parti, perchè non sai quale sciagura potrà succedere sulla terra.


Dolce è la luce
e agli occhi piace vedere il sole.
Anche se vive l’uomo per molti anni
se li goda tutti,
e pensi ai giorni tenebrosi, che saranno molti:
tutto ciò che accade è vanità.


Caccia la malinconia dal tuo cuore,
allontana dal tuo corpo il dolore,
perchè la giovinezza e i capelli neri sono un soffio.


Conclusione del discorso, dopo che si è ascoltato ogni cosa:
Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perchè questo per l’uomo è tutto.
Infatti Dio citerà in giudizio ogni azione,
tutto ciò che è occulto, bene o male.

una barca di giunchi

E così si conclude il testo di Qoelet, esortando l’essere umano ad accontentarsi di ciò che ha, senza cercare troppo affannosamente di migliorare o cambiare le cose; senza esagerare montandosi la testa con la pretesa di conoscere la verità delle cose, siano esse immediatamente fruibili attraverso la sensazione o conoscibili attraverso l’intelletto e il ragionamento.

Sono cose da superbi e vanitosi. Cerca di essere umile.

Non farti prendere dall’ansia e dalla paura: oddio, e adesso come faccio?
So che è difficile da accettare, e io che qui scrivo, sono il primo a riconoscere l’estrema difficoltà che riscontro nel raggiungere questo obiettivo.

Ma Dio sa quel che sta succedendo, noi esseri umani invece non lo sappiamo.
Così dice Qoelet, e forse non è tanto lontano dal vero nell’affermarlo.

Godi del poco o molto che hai, perchè tutto è un dono di Dio.
Stai lieto in giovinezza e segui pure le vie del tuo cuore, ma sappi che su tutto Dio ti convocherà in giudizio.
Non esagerare, quindi.

Per chi, come me, sente di essere un perenne pellegrino su questa terra, alla ricerca di una risposta, che a volte viene dalla ricerca filosofica, altre volte invece da una faticosa fede religiosa, caparbiamente mai accettata in pieno; il testo di Qoelet costituisce una fase di transizione assai interessante fra filosofia e fede.

Da un lato infatti manca in Qoelet l’anelito alla pace eterna dopo il Giudizio Finale, prospettata nel Nuovo Testamento, poichè il testo è stato scritto prima della venuta del Cristo. Dall’altro lato però offre tanti spunti di meditazione e riflessione sulla caducità della vita e della condizione umana, e suggerisce tante idee e azioni per affrontare le difficoltà e i dolori, facendo sì che, pure in una esperienza dolorosa, non manchi mai la speranza che questa è la volontà di Dio per mettere alla prova la fede dell’essere umano.

E forse è meglio adeguarsi a questa speranza di fede e pace, piuttosto che abbandonarsi alla più tetra disperazione e al più cupo scetticismo.

Poesie in dialetto romagnolo di Triestino Cortesi

Le poesie, recitate da Mirco Cortesi, con commento musicale e rumori di ambiente, le puoi scaricare facendo click quizip e quizip.
In fondo al documento c’e’ il modulo per i commenti.


Copyright
Creative Commons con attribuzione dell’autore e senza scopo di lucro.


Ivo_Cortesi

.

Raccolta di scritti “ironico-satirici” in versi e in dialetto romagnolo di

Triestino Cortesi (Ivo)


Ivo, il piu’ giovane di quattro fratelli, nacque nel 1916. Rimasto orfano di padre all’eta’ di un anno (il padre mori’ in guerra nel 1917), Ivo conobbe un’infanzia difficile, purtuttavia decorosa, durante la quale forse soffri’ anche la fame.

Nonostante le difficolta’, la madre riusci’ ad allevare tutti i suoi figli e ad adottarne perfino un altro, un cugino di Ivo, pure lui rimasto orfano di entrambi i genitori, Artemio, che poi gli rimase affezionato e riconoscente per tutta la vita. Ogni anno Artemio veniva a trovare il suo cugino Ivo, e in casa era sempre una festa quando cio’ avveniva.

Ivo non parla nelle sue poesie dei suoi anni d’infanzia e di adolescenza, questo periodo non gli piaceva. Preferisce ricordare gli anni ’50 fino agli anni ’90, quando la gente finalmente conosce un periodo di prosperita’, dopo gli orrori delle due guerre mondiali.

Mentre si leggono le poesie si delineano i personaggi, che sono i tipici abitanti di un paesino di montagna, di cui tutti potrebbero affermare di conoscere come i vicini di casa propria. Sono personaggi universali.

Abbiamo il dottore, il prete, il suonatore della banda, la donna chiacchierata, quella un po’ sfrontata e maliziosa, quella un po’ goffa; il buonuomo religioso e devoto, il buontempone che non paga l’affitto. Anche le vicende raccontate sono tessute su piccole cose, che Ivo descrive perfettamente, con semplici e rapidi tratti di penna. A volte le situazioni sono reali: la processione del Venerdi’ Santo, la gita a Roma, la prova della banda, la passeggiata subito fuori del paese, la donna che alza la gonna per attraversare il fiume a piedi nudi. Altre volte invece abbiamo situazioni simboliche: il sasso che parla alla goccia d’acqua, la mosca ambiziosa che parla alla lumaca.

Fra tutte le composizioni ne spiccano due, un po’ piu’ lunghe e articolate delle altre: “Zinardona la va a la gita” e “Vichett en Paradis“.

La snoora Zinardoona la va’ a la gita e’ una storia colma di comicita’ che si intuisce fin dalle prime battute, in un crescendo continuo fino al parossismo in cui, al pari dei fuochi d’artificio, con il gran botto finale si conclude la vicenda, e l’epilogo infine smorza le grasse risate in un sorriso benevolo e divertito.

Vichett en Paradiis invece e’ una bella interpretazione sul tema del viaggio soprannaturale. Ivo non era tipo da slanci mistici e arcane rivelazioni, cosi’ il viaggio di Vichett si risolve in una totale e completa riaffermazione del mondo terreno, a scapito di quanto si affermi essere il Paradiso luogo dell’eterna beatitudine. Questo mondo terreno, che ancora una volta risulta fatto di piccole soddisfazioni quali una cena in compagnia, una bevuta, il ritorno a casa propria in mezzo alla sua famiglia e agli amici; questo mondo rimane l’unico autentico, quello per cui vale la pena di vivere e continuare a vivere.

In ultimo bisogna accennare alla caratteristica di Ivo di trasformare in simpatia anche le situazioni piu’ difficili, come una osservazione inopportuna o i rapporti con persone moleste.

L’ultima parte della sua produzione letteraria e’ un continuo proclamare di
“Evviva”, “Festeggiamo”, “Brindiamo”, sintomi di una solida personalita’ solare. Ogni occasione, anche la piu’ banale, e’ motivo di festa e di allegria, occasione di gioia.

Questa capacita’ di vedere le cose sempre al meglio, e’ una grande qualita’ umana che pur bisogna riconoscergli, una caratteristica degna di essere messa in evidenza affinche’ si possa trarre esempio da lui e dal suo comportamento.

Ivo e’ morto nel 2004.
Se andrete a visitarlo, al cimitero di Portico di Romagna, vi accogliera’ con un sorriso.



Nota:  Se si incontrano difficolta’ ad ascoltare le poesie, tasto destro sull’altoparlante, poi scegliere “apri collegamento”.

ascoltaL’odoor de feen L’odore del fieno
ascoltaChi ch’on veed drett Chi non vede diritto
ascoltaLa mosca e la lumega La mosca e la lumaca
ascoltaIndovinello = (Zvaneno) Indovinello = (Zvaneno)
ascoltaE vanitoos (il vanitoso) Il vanitoso
ascoltaLa nostra Dotoressa La nostra dottoressa
ascoltaLa costanza da’ speranza La costanza da’ speranza
ascoltaE Bidee d’la zi Carlota Il bide’ della zia Carlotta
ascoltaLa proposta ed Balaren La proposta di Balaren
ascoltaL’oc ed Scapuzoon L’occhio di Scapuzon
ascoltaMarioon ch’la traversa e fioon Marion attraversa il fiume
ascoltaLa snoora Zinardoona la va’ a la gita La Signora Zinardona va alla gita
ascoltaA Ugo Maestri .
ascoltaAgostino pescatore valmaggiore1c
Chi diis ch’o se sta ben Chi dice che si sta bene
ascoltaRacconto .
ascoltaLa banda de paéés La banda del paese
ascoltaVichett en Paradiis Vichett in Paradiso
ascoltaL’è mei ed toot sté zétt E’ meglio tacere
La chegheda La cagata
ascoltaLa famiia di “V D O O L L” La famiglia dei P I O P P I
ascoltaFine anno 1994 .
ascoltaLa Schola Cantorum di Portico .
ascoltaFesteggiamenti e ricorrenze Portico 1997 .
ascoltaLettera della Befana per la piccola Irene .
ascoltaI Dirigenti e Impiegati di Banca a Portico .
ascoltaCompleanno Centenario di Enrico Monti .
ascoltaAuguri per le Feste Natalizie del 2001 Passo del Muraglione
ascoltaDialogo (in versi) .
Anniversario del matrimonio di Franco e Ornella .
Battesimo della neonata Sofia G. .
Epitaffio .
Riapertura “Bar dello Sport” a Portico .
150 anni di suore a Portico .
Auguri per il matrimonio di Piero B. .
Lettera di benvenuto al reverendo “Don Michele” .
Cinquantesimo anniversario di matrimonio .
Inizio anno duemila .
A L.B. .
Pranzo del 13 agosto 1995 .
Pranzo del 27 agosto 1995 .
Pranzo del 10 agosto 1999 .
Pranzo del 17 agosto 1999 .
Pranzo del 13 agosto 2000 .
Pranzo del 20 agosto 2000 .
Pranzo del 22 agosto 2000 .
Festeggiando le nozze d’argento di Marco e Grazia Poggi .
Lettera al Prof.Giulio Poggi .
Il compleanno del Prof. Giulio Poggi .
Il compleanno del dott.Antonio Bacchin .
Scritta d’addio a Don Davide .
Stornello .

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La raccolta si apre con la descrizione della armonia della natura associata al lavoro umano, visti entrambi come strumenti di abbellimento del creato e ringraziamento a Dio per cio’ che ci ha donato. La persona, che sa di essere ormai giunta al termine del suo cammino, si concede un attimo di contemplazione e lascia un messaggio alle generazioni future.

ascolta   L’odoor de feen

On bel dèè ed prèmavera
ch’a n’avèva gnènt da fèè
os fasèva quasi sèra
ch’a m’andèva a zirandlèè
so per l’èrta de stradoon
mèè ch’a iò na zèrta etàà
am pogèva te bastoon
oservènd en qua en làà
a guardèva la campagna
beela, vèrda tòta en fiòòr
che ensem a la montagna
l’è el blèzi de Signoor.
.
Mentre a oserve on nid d’usleen
om razonz òn caar ed fèèn
con i bòò tachèè ai timoon
a la guida d’on garzoon
ch’o cantèva spenserèè
anca s’l’èra tòòt sudèè,
e da om per bèn com l’èra
om dasèè la bona sèra.
.
Quant che e caar om pasèè bseen
o lasèè n’odòòr ed fèèn
ch’o s fasèva ancoor sentìì
dòp che e caar l’èra sparii.
Me a sentee c’l’odòòr co feva boon
aì respir di mi polmon
perché la era eria pura
co la deva la natura.
E bel quèdrè pr’on pitòòr
e garzoon e caar coi bòò e lavòòr.
.
Stènd accèè n’meditazioon
a sentèè l’armòòr de toon
-ma on n’èra on armòòr normèèl
com ol faa e temporèèl-
col faseva on bastardazz
a caval d’on motoraaz
c’ò pasèè mei tant en frètaa
co pareva ona saiètaa
ma o lasèè, apena pasèè
on puzaaz d’òglie brusèè
che dai tanf, no v’ne fi chèès
am dovèt tapè e nèès.
.
Mè a pensèè: vè d diferenza
e caar di bòò l’eria bona e lavòòr, la pazienza
stètrè o lasa per la strada
sol che pozz d’eria enquineda.

Finale del racconto e morale

A sti zuvne spensierèè
mè a vrèb tant augurèè
ch’en t’la vita, lòng e viazz
fra tènt énn on dèè ed mazz
sentis dii
ch’i n’à lasèè
per la streda de puzaaz d’oglie brusèè,
ma i è stèè brèv zitadeen
ch’i à lasèè odòr ed feen.

(NOVEMBRE 1985)

L’odore del fieno

Un bel giorno di primavera
che non avevo niente da fare
si faceva quasi sera
che andavo a gironzolare
su per la salita dello stradone.
Io che ho una certa eta’
mi appoggiavo al bastone.
Osservando in qua e in la’
guardavo la campagna,
bella, verde, tutta in fiore,
che insieme alla montagna
sono le bellezze di Dio.
.
Mentre osservo un nido di uccellini,
mi raggiunge un carro di fieno
con i buoi attaccati al timone
alla guida di un garzone
che cantava spensierato
anche se era tutto sudato,
e da uomo perbene quale era,
mi diede la buona sera.
.
Quando il carro mi passo’ vicino,
lascio’ un odore di fieno
che si faceva ancora sentire
dopo che il carro era sparito.
Io sentii che quell’odore faceva bene
al respiro dei miei polmoni,
perche’ era aria pura,
che la dava la natura.
Che bel quadro per un pittore:
il garzone, il carro coi buoi, il lavoro.
.
Stando cosi’ in meditazione,
sentii un rumore come di tuono,
-ma non era un rumore normale,
come lo fa il temporale-,
che lo faceva un raggazzaccio
in sella a un motoraccio,
che passo’ cosi’ in fretta
da sembrare una saetta,
ma lascio’, appena passato,
un puzzaccio d’olio bruciato
che dal tanfo, non fatevene caso,
mi dovetti tappare il naso.
.
Io pensai: “Guarda che differenza:
il carro dei buoi, l’aria buona, il lavoro, la pazienza;
quest’altro lascia per strada
solo quel puzzo d’aria inquinata”.

Finale del racconto e morale

A questi giovani spensierati
io vorrei tanto augurare
che nella loro vita, lungo il viaggio
fra tanti anni in un giorno di maggio
si sentano dire
che non hanno lasciato
per strada un puzzaccio d’olio bruciato,
ma sono stati bravi cittadini
che hanno lasciato odore di fieno.

(NOVEMBRE 1985)

Ivo_Cortesi

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Favola moraleggiante. Una sferzata agli atteggiamenti eccessivamente pessimistici.

ascolta   Chi c’on veed drett

On péél di fil d’la luus
éélt drét e snel
on dèè o s rispechiéva
t’ l’aqua de ruscel
e l’onda la i vòòs dii
en toon anca ensoleent
“Tun vii tu séé tot tòòrt
t’ce bròòt tun serve a gnént”
.
E péél più educhéé
i déss “Mo lasa andéé,
se propie tu vii méél
méttét on péér d’ociéél,
tu séé come chi tiip
ch’i n ne mai bòòn t’sté zétt
e i véd encòsa tòòrt
anca dov l’è tòòt drétt.

DICEMBRE 1985

Chi non vede diritto

Un palo dei fili della luce,
alto, dritto e snello,
un giorno si rispecchiava
nell’acqua del ruscello
e l’onda gli volle dire,
in tono anche insolente:
“Non vedi che sei tutto storto,
sei brutto, non servi a niente!”
.
Il palo, piu’ educato,
le disse: “Ma lascia andare,
se proprio ci vedi male,
mettiti un paio d’occhiali!
Sei come quei tipi
che non sono mai capaci di stare zitti,
e vedono tutto storto
anche dove e’ tutto dritto!”.

DICEMBRE 1985

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Un’altra favola moraleggiante, semplice e immediata. Qui la sferzata e’ alla vanagloria.

ascolta   La mosca e la lumega

Una mosca ambiziosa
la voléva silenziosa
sota l’ombra d’ona pianta
che d’la fròòta l’aveva tanta
e la s’fermè dréé na lumega
ch’la suceeva ona mugneega.
.
La s metèè on pòò a tiir
per potela ciapéé en ziir
tant ch’la i gèè “Pora sgrazieda
tu séé propie sfortuneda
tun n’è gli ééli da voléé
tun n’è el gambi da ziréé
s’tutt trovess te mez d’la strééda
tu véréb sobet sciazééda
è padròn ch’o tà créé
on n’à propie savù féé.
.
Bréév l’è stéé e mi padron
ch’o m’à fat a perfeziòòn
tant ch’a nn’ò dificoltàà
a viazéé en qua en làà
sia pianèèn o velocità
per trovéé magné com fàà.
Entaant adèès con el mi éél
a véégh dov lèè on vés ed méél
e am ne fèèz ona magneeda
da stéé bèèn toot la giorneda.”
.
La lumeega quasi oféésa
la s spianèè piò longa e stéésa
e la i gèè
“Tèè va puu, mè a rèst a qua
ch’a so bsen a la mi caà
e a rengrezie e zéél
s’a so fata senza e gli éél
anzi a t’eugur tant guadaagn
tant a tèè che ai tu compaagn.”
.
Fine e morale della favola.
La mòòsca la volééva
la lumééga l’ai guardééva
e la vest che ch’la sgraziééda
anzichéé andéé ai guadaagn
en te vòòl la fòò sbadééda
l’andèè a fnii t’na téla ed raagn.
La lumééga l’andèè ent l’òòrt
e la mosca l’andèè a la moort !!!
.
Morale del racconto.
Chi deride i difetti altrui
e ignora quelli suoi
ha il giudizio di colui
che per strada, perse i buoi.

LUGLIO 1994

La mosca e la lumaca

Una mosca ambiziosa
volava silenziosa
sotto l’ombra d’una pianta
che di frutta ne aveva tanta
e si fermo’ dietro una lumaca
che succhiava una prugna.
.
Si mise un po’ a tiro
per poterla prendere in giro,
tanto che le disse: “Povera disgraziata,
ma sei proprio sfortunata!
Non hai le ali da volare,
non hai le gambe da girare.
Se ti trovassi in mezzo alla strada
verresti subito schiaccata!
Il padrone che ti ha creato
non ha proprio saputo fare.
.
Bravo e’ stato il mio padrone,
che mi ha fatto a perfezione
tanto, che non ho difficolta
a viaggiare in qua e in la’,
sia lentamente come in velocita’,
per trovare il cibo che mi conviene.
Intanto adesso con le mie ali
vado dov’e’ un vaso di miele
e me ne faccio una mangiata
da star bene tutta la giornata!”.
.
La lumaca, quasi offesa,
si dispose ancor piu’ lunga e distesa,
e le disse:
“Te vai pure, io resto qua,
che’ son vicino a casa mia,
e ringrazio il cielo
che son fatta senza ali
anzi, ti auguro tanti guadagni,
sia a te che al tuo compagno”.
.
Fine e morale della favola.
La mosca volava,
la lumaca la guardava,
e vide che quella disgraziata,
anziche’ andare al guadagno,
nel suo volo fu sbadata,
ando’ a finire in una tela di ragno.
La lumaca ando’ nell’orto
e la mosca ando’ alla morte !!!
.
Morale del racconto.
Chi deride i difetti altrui
e ignora quelli suoi
ha il giudizio di colui
che per strada, perse i buoi.

LUGLIO 1994

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Negli anni ’70 era di moda il flipper. Vi giocavano adulti e bambini. Quanti scossoni a quella macchina piena di luci, per dirigere la pallina d’acciaio verso le zone di maggior punteggio! Il nome del personaggio e’ immaginario, ma la vicenda e’ sicuramente reale.

ascolta   Indovinello = (Zvaneno)

Basta stei en compagnia
sobte ot spira simpatia
On ne bròt on ne sgarbéé
le obedient ma ò vò zughéé.
.
Tot i dèè apena magnéé
en te bar tu l vii arivéé
tanti vòòlt per fé piò en frééta
ven zòò en biciclétaa
per zughéé en ch’el machinèèn
che i s’angòla i su suldeen.
.
Lu ch’lè élt pòc piò d’na spana
per zughéé o sta dréét t’la scrana
e pu quant ch’la n gne ven bona
tu l sent dii “Brota giandoona!”
.
Oramai s’an nii endvinéé
et chi ch’a iem parléé
sti atenti ai nostre dii
che av geem per fév capii
sa bele féé e gl’operazion de più e de meno
e e su nòm ades tòt il saa ch’le …………………….
ZVANENO

GENNAIO 1986

Indovinello = (Zvaneno)

Basta stargli in compagnia
e subito ti ispira simpatia.
Non e’ brutto, non e’ sgarbato,
e’ obbediente, ma vuole giocare.
.
Tutti i giorni, appena mangiato,
lo vedi arrivare al bar.
Tante volte, per fare prima,
viene giu’ in bicicletta,
per giocare in quelle macchinine
che si ingoiano i suoi soldini.
.
Lui, che e’ alto poco piu’ di una spanna,
per giocare sta dritto sulla sedia,
e quando non gli viene bene
lo senti dire: “Brutta ghiandona!”
.
Ormai, se non avete indovinato
di chi abbiamo parlato,
state attenti alle nostre parole,
che’ vi diciamo per farvi capire:
sa gia’ fare le operazioni del piu’ e del meno.
e il suo nome adesso tutti sanno che e’ ….
ZVANENO

GENNAIO 1986

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Qualcuno a volte e’ indisponente e interviene a sproposito. Una cosi’ colorita similitudine, invece di farci partecipare allo sdegno, ci strappa un sorriso… e cosi’ sia 🙂

ascolta   E vanitoos (il vanitoso)

Pr’avéé dét trè parooli e sgnurèèn
adèss chi saa e chèè o sèè figuréé
on vééd ch’ò péé la mosca de mulèèn
che per avéé e bèèch enfarinéé
e per voléé dai sààc enfèèn ai stéér
lèè las credeeva che la fòss e molnéér.

LUGLIO 1988

Il vanitoso

Per aver detto tre parole, il signorino,
adesso chissa’ cosa si e’ immaginato.
Ma non si accorge che sembra la mosca del molino,
che per avere il becco infarinato
e per volare dal sacco fino al setaccio,
lei si credeva di essere il mugnaio!.

LUGLIO 1988

E molnéér
Il mio nonno Anacleto faceva il mugnaio. Qui e’ ritratto accanto alle macine per il granturco e l’orzo. Le sementi dall’alto scendevano lentamente dentro le macine di pietra che stanno dietro la sua schiena. Le tre manopole alla sua sinistra, montate ognuna su un pilastro, aprivano le saracinesche dell’acqua che, entrando nelle turbine che si trovano sotto i suoi piedi, facevano girare le macine. La farina invece usciva per forza centrifuga e cadeva nelle vasche che sono proprio dietro di lui. (foto Pier Luigi Farolfi)

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Dopo anni di dottori tuttofare, un po’ dentisti, un po’ ortopedici, arriva in paese una giovane dottoressa.

ascolta   La nostra Dotoressa

La nostra dotoressa
da poc la s’è sposeda
anch s la va pooc a meessa
l’a nnè n’anma adaneeda
chè con amor la cura
toot queent i suu pazieent
useend la steesa amsuura
coi povre e i benesteent.
.
Quei ch’i è amaléé a leet
l’ai vaa trovéé a caa
tota preocupeeda
ch’in veega ai moond ed laa.
Se i segue la su cuura
pianeen, pianeen i s’arfaa
e oi paasa la paura
d’andéé ai mond ed laa.
.
La i èè on tiip aleegre
la faa bon viis a toot
coi grèès e con i meegre
coi bèèl e con i broot.
E se puu t’la vii arabieeda
per via de troop lavoor
fai féé ona fumeeda
e l’artoorna d’boon umoor.
.
La i haa puu i solit pazieent
ch’i è da léé ogni momeent
i l’aspeeta t’l’ambulatoorie
gnanc c’la dééss i castroon coi mlorie
e quand di méél in n’ha encioon
i diis c’l’amsura la presioon.
.
E aloora per libereela
da s’ti envéélid de cumoon
permetèèmze ed sugerìì
ona meeza soluzioon;
meet en vendita i enveelid
t’ona liquidazioon,
chi ed queest on compra trii
ch’la i en feeza paghéé oon.
.
Ma peròò a i hoo on timoor
oi saràà on compradoor???
On gnè etre che speréé
c’o si toiaa e nost Signoor.
.
Se la guida e fòòristreeda
léé ch’la i èè on pòò pzineena
anch s la ièè toota spetneeda
tu la vii apeena apeena.
Ades a quèè a deeg spetneeda
perchèè a sòò che la su noona
la la i ha sempre ciameeda
“Ecco quàà la mi SCAVCIOONA”
.
Mèè peròò a la vreeb avdèè
soola te meez d’la streeda
ch’l’a s trovees a dovéé cambiéé
de gipoon na gooma bugheeda.
Scometeema ona cucagna
che da soola l’a n se sgavaagna???
.
La i è apasioneeda
d’andéé a zerchéé i foong
e quei che la preferess
i è queii dai gamboon loong.
(per féé capìì ai vool
purzeen e prataiool)
e i diis ch’la i cnoss been
i boon e quei coi vleen.
Ma an potreeb mè vèès dubioos
se a mangiarli mi invita
che o i fòòs fra queei ch’la m coos
ona “FALLOIDE AMANITA”?
.
Adees peròò tireema el conclusioon
ed sté poore zibaldoon
A chieed a la dotoreesa
che l’a m voia perdonéé
se en s’tla mi satira
a i ò esageréé
.
ALOORA:
D’la nostra dotoressa
noon a sem teent conteent
anca se l’a n n angeesa
anca s’ l’an chééva i deent
e per noon ch’la i è careena
come s la foos na diiva
ai vleen dii sera e mateena
“EVIVA, EVIVA, EVIVA”.

FEBBRAIO 1993

La nostra Dottoressa

La nostra dottoressa
si e’ sposata da poco.
Anche se non va tanto a messa
non e’ un’anima dannata,
che’ con amore cura
tutti i suoi pazienti;
usando la stessa misura
coi poveri e i benestanti.
.
Quelli che sono a letto ammalati
li va a trovare a casa,
tutta preoccupata
che non vadano all’altro mondo.
Se seguono la sua cura
pianino pianino si rimettono in salute
e passa loro la paura
d’andare all’altro mondo.
.
Lei e’ un tipo allegro,
fa buon viso a tutti,
ai grassi e ai magri,
ai belli e ai brutti.
E se poi la vedi arrabbiata
a causa del troppo lavoro,
falle fare una fumata,
e ritornera’ di buon umore.
.
Ha poi i soliti pazienti
che sono da lei ogni momento.
L’aspettano sempre in ambulatorio,
neanche desse i marroni bolliti con l’alloro!
E quando non hanno mali da dichiarare,
allora le chiedono di misurare la pressione.
.
E allora, per liberarla
da questi “invalidi comunali”,
permettiamoci di suggerire
una mezza soluzione;
mettere in vendita gli invalidi
in una liquidazione,
chi ne compra tre di questi,
gliene faccia pagare uno!.
.
Pero’ ho un timore:
ci sara’ un compratore???
Non rimane altro che sperare
che se li prenda Nostro Signore.
.
Se guida il fuoristrada,
lei che e’ un po’ minuta,
anche se e’ tutta spettinata,
la vedi appena appena.
Adesso qui dico spettinata
perche’ so che la sua nonna
l’ha sempre chiamata:
“Ecco qua la mia TRASCURATONA!”
.
Io pero’ la vorrei vedere
sola, per la strada,
se dovesse trovarsi a cambiare
una gomma bucata del gippone.
Scommettiamo una cuccagna
che da sola non se la leva???
.
E’ appassionata
d’andare a cercare i funghi;
e quelli che preferisce
sono quelli dal gambo lungo.
(per far capire al volo:
porcini e prataioli).
E dicono che conosce bene
quelli mangerecci e quelli velenosi.
Ma non potrei io avere un dubbio,
se a mangiarli mi invita,
che ci sia fra quelli che mi cuoce
una “FALLOIDE AMANITA”?
.
Adesso pero’ tiriamo a concludere
questo povero zibaldone.
E chiedo alla dottoressa
che mi voglia perdonare
se nella mia satira
ho esagerato.
.
ALLORA:
Della nostra dottoressa
noi siamo tanto contenti,
anche se non ingessa,
anche se non leva i denti,
e per noi, che e’ carina
come se fosse una diva,
vogliamo dire sera e mattina
“EVVIVA, EVVIVA, EVVIVA”.

FEBBRAIO 1993

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Un’altra breve storia, pungente e immediata come le favole di Fedro.

ascolta   La costanza da’ speranza

“Tu n’séé stòfa, gozla isolédaa,
ed baat te maas ed la scarpédaa?
.
L’è piòò ed zènt ènn che tu lavòòr
te faat apena on pécle fòòr”.
.
La i déss én bréév
la pòzaa ed sòta ch’la la ricéév.
.
r’spond la gòzla.
“La mi costanza l’a’m da speranza;
.
Con piòò ed zènt ènn de mi lavòòr
a so riuscida a féé ste fòòr
.
e fra méll ènn a pens e a spéér
d’avéé scavéé e mas entéér”.

1985

La costanza da’ speranza

“Non sei stanca, goccia isolata,
di battere nel masso della scarpata?
.
Son piu’ di cent’anni che lo lavori
e hai fatto appena un piccolo foro!”.
.
Le disse in breve
la pozza di sotto che la riceveva.
.
Risponde la goccia.
“La mia costanza mi da’ speranza;
.
Con piu’ di cent’anni del mio lavoro
sono riuscita a fare questo foro,
.
e fra mille anni penso e spero
d’avere scavato il masso intero”.

1985

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Il personaggio e’ immaginario, ne’ e’ esistita una zia di nome Carlotta. In dialetto romagnolo si usa dare dello zio e della zia a tutti coloro che godono di simpatia e benevolenza. In un paese c’e’ sempre quella donna di cui si mormora che…, e se non c’e’, allora la si inventa e si fa volare la fantasia.

ascolta   E Bidee d’la zi Carlota

Av racont d’la zi Carlota
che durant la bela età
la i è steda on po’ sveltota
os po’ dii che tòòt il sa
e adees la ià di dèè
ch’la s’arcòrda et quél c’la fèè.
Quest o fòò tra dmenga e lòòn
ch’la s faseva e bidèè te fiòòn
e senza enciòn pudoòòr
las laveva zòò ch’l’odòòr
e la géva stènd chinééda
“Te t’se stéda fortunéda,
an t’ò fat manché mai gnént
sodisfat tè tanta zènt,
e tè svolt e tu lavoor
senza orérie a toot e gli òòr
tu le faat ai lòòm ai buur
dréta, stesa, puntléda ai muur,
e ogni taant, (porca mariana)
tu faseva crichéé la scraana”.
Arcordend sempre cla mòòsa
las sentiva on pòò comosa,
tant che a mèèz de su languòòr
oi scapèè d’ed dré on armòòr.
La Carlota la s fermèè,
lai pensèè e la gèè arsentiida:
“Te sta zéét, sta zéét e boon
che durant la zoventòò
tè avùù la tu porziòòn”.

(AGOSTO 1985)

Il bide’ della zia Carlotta

Vi racconto della zia Carlotta
che durante la bella eta’
e’ stata un po’ svelta.
Si puo’ dire, che’ lo sanno tutti.
E adesso ha dei giorni
in cui si ricorda quello che fece.
Questo fu fra domenica e lunedi’
quando si faceva il bide’ nel fiume,
e senza alcun pudore
si lavava giu’ quell’odore.
E diceva stando chinata:
“Tu sei stata fortunata,
non ti ho fatto mancare mai niente.
Hai soddisfatto tanta gente,
e hai svolto il tuo lavoro
a tutte le ore e senza orari.
L’hai fatto al buio, alla luce,
dritta, distesa, appoggiata al muro,
e ogni tanto, (porca mariana)
facevi scricchiolare la sedia!”.
Ricordando sempre quella mossa,
si sentiva un po’ commossa,
tanto che a mezzo del suo languore
le scappo’ da dietro un rumore.
La Carlotta si fermo’,
ci penso’ e disse risentita:
“Te sta’ zitto, sta’ zitto e buono!
che’ durante la gioventu’
hai avuto la tua porzione!”.

(AGOSTO 1985)


E bidèè d'la zi Carloota

Discorso in occasione di una recita pubblica della poesia.

Su invito della Floriana, presidente della Pro Loco, ho accettato di presentarmi qui alla festa degli anziani a leggere un paio di mie scritture in versi dialettali romagnoli, che io scrivo per diletto, cosi’, alla buona.

Leggero’ per prima una scritta breve intitolata

“E bidèè d’la zi Carloota”

poi seguira’

La banda de paéés

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Anche questo e’ un personaggio immaginario. Balaren si potrebbe tradurre con “Ballerino”, cioe’ incostante, inaffidabile. Balaren e’ un uomo semplice, magari un po’ furbetto, tuttavia simpatico, tanto che anche il padrone di casa alla fine lo lascia nell’appartamento, gratis.

ascolta   La proposta ed Balaren

Il ciameva Balaren
l’era semp senza quatren
perché quand quich d’on o n’eva
t l’osteria sempre o còréva
anch se l’ost che birichèn
oi metéva l’aqua te veen.
.
Balarèn l’éra on om sòl
senza mòi e senza fiòòl
ed caa l’éva òna stanza sòla
che e padroon l’éra Mengòòla.
.
L’è stéé sempre amiigh de padroon
òn paghéva mai la pisoon,
fen da tant (o péé òna fòòla)
l’éra stòff anca Mengòòla,
che anch s’on gnéra enciòòn contraat
oi mandèè l’aviis de sfraat.
.
Balaren a cla broota novità
o rmastè cme on bacalà
on steva drett, on steva en sdéé
l’eva smess enfema ed béé
fen con epp l’ispirazioon
ed sisteméé la situazioon
Enfaati dop qui’ch dèè en t’la piazòòla
Balareen o véd Mengòòla
e oi diis:
“Mengòòla, per e sfraat at fèèz òna proposta,”
Oi dimla puu.
Sent:
“Tu se stéé sempre on boon padroon,
piutost che déém e sfraat,
RADOPPIA LA PISOON!!!!”

AGOSTO 1995

La proposta di Balaren

Lo chiamavano Balaren
era sempre senza soldi,
perche’ quando ne aveva qualcuno
correva sempre nell’osteria,
anche se l’oste, quel biricchino,
gli metteva l’acqua nel vino.
.
Balarèn era un uomo solo,
senza moglie e senza figli,
come casa aveva una stanza sola,
di cui il padrone era Mengòòla.
.
E’ sempre stato amico del padrone,
non pagava mai l’affitto,
fino a che (sembra una fola),
era stufo anche Mengòòla,
che’ anche se non c’era alcun contratto,
gli mando’ l’avviso di sfratto.
.
Balaren a quella brutta novita’
rimase come un baccala’;
non stava dritto, non stava seduto
aveva smesso perfino di bere
finche’ non ebbe l’ispirazione
di sistemare la situazione.
Infatti, dopo qualche giorno, in piazzola,
Balareen vede Mengòòla
e gli dice
“Mengòòla, per lo sfratto ti faccio una proposta,”
Oi dimmela pure.
Senti:
“Sei stato sempre un buon padrone,
piuttosto che darmi lo sfratto,
RADDOPPIA L’AFFITTO!!!!”

AGOSTO 1995

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Ecco un altro personaggio immaginario. La traduzione di Scapuzon e’: inciampone, cioe’ uno sbadato che inciampa sui suoi stessi piedi. E’ un uomo semplice e devoto, ma solo per le feste religiose piu’ importanti.

ascolta   L’oc ed Scapuzoon

Il ciaméva “SCAPUZOON”
perchèè l’eva sol ch’l’oc bon
on n’éra on giévle on n’éra on saant
e t’la géésa o i andéva ogni taant.
Te paiéés ed Scapuzoon
i usa féé ona procesioon
la ièè quéla de vénér saant
che i la faa ogni aan costaant
l’a iè l’ònica procesioon
c’oi partecipa anch Scapuzoon
questa ch’a racunteen
la iè quéla ch’la iep la fèèn
perchèè e pòre Scapuzoon
i armetèè quasi l’oc boon.
Quest o fòò quand en t’la gesa
coi microfono a elta voos
i invidèè tot i credèènt
a baséé e Signor t’la cròòs
c’ol mostréva e caplaan
con i ciòòd ti péé e tel mààn.
Os fèè avanti anch Scapuzoon
con preghièra e devozioon
per poséé t’la cròòs e béés
e aviéés con l’anma en péés,
ma en te mentre ch’o s’anchèna
l’ép on gran spuntèèl t’la schéna
da bòrdèll mei tant birbòòn
ch’i faseva di simitòòn,
e lu o casca propie en mòòd
ed piciéé l’oc bon tè ciòòd
che e Signor l’eva ti péé.
.
Scapuzoon o s’élza e o diis trést:
“Alèè, at salut Crést
ades a chi s’è vést, s’è vést”.

SETTEMBRE 1985

L’occhio di Scapuzoon

Lo chiamavano “SCAPUZOON”
perche’ aveva solo un occhio sano.
Non era un diavolo, non era un santo,
e in chiesa ci andava ogni tanto.
Nel paese di Scapuzoon
si usa fare una processione,
e’ quella del Venerdi’ Santo
che la fanno costantemente ogni anno.
E’ l’unica processione
cui partecipa anche Scapuzoon.
Questa che raccontiamo,
e’ quella che fu l’ultima
perche’ il povero Scapuzoon
ci rimise quasi l’occhio sano.
Questo fu quando in chiesa,
col microfono ad alta voce,
invitarono tutti i credenti
a baciare il Signore in croce,
che lo mostrava il cappellano
con i chiodi nei piedi e nelle mani.
Si fece avanti anche Scapuzoon
con preghiera e devozione,
per posare sulla croce il bacio
e andarsene con l’anima in pace,
ma nel momento in cui si inchina,
ebbe un gran spintone nella schiena,
da bambini cosi’ birboni
che facevano delle sciocchezze,
e lui cade proprio in modo
da picchiare l’occhio sano nel chiodo,
che il Signore aveva nei piedi.
.
Scapuzoon si alza e dice triste:
“Alè, ti saluto Cristo
adesso chi s’e’ visto s’e’ visto!”.

SETTEMBRE 1985

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Ai tempi in cui le donne indossavano le gonne lunghe, poteva essere uno spettacolo andarle a vedere mentre attraversavano il fiume, perche’ dovevano scoprire le gambe. Cosi’ lo zio Luchetto (che e’ zio di niente, come ho spiegato piu’ sopra) non si lascia sfuggire l’occasione. Ma viene seccamente liquidato.

ascolta   Marioon ch’la traversa e fioon

I la ciamééva e Marioon
la stééva ed laa de fiòòn
la viééva dòp ai méés ed maaz
a paséé e fiòòn a guaaz
per fé prema ‘ndéé ai paiéés
pr’el fazèndi ‘el su spéés
quésta ch’la iè capitéda
l’è stéé en t’ona traversééda.
.
Ona noot ai Muraioon
l’éra vnuu on aquazoon
ch’o fè créés la matèna
e livèèl d’l’aqua te fiòòn
e Marioon ch’l’an s’néra dééda
oramai ch’la s’éra sviééda
la téntèè la traversééda.
.
Quant ch’la ièè n mez ai ragoon
l’aqua l’ariiva ai mutandòòn
che a chi teemp per no dé en t’l’ooc
i arivééva quasi ai znooc
e Marioon, tira pu sòò! Tira pu sòò!!
Ma anch l’aqua l’avniva sòò!!
Adèès fra i deent la borbotééva
e on se saa se la biastmééva o sla preghééva
tant ch’la iééra tòòta préésa
d’no caschéé là longa e stéésa.
.
Zi Luchett, te pòònt en sdéé
os godééva e bel avdéé
aspetènd ogni momeent
la finéél d’l’avenimeent
ma on stèè al moosi ch’o urlèè:
“O Marioon, atenti che fra poc la béé!!!”
.
Marioon aloora stiziida
l’arspòònd tòòta d’on fiéé:
“Lasa ch’la bééga, l’è pòòc ch’la ià magnéé!!!.

1985

Marioon che attraversa il fiume

La chiamavano Marioon
stava sull’altra riva del fiume.
Cominciava dopo il mese di maggio
a passare il fiume a guado
per far prima ad andare al paese
per le sue faccende e le sue spese.
Questa che e’ capitata
e’ stata durante un attraversamento.
.
Una notte al Muraglione
era venuto un acquazzone
che fece crescere la mattina
il livello dell’acqua nel fiume,
e Marioon che non se ne era accorta,
ormai che si era avviata
tento’ l’attraversamento.
.
Quando e’ in mezzo alla corrente
l’acqua le arriva ai mutandoni
che a quei tempi, per non dar nell’occhio,
arrivavano quasi al ginocchio,
e Marioon, tira su! Tira su!!
Ma anche l’acqua veniva su!!
Adesso borbottava fra i denti
e non si sa se bestemmiava o pregava,
da tanto che era tutta presa
di non cadere li’ lunga e distesa.
.
Zi Luchett, a sedere sul ponte,
si godeva il belvedere
aspettando a ogni momento
la fine dell’avvenimento.
Ma non pote’ resistere e urlo’:
“O Marioon, state attenta che fra poco quella beve!!!”
.
Marioon allora, stizzita
gli risponde tutta d’un fiato:
“Lascia che beva, e’ da poco che ha mangiato!!!.

1985

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Passo del MuraglioneEcco un’altra “zia”, Nardona questa volta, immaginaria pure questa. La storia si svolge indicativamente durante gli anni ’50 del secolo scorso. La gente riprende a godere di un certo benessere, cosi’ si organizzano delle gite in pullman. Dove si va di solito? A Roma a vedere il Papa. Il Passo del Muraglione divide la Romagna dalla Toscana. Gli ultimi chilometri prima di raggiungere la cima sono costituiti da una serie di tornanti a gomito che provocano nel viaggiatore un terribile senso di nausea.

ascolta   La snoora Zinardoona la va’ a la gita

A la snoora Zinardoona
fioola d’la poora Zita
oon aan oi vens l’idea
d’andé a féé ona giita
ch’i la ieeva organizeeda
con empeegn e con fervoor
dal dooni e da i oomne
de rioon de sgnor prioor.
.
Quand che la Zinardoona
la s signèè fra i parteent
queii d’l’organizazioon
i restèè on poo titubeent
on mutiiv per l’avanzeeda etàà
e on per i enconvenieent ch’la iàà.
.
Ma anca coi cunsii contrerie
on gne fòò gnéént da féé
ormai la ieeva deciis
la i voos partecipéé.
.
La gita d’andéé a Roma
la richiedeeva duu dèè d’viaaz
la dmenga e e sabet preema
c’o cascheeva e prem ed maaz.
.
E veener preema d’la parteenza
la sgnoora Zinardoona
la oseerva l’astinenza
eseend na bachetoona
e per stee n peera coi Signoor
la magnè i manfrigle coi fasool.
.
E dèè dòòp a ora preesta
la i è stiida da la feesta
la sèè méésa e stii piò boon
che l’a s méét t’el procesioon
e per vèèss piòò oserveeda
la s’è toota profumeeda
e la riceev i cumplimeent
d’la combrecola di parteent.
.
Entaant ch’la i è n’aspetatiiva
tu la vìì toota giuliiva
soota braaz la ià e fagoot
fazoléét e camisa da noot.
.
Ariva la corieera
fra i preem la monta sòò
per trovéé on post davanti
e vèès comda a calé zòò.
.
Inizia la partenza
la snoora Zinardona
la s faa e segn d’la croos
la preega la Madoona
e entant la pensa
ch’la vedràà
tanti cosii modeerne
e tanta antighitàà.
.
L’è zaa paséé mez ora ed viaaz
lee la s faa on gran coraaz
perchèè contra ai dìì d’la zeent
l’a n nà ncioon enconvenieent
ma o riiva el preemi curvi
ai péé de Muraioon
la snoora Zinardoona
la s seent on pòò ed magoon
la faa la disinvoolta
e la fa coont ed gneent
ma ormaai l’è toot na svoolta
ecco i enconvenient.
La teen el gambi strééti
perchèè la ne vò dìì
che fra e gli etri cosii
oi scapa anch la pipìì.
.
O ariiva l’ultma cuurva
en vééta ai Muraioon
la snoora Zinardoona
l’a n teen piò e magoon,
la faa ferméé e pulman
per potéé calé zòò
perchèè la sent che dentra
l’a n né po’ propie piòò.
.
La vaa sveelta a i sporteel
la méét i péé per teera
os sent on graan armoor
o péé ch’a sema en gueera.
D’ed zòò dal péért da baas
la péé on contrabaas
mentr os sent tra booca e nees
come quand c’os fa n travees.
.
E os veest e n peet ai moont
com o faa n canoon d’na foont
tanti t ch’el coosi
a paséé via d’vool
e piò com veen en meent
l’è l gòòsi di fasool.
.
Doop quant ch’la s fòò scargheeda
la fèè na pasegeeda
e adees geendla fra noon
la fòò anch fortuneeda
perchèè t cumbinazioon
dèè foora dai curvoon
e suu conzitadeen
Pireet ed Sibadleen
ch’l’era l’onic d’la valeeda
che o zireeva per la streeda
co i cavaal e baruzeen
come a i teemp di nòòst nuneen
e luu e poreet
l’eep la bontàà
d’arporteela endréé a càà.
.
Questa l’è la moreel
che a la geem en te fineel:
quant ch’o s’ha na zeerta etàà
l’è mèii stees entorne a càà
perchèè la snoora ch’la i era partida
toota aleegra n te pulmeen
l’artornèè a càà pentiida
coi cavaal te baruzeen.
.
Questa la iè l’aventura
che oi capitee a la gita
a la snoora Zinardoona
fiola d’la poora Zita.

(GENNAIO 1993)

La signora Zinardona va alla gita

Alla signora Zinardoona
figlia della povera Zita
un anno le venne l’idea
di andare a fare una gita,
che era stata organizzata,
con impegno e con fervore,
dalle donne e dagli uomini
del rione del signor priore.
.
Quando la Zinardoona
si iscrisse fra i partenti,
quelli dell’organizzazione
restarono un po’ titubanti;
un motivo per l’avanzata eta’,
e uno per gli inconvenienti che ha.
.
Ma anche coi consigli contrari
non ci fu niente da fare,
ormai aveva deciso
e ci volle partecipare.
.
La gita per andare a Roma
richiedeva due giorni di viaggio:
la domenica e il sabato precedente
che cadeva al primo di maggio.
.
Il venerdi’ prima della partenza
la signora Zinardoona
osserva l’astinenza.
Essendo una bacchettona
e per stare alle regole della religione,
mangio’ i manfrigoli coi fagioli.
.
Il giorno dopo di buonora,
si e’ vestita come per un giorno di festa;
si e’ messa i vestiti migliori,
quelli che si mette nelle processioni,
e per essere piu’ osservata
si e’ tutta profumata,
e riceve i complimenti
della combriccola dei partenti.
.
Intanto che e’ in attesa
la vedi tutta giuliva;
sotto braccio ha il fagotto,
il fazzoletto e la camicia da notte.
.
Arriva la corriera,
fra i primi sale a bordo,
per trovare un posto davanti
e essere comoda a scendere.
.
Inizia la partenza,
la signora Zinardona
si fa il segno di croce
e prega la Madonna;
e intanto pensa
che vedra’
tante cose moderne
e tanta antichita’.
.
E’ gia’ passata mezzora di viaggio,
lei si fa un gran coraggio
perche’ a dispetto delle dicerie della gente
non accusa alcun inconveniente.
Ma arrivano le prime curve
ai piedi del Muraglione,
la signora Zinardoona
si sente un po’ di nausea.
Fa la disinvolta,
e fa finta di niente,
ma ormai la strada e’ tutta una svolta,
ecco gli inconvenienti!.
Tiene le gambe strette
perche’ non lo vuol dire,
che fra le altre cose
le scappa anche la pipi’.
.
Arriva l’ultima curva
in cima al Muraglione,
la signora Zinardoona
non riesce piu’ a trattenere la nausea,
fa fermare il pullman
per poter scendere
perche’ si sente che dentro di se’
non ne puo’ proprio piu’.
.
Va svelta allo sportello,
mette i piedi per terra,
si sente un gran rumore,
sembra di essere in guerra.
Giu’ dalle parti basse
sembra un contrabbasso
mentre si sente fra bocca e naso
come quando si fa un travaso.
.
E si vide nei monti di fronte
come farebbe la canna di una fonte:
tante di quelle cose
passarono via volando!,
il piu’ che mi ricordo
son le bucce dei fagioli.
.
Dopo, quando si fu scaricata,
fece una passeggiata
e adesso, dicendola fra noi,
fu anche fortunata
perche per combinazione
apparve da dietro il curvone
il suo concittadino:
Pireet di Sibadleen,
che era l’unico della vallata
che girava per strada
col cavallo e il baroccino,
come ai tempi dei nostri nonni;
e lui, il buonuomo,
ebbe la bonta’
di riportarla indietro a casa.
.
Questa e’ la morale
che vogliamo dirla nel finale:
quando si ha una certa eta’,
e’ meglio starsene vicino a casa
perche’ la signora, che era partita
tutta allegra nel pulmino,
ritorno’ a casa pentita
col cavallo nel baroccino.
.
Questa e’ l’avventura
che capito’ durante la gita
alla signora Zinardoona
figlia della povera Zita.

(GENNAIO 1993)

La snoora Zinardoona la va' a la gita
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Dedicato a tutti coloro che recano un beneficio per gli altri.

ascolta   A Ugo Maestri

Colonnello e maestro elementare per il compimento dei suoi cento anni. 6 Aprile 1993.

Sonetto

Compiuti i cento anni hai già deciso
di stare ancora in vita tra i mortali
ti auguro di starci tanti annali
anche se so che andrai in Paradiso.
.
Ripenso alle migliaia di scolari
ai quali hai insegnato l’A.B.C.
e ai giovani ventenni -o giù di lì-
che hai messo in riga essendo militari:
.
Questo è un dono dell’Onnipotente
per i tuoi pregi e tutte le virtù
il bene che hai fatto alla tua gente
senza scopo di lucro, -come fù-.
Allor d’esempio a noi sarai sovente
quand’anche in mezzo a noi non sarai più

Triestino Cortesi MARZO 1993

Ivo e Ugo Maestri
Ivo e Ugo Maestri in un momento di tranquillita’ nell’agosto del 1992.
.
.
.
.
.

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Ecco una filastrocca, per bambini. Se si usa un linguaggio infantile, quando arriva il momento di dire: “casca nella vasca”, si finisce per dire una innocente volgarita’: “cacca nella vacca”, e tutto finisce in una risata 8:)

ascolta   Agostino pescatore

Coro: Agostino pescatore
va per prendere una lasca
ma si prende un raffreddore
perché casca nella vasca.
.
Un bel giorno Agostino
di nascosto dalla mamma
va a pesca nel giardino
col retino e con la canna.
Piglia un bruco di farfalla
lo infila nell’amino
poi lo lancia e tiene a galla
nella vasca del giardino.
.
Coro: Agostino pescatore ecc.
.
Mentre intento è alla pesca,
abbaiando con furore,
presso lui un can s’arresta
sì da far tanto rumore.
Agostino ha gran paura
tenta invano di scappare
non s’accorge ahimé sventura
che nell’acqua va a cascare.
.
Coro: Agostino pescatore ecc.
.
E così tutto bagnato
questo neo pescatore
anziché pesce pregiato
si è preso un raffreddore.
.
Coro: Agostino pescatore ecc.

3 DICEMBRE 1971

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Ma sssi, va bene, …ci sono tante altre cose, e tutte non si possono dire, …pero’ anche questa non si poteva dire!! 🙂

Chi diis ch’o se sta ben !!!

Chi diis ch’o se sta ben
Dop una bela adbuda
.
Chi diis ch’o se sta ben dop una bona magneda
Chi diis ch’o se sta ben a vde’ ona dona nuda
Chi diis ch’o se sta ben anca a magne’ na pieda
Chi diis ch’o se sta ben dop na bela durmida
Chi diis ch’o se sta ben sdraie’ sota na vida
Chi diis ch’o se sta ben dop ve lave’ la faza
Chi diis ch’o se sta ben a zirandle’ per piaza
.
Oi e’ tanti etri cosi e toti l’in s’po di’i
Chi fa ste ben la zent e che i fa diverti’
Pero’ oi e’ ona cosa che tent i sla ie’ scordeda
.
L’e’ com o se sta ben
Dop una bela chegheda!

APRILE 1988

Chi dice che si sta bene !!!

Chi dice che si sta bene
Dopo una bella bevuta
.
Chi dice che si sta bene dopo una buona mangiata
Chi dice che si sta bene a vedere una donna nuda
Chi dice che si sta bene anche a mangiare una piada
Chi dice che si sta bene dopo una bella dormita
Chi dice che si sta bene sdraiati sotto una vite
Chi dice che si sta bene dopo essersi lavati la faccia
Chi dice che si sta bene a gironzolare per piazza.
.
Ci sono tante altre cose, e tutte non si possono dire,
Che fanno star bene la gente e che fanno divertire
Pero’ c’e’ una cosa che tanti se la sono dimenticata
.
E’ come si sta bene
Dopo una bella cagata!

APRILE 1988

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Due sono i messaggi di questo breve racconto. Il rispetto reciproco e’ una questione di cultura e non e’ innato nell’uomo. Nella vita bisogna imparare a riconoscere le vere minacce.

ascolta   Racconto

Eravamo in piena estate, me ne andavo in giro lungo il greto del fiume, quando incontro un ragazzo con un bastone in mano, intento ad uccidere un esile serpentello nato da poco. Giù botte a tutto andare, finché quel povero animaletto era ridotto ad una poltiglia.
Il ragazzo mi guardò come se avesse fatto una azione eroica. Io allora gli chiesi perché si fosse accanito così ferocemente contro quella bisciolina così innocua, lui rispose che aveva eliminato un essere che divenendo grande, avrebbe fatto impressione e paura alla gente.
Ingenuo che sei, io replicai, ti accanisci contro un animaletto innocuo e indifeso solo perché la natura lo ha creato non tanto grazioso e non sai che durante la vita dovrai adattarti a vivere con individui, come spacciatori di droga, scippatori, sequestratori, ladri, mafiosi, ecc., fatti a misura d’uomo, ma che sono ben peggiori delle serpi.

1985

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La banda del paese e’ un momento di coesione sociale nella vita di un piccolo paese. Garioon, che si puo’ tradurre con “Torsolone”, e’ un personaggio inventato, ma alcuni sono nomi di persone realmente esistite, e si coglie l’occasione per ricordarne la memoria con affetto e simpatia.

ascolta   La banda de paéés

Te nost paes d’elta romagna
dov molt ben os béé e os magna
e o iè tanta cortesia
con tot quei ch’i ven d’ed via
fra el bel cosii da tnii preseent
i èè la banda di musichèènt,
opereii, pensionéé e studèènt
i rimedia ona tranteena d’element,
toota zèènt senza pretesi
ch’is contenta ed cavéé el spesi
e i soona toot l’aneeda
per pooc piò d’ona mgneeda
perchèè i sona per pasioon
e o ve diis anch Stampanoon
che a luu i à déé on strumeent
che os soona anch senza deent !!!
Ai servizie e a la proova
oi dirééz Tiglio d’la Canoova
con pazienza certuseena
a t’nii enseem toot c’la trantena.
En mèèz a toot chi element
i è di tiip anch stravagheent
che i vréébb sempre scherzéé
e del voolt i è esageréé
come o fòò durant ona proova
ed sonéé ona mercia nòòva
che adees a racuntèèn
per fé riid i grèènd e i znèèn.
.
Oon ed sti tiip il ciama Garioon
l’ha on ooc sol e o sona e trombòòn
e su amiig Fedel il ciama Saiéta
l’è molt bréév con la cornééta
e Carléét e fiool ed Momboon
ch’l’è on bordeel mei tant birboon
che a ogni pròòva en t’la sereeda
luu o cumbèèna ona birbonééda.
Ona sééra, Carleet birbòòn
vèèn a la proova con di fiig matalòòn
e ed nascòòst de vèèc Garioon
o i anfila t’la campana de su trombòòn
e o vaa ai sùù poost contèènt
aspetend gli aveniment.
Os fa òòra ed la pròòva
ed sonéé la mercia nòòva
Tiglio o péécia la bachééta
t’on legii fat a casééta
e o da e via a muus duur
ai complèès di sonaduur.
I taca fòòrt e puu pianèèn
i sassofon e i clarèèn
doop i entra toot i otòòn
i bèès, el trombi, i trombòòn
e puu ed seguit, via via,
i qua qua e quei d’la bateria
che i peecia sempre sicùùr
en ti quirce, t’la grancaasa e te tambùùr.
.
Puntuéél anca Garioon
a temp o soffia en te tromboon
ma con molta meraviia
on sent n’a nòòta scapéé viia
sofia piò fòòrt o gonfia la gòòta
ma on sent scapéé ona nòòta.
Aloora l’ha on presentimeent
méét na maan dentra e strumeent
e o tira fòòra on polpetòòn
ed spapléé fiig matalòòn
élza la man, o la fa avdéé
ai sonadur ch’i è tòòt en sdéé
mentre Tiglio d’la Canòòva
sospèènd per tòòt la pròòva.
.
Garioon o biasica fra i deent
péé ch’o déga el litanii di seent
con la man piena ed figòòn
vaa vers a Carleet birbòòn
perché la emmazinéé
che da luu l’è tòòt scapéé
ma e bordel ch’l’è smaliziéé
ed dree ai mestre o s’è piatéé
en atéésa che Garioon
il fasééss artornéé ai bòòn
mentre entaant l’amiig Saieta
sota braaz con la corneeta
o va empeet a Garioon e o i balbeeta: (parlare al pubblico)
“Va la Garioon, no t’arabiéé
i è schirz ed bordèèl,
sera n’oc e lasa andéé”.
Garioon aloora toot nervòòs
i arspand a élta vòòs:
“Sera l’ooc, sera l’ooc
anca tèè tu séé testerd come on muul,
se mèè a sèr l’ooc, doop a vegh loom coi buus de … ???”
(questa parola la deve pronunciare il pubblico)
.
A sentii ch’la fréés sgarbééda
toot i fèè na gran risééda
tant che en tòòt la compagnia
rtornèè bona armonia
mentre Carleet e fiòòl ed Momboon
per castiig e punizioon
o pulèè coi su capèèl
la campana de tromboon.
.
Quest l’è on ed chi fatèèz
ch’o suceed durant la proova
quant ch’o iè di bastardèèz
chi n’à sempre ona noova.
E aloora nòòn con l’anma en pees
a vlem dii a elta vòòs:
“Viva la banda de nost paiéés”
che quant la soona per la via
la méét sempre d’l’alegriia.
E a fen a tott i nostre augùùr
e bona noot ai sonadùùr.

1993

La banda del paese

Nel nostro paese d’alta romagna
dove molto bene si beve e si mangia
e c’e’ tanta cortesia
con tutti quelli che vengono da fuori,
fra le belle cose da tenere presenti
c’e’ la banda dei musicisti,
operai, pensionati e studenti,
cosi’ rimediano una trentina di elementi,
tutta gente senza pretese,
che si contenta di riprenderci le spese,
e suonano tutto l’anno
per poco piu’ di una mangiata;
perche’ suonano per passione,
e ve lo dice anche Stampanoon,
che’ a lui han dato uno strumento
che si suona anche senza denti !!!
Ai servizi e alla prova
li dirige Tiglio della Canoova,
con pazienza certosina
a tenere insieme tutta quella trentina.
In mezzo a tutti quegli elementi
ci sono dei tipi anche stravaganti
che vorrebbero sempre scherzare,
e a volte sono esagerati,
come fu durante una prova
per suonare una marcia nuova
che adesso raccontiamo
per far ridere i grandi e i piccini.
.
Uno di questi tipi lo chiamano Garioon,
ha un occhio solo e suona il trombone.
Il suo amico Fedel lo chiamano Saiéta,
e’ molto bravo con la cornetta;
e Carléét il figlio di Momboon
e’ un bambino cosi’ tanto birbone
che a ogni prova, durante la serata,
lui combina una birbonata.
Una sera, Carleet birbone
viene alla prova con dei fichi primaticci
e di nascosto dal vecchio Garioon
glieli infila nella campana del suo trombone,
e va al suo posto contento
aspettando gli avvenimenti.
Si fa l’ora della prova
per suonare la marcia nuova,
Tiglio picchia la bacchetta
su un leggio fatto a cassetta,
e da’ il via a muso duro
al complesso dei suonatori.
Iniziano forte, poi pianino,
i saxofoni e i clarini:
dopo entrano tutti gli ottoni
i bassi, le trombe, i tromboni,
e poi di seguito, via via,
i clarinetti e quelli della batteria,
che picchiano sempre sicuri
nei coperchi, nella grancassa e nei tamburi.
.
Puntuale anche Garioon
a tempo soffia nel trombone,
ma con molta meraviglia
non sente uscire una nota.
Soffia piu’ forte, gonfia la gota,
ma non sente uscire una nota.
Allora ha un presentimento,
mette una mano dentro lo strumento
e tira fuori un polpettone
di fichi primaticci spappolati.
Alza la mano, la fa vedere
ai suonatori che son tutti a sedere
mentre Tiglio della Canòòva
sospende per tutti la prova.
.
Garioon biascica fra i denti,
sembra che dica le litanie dei santi;
con la mano piena di fichi
va verso Carleet birbone,
perche’ ha immaginato
che e’ uscito tutto da lui,
ma il bambino, che e’ smaliziato,
si e’ nascosto dietro al maestro,
in attesa che Garioon
lo facessero ritornare calmo,
mentre intanto l’amico Saieta
con la cornetta sotto braccio
va di fronte a Garioon e gli balbetta: (parlare al pubblico)
“Va la’ Garioon, non t’arrabbiare
sono scherzi di bambini,
chiudi un occhio e lascia andare”.
Garioon allora tutto nervoso
gli risponde ad alta voce:
“Chiudi l’occhio, chiudi l’occhio,
anche te sei testardo come un mulo,
se io chiudo l’occhio, dopo ci vedo con il buco del … ???”
(questa parola la deve pronunciare il pubblico)
.
A sentire quella frase sgarbata
tutti fecero una gran risata
tanto che in tutta la compagnia
ritorno’ buona armonia,
mentre Carleet il figlio di Momboon
per castigo e punizione
puli’ col suo cappello
la campana del trombone.
.
E’ questo uno di quei fattacci
che succedono durante la prova
quando ci sono dei ragazzacci
che ne hanno sempre una nuova.
E allora noi, con l’anima in pace,
vogliamo dire ad alta voce:
“Viva la banda del nostro paese”
che quando suona per la via
mette sempre allegria.
E facciamo a tutti i nostri auguri
e buona notte ai suonatori.

1993

La Banda de Paees

Discorso di Ivo per la presentazione della poesia “La Banda de Paees” in occasione di una recita pubblica

Questa scritta sempre in dialetto romagnolo sulla banda del paese, vuole essere un riconoscimento al nostro corpo bandistico e che io ho messo in versi nel mio stile ironico e satirico in senso bonario.
Spero di essere compreso e criticato bonariamente anche da quei personaggi che ho presentato per nome e ai quali chiedo scusa.
In mezzo ho incluso un fatto scherzoso fra uno dei tanti che si fanno i suonatori durante le prove, pero’ avviso che e’ uno scherzo avvenuto non nel nostro corpo bandistico, ma in quello di un nostro paese limitrofo, quindi spero che il tutto sia gradito ugualmente.
Chiedo scusa agli ospiti qui presenti che non sono in grado di capire il dialetto romagnolo.
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Valmaggiore
Il tema del viaggio soprannaturale e’ frequente negli scritti dell’antichita’. Piu’ che il sublime qui prevale l’umorismo, una pacata ironia verso le spiegazioni piu’ grossolane raccontate per secoli e destinate agli orecchi di gente semplice che, comunque, non sarebbe stata in grado di cogliere ragionamenti e descrizioni piu’ elaborati. Vichett combina un sacco di guai, tanto che San Pietro decide di rimandarlo a casa, sulla Terra, con grande felicita’ dello stesso. Sul tema del viaggio soprannaturale vedi anche il mio articolo Poemi e miti della Mesopotamia: Discesa di Inanna al Mondo di Sotto

ascolta   Vichett en Paradiis (zirudela)

Ecco la stòria de zii Vichétt
quel ch’o soneva l’organétt
ch’a la racònt tota d’on fié
a paat che a stiiva ad ascoltéé.
E zi Vichétt ed Carnavéél
o s’amalèè o ste tant méél
che durant la malatia
o stèè tri dèè in agonia
e i fòò dèè long come tri miis
tant che o fèè on viaz te Paradiis.
Oi pareva d’avéé e gli éél
e ed voléé élt en te zéél
fen ch’o ariva an gran portoon
ch’o iè ed guérgia on vèc barboon.
L’è San Piér coi maz ed ciéév
che o l’aspèta e col ricéév.
“Oh! tsèè ariv e mi Vichétt
l’è da tant che a t’aspèèt,
entra, entra e fat coraaz
che tu séé a la fèn de viaaz,
sta sicur che t’staréé ben
tant iè tòòta zènt per ben.
Las ch’a t’evra ste portoon
l’è tant temp ch’on ven enciòòn,
mè a ne sòò, l’è on gran mistéer
ades t’l’enferne ii va vlontéér
l’è toot ona fiumana
quei chi va a rustii t’la fiama”.
.
Vico o èntra la gran pòrta,
ènzle, archènzle a bòca tòrta
ch’il guardéva con sospèèt
perché l’eva i stii da lèèt.
O se svia en t’on stradòòn
ed qua i òmne ed la el dòòn,
fazi séri mateena e séra
tòòti quant colòr d’la zééra
i pareva bona zèènt
pòc aligre e pòc contèènt
ch’i staseva zét e bòòn
sempre ai òrdin de padron.
L’éra toot on armonia
ma con gran monotonia.
.
Vico a fòrza ed zirandléé
oi vens bsògn ed béé e magnéé
dop tanta astinenza
l’era dréé a pérd la pazienza
e d’on trat a élta vòòs
come on ciù sovra n’a nòòs
rugèè: “O zent de Paradiis
senza pasta e senza riis
senza on sit dre na contreda
da potéé fé na pisééda
senza chérne ed bòò e ed vidèèl
né tortèl, né taiadèèl
on zèè on apéélt, on osteria
quest l’è propie porcheria”.
.
A sentii ch’la parolaaza
tòòt e gli anmi in dèè a fnii en piaza
os creè ona confusion
tant che i òmne in dèè fra ‘l dòòn
os formèè on gran casòòt
o paréva on quarantòòt.
Da la sééra a la matèèna
os n’andèè la disciplèna
perché i òmne a stéé fra el dòòn
is n’a dèè chi feva bòòn.
(Tant os sa che quei de zéél
i è stii sol con on véél).
Anch San Piér col cév te maaz
a sentì che gran schiamaaz
o ciamèè e zii a rapòòrt
perché tant l’u nnera mòòrt
e oi déss propie arsentìì:
“O Vichétt, a tè voi dìì
vést che tè en quatre e quatroot
tè creé tòòt ste casoot.
Sa diral e mi padroon
a armescléé con i òmne el dòòn??
Et sicuur e mi Vichétt
mè a cièp on bel cichétt!!
E pu quél ch’o verà toost
per armét el còsi a poost
i dovrà lavoré ensèn
ènzle, archènzle e cherubèn
che i s’anvigia ed dèè ed noot
i saréb sempre a fé el boot!!
E alora a iò penséé
per potéla rimediéé
(vest che el dòti t’un né tanti)
ed fé pért degli anmi santi
mè piutost che tniit a qua
a t’armènd guarìì a càà”.
.
Vico senza pérd de temp
ol rengrezia toot content
oi promett ch’o farà e boon
e ch’o fèza tent salut ai su padròòn.
Sobte os bòòta zòò dai zéél
o s’aiuta con e gli éél
mentre i ènzle da la pòòrta
i l’arciama a bòòca tòòrta:
“Vichétt, en dòòv tu véé
torna endréé, torna endréé!!”
Lu o s’arvòlta con la faza
e o fa on brot gest col braaza,
mentre i ènzle stralunéé
i è tòòt scandalizéé!!!
I s’artira drent’la pòòrta
con la bòòca ancor piò tòòrta.
.
Vico aloora o fa savéé
a toot quei ch’la laséé endréé:
“Anch se i òmne is fa la guèra
mè a stèg mèi coi péé per tèra
en Paradiis av lèss content
ma d’artornéé an l’ho t’la meent”.
E fratant con gran armòòr
o caschèè vérs Vaimazòòr
con spavent di contadèèn
di animéél e del galèèn.
O rugèè spertìì Franzcoon
ch’o faseva colazioon:
“Guérda, guérda en te cavdéél
sa saraal mei ch’l’animéél??
O Menghena, O Marietta,
dim la sciopa, la dopieeta
che a voii tirèè adoos
a c’lanimèèl ch’lèè zo ente foos”
.
“O Franzcoon lasa e grilétt
tu ne vii ch’a soo Vichétt??
T’un me vréé za féé artornéé
dov a sò da pòòch scapéé??”
.
Ch’o t’avnéss on azidènt
tu sé propie e mi parèènt,
quél tè faat, dov tu sé stéé??
Te ona faza d’amaléé!!”
“Se a t’loo da racuntéé
prema dam da béé e magnéé
che a vèngh dov l’è d’la zèènt
ch’in mét gnént et sòòta i dèènt”.
I va en caa, is méét en sdéé
i ciacara i magna i béé,
entaant che Vico o racuntéva
quei d’la caa i esclaméva
e Franzcoon per complimèènt
oi mandeva di azidèènt
oi picéva fòòrt t’la spaala
come o fòòs ona cavala.
Fra ona d’buuda e ona fumééda
is magnèè anch la sciazééda
e Vichétt, pianen pianen
o arcminzèè a sentiis been
perché o fniva l’agonia
d’la su bròta malatia
com o i éva promess San Pieer
quant ch’ol congedè dai zéél
e o s’artrovè te let content
perché ormai on n’eva piò gnent
fra e stupor ed tot la zèènt
i bsèn, i amigh e i parènt,
e en toot c’la compagnia
o artornèè tanta alegria
mentre e nostre zi Vichétt
o arsonèè e su organétt.

(AGOSTO 1985)

Vichett in Paradiso (zirudela)

Ecco la storia dello zio Vichétt
quello che suonava l’organetto,
che la racconto tutta d’un fiato
a patto che stiate ad ascoltare.
Lo zio Vichett di Carnovel
si ammalo’ e stette tanto male
che durante la malattia
stette tre giorni in agonia;
e furono giorni lunghi come tre mesi
tanto che fece un viaggio in Paradiso.
Gli pareva d’avere le ali
e di volare alto nel cielo,
finche’ arrivo’ a un gran portone
dove e’ di guardia un vecchio barbone.
E’ San Pietro col mazzo di chiavi
che lo aspetta e lo riceve.
“Oh! sei arrivato, il mio Vichétt,
e’ da tanto che ti aspetto,
entra, entra e fatti coraggio,
che’ sei alla fine del viaggio,
sta sicuro che starai bene,
tanto e’ tutta gente per bene.
Lascia che ti apra questo portone,
e’ tanto tempo che non viene nessuno,
io non so, e’ un gran mistero,
adesso all’Inferno ci vanno volentieri,
e’ tutta una fiumana
quelli che vanno ad arrostire nella fiamma”.
.
Vico entra dalla gran porta,
angeli, arcangeli a bocca torta,
che lo guardavano con sospetto
perche’ aveva i vestiti da letto.
Si avvia lungo uno stradone,
di qua gli uomini e di la’ le donne,,
facce serie mattina e sera,
tutti del colore della cera;
sembravano brava gente,
poco allegri e poco contenti,
che stavano zitti e buoni
sempre agli ordini del padrone.
Era tutta un’armonia,
ma con gran monotonia.
.
Vico a forza di gironzolare
sente il bisogno di bere e mangiare;
dopo tanta astinenza
stava per perdere la pazienza,
e d’un tratto ad alta voce,
come un cuculo sopra una noce
urlo’: “O gente del Paradiso
senza pasta e senza riso,
senza un sito dietro una contrada
da poter fare una pisciata,
senza carne di bue e vitello,
né tortelli, ne’ tagliatelle,
non c’e’ un ristoro, un’osteria,
questa e’ proprio porcheria!”.
.
A sentir quella parolaccia
tutte le anime andarono a finire in piazza.
Si creo’ una confusione,
tanto che gli uomini andarono fra le donne,
si formo’ un gran casotto
che pareva un quarantotto.
Dalla sera alla mattina
se ne ando’ la disciplina
perche’ gli uomini a stare fra le donne
si accorsero che faceva loro bene.
(Tanto si sa che quelli del Cielo
sono vestiti solo con un velo).
Anche San Pitro, con le sue chiavi nel mazzo,
a sentire quel gran schiamazzo
chiamo’ lo zio a rapporto,
perche’ tanto non era morto,
e gli disse, proprio risentito:
“O Vichétt, te lo voglio dire,
visto che tu in quattro e quattrotto
hai creato tutto questo casotto.
Cosa dira’ il mio padrone
a rimescolare gli uomini con le donne??
di sicuro, caro Vichétt,
io prendo un bel cicchetto!!
E poi quello che verra’ dopo,
per rimettere le cose a posto
dovranno lavorare insieme
angeli, arcangeli e cherubini,
che si invidiano di giorno e di notte,
sarebbero sempre a farsi le botte!!
E allora ho pensato,
per poterla rimediare,
(visto che di doti ne hai tante)
piuttosto che far parte delle anime sante
e piuttosto che tenerti qua,
ti rimando guarito a casa”.
.
Vico senza perdere tempo
lo ringrazia tutto contento,
gli promette che fara’ il bravo
e che faccia tanti saluti al suo padrone da parte sua.
Subito si butta giu’ dal cielo,
si aiuta con le ali
mentre gli angeli dalla porta
lo richiamano a bocca torta:
“Vichétt, ma dove vai,
torna indietro, torna indietro!!”
Lui si rivolta con la faccia
e fa loro un brutto gesto con le braccia,
mentre gli angeli, stralunati,
sono tutti scandalizzati!!!
Si ritirano dentro la porta
con la bocca ancora piu’ torta.
.
Vico allora fa sapere
a tutti quelli che ha lasciato indietro:
“Anche se gli uomini si fanno la guerra
io sto meglio coi piedi per terra,
vi lascio contento in Paradiso
ma di ritornare non ho in mente!”.
E frattanto, con gran rumore,
casco’ verso Valmaggiore,
con spavento dei contadini,
degli animali e delle galline.
Urlo’ spaventato Franzcoon
che faceva colazione:
“Guarda, guarda nel pollaio,
cosa sara’ mai quell’animale??
O Menghena, O Marietta,
datemi lo schioppo, la doppietta
che voglio sparare addosso
a quell’animale che e’ giu’ nel fosso!”
.
“O Franzcoon lascia stare il grilletto,
ma non vedi che sono Vichétt??
Non vorrai gia’ farmi ritornare
dove sono da poco uscito??”
.
Ti venisse un accidente,
ma sei proprio il mio parente!,
Cosa hai fatto, dove sei stato??
Hai una brutta faccia da ammalato!!”
“Se te lo devo raccontare,
prima dammi da bere e mangiare,
che’ vengo da dove c’e’ della gente
che non mette niente sotto i denti”.
Vanno in casa, si mettono a sedere,
chiacchierano, mangiano e bevono.
Intanto che Vico raccontava,
quelli della casa esclamavano,
e Franzcoon per complimento,
gli mandava degli accidenti,
gli picchiava forte nella spalla
come fosse una cavalla.
Fra una bevuta e una fumata,
si mangiarono anche la schiacciata
e Vichétt, pianino pianino,
ricomincio’ a sentirsi bene,
perche’ finiva l’agonia
della sua brutta malattia,
come gli aveva promesso San Pietro
quando lo congedo’ dal Cielo,
e si ritrovo’ a letto contento
perche’ ormai non aveva piu’ niente,
fra lo stupore di tutta la gente:
i vicini, gli amici e i parenti,
e in tutta quella compagnia
ritorno’ tanta allegria,
mentre il nostro zio Vichétt
suono’ ancora il suo organetto.

(AGOSTO 1985)

Vichett en Paradis
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Un proverbio latino recita: “Silentium pro sapientia fuit”, il silenzio era considerato sapienza. C’e’ gente che cerca sempre ogni mezzo per farsi notare e farsi considerare .Al di la’ del contenuto morale, questo racconto e’ un limpido affresco di una Italia popolare di meta’ degli anni ’50 del secolo scorso.

ascolta   L’è mei ed toot sté zétt

Fors an n’avii mai fat chéés
ch’en toot el discusioon
quei ch’ii vò sempre mét e nees
i ha sempre la rasoon
e i ciacara en sdéé o drétt
ma in né mai boon d’sté zétt???
Eben chi ciacaroon
i diis anch di sfrombloon
e i ha la memoria zneena
che queel chi diis la sera
is l’armagna la mateena.
.
Ma lòò o dìì o féé
i ha bsoogn ed fees notéé
e s’t’un gne déé ascoolt
tè tu pèès per un encoolt.
Aloora mè a vooi racuntéé
com o feeva oon per fees notéé.
.
Oon vèc preet ed campagna
znèèn, graas e bragoon
ed solit a la seera
o rposeeva te scranoon
e entaant ch’o reciteeva
el preghieeri ai su Signoor
proopie on se n’arguardeeva
se oi scapeeva ed dréé d’l’armoor.
.
Ona seera ch’l’eva magnéé
d’la zuòla de su òòrt
l’armoor ch’o fèè d’ed dréé
o fòò ed molt piò fòòrt
e oos sentèè per toot la caa
o pareva ch’o soneess on baas en faa.
.
La perpetua ch’la faseeva
el fazeendi on pòò piò en laa
lèè l’armoor l’an s’l’aspeteeva
e la esclama: “Per pietà,
o boia de pizoon,
perché st’el brooti cosii
o faa e mi sgnoor padroon??”
E luu: “O Santo Iddio, per far saper
che sono al mondo anch’io!!!”.
.
Aloora con sti tipeett
ch’i’nnè mai boon d’stéé zétt
e che lòò per fees notéé
in s’n’arguerda gnanc a sofiéé;
stìì fora discusioon
penseend: se lòò i stees zétt
da peert en t’oon cantoon
nòòn a i avressme ed piò oon dréétt
e ed maanc oon ciacaroon!!!!!!!!!!

1992

E’ meglio tacere

Forse non avete mai fatto caso
che in tutte le discussioni
quelli che vogliono sempre metterci il naso
vogliono avere sempre ragione
e chiacchierano seduti o dritti
ma non sono mai capaci di tacere???
Ebbene, quei chiacchieroni
dicono anche delle fesserie
e hanno la memoria corta,
che’ quello che dicono la sera
se lo rimangiano la mattina.
.
Ma loro, o dire o fare,
hanno bisogno di farsi notare,
e se non presti loro attenzione
tu passi per un incolto.
Allora io voglio raccontare
come faceva uno per farsi notare.
.
Un vecchio prete di campagna,
piccolo, grasso e bragone,
di solito la sera
riposava nella sedia a dondolo
e intanto che recitava
le preghiere al suo Signore
proprio non si preoccupava
se gli scappava da dietro un rumore.
.
Una sera che aveva mangiato
la cipolla del suo orto,
il rumore che fece da dietro
fu molto piu’ forte,
e si senti’ per tutta la casa,
pareva che suonasse un basso in FA.
.
La perpetua, che faceva
le faccende un po’ piu’ in la’,
quel rumore non se l’aspettava
e esclama: “Per pietà,
o boia d’un piccione,
perche’ queste brutte cose
fa il mio signor padrone??”
E lui: “O Santo Iddio, per far saper
che sono al mondo anch’io!!!”.
.
Allora, con questi tipetti
che non sono mai capaci di star zitti,
e che per farsi notare
non hanno riguardo neanche a soffiare;
state fuori discussione
pensando: se loro stessero zitti,
da parte in un angolo,
noi avremmo di piu’ un dritto
e di meno un chiacchierone!!!!!!!!!!

1992

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Per un certo periodo Ivo fece per divertimento alcuni spettacoli di burattini. Questa scoppiettante poesia, per il ritmo incalzante e il soggetto tematico di stampo popolare, ha le caratteristiche di quel tipo di produzione artistica.

La chegheda

En te paiéés ed San Fagoot
L’éra prèma ed mezanòòt
En t’la piaza, IUSAFOON,
L’éra zaa divirs dèè
Ch’o la fevaa sempre a lèè,
o scorzéva, ch’l’asasèèn
com’ a strapéé de rigadeen,
m’a n te mèèz d’la su funzion
o dèè fòòra òn pizardòòn
ch’l’era stéé nascost ai buur
aspetend ed dréé d’on muur.
.
Sòptèè ol ciapa per la giaaca
Che birboon ed guergia straaca
E oi diis:
“Bròòta faza da strapaaz
Tu féé avdéé e cuul e e maaz!!!
Finalmeent a to ciapéé
E adees té da paghéé.”
O r spond Iusafoon:
.
“Lasmè andéé, tu m strèèp e béévre
A vòòt féé la maratona
Bròòta faza da cadéévré,
Lasme andéé, porca marcoona”.
.
O cminzèè la discusioon
Tòòt a duu iéva rasòòn
Fasi’ cònt d’avdéé du ghèll
Tant ch’i s dééva di spuntèèll.
L’è za paas la mezanoot
L’è cminzéé a voléé el boot
L’è arivéé parecia zèènt
A godéés l’avenimèènt
E éntaant ch’i riid i guéérda,
chiétre duu i casca en t’la …….òòòòò!!!!!!

AGOSTO 1985

La cagata

Nel paese di San Fagoot
Era prima di mezzanotte
Nella piazza, IUSAFOON,
Era gia’ da diversi giorni
Che la faceva sempre li’,
scoreggiava, quell’assassino
come a strappare una stoffa,
ma nel mezzo della sua funzione
arrivo’ una guardia comunale
che era sta nascosta al buio
aspettando dietro a un muro.
.
Subito lo prende per la giacca
Quel birbone di guardia stanca
E gli dice:
“Brutta faccia da strapazzo
Fai vedere il culo e il mazzo!!!
Finalmeente ti ho preso
E adesso devi pagare.”
Gli risponde Iusafoon:
.
“Lasciami andare, mi strappi il bavero
Vuoi fare la maratona?
Brutta faccia da cadavere,
Lasciami andare, porca marcoona”.
.
Cosi’ comincio’ la discussione
Entrambi avevano ragione
Immaginate di vedere due galli
Da tanto che si davano degli spuntelli.
E’ gia’ passata mezzanotte
Sono cominciate a volare delle botte
E’ arrivata parecchia gente
A godersi l’avvenimento
E intanto che ridono guardano,
gli altri due che cascano nella …….òòòòò!!!!!!

AGOSTO 1985

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Non conviene mai contrariare uno scrittore o un poeta. Potrebbe scrivere un’invettiva che rimane per tutti i secoli a venire. 🙂

ascolta   La famiia di “V D O O L L”

I la ciama la famiia di “VDOOLL”
Me a deg c’o sarebb mèèi dii: quela di “GROOLL”.
I ha d’la prepotenza e d’l’ambizioon,
con d’l’ignoranza e mél educazioon,
per avee du mitre ed tera en veta ai moont
i vrebb chi fòss tratéé come di còònt.

Se i compra un fazolett o ona zinestra,
o tòc ch’il fèza avdéé da la finestra.
I ha una casééta en te zèntre abitéé,
in tròòva on muradòòr che o la vééga a fnìì ed maséé.
I ha méss so la sérva, da quant ch’i ha méll frèènch,
in sàà che i sòld ch’i ha lòò, o i ha tòòt quant la zèènt.

La “V D O O L A” piò anziana, la sta chiusa tòòt la smaana,
la dàà a tòòt dispusiziòòn e guida,
perchèè la pènsa ed vèès la piò istruida.
La ieva avùù istruziòòn da la “A” a la “ZEETA”
Da la su maan ch’la iéra “analfabééta”.
Perciò i è fiòòl et plebèè o cuntadèèn
Per grézia ed nòòn, che a i deridèèn.

Da tòòt i artigièèn, che lòò i s’è servìì,
quant l’éra ora et paghéé, i ha sèmp trovéé da dìì.
Pensìì soltant come i guardarééb méél,
se i fòòs parèènt lontaan d’on generéél.
Per nòòn is fa piaséé ch’i stèga tel su illusiòòn,
purchèè ch’i stèga sempre tant lontààn da nòòn,
che avlèèm ripéét ancòòra:
I la ciameva la famiia di “VDOOLL”
Ma mèèi o sarébb dìì: “quela di GROOLL”.

Luglio 1997

La famiglia dei “P I O P P I”

La chiamano la famiglia dei “PIOPPI”
Io dico che sarebbe meglio dire: quella dei “GRULLI”.
Hanno della prepotenza e dell’ambizione,
con dell’ignoranza e male educazione,
solo per aver due metri di terra in cima a un monte
vorrebbero essere trattati come dei conti.

Se comprano un fazzoletto o una ginestra,
devono per forza farlo vedere dalla finestra.
Hanno una casetta nel centro abitato,
non trovano neanche un muratore che la venga a finire di accomodare.
Han preso la serva, da quando hanno mille lire,

non sanno che i soldi che hanno loro, li hanno tutti.

.
La “P I O P P A” piu’ anziana, sta chiusa tutta la settimana,

da’ a tutti disposizione e guida,
perche’ pensa di essere la piu’ istruita.
Aveva avuto istruzione dalla “A” alla “ZETA”
dalla sua mamma che era “analfabeta”.
Percio’ sono figli di plebei o contadini
per grazia di noi, che li deridiamo.

Da tutti gli artigiani, da cui loro si sono serviti,
quando era ora di pagare, hanno sempre trovato da discutere.
Pensate soltanto come guarderebbero male,
se fossero parenti lontani di un generale.
A noi ci fanno piacere a stare nelle loro illusioni,
basta che stiano sempre lontano da noi,
che vogliamo ripetere ancora:
La chiamavano la famiglia dei “PIOPPI”
Ma meglio sarebbe dire: “quella dei GRULLI”.

Luglio 1997

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Cosa rimane di una festa di Natale dopo che e’ passato tanto tempo, e parte di quella gente non c’e’ piu’, e quelle case ora sono fredde e vuote? E’ inevitabile che le liete frasi della poesia si coprano, col tempo, di un velo di struggente malinconia: la legna scoppiettante nel focolare e una musica malinconica sono gli elementi che accompagnano questa poesia.

ascolta   Fine anno 1994

Passato a Portico di Romagna

Siam venuti anche quest’anno
a passar la fine d’anno
festeggiando l’ultime ore
tutti in casa del Dottore
che durante la riunione
offrirà anche il cenone.
.
Che ci stappa mamma Gina
dei “BIBENDUM” in cantina??
Certamente per far botti
due bottiglie a mezzanotte,
mentre avrà sopra ai fornelli
il pentolon dei passatelli.
Poi senz’altro l’abbuffata
ci sarà nella nottata
per entrar nell’anno nuovo
pieni zeppi come un uovo.

ALLORA

Auguriamo a tutti quanti
di passarne ancora tanti
fine d’anno in compagnia
tutti in pace e allegria
con salute prosperosa
vita lunga e danarosa.
Ringraziando in quantità
la gradita ospitalità.

31/12/1994 Triestino Cortesi

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ascolta   La Schola Cantorum di Portico!!!!!!

Siam tre bassi e sei tenori
delle suore siamo i cantori
che in chiesa abbiam cantato
varie feste “a perdifiato” !!!
.
Siamo stati criticati
che non siam tanto intonati
ma son balle della gente
che di musica non sa niente

perche’ altri intenditori
disser “sono professori” !!!
e Don David che e’ il curato
si e’ con noi congratulato !!!
.
Fieri siam di aver cantato
quel che a lungo ci ha insegnato
con pazienza certosina
sia di sera o di mattina
con impegno e con fervore
la Suor Carla con amore.
.
Ed e’ un fatto constatato
che Suor Carla ha insegnato
oltre al canto in italiano
il latino “gregoriano” !!!
poi con cenno della mano
ci comanda: “il forte, il piano”.
.
Questi sono i sei tenori
che e’ la squadra dei migliori
“Elio, Piero, Angelone,
Marcellin, Pietro e Tiglione”.
Poi i tre bassi (i sottomano)
“Ivo, Mirco e Germano”
che si danno un po’ da fare
per non farsi sopraffare.
.
Ora che vi abbiam svelato
chi siam noi che abbiam cantato,
qui finisce la storiella,
sia brutta o sia bella,
che offriamo gentilmente
.
agli amici e alla gente
e sperando via via
duri questa “compagnia”,
e allora: noi gridiamo con ardore,
con impegno e con amore,

T a n t i   e v v i v a   p e r   l e   S u o r e

poi finisca in allegria
la storiella e “cosi’ sia”.

Portico, Maggio 1997

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ascolta   Racconto in versi con spunti ironico-satirici di festeggiamenti e ricorrenze di eventi religiosi tenutisi a Portico di Romagna il mese di settembre 1997

Sono stato incaricato
da amici e vicinato
d’illustrare l’avvenimento
che si svolge nel convento
delle suore del mio paese
questo di’, sette del mese.
Io non so se saro’ degno
di assumere questo impegno
ma comunque accettero’
e qualcosa vi diro’:
si deve festeggiare solennemente
l’istituzione e altro ricorrente,
cioe’, anni di suore e del Convento
e quelli del curato del momento,
e che io di ognuno, per diletto
in breve citero’ pregi e difetto
cercando di poter indovinare
dove l’anima sua potra’ andare.
Allora: per primis e ante omnia
dal mio cuor sincero,
arrivi un festante augurio
e alle Suore e al Clero.

Descrizione dei festeggiati

1) Il Convento

La famiglia delle Suore

accogliente a tutte l’ore,
venne a viver qui da noi
gia’ da settant’anni in poi,
con il fine in preminenza
di elargir beneficenza.
.
Le attivita’ qui svolte sono tante,
ch’e’ impossibile citarle tutte quante
quindi dobbiam pensare, cari amici,
quanti di noi han tratto benefici;
i piu’ anziani poi, ci ricordiamo
quando c’era una scuola di ricamo,
.
frequentata da ragazze del paese
che traevano qualcosa ogni mese.
E quanto amor profuso ai piu’ piccini
quando l’asilo c’era dei bambini!!
che lo frequentavan volentieri
con merende nei cestini e nei panieri.
.
L’istituto che or funziona a quattro mani
e’ la Casa di Riposo per anziani,
dove vengono ognor ricoverati
gli anziani bisognosi e abbandonati,
ivi trovan conforto ed assistenza
fin quando e’ lor concessa l’esistenza.
.
Allora, or si festeggi “la Comunita’
con tanti evviva e tanti (ip ip urra’)
.
2) Suor Aspasia
La suora che parliamo nel momento
la piu’ anziana ora e’ del Convento.
M’han detto pure che lei, (Madonna Santa)
degli anni che e’ suora son sessanta!
Far satira con lei non ci conviene
perche’ dobbiamo dire solo bene.
.
Allora le vogliamo augurare
che viva ancor tant’anni per l’altare.
E oggi noi vediamo nel suo sorriso
l’anima sua salire in Paradiso.
Mentre auguriamo a lei, vita giuliva
le mani le battiam, con tanti evviva.
.
3) Suor Fidalma
Ed ora parlerem di Suor Fidalma
che se rabbia non ha, e’ sempre calma!!!
I suoi trascorsi a noi, son quasi ignoti
perche’ da 55 anni ha preso i voti.
Ci han detto che quand’era giovincella
oltre che tanto buona, era anche bella.
.
Allor vogliam che resti ancor con noi
che ci consideriamo figli suoi.
E poi, si fara’ ancor la Lotteria
quando se ne sara’ andata via????
Lei che con tanto amor cura i vecchietti
sovente se anche lor son noiosetti!!
.
Non sbuffa se qualcuno, li’ per li’,
si fosse fatto addosso la pipi’!!!
E allora, sia merito e clemenza
a chi sopporta ognor tanta pazienza!!!
Facciamo tutti a lei un gran sorriso
mandiam l’anima sua in Paradiso.
Or con fervore e forza da titani
diciamo evviva e le battiam le mani.
.
4) Suor Rita
Di quella che parliamo insieme ora
festeggia 40 anni che e’ suora,
si tratta della Suor Rita Pantone
che del Convento e’ quasi padrone!!!
Anche se voce gira nel Convento
dove si parla d’un pignoramento!!!
.
Noi non vogliamo qui male pensare
potrebbe esser chiacchiera da comare!!
Lei sempre e’ occupata e operosa
lavora tanto e poco si riposa,
sappiam che fra le tante sue mansioni
c’e’ anche quella di riscuoter le pensioni!!
.
Poi sempre cerca di mandare a messa
tanti vecchietti e la professoressa.
E se qualcun di lor si sente male,
e’ pronta a trasportarlo all’ospedale.
Frequenta puntuale l’Oratorio
allora, evitera’ il Purgatorio?
.
Tanto e’ gentile e sempre fa buon viso
ma si’ che si guadagna il Paradiso!
Allora, in allegria non ci pensiamo
quello che riservarci puo’ il domani
poi tutti insieme, evviva le gridiamo
battendo con ardore anche le mani.
.
5) Suor Carla
Parlando di Suor Carla (poverina)
che alta e’ poco piu’ di una bambina,
non e’ coi festeggiati del quartetto
ma qui l’abbiamo inclusa per rispetto
perche’ ogni di’ si da’ tanto da fare
per servire la chiesa e l’altare.
.
E’ attaccata tanto al suo armonio
lo adora come fosse un Sant’Antonio!!!
Basta notare con quanta passione
del “Santus” suona a noi l’introduzione !!
Qui ha creato con i suoi sudori
una famosa scuola di “cantori”.

L’anima sua dove andra’ a finire
Sinceramente non lo saprei dire!!!
Pero’ si sappia che la nostra mente
a lei pensando e’ di umor giuliva,
e ancor si sappia che sinceramente
noi le battiam le mani con evviva!!!
.
6) Don Davide.
Parliamo or del Curato (magrolino)
che chiameremo qui Don Davidino!!!
Do lui che non e’ conte ne’ contessa
dei dieci anni festeggiam la Messa.
Cosa possiam di esso rilevare?
E’ bravo sacerdote e tanto ci sa fare.
.
L’anima sua vorremmo andasse in Cielo
se fosse un po’ piu’ breve nel Vangelo…
Poco s’impegna ancor che un affare
vada a finir dritto o vada storto.
A lui che non gli piace comandare
dice: “Io sto coi frati e zappo l’orto!”
.
Se a un pranzo con voi
gli aveste fatto invito
disdicetelo e poi
pagategli un vestito!!
.
E potreste ben pensare
di aver fatto un affare
perche’ ormai (orca paletta)
si sa che e’ una buona forchetta!!!
.
Pero’ e’ bravo a organizzare le funzioni
e sa intonare bene le canzoni.
E noi ci auguriamo ben di cuore
poter chiamarlo presto “Monsignore”.
E allora dove andra’ l’anima sua?
.
Se in Paradiso andra’ non mi pronuncio
e se potessi dirlo, vi rinuncio!!!
Di lui che riscontriamo tanti pregi
e non abbiam da lamentar difetti,
allora amici miei, cari ed egregi
facciam gli evviva a lui e ai chierichetti.
.

Supplica

Madonna del Sangue, del Ciel regina
che sei per tutti noi Madre divina,
i religiosi che qui festeggiamo
proteggili per noi, che t’invochiamo!!!
Fa’ che elargiscano i servizi suoi
tant’anni ancora a favor di noi,
e concedi a Suor Fidalma, Carla e Rita
Don David ed Aspasia: “lunga vita“.

Finale

Qui finisce il mio canto
spero sia gradito tanto…
E se non merito “buono”
sono a chiedere “perdono
I religiosi da noi festeggiati
spero che amici miei sian restati!!!
.
Se di lor troppo avessi ironizzato
tanto lo sanno che io ho scherzato.
Poi raccomando a loro, in amicizia
servite sempre “Domino” in letizia.
.

Conclusione

Visto che qui noi finiamo,
a voi tutti auguriamo
di poterci ritrovare
sani e vivi per “brindare
dopo un pranzo e tutti in fila
all’Anno Santo del “duemila“.
.
Gridando: “Evviva, evviva, evviva”

SETTEMBRE 1997

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ascolta   Lettera della Befana per la piccola Irene

lasciata in mano al pupazzo Pinocchio

Caro Pinocchio,
Pinocchio
se pure vedi che ho le scarpe tutte rotte,
sono venuta anche da te, in questa notte,
a lasciarti questa calza, per l’Irene

alla quale, i nonni, voglion tanto bene,
anche se, coi suoi capelli tutti ricci,
qualche volta, a casa loro, fa i capricci.
Ma l’Irene, ch’e’ ormai grande, da oggi in su,
i capricci, in casa loro, non fara’ piu’.
.
E allora, son sicura che in casa e fuori,
sara’ buona con i nonni e i genitori.
Adesso, in coro, noi diciamo tutti insieme,
che vogliamo tanto bene, all’Irene !!!!!!
.
La Befana ????????????

Portico, 6 Gennaio 2001

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ascolta   I Dirigenti e Impiegati di Banca a Portico

Sono tre i dipendenti, fissi qui
della Cassa dei Risparmi di Forli’
son modesti, assai gentil, senza pretese,
nel servir la clientela del paese,
sempre pronti a consigliarti come agire,
se tu avessi dei risparmi da investire
e indicarti come agir, secondo i tempi
per potere ottener finanziamenti !!!!!
.
C’e’ l’anzian, Vincenzo, il direttore,
cordialmente ti riceve a tutte l’ore.
Poi c’e’ Lotti, il ragionier, col suo sorriso
ti trasloca dall’Inferno al Paradiso ???
C’e’ poi Carlo, il cassiere assai gentile !!!
specie con la clientela femminile !!!!!
con la quale, noi vogliam tanto sperare,
che non passi oltre al “quantum” deve dare ???
.
Questi sono i locali tre bancari
con noi sempre assai gentili e tanto cari,
che dovrebber far carriera certamente,
come augura a lor tutta la gente.
Per salire con onor tutte le scale,
fino a giunger “D I R E T T O R E G E N E R A L E” ???
.
Per l’Ente Bancario
Per le sue tante laute elargizioni
erogate a Enti e popolazioni,
tutti quanti, ringraziamo, notte e di’,
l’Ente “Cassa dei Risparmi di Forli'”.

Ignoto. ???

APRILE 1999

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ascolta   Compleanno Centenario di “Enrico Monti”

6 Ottobre 1998


Pizzino Enrico Monti

Compiuto hai cent’anni, Enrico mio,
e festeggiam con te, noi, queste ore,
primo fra tutti, tu, ringrazia “D I O”,
e poi ringrazia anche le tue “SUORE”,
che ti hanno ospitato con riguardo,
per farti arrivare a sto traguardo
che oggi ancor pochissimi mortali,
arrivano a viver tanti annali,
mentre mi sembra di sentir nell’aria
tu dia inizio a stirpe
“C E N T E N A R I A ???”

Sappiam che tanto amato hai queste valli,
coi suoi torrenti, fiumi, strade e ponti,
attraversati in sella a dei cavalli.
Ma piu’ di tutti hai amato “I MONTI” !!!!
in mezzo ai quali pure tu sei nato,
e che da loro hai tratto anche il “CASATO” !!!!!
che si trasmette ancor, di padre in figlio,
per una fila lunga quasi un miglio !!!!!

Eri ventenne, ti chiamo’ la guerra,
nei piu’ begli anni della gioventu’
e quando ritornasti alla tua terra,
ancora sacrifici e nulla piu’.
Pero’ le tue virtu’ e la costanza,
misero in evidenza le tue doti,
che poi t’incoraggiarono abbastanza
per aver: moglie, figli e nipoti.

Questi ultimi, oggidi’ lo constatiamo,
son tanto affezionati alla radice ,
il bene che ti voglion, lo vediamo,
quando son qui con te, ognun lo dice.
Spesso loro son da te, qui all’Ospizio:
Carla, Roberta, Luisa e Maurizio.

Se non vi son fra i tuoi, MARCHESI e CONTI ????
Tu fiero vai pero’, di tutti “I MONTI” !!!!!

FINALE

Io che ho gettato questi versi,
alcuni giusti e altri un po’ traversi,
adesso allor daro’, sia bene o male,
a questa cerimonia il gran finale,
cercando di attenermi alla storia
che fa finire i salmi tutti in gloria !!!

Enrico mi ha pregato, lui lo sa,
di ringraziare tutti questi qua,
ricorda ognor di un destin distorto
che gli rapi’ la moglie; e un figlio morto;
ma vivi ancora ha i sentimenti
per le amate figlie, ognor viventi,
che del padre loro han le doti,
avendogli donato bei nipoti.

Vuol ringraziare prima di ogni cosa,
l’autorita’ civile e religiosa,
con loro anche tutti i componenti
che vita han dato ai festeggiamenti.
Vuol salutare tutti i suoi parenti,
i qui presenti e quelli ai quattro venti.
I paesani suoi, anche i non buoni,
e tutti gli abitanti di Bocconi.
Vuol salutare ancor, sentitamente,
tutti gli amici e chi non ha in mente.

E ALLORA,

avanti s’avanzin le bottiglie da stappare,
che con ENRICO noi vogliam gioire,
e tutti insieme a lui vogliam B R I N D A R E !!!!!
CHE VIVA ANCOR TANT’ANNI IN AVVENIRE !!!!!!

e poi,
DEGLI ANNI E DELL’ETA’ C’IMPORTA UN “FICO !!!!”
C’IMPORTA SOL GRIDARE:
E V V I V A E N R I C O !!!!!!!!!!

OTTOBRE 1998

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ascolta   Auguri per le Feste Natalizie del 2001

Come te non c’e’ nessuno,
puntual, Duemilauno
che ci lasci nel finale,
con la festa del “NATALE
.
a cui segue senza inganno,
fine, e buon principio d’anno.
Prima dell’Epifania,
che ogni festa porta via !!!!!!
.
(Pero’ non pensate male,
qui inizia il Carnevale !!!!!!
dove ogni scherzo vale !!!!!!)
.
Questo vengo a ricordare
Perche’ voglio augurare
Che passiate in “LETIZIE”
Le tre feste natalizie !!!
.
E assieme ai vostri cari,
in salute e con DENARI !!
di passarne, come ora,
tante, tante altre ancora !!!

Portico, Natale 2001

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Dialogo (in versi) recitato il giorno 6 giugno 1998 nelle Scuole Elementari di Portico di Romagna, da Cortesi Triestino in occasione della giornata celebrativa di fine anno scolastico 1997/98 con l’intervento degli anziani del paese coi quali e’ stata organizzata una mostra d’antiquariato d’uso locale.

ascolta   INTRODUZIONE

Passata e’ gia’ piu’ di una settimana
che io incontrai la maestra Floriana,
mi disse, fra italiano e dialetto:
“Vi chiedo (per piaséé) un lavoretto”.
.
Io restai sorpreso e (fuori mano)
risposi, fra dialetto e italiano:
“(Orca paia) che puo’ fare ‘sto MATUSA
che ormai l’e’ pio’ antig ed la GRATUUSA”?
.
E lei col suo solito buon fare,
riprese gentilmente a parlare:
“Dobbiamo festeggiar (quattro quattrotto)
la fin di scuola anno novantotto,

con un raduno, il giorno sei del mese,
insieme agli anziani del paese.
Quindi dobbiam dir quattro parole
a chi ha frequentato queste scuole.”
“Maestra ho capito, accettero’,
quattro parole, spero, vi diro'”.

SALUTO AI PRESENTI

Per prima cosa, io saluto tutti quanti:
bidella, cuoca, alunni e insegnanti.
E’ ora che lasciate queste stanze,
e andiate a godervi le vacanze.

DIALOGO CON GLI SCOLARI

Alunni, voi dovete ricordare
gli impegni che avete avuto per studiare !!!!
Pensate che avete anche S U D A T O !!!!
per avere, notte di’, sempre studiato !!!!
.
I verbi poi dell’ “ESSERE ed AVERE”
nei pomeriggi e anche nelle sere !!!!
nei giorni poi di pioggia o di sereno,
operazioni far, del piu’ e del meno.
Di queste poi e’ meglio non parlare:
“dividere” e poi “moltiplicare” !!
.
Non altro avete fatto, sol studiare,
e’ proprio ora di lasciare andare !!!!?
Questi insegnanti son troppo esigenti,
studiate pur, non sono mai contenti !!!!
.
Ora noi salutiam nonni ed anziani,
che son venuti qui alla vostra festa,
sapendo pur che fra oggi e domani,
potrebbero scordarsi anche la testa.
.
Teniamoli pero’ in evidenza,
che insiem son patrimonio di SAPIENZA !!!!
Vedete a parte, dove vi mostriamo,
quante cose da lor, fatte a mano ?
.
E quante cose lor, sapevan fare,
se anche a scuola non usava andare !!!!
Poi tanti allor, sia dentro e fuori il letto
sapevano parlar solo il dialetto.
.
Alunni, a voi, io dico: “Per diletto,
perche’ non imparate anche il “DIALETTO” ????
La lingua che la gioventu’ non usa,
cara alle nonne, nonni e MATUSA !!!!
.
Vi cito, per esempio, qualche “DETTO”,
del nome di pietanze in DIALETTO:
“E BUSTREENG, E SANGUINAAZ,
I CASTROON, EL ZREESI ENGUAAZ,
I TORTEEL, EL PAPARDEEL,
E CHEEF FREED, E ZAMBUDEEL. !!!!
Imparate anche il “DIALETTO”, se non altro, per DILETTO !!!!!

FINALE

Or pero’ mi sento stanco,
ve lo dico schietto e franco,
credo e spero che ora sia
di lasciar la Compagnia.
.
E poi penso e non mi vanto,
d’aver abusato tanto,
or mi butto, bene o male,
a recitar il gran finale.
.
Adesso, ringraziamo gl’insegnanti
che qui han faticato tutti quanti,
(come a piedi andar da Pisa a Lucca)
per mettervi qualcosa “NELLA ZUCCA” !!!!
E quel “QUALCOSA” un di’, vi servira’,
se nella vostra mente, restera’.

GLI EVVIVA

Contento son, di questo vostro invito,
son lieto perche’ tanto mi e’ gradito,
insieme a me, vi prego di gioire,
per gli “EVVIVA” che stiamo per dire.
.
Adesso insiem gridiamo tutti quanti:
“Evviva” ai maestri ed insegnanti.
Siam giusti e trattiam tutti alla pari,
diciamo: “Evviva” a tutti gli scolari.
Se noi scolari a volte siam monelli,
“Evviva” a voi diciam, cuoche e bidelli.
Diciamo: “Evviva” e lor battiam le mani,
a tutti i nonni, nonne e anziani.

FINE

Le scuole

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Anniversario del matrimonio

di Franco e Ornella


Pizzino Franco e Ornella

Pur se d’anni n’abbiam tanti
Ci troviamo tutti quanti
Tre cognati, tre sorelle
A mangiar le tagliatelle
Con arrosto e buon vino
Alla Taverna di Renzino.
.
Mangiam pur ché tanto al banco
A pagare ci va Franco
Col permesso dell’Ornella
Tanto cara, tanto bella.
.
Festeggiamo Sant’Antonio??
No, il loro matrimonio
Ché segnato nel datario
Oggi e’ l’anniversario,
.
E allora in quantita’
Auguriamo felicita’
Con saluto vigoroso
Vita lunga e prosperosa.

18 AGOSTO 1994

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Battesimo della neonata Sofia G.

Nella Basilica di Santa Maria all’Impruneta (Firenze)
avvenuto il 23 Settembre 2001

Alleluia, Alleluia, Alleluia,
la giornata e’ giocosa, non e’ buia.
Perche’ in chiesa vien battesimata
S O F I A, nostra cara neonata.

Con Luca e Simona, genitori,
Ornella e Franco, nonni protettori,
S O F I A, che oggi vien battesimata,
sara’ nell’avvenire fortunata.

Noi, che alla cerimonia siamo assenti,
diciamo “EVVIVA” a tutti voi presenti.

Zii Ivo e Bruna

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Tutti, in vita, meditiamo almeno una volta su quale puo’ essere l’ultimo messaggio da lasciare ai posteri. Ivo mori’ senza clamore, a casa sua, nel giro di un’ora, senza lasciare guai, se di questo si preoccupava. I posteri lo ricordano con affetto.

Epitaffio

e che dovrai varcare quel traguardo
Passante ch’hai gettato qui lo sguardo,
.
Ricordati che in eterno non vivrai
.
E che dovrai varcare quel traguardo
.
Dal quale indietro non si torna mai.
.
Percio’ finche’ sei in vita abbi riguardo,
.
Di non lasciare da morto, anche dei guai!!!.
.

LUGLIO 1998

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Tenere chiuso il Bar puo’ essere causa di depressione collettiva 🙂

Riapertura “Bar dello Sport” a Portico

Da mezzo mese, il Bar della Maria,
e’ stato chiuso per lavori urgenti,
e si vedevan, sparsi in ogni via,
tutti i piu’ fedeli suoi clienti.
.
Oggi, 30 giugno, riapertura,
tutti i clienti, son senza paura
di non poter far, la consumazione,
e la partita a carte fra persone.
.
Allora, noi diciamo in ALLEGRIA,
EVVIVA AL BAR, EVVIVA ALLA MARIA!!!!!!!!
.
Portico 30/06/2001

IGNOTO!!!

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Si festeggiano i 150 anni di permanenza delle suore a Portico, anche se il convento e’ stato costruito intorno al 1500.

150 anni di suore a Portico

Alleluia, Alleluia, Alleluia.
Questa festa e’ radiosa, non e’ buia.
Benvoluta con impegno e con amore,
da Suor Rita e da Suor Carla, nostre suore.
.
Suor Rita, ch’e’ badessa del convento,
ha programmato quest’avvenimento,
Suor Carla, con pazienza e con amore,
ha istruito della “Schola” ogni cantore,
usando una pazienza “certosina”
e faticar cosi’, sera e mattina,
come a piedi andar da Pisa a Lucca,
per metter lor qualcosa nella “zucca”.
.
Noi fedeli, oggi, a cuor contento,
porgiamo a loro gran ringraziamento.
Da 150 anni e’ gloriosa
questa istituzione religiosa.
Per tanti 150 anni ancora, allora,
noi auguriam che sia cosi’, ancora.
.
Or, prima di finir, metto la mano al petto,
chiedendo scusa di questo discorsetto,
sperando che da voi, in tutta unione,
mi sia concessa piena assoluzione.
.
Allora, alla gloriosa “Istituzione”
coi meritevoli suoi componenti,
in coro a lor gridiamo, in tutta unione,
“Evviva a loro, per tutti i quattro venti!!!”

Portico, 24 giugno 2001
Ivo

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Auguri per il matrimonio di Piero B.

Auguri sporti a Piero B. in occasione del suo matrimonio.
Maggio 1998
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O caro e stimatissimo “Piero”,
di quel che stai per far, siane fiero.
.
A te e Roberta, auguri in quantita’,
vita felice e prosperita’.
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E auguriamo ancora, tutti in coro,
di festeggiare poi “LE NOZZE D’ORO”.

Triestino e Bruna Cortesi

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Nella piccola comunita’ del paese l’arrivo di un prete dalla pelle nera aveva suscitato unanime curiosita’. Ci voleva un discorso di benvenuto.

Lettera di benvenuto al reverendo “Don Michele”
Nuovo parroco di Portico di Romagna
(Con spunti ironico-satirici in senso buono)

Tutti lo sanno, ormai, non e’ un mistero,
che a PORTICO abbiamo un “PRETE NERO”.
E’ bravo, buono, dolce come il miele,
si chiama: REVERENDO DON MICHELE.

Da noi, che e’ stimato e benvoluto,
dove possiamo gli daremo A I U T O.
Anzi pregherem per l’anima sua che salga in cielo,
se sara’ un po’ piu’ breve nel “VANGELO”!!!!!!

E poi, poiche’ e’ un po’ di bassa voce,
preghiam le SUORE: usate il PORTAVOCE!!!!
Poiche’ da piu’ di mezza chiesa in giu’
Quel che lui dice, non si sente piu’.
Allora gli auguriamo, noi con le SUORE,
di poterlo chiamar presto “MONSIGNORE”
sperando non arrivi una follia
che presto ce lo voglia portar via.

Per dire cio’ ho studiato giorno e notte,
per dare un colpo al cerchio e uno alla botte.
Scusate se avro’ detto qui bene o male,
di Quaresima mischiata al Carnevale,
ma e’ piuttosto mia malattia,
usare assieme satira e ironia.

Adesso assieme a voi alzo le vele,
poi, tutti quanti gridiam, oggi e domani,
EVVIVA al Reverendo DON MICHELE
Battendo, tutti insieme, a lui le MANI.

EVVIVA DON MICHELE!!!!

Ivo
Portico, OTTOBRE 2001

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Nelle foto, Ivo E Bruna all’epoca del loro matrimonio, nel 1948.

Cinquantesimo anniversario di matrimonio

Bruna nel 1948
Discorso di saluto di Triestino Cortesi, tenuto agli ospiti presenti al pranzo servito all’Albergo Ristorante “VECCHIO CONVENTO” in Portico di Romagna il 13 Aprile 1998 per la ricorrenza del cinquantesimo anniversario di matrimonio di Triestino e Bruna Cortesi.

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Signori ospiti, cari figlioli, nipoti e parenti tutti.
E’ con immensa gioia che oggi, io e la mia qui consorte BRUNA, vi riceviamo per festeggiare assieme il cinquantesimo anniversario del nostro matrimonio, avvenuto precisamente il 10 APRILE dell’anno 1948.
Noi vi siamo grati e vi ringraziamo della vostra personale partecipazione a questa ricorrenza di cui, per grazia di Dio, ci e’ stato concesso di raggiungere felicemenete questo traguardo.
Vogliamo anzitutto rivolgere un particolare ringraziamento ai qui presenti reverendi: Don Ernesto Leoni, che fu il celebrante del nostro matrimonio e che poi consegui’ l’avviamento dei nostri figli, Manuela e Mirco, ai loro riti religiosi del Battesimo, Cresima, Eucarestia e matrimonio di Manuela; e l’attuale nostro parroco, Don Davide, organizzatore e celebrante dell’odierno rito religioso.
Ivo e Bruna nel 1948
Non dimentichiamo poi di ringraziare le Sorelle Suor Rita e Suor Carla (loro oggi sono assenti per impegni inaspettati sopravvenuti), che tanto gentilmente si sono prestate per la buona riuscita dell’odierna cerimonia religiosa.
Alla nuora, Dr. Renata B., che di sua spontanea volonta’ si e’ tanto prodigata per sollevarci dalle molte incombenze richieste da queste circostanze, va il nostro piu’ affettuoso ringraziamento.
A parenti e amici, che, dalle loro residenze, hanno intrapreso anche lunghi viaggi per essere oggi qui presenti e partecipare a questa cerimonia, va tutta la nostra riconoscenza.
Infine io pero’, devo rivolgere un mio particolare ringraziamento alla consorte BRUNA, che tanto si e’ prodigata in questi cinquanta anni per la famiglia (marito, figli, nipoti), superando le inevitabili difficolta’, a volte impreviste, che si presentano nel corso della vita e riuscendo cosi’ a mantenere unita la nostra famiglia, come possiamo verificare al giorno d’oggi.
Per questo mi sento in dovere di esserle riconoscente, cosi’ ora colgo l’occasione di questo felice avvenimento per farle dono di un modesto ricordo, che qui le consegno sperando le sia di gradimento.
Ora, io e la Bruna, vi invitiamo a concludere questi festeggiamenti a nostro favore, offrendovi un modesto pranzo mentre auguriamo a tutti tanta prosperita’ e felice e lunga vita.

Grazie e buon appetito.
Ivo

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Sono rimasti fra le sue carte decine di biglietti della seconda parte della composizione, quella dello zampognaro. Ma a chi voleva darli?

Inizio anno duemila
Scritta riguardante l’inizio dell’anno duemila
e il “G I U B I L E O”

Finalmente, bene o male,
siamo su, in cima alle scale,
Inizio anno duemila
tutti, Tizio, Caio, Leo,
ch’attendiamo il “GIUBILEO”
che inizia la trafila
allo scoccar del “DUEMILA”.
.
Noi diciamolo, purtroppo,
ora e’ a un tir di schioppo,
ed e’ ognun di noi contento
di assister tale evento
che puntuale, senza inganni,
si ripete ogni mill’anni.
.
Noi che non possiam sperare
di poterlo replicare
tutti allor, con gran portento,
assistiamo a tale evento
che ci ha colti per la via,
tutti in pace e in allegria.

E allora,

or mi provo, bene o male
a descrivere il finale
che gradito, spero sia,
alla vostra cortesia.
.
Auguro a tutti, prima d’ogni cosa,
LA VITA SANA, LUNGA E PROSPEROSA,
a voi e familiari, tutti in fila,
vi porti tanto bene “IL DUEMILA”,
e poi, cantando a voce assai giuliva,
auguri porgo a VOI,

con tant’ E V V I V A

(prego scusare gli errori)

Portico, DICEMBRE 1999
Ivo

BUON NATALE E FINE ANNO DUEMILA

Io son lo “zampognaro” con LA “P I V A”
Vengo a cantar, con voce assai “GIULIVA”
Il “Buon Natale” a voi, con tanti “E V V I V A”.
.
Allora, visto che le rime vanno (???)
Auguro Buona Fine e Buon Principio d’Anno.

Auguro ancora:

a voi e i vostri cari, tutti in fila,
salute e prosperita’, oltre il “D U E M I L A”

Ivo

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Ivo aveva sempre una parola di conforto da consumare per gli altri. Quale esame doveva dare questa bambina? L’ammissione alla banda del paese? (non richiede esame…) 🙂

A L.B.

Auguro tanto a “L.B.”
Che sempre possa aver tanti “quattrini”.
La sua famiglia e’ del mio rione,
ci rispettiamo tanto, in buona unione.

Quindi e’ per me come le mie nipoti.
Maestri, prego, or datele bei voti.
Quando lei non sara’ piu’ sotto “balia”,
vogliam che sia eletta “Miss Italia”.

Portico, MAGGIO 1998
Ignoto

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Pranzo del 13 agosto 1995

Per rendere questo gradito ritrovamento un poco piu’ animato, mi sono permesso di scrivere, cosi’ alla buona, una satira in versetti, dove elenco in senso umoristico, un po’ i pregi e difetti di tutti noi. Spero che venga accettato il tutto in modo benevolo e scherzoso, e di questo vi ringrazio. Per zio Beppe e Maria che, per tardiva inclusione nel mazzo, non sono stati inclusi nel canto, ho scritto un contentino a parte.
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Versi, versacci e versetti in senso ironico, umoristico e satirico scritti da un poetaccio in occasione del pranzo consumato il 13 agosto ’95 al ristorante “Monte Busca”in Tredozio (FC), offerto alle sorelle L.: Bruna, Edda e Ornella, e rispettivi coniugi da “Giuliana L.”.

Bene o male anche quest’anno
Siamo giunti al “Ferragosto”
Per mangiar, se non m’inganno
Pasta al forno con arrosto,
tagliatelle e del buon vino,
al “Monte Busca” da Renzino.
Ci siam tutti ritrovati,
due, tre, quattro CASATI,
ma chissa’ se fra i piu’ buoni
c’e’ il casato dei LEONI ???
perche’ fra il ceto “UOMO”
c’e chi non e’ “GALANTUOMO”.
Si’, le donne, laboriose,
molto brave, ma noiose,
e di queste per diletto,
citeremo “pregi e difetto”.
Poi ad ognuna venga dato
Il suo voto meritato.

Zia Lea, la piu’ anziana,
e’ la mamma di Giuliana,
lei sta sempre chiusa in tana
per l’intera settimana;
causa malattie avute,
e’ cagionevole di salute,
percio’ devesi privare
tanti cibi del mangiare,
ma nei pranzi a tutte l’ore
e’ disposta a farsi ONORE !!!
e per questa sua virtu’
le daremo “NOVE PIU'”.

Or parliam di zia Ornella,
la piu’ giovane sorella
che non lascia viver Franco
quando viene a casa stanco,,
ma anche lui, di tanto in tanto,
non e’ poi “STINCO DI SANTO” !!!!!
Ma pero’ teniamo in mente
Che e’ tanto brava gente,
e cosi’ per non dir peggio
diamo lor , nove in pareggio.

Viene ora la zia BRUNA
Nata in cattiva luna
(secondo lei) perche’ deve
sopportar sera e mattina,
con pazienza certosina
pochi i pregi e piu’ i difetti
dell’autor di ‘sti versetti,
che fra verita’ e inganni,
sta con lei da cinquant’anni.
Percio’ a loro, senza frode,
diamo dieci senza lode.

Ora viene la zia EDDA
Che d’inverno e’ sempre fredda,
presto a letto va di sera
perche’ e’ tanto mattiniera,
non inganna e ti consola,
ha una parola sola !!!!!
Dura e’, non indietreggia
Se mette il dito nella ????…eggia????

Ma pero’, Santa Madona,
la e’ pu méi tanta boona
e tant been la vòò ai “Stelen”
se anch del voolt i è nuiuseen.
E aloora ed vòòt ch’ai dèèn???
Déés con lode, ch’oi sta been.
Ma pero’, Santa Madonna,
e’ poi cosi’ tanto buona
e tanto bene vuole agli “Stelen”
se anche a volte sono noiosini.
E allora, che voto gli diamo???
Dieci con lode, che ci sta bene.

Qui finisce il mio canto,
e se v’ho annoiato tanto
si consoli tutto il branco
perche’ questa settimana
a pagare andra’ al banco
la carissima “G I U L I A N A”,
mentre insiem battiam le mani
come fosse una fiumana
e gridiam oggi e domani
viva, viva la G.
e per lei e il suo invito
da ognun di noi gradito
per punteggio senza frode
diamo a lei “TRENTA E LODE”.

Se di tutti ci siam detti
Sia i pregi che i difetti,
si finisca in allegria
questo pranzo e “COSI’ SIA”.

Triestino Cortesi
Portico di Romagna

Aggiunta improvvisata al “canto” satirico scritto per il pranzo del 13 agosto 1995, consumato al ristorante “Monte Busca”.

Poiche’ al pranzo prenotato
Son gli inviti aumentati,
e gli aggiunti, via, via,
son zio Beppe e zia Maria,
lor ci scuseranno tanto
se non son nel primo canto.
Ma il poeta da strapazzo
va a rimescolare il mazzo
e dalle carte, salta fuori
che e’ Beppe il “RE DI CUORI”.
Chi pensava, ieri sera,
ch’ei facesse tal carriera !!!!
Qui noi tutti contenti
gli porgiamo i complimenti,

AUGURANDO

Sia a lui, che alla sua sposa,
vita lunga e prosperosa.

Ma ancora con sorpresa
dice il mazzo che se Beppe
imitare vuole un RE (???)
deve offrire a tutti quanti
gli invitati, UN BUON CAFFE’.

Noi allora, a cuor sereno,
gli daremo “DIECI MENO”.

13 agosto 1995
Ivo Cortesi

(postilla: il caffe’ fu offerto, ma non si sa da chi !!!)
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Pranzo del 27 agosto 1995

Versi scritti in occasione del pranzo consumato il 27 agosto 1995 al ristorante “Monte Busca” in Tredozio (FC) e offerto ad amici e parenti da

Orazio S.

Dei tre pranzi fatti assieme
questo quarto e’ gran finale,
dica ognun o tutti insieme
se ha mangiato bene o male
le abbuffate, ormai tante,
allo stesso ristorante.
Ma finor, tutti compatti,
si son detti soddisfatti.

Il pranzo ch’oggi consumiamo,
ce lo offre lo S.,
che noi tutti ringraziamo
e gli auguriam tanti quattrini,
e ringraziamo i donatori precedenti
quelli fuori e i qui presenti.

Ma l’augurio piu’ importante
che fo’ a tutti e tutte quante

E’

Ritrovarci vivi e sani
sia i giovani che gli anziani
a consumare in armonia
altri pranzi in allegria,
sparpagliati o tutti in fila

QUI, NELL’ANNO DUEMILA !

AGOSTO 1995
Triestino Cortesi

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Ivo firmava con cura ogni suo scritto. Nell’immagine: una bella firma svolazzante.

Pranzo del 10 agosto 1999 al “Monte Busca”

Io che sono per la via
degli “USA E GETTA VIA
perche’sono un matusa

PIO’ ANTIGH D’ONA GRATUSA !!! PIU’ ANTICO DI UNA GRATTUGIA !!!

Or mi provo, col mio fare !!!
a volervi ringraziare
dell’avere voi gradito
questo nostro caro invito
di un pranzo (in buona luna)
da noi nonni, “IVO e BRUNA”.
Firma di Ivo
Tutti voi, intervenuti,
siete i nostri benvenuti
e una, piu’ di tutti noi insieme,
che e’ la nipotina “IRENE
a cui voglion tanto bene.

Scritto in fretta ha questo andazzo (????)
il poeta da strapazzo
non gli resta che augurare
di poterci ritrovare
tutti in piedi e tutti in fila
insiem nell’anno DUEMILA (????)

Ivo

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Pranzo del 17 agosto 1999 al ristorante “Montanera”

Ci troviamo amche quest’anno
a festeggiare il “FERRAGOSTO”
e mangiar, se non m’inganno,
tagliatelle con arrosto,
e la solita bevanda nera,
al ristorante “MONTANERA”.

Io e Bruna, siam d’invito
come ospite gradito
perche’ offerta dagli STELLINI
di noi parenti e affini,
e da Giuseppe Ulivi
sempre amici di noi vivi (???)

a cui ci si raccomanda
che a tavola non usi i piatti
come quelli della “BANDA”…….

Chiedo scusa se ho abusato
di avere un po’ sballato….
ma in questa compagnia
ogni cosa passa via….

A me non resta piu’ che fare
di dovervi ringraziare
augurando che arriviate, sani e salvi per la via,
a festeggiare il millennio “DUEMILA” !!!!!!

Ivo

Top


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Nella foto: Ivo e Bruna nel 1948

Pranzo del 13 agosto 2000 al ristorante “Monte Busca”
Offerto da Ivo e Bruna

Cari congiunti e parenti,
Ivo e Bruna nel 1948

io e Bruna vi ringraziamo d’avere accolto il nostro invito per partecipare a questo pranzo in nostra compagnia qui, al ristorante “Monte Busca” dove, di solito, fu gia’ offerto fra di noi per diversi anni, sempre nel mese di agosto.

Noi abbiamo cercato di mantenere l’usanza anche perche’ questo e’ il mese delle ricorrenze, e cioe’, il compleanno di Bruna e della zia Edda, del matrimonio di zia Ornella con Franco e di Renata con Mirco, tutti qui presenti.

Purtroppo un destino avverso quest’anno ci priva della presenza di due nostri cari, cioe’ il Dott.Bacchin e la zia Lea, assenti per motivi di salute e ai quali, noi oggi rivolgiamo il nostro pensiero e il nostro affettuoso augurio di tempi migliori prima possibile, mentre ai qui presenti auguriamo di poterci ritrovare tante volte uniti come oggi per festeggiare queste ricorrenze, in buona salute e prosperita’.

Con cio’, non ci rimane che augurare “BUON PRANZO A TUTTI”.

Ivo e Bruna

Top


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Edda e Orazio, invocati qui, non si faranno aspettare a lungo. Infatti due giorni dopo arriva puntuale l’invito e conseguentemente la dedica di Ivo

Pranzo del 20 agosto 2000 al ristorante “Monte Busca”
offerto da Franco e Ornella

Offertoci da Franco e Ornella
ci troviamo ancora oggi, allegramente
in giornata solatia e molto bella,
per pranzi offerti vicendevolmente.

Con questo, che e’ dopo il Ferragosto,
noi non siamo, con i pranzi, ancora a posto.
Perche’ manca quel di Edda e Orazio,
che pero’, non ci faran morir di strazio !!!!!
ed io penso, con la mente assai distesa,
che sara’, poi alla fine, una sorpresa !!!!!

E allor, io dico con sincerita’,
non pensiamo ora a quello che sara’,
ma mettiamo in buon umor la nostra mente
consumando questo pranzo, allegramente,
perche’ offerto viene a noi, da buona gente.

Auguriamo noi a loro e ai discendenti,
di vivere anni ancora CENTOVENTI !!!!!

Ivo

Top


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qui le tre sorelle sono: Bruna, Edda e Ornella.

Pranzo del 22 agosto 2000 al ristorante “Montanera”
Offerto da Orazio e Edda

Col pranzo che offron oggi, Edda e Orazio,
agosto e feste ormai non han piu’ spazio
e si e’ verificata la sorpresa
che io pensai, con mente assai distesa.

Perche’ gli zii a pranzo ci han portato
A un ristorante alquanto rinomato.
Noi mangerem con loro allegramente,
come insieme ha fatto tanta gente.

Cosi’ si e’ verificato
di mantener l’usanza del passato.
Questo vorremmo ancor, per il futuro,
ma, essere indovini, e’ un po’ duro !!!!!

Potremmo avere cambiamenti vari,
su alcune proprieta’ immobiliari !!!!
e ostacolarci tanto nel futuro,
rendendoci il raduno alquanto DURO !!!!!

E allora, noi pensiam solo al presente
che vivi e sani abbiam BRACCIA E MENTE !!!!
Saper che abbiam sposato tre sorelle,
che brillano per noi, come tre stelle (????)

E allora,
insieme ci auguriamo, senza inganni,
di vivere con loro, ancor cent’anni !!!!!!!

Io, per quel che scrissi e per il presente,
mi scuso e fate come fosse NIENTE !!!!!

Ivo

Top


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Festeggiando le nozze d’argento di Marco e Grazia Poggi

12 Agosto 2000

Io che sono per la via
Degli “usa e getta via”,
son felice e son contento
di assistere all’evento
degli amici “MARCO e GRAZIA”
festeggiar nozze d’argento,
qui in collina, su in alto,
nella chiesa di “Montalto”.
Recitar l’assai gioiosa
cerimonia religiosa
per la gente qui presente
da un prete compiacente
che i piu’ non conosciamo,
ma che tanto ringraziamo.

Tutti quanti, i qui presenti,
siam felici e assai contenti,
agli sposi, poter loro augurare
di potersi tante volte ritrovare
con i figli, i nipoti e i pronipoti
” e di cio’ noi facciam loro tanti voti”,

trovarsi a guidare una veloce “Alfa Romeo”
festeggiando, fra cent’anni, un Giubileo

Ivo

Top


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Ivo e Giulio si stimavano reciprocamente. Quando Ivo mori’, Giulio venne per l’ultimo saluto durante la veglia funebre e, compostamente piangendo, ne abbraccio’ la salma piu’ volte.

Lettera d’auguri e d’amicizia al Prof.Giulio Poggi dal coetaneo Triestino Cortesi (Ivo)

Ho voglia di parlare di te, oggi,
mio caro Professore “GIULIO POGGI”,
che da un po’ ti vedo sollevato,
da quando, “SCUOLA CANTO” hai frequentato.

Io che t’invitai a prender parte,
sapevo che ami “MUSICA” come “ARTE”,
e qui, i cantori, tutti in amicizia,
ti dicon, “Serviam DOMINO in letizia.

Questo io penso abbia assai giovato
dal sollevarti l’oggi e il passato,
che un mal crudel, purtroppo ha costretto
la tua consorte a viver sempre a letto,
lasciandoti, purtroppo, isolato
anche col figlio “CHECCO” handicappato.

Allora tu, continua a frequentare
“Scuola di Canto”, senza mai mancare
e fa’ che tutti sentano ogni tanto,
che esprimi a gran voce il tuo canto.

Se i salmi che cantiamo sono tanti,
controlla tu li abbia tutti quanti,
e a fine “MESSA”, non dimenticare
d’accogliere l’Ostia Santa dall’altare.
Poiche’ sei stato e sei anche al presente,
devoto, osservante e assai credente.

Io vorrei finire qui il mio canto
Sapendo pur che avro’ abusato tanto,
voglio or salutare i figli tuoi,
a te affezionati tanto, “come vuoi”.

Persone loro sono, intelligenti,
stimate e rispettate dalle genti.
Auguro a loro, prima d’ogni cosa,
la vita lunga, sana e prosperosa.

Per te, mio caro Giulio, insieme a CHECCO,
prego tu vinca al “LOTTO” un terno secco.

E ALLORA (???)

Io sono lo “ZAMPOGNARO” con la piva
ch’augura il “BUON NATALE”,
CON TANTI E V V I V A

FINE

Portico di R.
NOVEMBRE 1999

Ivo

Top


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Il compleanno del Prof. Giulio Poggi
Tenore e membro della “Schola Cantorum” di Portico

Poiche’ gli anni compie oggi
Il professore “Giulio Poggi”,
son presenti, qui, quest’anno,
a festeggiare il compleanno,
i cantori “latinorum” (????)
della qui “Schola Cantorum”

per passare un paio d’ore
insieme al caro “professore”,
sempre pronto a tutte l’ore
con la voce da “TENORE”
per esprimere la sua arte
recitando la sua parte.

Fieri siam che tal portento
Sia con noi ogni momento,
che fa il canto forte e piano,
in latino e italiano.
E suor Carla, direttice,
la vediam di cio’ felice,
nell’avere ogni momento,
sempre pronto tal portento òòòòòòòò
che mantiene unito il coro
con la sua ugola d’oro (????????).

E allora,

se ho qui inclusa una bugia,
finiam pure in allegria,
poiche’ e’ per noi onore
festeggiare il professore,
augurandogli allora,
tanti compleanni ancòra,

che li possa festeggiare, come oggi,
in famiglia, tutti insieme, con i “POGGI”.

E noi, che gli vogliamo tanto bene,
gridiamo a lui evviva, tutti insieme.

Ignoto???
Portico, MAGGIO 1999

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Il Compleanno del dott.Antonio Bacchin

Ci troviamo insiem quest’anno
Per un pranzo con “BUON VIIN”,

festeggiando il compleanno
del dott. ANTONIO BACCHIN,

che noi tutti ringraziamo
e poi, tanto auguriamo

prima d’ogni altra cosa,
vita lunga e prosperosa.

Poi, con voce assai giuliva,
tutti a lui gridiamo:

E V V I V A

17 OTTOBRE 1999
Ivo

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Dalla “Schola Cantorum” di Portico, scritta d’addio a Don Davide, per il suo trasferimento.

I componenti la “SCUOLA di CANTO”
che li prepara Suor Carla ogni tanto (???)
hanno appreso con grande sgomento,
del nostro “Don Davide” il trasferimento.

A loro rimane sol ricordare
Le Sante Messe, dovute cantare,
ma poi, qualche volta, “ORCA PALETTA!!!”
insiem, ci scappava, qualche cenetta !!!

E allora (???)

resta ai cantori solo augurare
che Don Davide serva tanto l’altare,
superi in breve, le tante “TRAFILE”,
per comandar la “CURIA VESCOVILE” !!!!!

Portico, 31 ottobre 1999
Ivo

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Un messaggio enigmatico sta a conclusione della rassegna di scritti di Ivo. Sono diversi foglietti, scritti a mano, in grossi caratteri, tipico di una persona che sta perdendo la vista. Negli ultimi anni Ivo infatti era diventato quasi cieco. Ho detto enigmatico, ma forse era solo una canzoncina quella che gli era passata per la mente, una di quelle che si canticchiano senza motivo. Non lo sapremo mai.

Stornello

stornello

Fior di giaggiolo
Fate sempre la polenta nel paiolo
Perche’ cosi’ fa sempre il boscaiolo.

Fior di giunchiglia
Quando la moglie e’ una brava figlia
Sapra’ tener da conto la famiglia

Fior di ginestra
Se tanto sta la moglie alla finestra
Poi non arriva a cuocer la minestra

APRILE 2000

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Itinerari: Mosaico in Alto Adriatico

Itinerari: Mosaico in Alto Adriatico

Il mosaico Romano e Paleocristiano

Le strade dei Romani

Ecco un itinerario un pò insolito, da consumarsi in tre o quattro giornate.

  1. Ravenna
  2. Venezia
  3. Concordia Sagittaria
  4. Cervignano del Friuli
  5. Aquileia
  6. Grado
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Battistero degli Ariani: il battesimo di Cristo

Ravenna

A Ravenna, si puo’ ammirare il fasto dell’ultima residenza imperiale romana nella raffinatezza dei mosaici del Mausoleo di Galla Placidia e della Basilica di San Vitale.

Galla Placidia: i cervi alla fonte

Alla Basilica di San Vitale, è d’obbligo stare ad osservare, in sacro rispetto, il corteo imperiale dell’Imperatore Giustiniano I e della consorte Imperatrice Teodora, che entrano nella basilica, fra dignitari e alti prelati, per celebrare la vittoria della Guerra Gotica.

Dopo la caduta di Ravenna e la fine dell’Impero Romano d’Occidente, nel 476 d.C., l’Italia, era rimasta in mano ai barbari Ostrogoti che vi avevano fondato un regno.

Dal 535 al 553, Giustiniano, imperatore romano d’Oriente, intraprese una guerra, detta appunto Guerra Gotica (magistralmente raccontata da Procopio di Cesarea), con lo scopo di recuperare questi territori all’Impero Romano. In Italia vennero inviati i generali Belisario e Narsete.

Giustiniano e Teodora rimasero a Bisanzio (odierna Istanbul), né mai fecero visita a Ravenna, anche dopo la fine vittoriosa della guerra.

Tuttavia, i dignitari di Ravenna in omaggio all’Imperatore e alla sua consorte, dedicarono questo sontuoso corteo ieratico che possiamo osservare nella Basilica di San Vitale.

La storia segreta di Giustiniano e Teodora

Oltre alla Guerra Gotica, a Procopio viene attribuito anche un altro libro, intitolato Storia Segreta. Si tratta di una pesante invettiva contro la coppia imperiale, pubblicata anonima, ma in seguito attribuita allo stesso Procopio di Cesarea.

Basilica di San Vitale: il corteo di Giustiniano

Ogni volta che vado a Ravenna e guardo Giustiniano e Teodora, affacciarsi in atteggiamento ieratico verso il pubblico della Basilica, non posso fare a meno di sorridere e rammentare le enormi invettive stampate in questo libello. 🙂

Il lettore mi perdoni per quanto di seguito racconterò con lingua bifida e velenosa, ma è quanto scrive Procopio.

Racconta questi che Teodora era una giovanissima ballerina che mostrava il suo corpo durante gli spettacoli, per poi accontentare sessualmente i clienti nei camerini sul retro del teatro. Poiché era troppo giovane per soddisfare completamente un uomo, si limitava a rapporti parziali.

La vide Giutiniano e se ne invaghì. La voleva sposare, ma la legge impediva ad un imperatore di sposare una donna del popolo, quindi egli fece cambiare la legge e diede libertà a tutti di sposare chiunque, così tutte le donne di dubbia reputazione ebbero l’accesso ai beni della nobiltà imperiale. E’ sempre Procopio che lo racconta.

Basilica di San Vitale: il corteo di Teodora

Durante la guerra, Giustiniano era impegnato in questioni teologiche, discutendo con i vescovi se Dio era uno oppure trino, il Figlio è generato dal Padre, oppure procede dal Padre oppure è consustanziale ecc., …insomma, faceva dei bizantinismi, come si usa dire ancora oggi, per indicare una persona che pone questioni astruse e incomprensibili.

L’Imperatrice Teodora, invece, e la moglie del generale Belisario, generale che era impegnato in guerra in Italia; si sollazzavano i giovanotti nei festini cui entrambe partecipavano, durante le serate della movida di Bisanzio.

Quella linguaccia di Procopio dice inoltre che Teodora era particolarmente brava nel tener testa fino a tre amanti contemporaneamente. Anzi, aggiunge che Teodora si lamentasse con le sue amiche di non avere nelle zinne orifizi abbastanza grandi da poter utilizzare, pure quelli, per il proprio piacere.

Dice Procopio che Teodora avesse molto ascendente su Giustiniano, per cui, se per caso ella fosse venuta in uggia di qualcuno, questi era sicuramente un uomo morto: una parola a suo marito e l’imperatore l’avrebbe fatto immediatamente giustiziare.

Durante le udienze di corte, le persone che volevano parlare con l’Imperatore, dovevano rivolgersi prima all’Imperatrice, che li faceva stare ore e ore tutti in piedi in una stanza, in assoluto silenzio, con la sola possibilità di alzarsi leggermente sulla punta dei piedi, nella speranza di farsi notare facendo sporgere la testa sopra quella degli altri. Una grande umiliazione, per nobili di alto rango, essere costretti a farsi giudicare da una ex ballerina di teatro. 🙂

Io credo che le dicerie sessuali sull’imperatrice Teodora non siano vere, e siano state dettate dal rancore esasperato dell’autore dello scritto nei confronti della coppia imnperiale. Ma torniamo ai nostri mosaici.

Le dispute teologiche

Le differenze di interpretazione teologica fra ariani e cristiani si possono osservare fra Battistero degli Ariani e Battistero Neoniano.

Battistero Neoniano: il battesimo di Cristo

Chiesa e Impero si uniscono infine durante il periodo dell’Imperatore Giustiniano.

Santi, Vescovi, Imperatori, tutti si trasfigurano in immagini ieratiche statiche soffuse da un’aurea dorata.

Basilica di San Vitale, Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, Basilica di Sant’Apollinare in Classe.

E’ il trionfo dell’arte musiva bizantina.

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Torcello: Giudizio Universale. I dannati

Venezia

Basilica di San Marco: cupola dell'Ascensione

Ma dalle nebbie dei cosiddetti secoli bui dell’Alto Medioevo, gia’ si intravedono elementi di rinnovamento.

Si va a Torcello, sulla laguna di Venezia, per ammirare il mosaico del Giudizio Universale nella basilica. Siamo nel VII Secolo e qualche elemento di umanita’ traspare dai volti.

Ma bisogna recarsi alla basilica di San Marco, a Venezia, per capire che quei notabili veneziani, dopo aver acquisito le tecniche artistiche bizantine, gia’ si stanno creando un loro stile proprio, piu’ umano, meno ieratico, piu’ terreno.

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Concordia - Cattedrale di Santo Stefano: l'antico pavimento a mosaico

Concordia Sagittaria

Importante centro romano, Iulia Concordia, fondata, secondo l’ipotesi attualmente più accreditata, nel 42 a.C. presso l’incrocio della Via Annia con la Via Postumia. Successivamente, probabilmente in età medievale, il centro è chiamato solo Concordia, fino al 1868 quando un Regio Decreto ne determina l’appellativo di Concordia Sagittaria, riferendosi all’antica fabbrica di frecce (in latino sagittae) che vi trovò sede all’inizio del IV sec. d.C. (Notizie estratte da Wikipedia)

In seguito all’editto di Costantino la comunità cristiana presente nella città di Iulia Concordia si organizzò per la costruzione di un primo luogo di culto. Venne poi costruita la Basilica Apostolorum, una basilica a tre navate con il pavimento mosaicato. La basilica venne consacrata nel 389 ed elevata a cattedrale da san Cromazio, vescovo di Aquileia. L’edificio cadde in disuso in seguito all’alluvione del 589.

Sotto l’attuale cattedrale di Santo Stefano, si possono ammirare i pavimenti a mosaico dell’antica basilica, di epoca romana tardo imperiale.

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Cervignano: particolare del mosaico dell'Abbazia

Cervignano del Friuli

A Cervignano, un rapido sguardo all’arte musiva del periodo del monachesimo (VIII Secolo) fra i resti dell’Abbazia di San Michele Arcangelo.

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Aquileia: mosaico del pavimento non spazzato (particolare)

Aquileia

Colonia romana fondata nel 181 a.C., fu capitale della X regione augustea e metropoli della chiesa cristiana. Insieme con Ravenna è il più importante sito archeologico dell’Italia settentrionale, per quanto riguarda l’arte musiva dell’Alto Adriatico.

Aquileia: giudeo-cristianesimo, il ciclo di Giona

Ad Aquileia, Grado e Concordia, si possono ammirare mosaici romani di epoca imperiale.

I pavimenti del Complesso Basilicale sono interamente costituiti a mosaico.

Si possono ammirare varie fasi della evoluzione del Cristianesimo nei primi secoli, a partire da motivi gnostici e giudeo-cristiani, fino alla totale supremazia dei motivi del Cristianesimo attuale.

Il Cristianesimo attuale, sorto dal nucleo della prima testimonianza di Gesù e dei Vangeli, è il risultato di una intensa attività di esegesi da parte dei cosiddetti Padri della Chiesa, fino all’editto di Costantino, del IV secolo, che ha sancito la nascita della struttura attuale della Chiesa cristiana, con la sua liturgia, i suoi dogmi, e la struttura gerarchica del clero.

Mosaici romani, a motivi civili e non religiosi, si possono ammirare principalmente nel Museo Archeologico di Aquileia, che consiglio vivamente di visitare, almeno per non perdersi il curioso mosaico del “pavimento non spazzato”, fatto con disegni di avanzi di pesce, ossa di arrosto, frutta mangiucchiata, verdura e vino.

Si passa poi a visitare i mosaici delle varie domus romane lungo il percorso guidato attraverso le vie dell’antica città.

Partendo dal II sec.a.C., da disegni di carattere geometrico o naturalistico si passa gradualmente ad elementi della tradizione cristiana, fino ad arrivare ai secoli del declino e caduta dell’impero e dell’affermazione definitiva del Cristianesimo.

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Grado: mosaico pavimentale del Duomo

Grado

Il nome Grado, d’origine latina, “Gradus” ossia porto, dà subito un’idea di quelle che erano le funzioni di questa località in epoca romana, durante la quale il sito era collegato ad Aquileia da una strada, oggi sommersa dalle acque della laguna.

Divenne rifugio e poi sede definitiva di molti profughi che fuggirono da Aquileia sull’isola per salvarsi dalle invasioni barbariche.

Ma è ora di concludere il nostro itinerario, siamo agli albori di una nuova epoca, il Medioevo.

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Sintesi dei principali mosaici

Aquileia
  • Museo Archeologico
    • pavimento non spazzato
    • mosaico del triclinio
    • pavimento sectile tessellato
    • mosaico geometrico con pseudo emblema
    • emblema con pesci
    • mostro marino che tira un cocchio
    • Tritone e Nereide
    • mosaici con atleti
  • Fondo Beneficio Parrocchiale
    • mosaici della casa romana
  • Fondo demaniale Cal
    • mosaici con animali
    • mosaico con satiro
  • Oratorio del Buon Pastore Fondo Demaniale Cal.
    • mosaico del Buon Pastore
  • Complesso Basilicale
    • mosaici aula teodoriana nord: animali
    • mosaici di prima campata
    • mosaici di seconda campata
    • mosaico della terza campata, interno del campanile
    • mosaici aula teodoriana sud: la vicenda di Giona
    • Chiesa post-teodoriana
      • mosaico geometrico
    • Museo Paleocristiano
      • la Fenice radiata
    • Chiesa post-attilana
      • mosaico della navata centrale
  • Chiesa di Monastero
    • mosaici delle campate
  • Fondo demaniale Cossar
    • mosaici romani e paleocristiani
Grado
  • Duomo
    • mosaici delle navate
    • cappella del vescovo Marciano
    • Salutatorium del vescovo Elia
  • Chiesa di Santa Maria delle Grazie
    • mosaici del livello inferiore
    • mosaico della prothesis
  • Battistero
    • mosaico pavimentale
  • Chiesa di Piazza della Corte
    • mosaico pavimentale
Concordia Sagittaria
  • Basilica paleocristiana
    • mosaico della solea
    • mosaici delle navate
Cervignano
  • Abbazia di S.Michele Arcangelo
    • mosaico pavimentale
Ravenna
  • Mausoleo di Galla Placidia
    • lunetta con il Buon Pastore vestito in abiti imperiali
    • mosaico della cupola, cielo stellato
  • Battistero degli Ariani
    • mosaico della cupola, Battesimo di Cristo
  • Battistero Neoniano
    • mosaico della cupola
  • Basilica di S.Apollinare Nuovo
    • Corteo delle Vergini
    • Cristo Giudice separa le pecore dai capretti
    • Ultima cena
  • Basilica di S.Vitale
    • mosaico della volta presbiteriale: l’Agnello Mistico
    • processione imperiale: Giustiniano da una parte, Teodora dall’altra
  • Basilica di S.Apollinare in Classe
    • catino absidale: Trasfigurazione, il prato del Paradiso
Venezia
  • Cattedrale di Torcello
    • Giudizio Universale
  • Basilica di S.Marco
    • cupola dell’Ascensione
    • Apparizione delle reliquie del corpo di S.Marco
    • Orazione nell’orto
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L’itinerario per il navigatore satellitare

Longitude,Latitude,Name
12.19634,44.42058,”Ravenna -Basilica San Vitale VI sec Via San Vitale”
12.19687,44.42085,”Ravenna -Mausoleo Galla Placidia V sec”
12.1974,44.41616,”Ravenna -Battistero Neoniano V sec”
12.2026,44.41887,”Ravenna -Battistero Ariani V sec”
12.20427,44.41669,”Ravenna -Basilica S.Apollinare Nuovo VI sec”
12.2319,44.38029,”Ravenna -Basilica S.Apollinare In Classe VI sec”
12.339041,45.434208,”Venezia -Duomo di Piazza S.Marco”
12.4191,45.498257,”Torcello -Cattedrale di Santa Maria Assunta”
12.841242,45.758533,”Concordia -Domus con mosaici 1″
12.842299,45.760292,”Concordia -Domus con mosaici 2″
12.845099,45.755943,”Concordia -Complesso Basilicale”
13.332433,45.82093,”Cervignano del Friuli -Abbazia di San Michele mosaico”
13.360898,45.777245,”Aquileia -Mosaico con testa di Tritone”
13.365126,45.777168,”Aquileia -Mosaico delle Bestie Ferite”
13.366885,45.776512,”Aquileia -Mosaico di Licurgo e Ambrosia”
13.367132,45.775837,”Aquileia -Mosaico con uccello in gabbia”
13.367497,45.775719,”Aquileia -Mosaico di triclinio”
13.367368,45.775291,”Aquileia -Mosaico del tappeto fiorito”
13.371123,45.777821,”Aquileia -Chiesa di Monastero e M.Paleocristiano”
13.370876,45.769768,”Aquileia -Complesso Basilicale”
13.36887,45.767673,”Aquileia -Museo Archeologico”
13.367937,45.769112,”Aquileia -Oratorio Meridionale fondo dem.CAL”
13.367733,45.769558,”Aquileia -Oratorio del Buon Pastore Fondo Dem.CAL”
13.367271,45.768997,”Aquileia -Casa Romana con mosaici Fondo Ben.”
13.384577,45.676571,”Grado -Chiesa di Santa Maria”
13.385392,45.676682,”Grado -Chiesa di S.Eufemia Duomo”
13.385543,45.675789,”Grado -Chiesa Piazza della Corte”

 

Celti ed Etruschi: il villaggio di Monte Bibele

Celti ed Etruschi

Il villaggio di Monte Bibele

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Ecco un bell’itinerario per chi voglia fare una gita fuori Bologna, ammirare un paesaggio naturale incontaminato e visitare uno dei pochissimi villaggi celtici esistenti in Italia.

In provincia di Bologna, nel comune di Monterenzio, si trovano infatti i resti di un antico villaggio, frequentato e abitato fin dai tempi remoti.

La storia di Monte Bibele cominciò nel 3000 a.C. nell’età del rame, e proseguì nel 1600-1400 a. C. alla fine dell’età del bronzo.

Dal XIII° secolo fino al V° secolo a.C. non si hanno più notizie di Monte Bibele. E’ un vuoto che ancora deve essere colmato. Probabilmente il luogo venne abbandonato.

Le notizie ripartono dal IV secolo a.C. quando fu popolato prima dagli Etruschi e quindi dai Celti, che edificarono un villaggio costituito da una trentina di edifici costruiti su terrapieni di sassi.

Il villaggio venne infine distrutto da un incendio intorno al II Secolo a. C., probabilmente in seguito all’espansione dei Romani nella zona.

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Monte Bibele, Elmo celtico con spada e cinturone

L’abitato

Si tratta di un piccolo insediamento, ma completo di strade, cisterne per l’acqua e magazzini.

La base delle capanne era di pietra locale e la struttura vera e propria era in legno con tetto a due spioventi e con copertura di canne e paglia.

La superficie abitabile delle abitazioni era di una quarantina di metri e fornite di un soppalco usato come stoccaggio delle riserve di cibo e materiali. Sotto vi era un angolo con telaio per la realizzazione di stoffe, un focolare e gli oggetti comuni per la vita quotidiana.

Le acque piovane venivano incanalate dai tetti , lungo le strade in pendenza che confluivano in una spaccatura naturale (La Tana del Tasso).

Con un pizzico di fantasia potete immaginare gente che va a prendere l’acqua alla cisterna e prepara le vivande a cuocere sul focolare, mentre i genitori anziani stanno a filare lana sul telaio.

Scendete lungo la strada orizzontale fino all’ inghiottitoio “Tana del Tasso” e risalite i gradoni della strada verticale.

Il territorio sul quale sorse il villaggio è in forte pendenza e questo inconveniente fu risolto in modo brillante con una serie di terrazzamenti artificiali rispondenti ad un preciso e rigoroso piano regolatore.

Questo metodo venne utilizzato dagli Etruschi che lo copiarono dai loro predecessori, con l’unica differenza che non utilizzarono per la parete a monte la natura, cioè un fianco della montagna, ma tagliarono quest’ultima per costruire dei muri in sassi, gli stessi muri che, anche se logorati dal tempo, vediamo noi oggi.

Fate una visita al santuario e alla necropoli (se riuscite a capire dove sono le tombe li’ in mezzo al bosco).

La visita richiede una mezza giornata, da fare a piedi con scarpe comode, fra castagneti, ciclamini e crochi.

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Il Centro Informazioni

E c’è anche un Centro Informazioni

All’ingresso della zona archeologica, c’e’ un punto informazioni, ben fornito di libri sulla storia del villaggio, manuali sulla storia degli Etruschi, e dotato pure di alcune auto tipo “fuori strada”, con autista che vi può accompagnare sul sito archeologico e illustrarvi i reperti archeologici esistenti.

Infine, esiste anche una piccola tavola calda dove potrete ristorarvi mangiando una piadina con prosciutto e formaggio e bere una bibita.

Ah!, dimenticavo, non e’ difficile che incontriate una volpe comodamente distesa sulle pendici dei campi circostanti, o che vi attraversi la strada uno scoiattolo, durante il tragitto di circa 800 metri dal punto informazioni al sito archeologico.

In compenso, vi si mostrerà una natura quasi incontaminata, da ammirare in tutto il suo elegante splendore.

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Longitude,Latitude,Name
11.369852,44.276104,”Monte Bibele -01 Ingresso zona archeologica”
11.374444,44.275940,”Monte Bibele -02 podere Ca’ dei Monti riferimento”
11.377351,44.274097,”Monte Bibele -03 Sepolcreto etrusco celtico”
11.378703,44.273365,”Monte Bibele -04 massiccio di Monte Bibele riferimento”
11.379846,44.271774,”Monte Bibele -05 abitato: ingresso Pianella M.Savino”
11.380259,44.271774,”Monte Bibele -06 abitato: gradoni verticali”
11.380441,44.271854,”Monte Bibele -07 abitato: strada principale orizzontale”
11.380607,44.271732,”Monte Bibele -08 abitato: cisterna raccolta acqua”
11.380752,44.271774,”Monte Bibele -09 abitato: inghiottitoio Tana Tasso”
11.375061,44.271835,”Monte Bibele -10 Santuario etrusco-celtico”
11.374825,44.271988,”Monte Bibele -11 Area sacra etrusca: stipe votiva”

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Riferimenti

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Severino Boezio: considerazioni sull’armonia del cosmo

L’armonia del cosmo

La Consolazione della Filosofia. Miniatura del 1485

Se vuoi, sagace, indagare con la mente pura
le leggi dell’eccelso Iddio,
guarda le altezze del sommo cielo;
là, per la perfetta armonia dell’universo,
le stelle conservano l’antica pace.

Il sole, messo in moto dal fiammeggiante ardore,
non impedisce il corso gelido di Diana,
e l’Orsa, che al sommo polo del mondo
piega i suoi rapidi giri,
mai bagnata nella profondità del mare occidentale,
non desidera tuffare le sue fiamme nell’oceano,
pur vedendo tutte le altre stelle immergersi.

Sempre con uguali alternative di tempo,
Vespero annunzia l’ombre della sera,
e Lucifero riconduce il giorno datore di vita.

Così il vicendevole amore rinnova
gli eterni corsi, e dalle regioni stellate
esula la guerra della discordia.

Quest’armonia concilia con giuste leggi
gli elementi, cosicché, in reciproca gara,
quegli umidi facciano luogo agli aridi,
e il freddo si combini con il caldo,
e il fuoco sospeso nell’aria voli verso l’alto,
e la terra giaccia, gravata dal suo peso.

Per queste cause, al tepore della primavera,
la stagione fiorita spira i suoi profumi,
l’estate torrida dissecca le messi,
ritorna poi l’autunno carico di frutti,
e l’inverno è inondato dagli acquazzoni scroscianti.

Questa giusta mescolanza, produce e alimenta
tutto ciò che sulla terra spira vita;
ed è la stessa che trascina a sé, occulta, e fa sparire
tutto quanto è nato, sprofondandolo in un supremo tramonto.

Sublime, intanto, siede il creatore,
e, governando, piega il corso dell’universo;
re e signore, fonte e origine,
legge e arbitro sapiente della giustizia,
e quegli elementi che, con il moto, spinge ad andare,
ritraendoli a sé, li arresta, e fissa quelli vaganti;

se, infatti, volgendo indietro i dritti corsi,
non li costringesse di nuovo in spire circolari,
quegli elementi che ora l’ordine stabile tiene insieme,
separati dalla loro fonte, si dissolverebbero.

Questo è l’amore comune a tutti quanti gli esseri:
essi desiderano essere regolati da un fine di bene,
perché non potrebbero durare altrimenti,
se, inirizzando l’amore loro al punto di partenza,
non ritornassero alla causa che ha dato loro l’essere.

(Severino Boezio – La Consolazione della filosofia – Libro IV, capitolo VI)

 

  • eccelso Iddio: propriamente sarebbe eccelso Tonante, inteso Giove Tonante
  • Diana: divinità lunare
  • Orsa: costellazione dell’Orsa Maggiore, che non tramonta mai
  • Vespero e Lucifero: due denominazioni del pianeta Venere

Boezio in prigione, miniatura, 1385

Prima considerazione

E’ giusto intervenire, deliberatamente, per aiutare un amico, liberarlo da un’accusa infamante, esporsi a propria volta ad un’accusa di lesa maestà e quindi essere condannato a morte?
Perché questo fece Severino Boezio: aiutò un amico in difficoltà, alla corte di Re Teodorico, nel VI Secolo, e perciò venne condannato a morte.
Ma lo fece in rispetto di un ideale di giustizia che trascende le opinioni individuali e si ascrive in un contesto ideale universale.
Quello stesso contesto universale che regola e coordina il corso delle cose e del cosmo tutto, in una perfetta armonia.
Quello stesso contesto in cui

“siede il creatore, e governando, piega il corso dell’universo”.

Boezio insegna agli studenti

La morale cristiana risponde che, sì, è giusto aiutare i bisognosi, anche se questo può significare essere sottoposti al martirio.
E martirio fu, in termini cristiani, la sorte di Severino Boezio.

L’alternativa sarebbe stata quella di stare zitti, chiudersi in casa, aspettare tempi migliori.

Questo, Boezio non lo fece. Sarebbe stato un agire da vigliacco.
Ma probabilmente, la sua vita sarebbe stata salva, la sua famiglia non avrebbe sofferto la morte del padre e le accuse d’infamia, e lui avrebbe raggiunto la vecchiaia in pace e serenità.

 

A volte, anzi spesso, penso io, comunque si decida di agire, si ottiene sempre un pessimo risultato.

 

Seconda considerazione

Cosa pensa un individuo condannato a morte, ingiustamente, per un’accusa falsa e tendenziosa, come quella incorsa a Severino Boezio?

Boezio raffigurato col proprio suocero, Quinto Aurelio Memmio Simmaco, nobile e letterato romano.

Forse inveisce contro tutto e contro tutti.
Forse rinuncia a credere ad una armonia del cosmo.
Forse pensa di essere stato abbandonato: dagli amici, dai parenti, dal creatore.

Forse invece, accoglie nel proprio seno un messaggio di speranza.
Forse ascolta la voce che è venuta a consolarlo e che risiede nel profondo della sua anima.
Forse si dispone a ragionare assieme a quella stessa voce, in armonia con se stesso e con il cosmo.

Appunto questo fece Severino Boezio: si pose in ascolto della voce che era venuta a consolarlo.

 

Considerazione finale

“La Consolazione della Filosofia” è l’opera che Severino Boezio ci ha lasciato.
Fu scritta in carcere, in attesa che la condanna a morte venisse eseguita.
Per tutto il Medioevo quest’opera venne considerata come un manuale di comportamento etico.

Allora come oggi, essa è considerata una consolazione per tutti coloro che soffrono in silenzio le vicissitudini della vita e si chiedono perché tali sofferenze devono capitare proprio a loro.

 

Bibliografia e suggerimenti

 

Antico Egitto: Il Canto dell’Arpista

La fragilita’ della condizione umana

Nell’Antico Egitto, la risposta normale alla paura della morte e’ la cura per la propria sepoltura e ogni precauzione magica.

Il re Antef II

La contropartita psicologica di questa paura e’ l’impulso a godere la vita, pur nel rispetto dell’equilibrio e della misura nell’usufruire dei propri beni.

 

“Segui il tuo cuore, fintanto che vivi!”,

 

esclama il re Antef II nel Canto dell’arpista. La vita e’ un soffio, sembra dire, la vecchiaia e’ dietro l’angolo, e la morte non risparmia nessuno.

Ma leggiamo “Il Canto dell’Arpista”.

Di questo ho fatto anche una riduzione video (in apertura di articolo) dove ho cercato di cogliere la struggente malinconia suscitata dalle parole del canto.

Nel video, il suono dell’arpa si associa alle immagini del vento che scuote gli steli d’erba e i fiori.
La malinconia della pioggia sulle foglie sembra accompagnare il percorso del sole che tramonta.

 

Il canto dell’arpista nella tomba del re Antef

La stele del Canto dell'Arpista

È il testamento di quel buon sovrano, dal felice destino:

 

Periscono le generazioni e passano,
altre stanno al loro posto,
dal tempo degli antenati:

i re che esistettero un tempo
riposano nelle loro piramidi,

son seppelliti nelle loro tombe
i nobili ed i glorificati egualmente.

Quelli che han costruito edifici,
di cui le sedi più non esistono,

cosa è avvenuto di loro?

Ho udito le parole
di Imhotep e di Hergedef,
che moltissimi sono citati nei loro detti:

che sono divenute
le loro sedi?

 

I muri sono caduti
le loro sedi non ci son più,
come se mai fossero esistite.

Nessuno viene di là,
che ci dica la loro condizione,
che riferisca i loro bisogni,
che tranquillizzi il nostro cuore,

finché giungiamo a quel luogo
dove sono andati essi.

 

Rallegra il tuo cuore:
ti è salutare l’oblio.

Segui il tuo cuore
fintanto che vivi!

 

Metti mirra sul tuo capo,
vestiti di lino fine,
profumato di vere meraviglie
che fan parte dell’offerta divina.

 

Aumenta la tua felicità,
che non languisca il tuo cuore.

 

Segui il tuo cuore e la tua felicità,
compi il tuo destino sulla terra.

 

Non affannare il tuo cuore,
finché venga per te quel giorno della lamentazione.

 

Ma non ode la loro lamentazione
colui che ha il cuore stanco:

i loro pianti,
non salvano nessuno dalla tomba.

 

Pensaci,
passa un giorno felice
e non te ne stancare.

 

Vedi, non c’è chi porta con sé i propri beni,

vedi, non torna chi se ne è andato.

 

In balìa del vento

La vita e’ fragile infatti, come steli in balia del vento. Tramonta il sole e scompare, aggiungo io, cosi’ come tramonta la vita di ogni essere vivente sulla terra.

 

“Non si stanchi il tuo cuore di bere e di mangiare, di essere ebbro e di amare!”,

 

esclama la donna Taimhotep a chi e’ rimasto in vita.

Taimhotep e’ quella a destra, nell’immagine qui sotto, con le mani alzate in atto di preghiera.

Questi personaggi, che pur devono esser stati potenti in vita, abituati ad ogni genere di agiatezza e di lusso, si struggono di infinita malinconia e nostalgia, una volta giunti al capolinea, mostrando evidente tutta la fragilita’ e precarieta’ della condizione umana sulla terra.

 

Lamento della donna Taimhotep

moglie del sommo sacerdote di Ptah, Pasherienptah

Round-topped limestone stela of Tjaiemhotep

O fratello, o mio sposo, amico mio!
Non si stanchi il tuo cuore di bere e di mangiare, di essere ebbro e di amare!

Passa un giorno felice, segui il tuo cuore di notte e di giorno,
non affannare il tuo cuore!

Che cosa sono gli anni che non si passano sulla terra?

L’Occidente e’ il paese del sonno, un’oscurita’ profonda,
la dimora di quelli che sono laggiu’, e la cui occupazione e’ dormire;

non si svegliano per vedere i loro fratelli,
non possono vedere ne’ il loro padre ne’ la loro madre,
i loro cuori dimenticano la moglie e i figli.

L’acqua della vita, che nutre ogni vivente,
e’ sete per me: giova soltanto a chi e’ sulla terra.

Ho sete, benche’ abbia l’acqua a portata di mano.
Non so dove mi trovo, da quando sono giunta in questa valle […]

Pe quanto riguarda la morte, il suo nome e’ “Vieni!”, tutti coloro che chiama a se’,
essi subito vanno da lei,
benche’ davanti a lei rabbrividisca di paura il loro cuore.

Nessuno la vede, degli uomini o degli dei,
gli anziani sono in sua mano come i giovani,

nessuno puo’ tenere lontano il suo cenno da tutti coloro che ama:
ruba il figliolino a sua madre piu’ volentieri del vecchio che le fa la corte.

Ognuno che e’ in pena la prega, ma lei non volge loro la faccia:
non viene da chi la implora, non ascolta colui che la loda,
non si cura di chi le si offre

 

La condizione umana nella Bibbia

Salomone in un dipinto di Gustave Doré.

Ebbene si’, la vita e’ un soffio, e non fai in tempo a voltarti indietro per guardare il cammino percorso, che gia’ la morte ti reclama.

Percio’, cogli l’attimo, godi la vita finche’ puoi, perche’ una volta passata, non c’e’ piu’ ritorno.

E nessuno e’ mai tornato indietro, ne’ si e’ portato con se’ i propri beni.

 

Il tema, del godere la vita nell’attimo in cui si coglie, e le parole espresse nel canto dell’arpista, ricorrono con frequenza nella letteratura antica, e attraversano trasversalmente le culture e le civilta’.

Ecco infatti come si esprime Salomone nel vai libro di Qoelet, nella Bibbia:

 

Una generazione va, una generazione viene,
ma la terra resta sempre la stessa…

Non resta piu’ ricordo degli antichi,…

Non c’e’ di meglio per l’uomo che mangiare e bere e godersela nelle sue fatiche…

Sta’ lieto o giovane, nella tua giovinezza,
e si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventu’.

Segui pure le vie del tuo cuore
e i desideri dei tuoi occhi…

Dolce e’ la luce,
e agli occhi piace vedere il sole.

Anche se vive l’uomo per molti anni,
se li goda tutti

e pensi ai giorni tenebrosi, che saranno molti,
tutto cio’ che accade e’ vanita’.

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Considerazioni finali

Cerchiamo di vivere al meglio ogni attimo della nostra vita, dico io, e non manchi mai la speranza che non tutto e’ perduto, Fanciullo con laminetta orfica al collo una volta giunti la’ dove nessuno e’ mai tornato indietro.

 

Chissa’ non sia vero invece, che nessuno e’ mai tornato indietro perche’ “nuovi cieli e nuova terra” lo hanno definitivamente accolto nel proprio seno, per sempre.

 

Vengo pura fra i puri…

 

Accoglimi, dichiara l’anima del trapassato, al cospetto di Persefone, nelle vai laminette orfiche della tradizione religiosa dell’Antica Grecia.

 

Lao Tzu – Tao Te Ching

Lao Tzu – Tao Te Ching

Il “Tao” del “non agire”

Statua in pietra di Laozi

La versione audio del Tao Te Ching, è recitata da Silvia Cecchini, e da me corredata di sottofondo musicale.

Si può scaricare facendo click qui:Audiolibro: Tao Te Ching zip. Licenza Creative Commons 4.0

 

Note generali

Laozi (老子T, LǎozǐP), trascritto anche Lao Tzu, Lao Tse, Lao Tze o Lao Tzi, è stato un filosofo e scrittore cinese antico del VI secolo a.C., presunto autore del Tao Te Ching e fondatore del taoismo.

Nel I secolo d.C divenne la principale divinità del pantheon taoista.

Laozi è tradizionalmente ritenuto l’autore del Tao Te Ching, saggio composto di poco più di cinquemila parole, Lao Tzu contenente i punti cardine della sua dottrina e strutturato in brevi aforismi, non collegati fra loro in maniera struttrata.

L’opera pertanto non vuole essere l’esposizione di una dottrina, ma più semplicemente vuole suggerire una serie di impressioni, di stili di vita, di strutture di pensiero, per giungere a indicare una via, un cammino.

Quanto sopra appena detto è tanto vero che il concetto fondamentale del Tao Te Ching, e dell’intero taoismo, è il wu wei, un termine che in italiano può essere tradotto letteralmente come «non agire», «non sforzarsi» o anche, «agire spontaneamente» o «vivi il momento».

Ribadito come norma suprema del comportamento individuale e collettivo, il wu wei tuttavia non invita alla passività, ebbene esige un’attenzione costante al mondo circostante, così da non interferire con il fluire spontaneo degli eventi naturali.

Seguendo l’esempio di altri trattatisti cinesi, Laozi per spiegare le proprie idee e concezioni fa ampio ricorso a paradossi, analogie, ripetizioni, simmetrie, rime, e costruzioni ritmiche.

Non a caso, l’intera opera può essere interpretata come una complessa analogia, dove il riferimento al monarca allude all’Io, e il riferimento ai cittadini dell’Impero allude alle sensazioni e ai desideri sperimentati dal corpo.

Interpretazione del primo aforisma

Da un punto di vista filosofico, il Tao Te Ching si apre con un aforisma: “Delinea il Tao” che ribadisce l’impossibiltà per l’essere umano di conoscere razionalmente il Tao. Delinea il Tao Esso appare come un’entità al di là del cosmo, metafisica, da cogliere solo con l’intelletto.

Pertanto il Tao non ha nome, e solo convenzionalmente gli esseri umani lo definiscono Tao.

Esso e’ tuttavia il principio generatore, dispensatore e coordinatore del Cielo e della Terra, cioe’ del Cosmo visibile; e quando il Tao assume lo stato di realta’ materiale e conoscibile, prende il termine di Madre delle diecimila creature, cioe’ di Madre generatrice della molteplicità materiale.

La Madre delle diecimila creature pertanto, si contrappone, come realta’ materiale molteplice, al Tao, principio immateriale, unico e inconoscibile; e tuttavia generatore della molteplicità cosmica.

Interpretazione del secondo aforisma

Nel secondo aforisma: “Nutrire la persona” i pricìpi del cosmo materiale sono definiti da entità contrapposte: bello, brutto, bene, male, essere e non-essere.

La contrapposizione tuttavia si configura come una armonia, e non come un lotta o un conflitto. Il cosmo è una armonia autoregolata dal Tao.

In generale, l’armonia degli opposti essere e non-essere viene brillantemente spiegata nell’aforisma che porta l’esempio del vaso, dove l’essere costituisce la forma materiale del vaso stesso, mentre il non-essere è il vuoto contenuto nel vaso, e ne costituisce l’utilità. Infatti l’importante non è il vaso, ma ciò che esso contiene.

Lao TzuCompito dell’essere umano, cioè del saggio (qui definito come: il Santo), è quello di cogliere il fluire del cosmo senza interferire con azioni razionali, pensate e pianificate nei minimi particolari come se si dovesse costruire un edificio.

L’edificio della vita deve seguire un corso “spontaneo”, adattarsi agli eventi senza forzarne la conclusione. Pertanto deve seguire il principio del “wu wei”, cioè il “non agire”, adattarsi alla maniera dell’acqua che si riversa al suolo, riempie gli anfratti e segue la pendenza.

Una volta compiuta l’opera, il saggio deve ritrarsi e lasciar scorrere gli eventi.

Continuare ad agire comporterebbe una perdita del risultato raggiunto; sarebbe una sottrazione piuttosto che un arricchimento.

Anche nel nostro agire comune spesso osserviamo la norma del “non agire”.

Quando, trovandoci a dover affrontare situazioni in cui agire in un modo o nell’altro, comunque non si ottiene un risultato soddisfacente; allora ci si pone la domanda: “Cosa devo fare?”.

E la risposta quasi sempre è: Lascia stare, aspetta, non agire.

Considerazioni sparse

Sono interessanti gli aforismi che affrontano il problema della guerra.

In essi si ribadisce comunque la necessità di possedere un esercito, come deterrente contro le sopraffazioni da parte del nemico.

Ma la guerra di conquista è sempre sbagliata e nociva, e al regnante che in tal modo ottiene una vittoria in battaglia, spetta comunque il posto d’onore per la cerimonia funebre dei caduti in guerra.

In conclusione, la filosofia del Tao, del “non agire”, del cogliere l’attimo e lasciarsi trasportare dalla corrente, fiduciosi che comunque l’armonia del cosmo ha una sua ragione recondita; questa filosofia, dicevo, o per meglio dire: questo stile di vita, costituisce una interessante alternativa alla pianificazione minuziosa della nostra vita di tutti i giorni, con le sue ansie, le sue preoccupazioni, le sue nevrosi.

Chissà che un pò più di lasciar stare, lasciar perdere, non agire, non possa a volte essere la soluzione migliore rispetto ad un estenuante affannarsi, perdere la pazienza e infine soccombere sotto il peso degli eventi.

 

Aforismi

1 – Delinea il Tao

Il Tao che può essere detto non è l’eterno Tao,
il nome che può essere nominato non è l’eterno nome.

Senza nome è il principio del Cielo e della Terra
quando ha nome è la madre delle diecimila creature.

Perciò chi non ha mai desideri ne contempla l’arcano,
chi sempre desidera ne contempla il termine.

Quei due hanno la stessa estrazione anche se diverso nome
ed insieme sono detti mistero.

Mistero del mistero, porta di tutti gli arcani.

Tao

2 – Nutrire la persona

Sotto il cielo tutti sanno che il bello è bello,
di quì il brutto,

sanno che il bene è bene,
di quì il male.

E’ così che essere e non-essere si danno nascita fra loro,
facile e difficile si danno compimento fra loro,

lungo e corto si danno misura fra loro,
alto e basso si fanno dislivello fra loro,

tono e nota si danno armonia fra loro,
prima e dopo si fanno seguito fra loro.

Per questo il santo permane nel mestiere del non agire
e attua l’insegnamento non detto.

Le diecimila creature sorgono ed egli non le rifiuta
le fa vivere ma non le considera come sue,
opera ma nulla si aspetta.

Compiuta l’opera egli non rimane
e proprio perché non rimane non gli vien tolto.

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Riferimenti

 

 

 

 

John Milton – Il Paradiso Perduto

Poema epico ambientato e musicato in simil guisa dei cantori omerici

John Milton – Il Paradiso Perduto

Traduzione di Lazzaro Papi – Versione a cura di Mirco Cortesi

Licenza Creative Commons 2.5 – http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/

Premessa

Lazzaro Papi, che nel 1700 ha curato la traduzione in italiano, dichiarava nella premessa che l’ambiente culturale italiano aveva prestato poca attenzione a questo grande poema epico.Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre E’ mia convinzione che anche oggi la situazione non sia cambiata molto. Se cosi’ non e’, sono felice d’essermi sbagliato.

Al primo approccio l’argomento sembra obsoleto: Il Paradiso Terrestre, la coppia primigenia. Ammetto d’aver avuto un moto di nausea e repulsione, sfogliando le prime pagine: “E’ la solita storiellina ….e Adamo, …ed Eva, …e la coppia felice…”. Sara’ perche’ tutti noi siamo cresciuti con le lezioni di catechismo che fin da bambini ci sono state infilate nella testa. Mi ricordo, i primi anni delle scuole elementari, i pomeriggi passati nel locale istituto di suore dove per mesi ci preparavano alla Prima Comunione e alla Cresima. Oggi queste istruzioni vengono inculcate con meno insistenza, tuttavia la Bibbia e i suoi scritti continuano a permeare la vita e il costume di tutti noi, e della nostra societa’. Meno male, bisogna dire, che’ la religione si propone come baluardo morale e regole di convivenza civile; oggi in cui gli individui sembrano avere smarrito quegli ideali che sono stati alla base dell’odierna societa’: le lotte politiche dei secoli XIX e XX, i diritti e doveri del cittadino.

Questo poema vuol essere tuttavia qualcosa di piu’ di una vicenda narrata e una esaltazione del pio spirito religioso. Gli angeli ribelli conficcati a testa in giu' nell'InfernoEsso, oltreche’ un insegnamento morale, e’ una mirabile introspezione psicologica all’interno dell’anima, dentro ognuno di noi, dove nascondiamo i vizi e evidenziamo le virtu’. E cosi’ sia. Tale e’ l’essere umano: un intreccio di sentimenti contrastanti. Procedendo nella lettura del poema, ci si scopre coinvolti insieme a Satana a ragionare sulla vendetta; sul rancore per il disonore a causa della sconfitta subita in battaglia, in quanto angelo ribelle; sulla volonta’ di non sottomettersi e prostrarsi umile di fronte a chi dobbiamo riconoscere purtroppo piu’ forte e potente. Ci si scopre a partecipare agli slanci di saggezza di Adamo e poi ai suoi estremi rimorsi; alle velleitarie vanita’ di Eva e poi alle drastiche soluzioni di por fine alla vita di entrambi per non condannare con loro l’intera umanita’. Tutto in un perfetto intreccio di vizi, sentimenti, pulsioni, invidie, rancori.

La psicologia umana esce dalle pagine del poema e si fa immagine della psicologia universale degli esseri umani. Lo sforzo di lettura, una volta superate le difficolta’ di un linguaggio piuttosto arcaico e inusuale, viene ampiamente compensato dal disvelarsi di personaggi universalmente validi.Belzebu' amico e compagno d'armi di Satana Nella versione audio da me curata, ho provveduto a rendere il linguaggio piu’ moderno e piacevole, semplicemente sistemando la costruzione delle frasi. Il risultato e’ stato di notevole efficacia.

Il poema e’ estremamente lirico. Si presta ad essere recitato, in un’opera che intrecci suoni, musica e parole, come ai tempi di Omero. Le parti di azione sono poco estese, ampio spazio e’ dedicato all’introspezione. Ho colto l’occasione, e in abbondanza ho sfruttato l’opportunita’, di inserire ampi spazi musicali e lirici. La musica e’ infatti la migliore risposta per accompagnare e commentare i torbidi tormenti dell’anima e gli slanci sentimentali. Con l’aiuto della musica ho eliminato un altro dei pericoli di un’opera recitata: la noia di ascoltarla. Il risultato e’ stato di notevole efficacia.

Ho cercato di evidenziare ed estendere la caratteristica peculiare del poema: superare le barriere del tempo e farsi espressione della nostra, universale, imperfetta, umana umanita’.

Devo rendere merito a John Milton se tutto cio’ mi e’ stato reso possibile.

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Struttura del poema

Il poema si compone di tre grandi fasi:

  1. Gli angeli ribelli si riorganizzano e costruiscono una grande reggia nell’Inferno
    • analisi e discussione delle possibilita’ di riscatto e vendetta
    • partenza di Satana alla ricerca del Paradiso Terrestre dove deve attuare i suoi piani di distruzione
  2. Dio manda l’Arcangelo Raffaele ad istruire la coppia primigenia
    • l’Arcangelo racconta le vicende avvenute prima della nascita di Adamo e la battaglia fra angeli e demoni
    • l’Arcangelo racconta come e’ stato creato l’Universo da parte del Figlio di Dio
    • Adamo racconta le vicende del Paradiso da quando ha preso coscienza di se’ fino all’arrivo dell’Arcangelo
  3. Satana attua il progetto di indurre in tentazione Eva
    • Eva cede alla tentazione e mangia il frutto. Adamo si lascia convincere da Eva e mangia a sua volta il frutto
    • Effetti immediati sulla coppia: perduta innocenza, lussuria sfrenata, vergogna, disprezzo, accuse reciproche
    • L’Onnipotente incarica il Figlio di mettere in atto le misure di condanna
    • Il Figlio reclama su di se’, e ottiene, il permesso di redimere il genere umano attraverso il suo personale Sacrificio
    • Dio manda l’Arcangelo Michele a istruire Adamo ed Eva prima della cacciata dal Paradiso
    • La coppia viene scacciata. Termina la storia mitica e ha inizio la storia umana

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L'Inferno e il percorso di Satana

Particolarita’

  • Particolarmente toccanti le pagine iniziali del Libro Terzo e Libro Settimo, dove si accenna alla cecita’ fisica dell’autore. Cecita’ che ha illuminato e rinvigorito la sua fede religiosa.
  • Come si puo’ rendere la presenza di Dio con il solo strumento audio? Dio e’ pioggia, e’ gocce d’acqua che si infrangono sul terreno, e’ vento che muove le foglie, e’ acqua che scorre in ameni ruscelli.
  • Satana e’ astuto, intelligente, consapevole dei suoi difetti. Non ha rimorsi per i suoi vizi, anzi essi sono motivo di orgoglio.
  • Di cosa si occupano gli angeli ribelli, condannati li’ nell’Inferno? Le mie considerazioni nel Libro Secondo.
  • Cosa fanno Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre? Le mie considerazioni nel Libro Quarto.
  • Adamo e’ saggio. Consapevole dei suoi limiti, spesso fa’ da mediatore riconducendo Eva a decisioni ragionevoli
  • Eva non trova perdono nel poema di John Milton. Ella, dal punto di vista umano, e’ colei che ha condotto l’umanita’ alla rovina. Ma dal punto di vista divino, e’ anche colei che schiaccera’ simbolicamente la testa del serpente, nelle vesti di Maria Vergine Madre di Dio.
  • La Creazione viene fatta dal Figlio (Libro Settimo), non viene fatta dal Padre. Nel Vecchio Testamento invece e’ Dio stesso che crea il Mondo.
  • I mondi dei vivi e dei morti sono comunicanti. Morte e Colpa costruiscono un ponte fra l’Inferno e la Terra. Le porte dell’Inferno rimangono aperte. Libro Secondo, Libro Decimo.
  • Fra l’Inferno e la Terra c’e’ il regno del Caos (Libro Secondo), simbolicamente il luogo dell’eterno disordine. Anche di questo non c’e’ traccia nella Bibbia.
  • I mondi costruiti da Dio sono piu’ di uno. Li scorge Satana prima di giungere al Paradiso Terrestre.

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Libro Primo

Il poema si apre con una panoramica d’insieme su un luogo oscuro, dove la luce non filtra e dove laghi avvelenati si alternano a territori infuocati e martoriati da tempeste di tizzoni ardenti. Satana osserva l'Inferno. La sua nuova dimora.E’ l’Inferno, la sede dove sono stati cacciati gli angeli ribelli dopo che, avendo osato sfidare l’Onnipotente in aperta guerra, sono stati sconfitti e conficcati a testa in giu’ in questo luogo di tormenti senza fine.

Un essere pero’ si muove e si risveglia dal torpore dopo la terribile caduta: e’ Satana, il Principe che ha guidato gli eserciti ribelli durante la sfida e che ora condivide la triste sorte assieme agli altri. Satana si rigira, si guarda intorno e comincia a scorgere i suoi compagni di sventura. Accanto a lui scorge Belzebu’, fedele compagno d’armi.

Insieme si chiedono cosa sia meglio fare dopo questa umiliante sconfitta, e poiche’ sono esseri immortali nonostante tutto, e anche principi, nonostante il luogo in cui si trovano; decidono di risvegliare tutti gli altri che giacciono sparsi nelle terre d’intorno e condurli verso la collina che si intravede la’ poco lontano, dove avrebbero innalzato una nuova reggia e avrebbero deciso quali azioni intraprendere nei successivi periodi.

Subito come per incanto, la reggia si innalza, splendida, ornata d’oro e di cristalli, illuminata fulgidamente, e entro le enormi porte diamantine entra il corteggio di angeli e principi e si inizia l’infernale consesso. Di cosa abbonda la terra d’Inferno? Diamanti, oro, pietre preziose.

La reggia viene eretta in pochissimo tempo e senza fatica ornata di lussuosissimi gioielli.

Ma ascoltiamo l’inizio del poema: ascolta

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Libro Secondo

La reggia infernale ha qualcosa di magico e soprannaturale perche’, nonostante continuino ad entrarvi angeli, guerrieri e principi, le sale non sono mai colme.

Satana si alza per parlare. Tutti si raccolgono in muto silenzio, ansiosi di ascoltare il loro capo.Pandemonium. La Reggia Infernale Il discorso di Satana e’ una carrellata sulle recenti vicissitudini e una richiesta di consigli su come affrontare la nuova situazione.

Si alza quindi Moloch, uno dei piu’ famigerati fra i principi del consesso infernale, e propone di riorganizzare le truppe e prepararsi a muovere aperta guerra all’Onnipotente, usurpargli il trono e riconquistare la perduta potenza e liberta’. Tutti applaudono.

Si alza quindi Belial, un principe scaltro, infido e moralmente basso. Egli fa’ notare che in fondo qui si sta bene, basta organizzarsi e costruire a poco a poco un ambiente confortevole senza bisogno di importunare il Vincitore con vendette che potrebbero farli rischiare di essere cacciati ancora piu’ in basso dentro la terra d’Inferno. Bisogna ammettere che le armi del vincitore sono insuperabili, infatti, nonostante anche a loro non manchino astuzia e scienza tecnologica. Conviene assoggettarsi, e fare buon viso a cattivo gioco, sottomettersi e aspettare tempi migliori. Belial si siede, fra mormorii di consenso.

Si alza quindi Belzebu’, uno dei piu’ importanti principi d’Inferno. Egli fa notare che sarebbe meglio cercare di scoprire cosa sta architettando l’Onnipotente con quella strana razza di individui che ha appena creato e posto in un non ben precisato ameno territorio colmo di delizie e confortevole. Varrebbe la pena di andare a indagare se veramente il posto vale le parole di cui si sente continuamente mormorare la’ nell’empireo. Se i suoi abitatori si dimostrassero imbelli e ingenui, si potrebbe anche tentare di usurpare loro il territorio e insediare la’ l’Inferno. Oppure si potrebbe cercare di rendere quella razza odiosa e invisa all’Onnipotente, convincendo gli appartenenti a commettere azioni riprovevoli, facendo si’ che lo stesso Onnipotente alfine li distrugga, con il vantaggio che ancora una volta loro, principi d’Inferno, potrebbero poi abbandonare il luogo attuale e insediarsi la’.Morte e Colpa a guardia delle Porte d'Inferno Se tutto cio’ non dovesse riuscire, comunque si puo’ sempre stabilire un ponte fra l’Inferno e quel tanto citato Paradiso e trasformare tutto in un unico e orribile Inferno, tanto per continuare a dimostrare il loro odio e disprezzo per tutto cio’ che aggrada all’Onnipotente, traendo gioia dalla sofferenza altrui. Il discosrso di Belzebu’ suscita un coro di acclamazioni. La proposta e’ accettata con consenso generale.

Ma chi andra’ in esplorazione? Tutti allora si zittiscono e mostrano la natura del loro animo gretto e meschino, rifiutando il rischio.

Si offre quindi Satana di andare a cercare quel novello mondo di delizie, tanto caro all’odiato Vincitore Onnipossente. L’impresa e’ ardua. Egli dovra’ superare le porte d’Inferno, varcare il Caos e la Notte, per poi avvicinarsi a quel cosiddetto Paradiso Terrestre e la’ non farsi scorgere dagli angeli posti a guardia dello stesso. Stabilito quindi il da farsi, l’assemblea si scioglie e ognuno va ad occuparsi di cio’ che maggiormente rispecchia le sue caratteristiche e aspirazioni.

Di cosa si occupano gli angeli ribelli, condannati li’ nell’Inferno? C’e’ chi si dedica alla vita militare e inizia a prepararsi alla guerra, con marce, adunanze, trombe, vessilli da erigere e portare in trionfo, nuove armi da sperimentare, strumenti di distruzione sempre piu’ subdoli e tremendi, da provare e di cui compiacersi. Altri invece si dedicano mollemente al canto e alla poesia sentimentale. Accompagnandosi al suono della cetra, imitano in cio’ il mito di Orfeo, dal canto irresistibile e dalle pigre abitudini. Altri pero’ s’ingegnano in vuoti ragionamenti filosofici e discutono vanamente delle origini e del fine della Creazione.

I discorsi dei Principi in sede d’assemblea sono una carrellata sui vizi degli uomini, vizi che si possono riassumere in parole come: egoismo, ipocrisia, vanagloria, tradimento, lassismo, opportunismo. E’ un tema caro all’autore Milton, quello di illustrare le occupazioni dei rappresentanti d’Inferno quale specchio su cui riflettere i vizi degli uomini, la’ dove le occupazioni cui sono dediti, egli dice, sono fini a se’ stesse e non rivolte a celebrare la benevolenza dell’Onnipotente e la sua infinita gratuita generosita’.

Satana, Colpa e Morte

Satana dunque parte immediatamente verso i confini dell’Inferno. La’ giunto, trova le porte sbarrate da due individui mostruosi: Colpa e Morte.

  • Colpa ha volto di donna ma ventre di serpente; nasconde fra le spire due animali di aspetto canino che continuamente divorano le sue viscere e continuamente le stesse si riformano dandole un perenne stato di sofferenza.
  • Morte invece divora e strazia tutte le anime che giungono a lei, in un carosello continuo di dolore e patimenti.
Per nulla intimorito da queste presenze soprannaturali, Satana intima loro di scostarsi e lasciarlo passare. Ma Colpa riconosce in Satana suo padre, essendo lei nata un giorno dalla testa di lui. In seguito, lei sarebbe poi stata sedotta da Satana stesso. Dai suoi amplessi sforzati e laidi sarebbero nati i due cani che le straziano il ventre e nel suo ventre si nascondono ogni volta. Ma neppure questo racconto riesce a meravigliare Satana, che subito ne approfitta per chiederle di aprirgli le porte, visto che e’ anche suo parente, legata com’e’ a lui da vincolo di affetto.

Le porte d’Inferno vengono quindi spalancate, ma non si riserrano. Al di la’ e’ il Regno del Caos. Morte inizia la costruzione di un ponte, una via che congiungera’ l’Inferno con gli altri mondi, oltrepassqando il Regno del Caos, dando alle creature infernali la possibilita’ di defluire indisturbate fin sulla Terra.

Satana attraversa il Regno del Caos volando con le sue proprie ali gigantesche.Satana vaga nel Caos In basso si profila un mare di lava incandescente, di fumo, di tempesta. L’attraversamento e’ arduo, ma alla fine si stagliano i confini anche di quel mondo e, al di la’, una serie di universi e una miriade di mondi appesi al tetto del cosmo, dove sicuramente si cela anche il Paradiso con la coppia tanto amata dall’Onnipotente. La’ si dirige Satana, quindi, intenzionato a distruggere, con le sue arti malefiche, o con l’inganno o con la forza, quel paradiso di delizie.

Ma i Signori del Caos stanno a guardia delle porte ed egli deve affrontarli. Il problema si rivela di facile impegno per Satana. E’ sufficiente che Egli prometta un qualche vantaggio, dalla conquista del novello mondo, che questi si fanno subito da parte e lo lasciano passare. I mondi che si presentano ora agli occhi di Satana sono tanti e variegati, splendidi sotto la calotta dell’Universo, addirittura sconosciuti alle creature infernali; ma lui li supera tutti e si dirige di buon volo verso la Terra.

A questo punto e’ necessaria una osservazione. Tale desrizione dell’Universo, costituito da una infinita’ di mondi, viene appena accennata e non si aggiunge nullaltro. Tanto basta pero’ a lasciar supporre che Milton non ritenesse la Terra l’unica creazione nell’Universo di Dio.

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Libro Terzo

L’uscita di Satana dalle oscure dimore infernali, regno della buia notte, da’ occasione all’autore di accennare alla sua propria cecita’.John Milton Sono pagine di alto, sublime, commovente lirismo poetico. Egli paragona l’eterna notte dei luoghi infernali con l’oscurita’ di folte e impenetrabili nubi che gli offrono i suoi occhi, e cio’ lo fa sul momento rattristare. Negato infatti e’ a lui di vedere il sole, gli astri, la Terra con le sue foreste e gli animali tutti. Ma negato gli e’ soprattutto vedere il volto dell’uomo, immagine di Dio. Ma non per questo egli cade in tetro avvilimento. Questa sua cecita’ e’ infatti la via per scorgere la splendente luce di Dio che gli infonde speranza e volonta’ di vivere. Chi non soffre di questa terribile malattia della cecita’, non riesce a immaginare quanto straziante debba essere avere davanti agli occhi una perenne oscurita’. Le parole di John Milton, cosi’ eleganti, cosi’ commoventi e poetiche, riescono a darne solo un vago significato; eppure fanno capire quanto grande sia quel pur piccolo dono della vista che comunemente ci e’ stato elargito. Insieme con esso, anche il dono della vita, in tutte le sue forme, appare ancora piu’ immenso e sublime.

Satana dunque si aggira per il firmamento stellato, meravigliato da tanta bellezza, e dall’alto, Dio lo segue con lo sguardo e si adombra.

Dio sa che quello Spirito e’ ostinatamente intenzionato a corrompere l’uomo, ma sa anche che Egli l’uomo lo ha fatto libero. Se Satana riuscira’ nel suo intento, non e’ sua la colpa, ma solo dell’Uomo.

Il Figlio, che siede alla sua destra, lo ascolta in silenzio, ma quando Dio termina di sfogare le sue preoccupazioni,Satana si tuffa nel fiume Stige si offre di salvare lui stesso l’Uomo dalla dannazione eterna, sacrificandosi temporaneamente, facendosi uomo per morire al pari di lui, ma dando con cio’ la dimostrazione dell’immenso amore che nutre per l’umanita’ tutta; cosi’ grande da giungere al proprio sacrificio pur di salvarla.

Ma quello Spirito infernale intanto e’ giunto alle porte del nostro Universo, e di la’ si affaccia a scrutare l’orizzonte, abbagliato dall’immensa luce che di la’ sgorga. Ecco che fra il fulgore scorge una grande porta, e un cherubino li’ accanto, intento ai suoi impegni. Decide pertanto di interrogarlo per farsi illustrare la via che porta all’Eden, la dimora della coppia felice.

Il cherubino e’ l’Angelo Uriele, custode del Sole. Egli, avulso da ogni ipocrisia, non immagina chi si celi sotto quell’aspetto leggiadro con cui Satana si e’ camuffato, pigliando le sembianze di uno degli Angeli che popolano le dimore celesti. Senza indugio Uriele indica la via per giungere all’Eden e laggiu’ si affretta immediatamente Satana, volteggiando e descrivendo nell’aria numerose ruote con le proprie ali.

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Libro Quarto

Satana cammina in direzione del giardino dell’Eden, e intanto si domanda se fosse stato meglio sottomettersi al volere dell’Onnipotente o se piuttosto fosse giusto continuare con la decisione intrapresa di rovinare per invidia e disprezzo quanto di piu’ caro ci sia per l’Onnipotente stesso, cioe’ l’Uomo. La conclusione e’ quantomai scontata: nessuna concessione all’Onnipotente, mai sottomettersi e accettare lo stato di sudditanza, guerra ad oltranza all’odiata creatura umana.

Occorre evidenziare a questo punto la sottile abilita’ dell’autore nel descrivere i pensieri dei propri personaggi. In special modo gli spiriti infernali trovano una caratterizzazione quantomai psicologicamente appropriata. Come ho gia’ avuto modo di esprimere piu’ sopra, essi sono lo specchio dei vizi degli esseri umani: superbia, ipocrisia, opportunismo, servilismo, egoismo.

Ma ecco che si profila finalmente il famoso giardino dell’Eden. Attraverso gli occhi di SatanaAdamo ed Eva nel Paradiso Terrestre anche noi abbiamo la possibilita’ di sbirciare la’ dentro. Ecco la’ quella coppia tanto amata, intenta alle cure del giardino. La curiosita’ a questo punto e’ veramente tanta.

Cosa fanno nel Paradiso Adamo ed Eva? In quali cure sono affaccendati? Beh, se ci si aspettavano cose mai pensate da mente umana, come sarebbe il caso, visto che questo giardino dovrebbe essere tuttaltro rispetto alle normali cure cui siamo dediti noi esseri di questo mondo, si potrebbe rimanere delusi.

La coppia si dedica alla cura della dimora e del giardinetto intorno, come farebbe una qualsiasi coppia di pensionati in buona salute. La’ si da’ una potatina alle rose, qui si prepara una ciotola di cibo per il gatto, si tolgono le erbacce e le foglie secche dal vialetto d’ingresso, si fanno i preparativi per il pranzo e per la cena. Poi si va a dormire felici e innocenti, come fanciulli che si addormentano dopo aver giocato tutto il giorno. Intende Adamo migliorare la propria dimora, magari costruendo un alloggio piu’ confortevole, piu’ duraturo? Ma no, si dedica soltanto alla manutenzione ordinaria. Non c’e’ casa li’, si dorme sotto le stelle. Non c’e’ neppure una dispensa, un frigorifero. Il cibo e’ abbondante e disponibile in ogni dove; basta solo allungare una mano e cogliere quanto si desidera. Di un alloggio con solide mura che diano sicurezza e tranquillita’ poi non c’e’ assolutamente bisogno. Non c’e’ nessun altro li’, tranne loro, e gli animali sono docili e mansueti. Beh, una cosa c’e’ che li minaccia, ed e’ Satana. Ma nella loro innocenza, la coppia primigenia non conosce il significato dell’invidia, dell’egoismo, dell’ipocrisia, del disprezzo, tanto cari e connaturati a Satana.

Ma allora, a cosa si dedicano quei due, oltre alla cura e manutenzione del giardino?Adamo ed Eva ascoltano Dio che parla Beh, alla contemplazione della natura, e con essa, alla riconoscenza e al ringraziamento verso la divinita’ che ha dato loro tutte quelle facilitazioni. E non e’ poco. Voglio dire che sarebbe bello se ognuno di noi potesse dedicarsi quasi esclusivamente al ringraziamento e alla riconoscenza verso la divinita’ senza dover continuamente pensare a sopravvivere. Cio’ e’ degno di un Paradiso. Ma oltre a cio’ mi domando, visto che il nostro autore John Milton e’ un individuo in possesso di notevole creativita’ artistica, se anche ai nostri primi genitori sia stata data la possibilita’ di esprimere la propria creativita’, magari in ossequio e gratitudine verso la divinita’ stessa. Mi sarebbe sembrata una occupazione degna di rispetto, per la quale un posticino nell’Eden l’avrei anche lasciato. Ma non e’ cosi’ per il nostro autore, che infatti confina l’arte fra le attivita’ dei principi d’Inferno, ahime’, visto che a fine assemblea, un gruppo di quegli spiriti infernali si adagia mollemente sul terreno e li’ si dedica a cantare, recitare poesie, scrivere, dissertare. E’ tutta deplorevole vanita’, egli dice, e va condannata. Stando al suo giudizio, allora dovremmo anche condannare la sua opera, il Paradiso Perduto, tanto cara, sia a me che ad altri esseri umani prima e probabilmente anche dopo di me. Su cio’, sulla vanita’ della creazione artistica, mi permetto di esprimere un modesto ed umile disappunto.

Ma tornando all’Eden e facendo un paragone con altri luoghi paradisiaci, ben diverso ad esempio, e’ l’Olimpo degli dei greci, dove, se si escludono i vizietti e peccatucci, indegni di una divinita’, si possono osservare anche strumenti mirabili, magici e portentosi, in possesso degli dei. Anche gli dei nordici sono in possesso di strumenti strabilianti, ma che usano per esercitare il proprio potere anziche’ per elargire benessere. Una scienza volta al miglioramento del creato, alla produzione di benessere, ad alleviare la fatica, anche in ossequio e imitazione della perfetta creazione del mondo da parte della divinita’; una scienza costruttiva insomma, una tale occupazione appunto, io non l’avrei vista male da parte della coppia primigenia. Ma ahime’, anche la scienza e’ condannata da Milton, in quanto strumento di superbia e vanagloria; e l’albero proibito da Dio alla nostra coppia e’ proprio l’albero del sapere e della scienza.

Cosi’, ad Adamo ed Eva non rimane altro che vivere in una beata innocenza, ignari di tutto, facendo nulla, tranne che salutare il Sole la mattina e osservare le stelle la sera, cosa peraltro tuttaltro che risibile e deplorevole.

In verita’ non e’ proprio cosi’ intellettualmente limitata la vita dei nostri due progenitori. A loro e’ affidato il compito di ringraziare Dio per la vita che hanno ricevuto in dono, e questo viene ben chiaramente ribadito da Adamo nel colloquio che amabilmente intrattiene con la sua compagna Eva. Insieme elevano una preghiera di ringraziamento, ed Eva conferma e rinnova il vincolo coniugale cui e’ stata elevata quando Dio stesso l’ha condotta verso Adamo, e quando di lui ella si innamoro’ immediatamente a prima vista.

Milton coglie l’occasione per ribadire la santita’ dell’unione coniugale della prima coppia, esempio e origine di tutte le coppie a venire, il vero e solo legame d’amore che uomo e donna devono perseguire.

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Libro Quinto

La coppia si sveglia alle prime luci del mattino. Adamo trova e osserva Eva, ringraziando Dio d’avergli fatto il dono piu’ bello e prezioso.

Eva quindi si sveglia e dopo aver a sua volta ringraziato Dio d’avergli messo accanto Adamo, quanto di piu’ prezioso lei abbia per infondergli sicurezza e tranquillita’,Eva coglie la mela gli confessa d’aver fatto un sogno che l’ha assai preoccupata. Le sembrava infatti d’essere in riva ad un laghetto e un individuo sconosciuto l’aveva condotta accanto all’albero proibito e poi questa persona ne aveva staccato un pomo e l’aveva gustato, facendoglielo assaggiare a sua volta.

Di questo sogno premonitore ella confessa le sue preoccupazioni ad Adamo che pero’, si affretta a tranquillizzarla, imputando i sogni in genere ad una perdita di lucidita’ della componente razionale dell’individuo quando questi dorme e si riposa. Eva non deve percio’ preoccuparsi di un sogno, se sa che al risveglio, la ragione riprendera’ il sopravvento e nulla potra’ loro succedere di imprevisto.

Dopo averla cosi’ rassicurata, Adamo invita Eva a rendere grazie a Dio creatore con una preghiera. E’ una bella e sublime preghiera mistica, quella che esce dalla bocca di Adamo, piena di esortazioni verso tutte le creature animate e tutti gli elementi della natura, affinche’ si uniscano al suo inno di lode. Acqua, vento, sole luna, animali, piante; tutti devono partecipare di questo inno di ringraziamento verso il Creatore, sommo bene e generosita’ infinita, che con il Suo gratuito amore ha reso loro, coppia primigenia, i piu’ felici e onorati al di sopra tutti gli altri esseri viventi, e ha reso il mondo cosi’ bello e perfetto. Adamo si esprime in questi termini.

Non si puo’ evitare di pensare che le sue parole siano in verita’ quelle di Milton, che esprime per bocca di Adamo tutto il suo amore per quel mondo e quella vita sensibili che, a causa del suo difetto fisico, gli sono in parte negati. Ma ancora una volta, cosi’ come apertamente nel capitolo terzo aveva dichiarato che la mancanza della luce degli occhi gli aveva permesso di scorgere la suprema luce divina; cosi’ ora ribadisce le stesse convinzioni in maniera indiretta, tramite la preghiera di Adamo, che e’ pure la sua preghiera. E’ impensabile immaginare, dice Adamo, quanto sia bella la luce divina, se solo la luce del mondo e’ cosi’ stupenda e meravigliosa. E’ una grande preghiera mistica.

Intanto Dio osserva benignamente quella coppia e incarica l’Arcangelo Raffaele di illustrare loro le meraviglie del creato e nel contempo metterli in guardia su certi movimenti oscuri che si appressano a loro al solo scopo di arrecare danno. L’arcangelo va, e nella mensa apparecchiata da Adamo ed Eva inizia ad illustrare loro quanto vedono, ma viene interrotto da Adamo che e’ ansioso di conoscere come vivono angeli e arcangeli, loro che sono molto piu’ appresso a Dio.

E l’arcangelo racconta. Ma il discorso si focalizza sulla lotta avvenuta all’inizio dei tempi, La battaglia fra angeli e demoniallorche’ un angelo ribelle sottrasse un certo numero di schiere all’Onnipotente al fine di carpirgli lo scettro e il potere. Quell’angelo era Satana. La descrizione della battaglia, i discorsi dei contendenti, sia per sostenere lo spirito combattivo e contrastare l’avvilimento, sia durante i duelli, e’ a dir poco grandiosa, sublime. Le vicende si dipanano via via, espresse in termini aulici che suscitano meraviglia e rispetto nell’ascoltatore, quel sacro rispetto che conviene assumere quando si intuisce che cio’ che si sta raccontando, va oltre la comune capacita’ umana di comprensione, la comprensione cioe’ dei motivi per cui, come dice Milton, “chi tutto puo'”, ha permesso che avvenisse questa lotta titanica fra schiere celesti, combattuta all’inizio dei tempi.

Ma si sa, che fra il sublime e il ridicolo non c’e’ che un passo, e noi, uomini del ventunesimo secolo, non siamo piu’ avvezzi alle sublimi gesta eroiche, e il liguaggio aulico e’ ormai distante dai nostri canoni di conversazione. Cosi’, riducendo in versione audio le sublimi parole del poeta che descrivono la battaglia, non si puo’ evitare di aggiungere un pizzico di ironia e forzare i rumori cruenti e lo schianto delle lame sugli scudi con banali rumori di un’accetta che spacca la legna o di un coltello che squarta un pollo gia’ morto acquistato al supermercato. Anche il grido di dolore di Satana che viene ferito e quindi riportato nella sua tenda dai fedeli compagni, e’ un clamoroso falso, ovviamente. Il sommo poeta Milton non me ne vorra’ per questa irresistibile forzatura. Noi del XXI secolo facciamo fatica a comprendere l’eroismo epico, anche se ne rimaniamo immensamente affascinati.

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Libro Sesto

E’ tutto dedicato alla descrizione del seguito dell’epica battaglia fra angeli e demoni. In un primo momento i demoni hanno il vantaggio e gli angeli sembrano affranti e sgomenti.Cacciata degli angeli ribelli Ma ecco che l’Onnipotente incarica il suo unico Figlio di riportare la vittoria e sbaragliare gli angeli ribelli. Egli usera’ il carro da guerra approntato all’occorrenza, insieme alle sue tremende folgori, e sara’ seguito da un esercito di serafini.

La battaglia ha inizio e i demoni vengono sconfitti, non senza dimostrazioni di straordinaria e meravigliosa potenza sia dall’una che dall’altra parte dei contendenti.

Si apre infine una voragine e l’esercito dei demoni viene risucchiato e scaraventato nel Caos dell’Inferno, loro prossima e ultima dimora. La voragine si chiude.

Gli angeli vincitori, esultanti, celebrano il Trionfo del Figlio con canti e danze. Lo seguono quindi fino alla dimora celeste dove il Figlio si siedera’ alla destra del Padre Onnipotente, cosi’ come e’ scritto nelle Sacre Scritture.

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Libro Settimo

Occorre invocare la Musa dei poeti, dichiara l’autore, perche’ ora ci sara’ una svolta nella vicenda. Ancora una volta Milton coglie l’occasione per fare il paragone fra la cecita’ umana, e in particolare la sua, che e’ pure fisica oltreche’ intellettuale, e la benefica e salvifica luce divina. Cosi’ consolato e fiducioso nella divina provvidenza, Milton si accinge quindi a descrivere cosa avvenne dopo che l’esercito ribelle dei demoni fu sconfitto.

Nel Paradiso Terrestre l’angelo Raffaele riprende a parlare e, sollecitato da Adamo, racconta come avvenne la creazione dell’Universo e della Terra in particolare, e come fu che Dio creo’ l’Uomo, a sua immagine.

Dio chiama il suo Figlio e lo incarica di svolgere il compito della Creazione. Il Figlio si immerge nel Caos,Il Figlio crea l'Universo dal Caos separa gli elementi dalla materia informe, costruisce l’Universo, le stelle, i pianeti. Poi si accinge a creare la Terra, e pone intorno ad essa il Sole e la Luna, affinche’ si generino i giorni e le stagioni. Poi infonde la Vita sugli elementi, e ordina alle Piante e agli animali di popolare la Terra.

Infine crea l’Uomo, e gli da’ una compagna, e li pone li’, sul Paradiso Terrestre, dove ora Adamo ed Eva risiedono. Adamo ed Eva ascoltano rapiti il racconto dell’Angelo, e quando questi ha finito di esporre le vicende, aggiunge che loro due devono comunque stare accorti e vigilare contro chi sta insidiando la loro dimora per odio e invidia nei confronti del Creatore. Ma queste insidie saranno vane se loro continueranno a seguire i consigli che l’Angelo sta ora illustrando e a rendere grazie a Dio Creatore per i doni che ha loro elargito. L’Angelo quindi si acquieta, e attende altre domande dalla coppia, cui dare le dovute e opportune spiegazioni, la’ dove questo gli sia possibile.

E’ necessario fare un’altra parentesi ora, e mettere in evidenza come nel poema di Milton non e’ il Dio Padre a fare l’Universo, bensi’ il Dio Figlio. Cambia nulla? Non so. Certo, poiche’ la Creazione e’ un testo appartenente al Vecchio Testamento, in esso ancora il Figlio non e’ presente, e tutto avviene con un Dio unico; al massimo, coadiuvato da schiere angeliche che fanno piuttosto da messaggeri o spettatori. Ho sempre ritenuto che fosse stato il Dio Padre, il Dio Unico, a creare l’Universo.

Una tale quieta presa di posizione di Milton, la’ dove finora ho sempre notato nel poema un grande rispetto filologico per il testo sacro, mi ha lasciato un po’ sorpreso e incuriosito.

Ma ascoltiamo come Dio creo’ la Terra: ascolta

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Libro Ottavo

Adamo e’ muto e meravigliato dello straordinario racconto che ha udito dalle labbra dell’Angelo.Adamo ed Eva ascoltano l'Arcangelo Raffaele Ma quando si riprende dallo stupore, subito un’altra domanda gli preme di avanzare, pregando l’Angelo d’essere cosi’ gentile e avere la pazienza d’assecondarlo anche in quest’altra sua curiosita’: e cioe’ come mai, se l’Universo e’ cosi’ vasto, e da tanti e tanti altri, fra stelle e pianeti e’ cosi’ popolato; come mai, e come e’ possibile, che questi siano solo ed esclusivamente fatti ad ornamento del cielo di questa Terra, che al loro confronto appare ora cosi’ piccola e fragile.

Sorridendo l’Angelo risponde e asseconda anche quest’ultima brama di sapere di Adamo, ma conclude il suo discorso mettendolo in guardia dai pericoli di un troppo soverchio e orgoglioso desiderio di sapere, la’ dove bisogna in ultimo mantenere il sacro rispetto riguardo alla volonta’ del Creatore, che ha posto stelle e pianeti cosi’ distanti dalla Terra affinche’ fosse evidente il velo di mistero ch’Egli ha posto fra se’ e le cose da Lui create.

Poi e’ la volta dell’Angelo, che prega Adamo di raccontare come fu la sua esperienza di vita dal primo momento in cui prese coscienza di se’. E cosi’ Adamo racconta: come si sveglio’ in una terra dolce e addomesticata, piena di animali miti, di ruscelli, di piante. Meravigliato e stupito da tutta questa abbondanza, Adamo rivolge una preghiera all’ambiente circostante, affinche’ gli venga rivelato chi ha creato questo giardino di delizie in cui ora si trova.

Mentre prega, Adamo cade in un profondo torpore, e nel sonno una voce gli dichiara d’essere Lui l’artefice di tanta delizia, ma si affretta subito ad aggiungere che questo non e’ il Giardino che gli e’ stato assegnato.

Lo conduce quindi per sentieri, valli, ameni ruscelli, fino alla vetta di un monte, e qui gli si apre alla vista un mondo cosi’ perfetto che il precedente al confronto appare immediatamente ben poca e misera cosa. “Questo e’ il mondo che ho approntato per te, Adamo”, gli soggiunge la voce che nel frattempo gli si e’ rivelata in tutto il suo fulgore. “Questa e’ la Terra che ti ho destinato. Abbine cura.”, prosegue la voce, “Ma ricorda di non mangiare dell’Albero della Sapienza, l’Albero del Bene e del Male, quello che si trova accanto all’Albero della Vita, la’ in mezzo al Giardino. Solo questo divieto ti impongo, in pegno della tua fede e ubbidienza. Perche’ se ne mangi, tu morirai, e la tua stirpe dovra’ subire la stessa sorte”. Cosi’ disse la Voce.

Poi lo condusse nel Giardino, e li’ lo depose, dove ora lui e l’Angelo pure sono, e vanno amabilmente discorrendo. Una volta giunti nel Giardino, Adamo osserva tutto quanto la Voce Divina ha per lui predisposto: gli animali, le piante, la natura. Ma dentro di se’ avverte un gran senso di solitudine e una crescente malinconia, osservando che tutte le creature vivono in compagnia, e ognuna si accoppia col proprio simile. Cosi’ il leone con il leone, la scimmia con la scimmia, e gli uccelli e gli insetti, ognuno col proprio simile ama vivere. Solo lui, Adamo, non ha un suo simile con cui discorrere, ne’ una compagna con cui condividere la vita.

Il Gran Fattore allora fa discendere su Adamo un profondo torpore e, sottratta una costola dal corpo di lui,La creazione di Eva costruisce con essa la donna, Eva, la compagna che Adamo ha richiesto. Appena si sveglia, Adamo si innamora immediatamente della donna e la vuole come sua sposa. Eva, d’altro canto, e’ gia’ consapevole dei vezzi dell’Amore e del gioco del ritrarsi per farsi ancora piu’ ardentemente desiderare, e cosi’, fra vezzi e ritrosie, si avviano verso il boschetto dove si consuma il primo rapporto coniugale della storia dell’Umanita’. Il primo, il piu’ naturale, quello voluto da Dio, che ha voluto cosi’ suggellare e l’unione fra uomo e donna.

La figura di Eva, cosi’ come viene descritta nel Paradiso Terrestre, risulta piuttosto anacronistica. Quando l’Arcangelo arriva, mandato da Dio, Eva la troviamo intenta a preparare la tavola. Quando l’Arcangelo e Adamo discutono, Eva se ne va a raccogliere fiori, per non disturbarli, dice l’autore del poema. Ella e’ ben diversa dalla donna moderna, contemporanea, che partecipa della vita pubblica e vuole a buon diritto avere un posto uguale a quello dell’uomo, in questo mondo.

Nel Paradiso Terrestre, Eva si occupa della “casa”, raccoglie fiori, saluta gli uccellini, e si adorna per piacere al suo Uomo.

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Libro Nono

Si apre una nuova fase nella vicenda e l’autore chiede alle muse ispiratrici di continuare a sostenere la sua poesia perche’ in questa parte del poema dovra’ raccontare il tradimento, la caduta nel peccato e la cacciata dal Paradiso, argomenti non adatti ad una tranquilla narrazione.

Satana vaga per i giardini dell’Eden alla ricerca di un animale entro cui celarsi per mettere in atto il suo propositoSatana sceglie il serpente di indurre in tentazione la giovane coppia. Trova che il serpente e’ la bestia maggiormente adatta al suo spirito: viscido e infido. Ma prima di insinuarsi entro il corpo dell’animale, si sofferma a considerare quanto sia bello il mondo creato dal suo rivale: l’Onnipotente, e quanto sia fortunata quella coppia felice che di questo mondo puo’ godere. Di contro invece, lui crepa d’invidia e di livore, sia nei confronti di Adamo ed Eva, sia nei confronti dell’Onnipotente, il quale ora lo costringe a insinuarsi in una bestia cosi’ infame, lui, angelo decaduto, eppure cosi’ bello e potente un tempo, quando ancora non era stato sconfitto. Ma pure (egli continua nelle sue considerazioni), questo suo svilimento attuale rendera’ ancora piu’ feroce la sua vendetta, una volta raggiunto lo scopo di rovinare quella coppia beata, e in forza di queste considerazioni la sua vittoria sara’ ancora piu’ piacevole e la vendetta ancora piu’ spietata.

La giovane coppia, ignara delle insidie che vanno appressandosi, si scambia una serie di interminabili complimenti e si promette vicendevole aiuto ed assistenza per tutti i giorni a venire. Eva si avvia, a girovagare per il Giardino dell’Eden, e qui, una volta lontana da Adamo, incontra Satana in vesti di serpente.

Al primo momento di spavento, in Eva fa’ seguito una incuriosita meravigli, nell’udire un serpente discorrere con eleganti e fluenti parole. Satana la rassicura, e si affretta a spiegare che questo suo eloquente parlare e’ dovuto all’incredibile vicenda che gli e’ appena capitata e di cui si appresta or ora a raccontare.

Il Serpente racconta dell’albero proibito, e del frutto di cui ha mangiato, e degli incredibili effetti che gli ha procurato. Farcisce le sue parole con interminabili elogi alla bellezza di Eva, pari se non superiore a quella degli angeli, aggiungendo che una bellezza tale e’ sprecata se non accompagnata da una equivalente intelligenza superiore, come quella da lui acquisita dal momento che ha spiccato il pomo dall’albero. Satana invita pertanto Eva ad approfittare di quella opportunita’, evidenziando la certezza che cio’ la fara’ divenire almeno pari agli angeli, se non pari a Dio stesso.

Stuzzicata dalle parole del Serpente, colta nel vivo della sua vanita’ finora celata,Eva prende il frutto proibito e lo mangia Eva prende il frutto e lo mangia. E’ fatta. Il peccato e’ commesso. Il Destino degli uomini segnato.

La Terra trema e rimbomba, ma Eva non se ne cura e vuole rendere partecipe anche Adamo del guadagno acquisito dal suo gesto. Si avvia pertanto verso il luogo dove Adamo l’attende con trepidazione. Anche lui, prima riluttante, infine cede alle lusinghe della compagna.

Quali sono i primi effetti del frutto? Una sfrenata lussuria li coglie, e si avviano nell’alcova a soddisfare gli improvvisi bisogni. Ma quando si alzano stanchi, spossati, all’indomani di una notte di interminabili follie amorose, si accorgono che ogni sentimento e’ scomparso, ogni rispetto reciproco e’ svanito. A questi e’ subentrato un sentimento di vergogna, un insinuante senso di disprezzo, un irresistibile voglia di accusare e rinfacciarsi l’un l’altro il peccato, la disobbedienza, e la colpa. Mentre si accusano reciprocamente, si avviano al cospetto dell’Onnipotente, ma prima sentono un insopprimibile bisogno di coprirsi, di coprire le loro vergogne, e cingono di foglie la zona genitale.

Il libro termina, senza concedere ai due il beneficio di un rimorso, l’auspicio di un ripensamento, la catarsi di una giustificazione a causa degli eventi. Ancora una volta, la figura femminile risulta negativamente definita, poco tratteggiata e poco sondata. Se, per Satana e per Adamo, l’introspezione psicologica e’ mirabilmente descritta, per Eva si riserva solo un breve commento di rassegnazione e sgomento. Egli piu’ o meno conclude cosi’ il capitolo: “Cosi’ avviene ogni volta che un uomo si fa catturare dalle lusinghe di una donna, deviando dalla retta via, ne diventa il suo zimbello e perde la propria dignita’”. E’ un vero peccato, che Milton non ci abbia lasciato nel poema un sondaggio piu’ profondo sulla psicologia femminile, quel personaggio femmina primigenia che sicuramente non era e non e’ cosi’ semplice come lui ce l’ha dipinto.

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Libro Decimo

L’Onnipotente, nonostante la pieta’ e l’amore per la coppia prediletta, si trova costretto a pronunciare la sentenza di condanna. Di cio’ incarica il Figlio,Adamo ed Eva scacciati dal Paradiso Terrestre ancora una volta.

Mi chiedo se questa interpretazione della Sacra Scrittura sia corretta. Nel Vecchio Testamento c’e’ solo il Padre, il Figlio viene solo annunciato dalle scritture profetiche.

Comunque, il Figlio si avvia verso il Giardino dell’Eden e qui e’ costretto a chiamare la coppia affinche’ si mostri. Una volta che vergognosamente si presentano al cospetto, il Figlio domanda perche’ ora si vergognino del loro aspetto, visto che precedentemente cio’ non era mai avvenuto. Per caso hanno mangiato dei frutti dell’albero proibito?, chiede quindi, ben sapendo cio’ che e’ successo. Adamo risponde, ammettendo la disobbedienza, ma accusando immediatamente Eva come responsabile del suo misfatto. Il Figlio benevolmente li redarguisce entrambi, ma poi si appresta a pronunciare la terribile sentenza.

  • Adamo ed Eva saranno scacciati dal Paradiso Terrestre.
  • Dovranno conoscere e subire il disfacimento del corpo, la vecchiaia e la morte.
  • Conosceranno malattie e tribolazioni.
  • La Terra sara’ avara dei suoi frutti e solo con la fatica e il sudore riusciranno a strapparle di che vivere.
  • Eva verra’ condannata per la sua vanita’ a partorire con dolore e sofferenza.
  • Adamo, per essersi fatto abbindolare dalle vane lusinghe di una femmina, sara’ condannato a procurarsi il cibo, per se’ e la famiglia, fino a che la morte verra’ a dispensarlo dalle fatiche e lo trascinera’ nell’oblio.
  • Quindi il Figlio si rivolge al Serpe e lo condanna in contumacia, essendo esso fuggito appena realizzata la disobbedienza dei due umani.
  • Satana, Per aver tentato con lusinghe e frodi la coppia prediletta, sara’ condannato a strisciare sulla terra in veste di serpente, e mangiare polvere. La donna gli schiaccera’ il capo e lo disprezzera’ in eterno.
  • Per la presunzione d’aver aspirato al Trono Divino, Satana e i suoi angeli ribelli saranno condannati per sempre all’Inferno.
  • L’Inferno sara’ inoltre il luogo destinato alle anime umane condannate per i loro peccati.
Ascoltiamo come Adamo giustifica il suo nascondersi agli occhi di Dio, dopo aver mangiato il frutto proibito: ascolta

Satana intanto e’ giunto alle porte d’Inferno, felice di raccontare ai suoi fedeli ammiratori, Principi e Reggitori di Troni, Schiere e Dominazioni, i risultati ottenuti.

Prima di varcare le porte, tuttavia si incontra con Morte e Colpa, suoi figli illegittimi e incestuosi, che stanno a guardia delle Porte del Caos. Essi mostrano con fierezza a Satana il ponte che hanno costruito fra l’Inferno e l’Eden, ponte che passa sopra l’oceano del Caos. Detto ponte sara’ la strada maestra da cui scenderanno all’Inferno le anime dannate, e dall’Inferno saliranno Diavoli, Morte e Colpa, seminando malattie, tribolazioni e discordia. Morte e Colpa saliranno a pascersi e ingozzarsi di anime umane, animali e piante, distruggendo tutto cio’ che abbia vita.

Satana giunge alla Reggia d’Inferno e qui viene accolto con applausi trionfali.Satana e i suoi demoni trasformati in serpenti Egli si accinge ad illustrare i brillanti successi ottenuti e promette una nuova dimora a tutti loro, ora che l’Eden e’ alla loro portata e la coppia primigenia e’ diventata invisa all’Onnipotente.

“Ma quale condanna?”, aggiunge Satana in conclusione del suo discorso, “Un territorio ricco di messi e colmo di beni per loro si affaccia, e la minaccia dell’Onnipotente si e’ rivelata una enorme fandonia di un presuntuoso millantatore, visto che lui si trova ora sano e salvo li’ in mezzo a loro, men che meno trasformato in serpente come preannunciato”. Ma non riesce a finire il discorso che la sua voce e’ diventata un sibilo; la lingua e’ trifida e braccia e gambe si sono congiunte e sono sparite dentro il tronco. Cade a terra, Satana, e con lui tutti i partecipanti all’assemblea. Tutti trasformati in serpenti, scorpioni, scolopendre, ellopi, scarafaggi. Cosi’ ridotti escono dalla reggia e scompaiono in buchi sottoterra.

Intanto la coppia primigenia inizia a rendersi conto del terribile danno causato dalla disobbedienza al volere divino. La loro presunzione sara’ causa di grandi mali. Adamo, vagando solitario per la foresta, cerca di trarre le conseguenze possibili a seguito della condanna.

Sara’ dannato solo lui? Saranno dannati lui e lei? Come sara’ la morte preannunciata dall’Onnipotente? Forse sara’ come scomparire nel nulla, ritornare polvere, oppure qualcosa rimarra’ del suo essere? Forse perira’ solo il corpo, e l’anima sara’ condannata in eterno? Meglio allora che muoiano sia anima che corpo. E la sua discendenza? Cosa diranno di lui le generazioni future? Ah, si’, lo malediranno in eterno per le sofferenze a cui li ha condannati.

Mentre si tormenta cosi’, lo avvicina Eva che si getta subito in ginocchio di fronte a lui chiedendo perdono per la sua imprevidenza. Adamo con disappunto la respinge, accusandola d’essere lei la causa prima dei mali a cui sono ora condannati.

Eva cerca di calmarlo e rincuorarlo, nonostante tutto. Ella suggerisce di porre fine a entrambe le loro vite, subito, all’istante, affinche’ non si propaghi la maledizione alle generazioni future.

Adamo la riprende, per questi suoi pensieri irriverenti nei confronti di Colui che la Vita ci ha donato. Propone invece di andare al cospetto dell’Eterno e chiedere umilmente perdono, con cuore affranto, atteggiamento supplice, sinceramente pentiti e afflitti. Preso cosi’ a compassione, sicuramente l’Onnipotente non vorra’ distruggere le sue creature predilette.

Si avviano umilmente verso il luogo deputato all’incontro col Creatore.

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Libro Undicesimo

L’Onnipotente osserva dall’alto i due esseri umani che rivolgono a Lui umili suppliche, ed e’ preso da pieta’.Nuovi Cieli e  Nuova Terra: Gerusalemme Celeste Ma poi, rivolgendosi al Figlio che gli siede accanto, dichiara che non puo’ deviare dalle decisioni prese, e quanto e’ stato dichiarato dovra’ compiersi. Lascia comunque al Figlio la facolta’ di redimere il genere umano dai suoi peccati, un giorno lontano, alla fine dei tempi. Il Figlio acconsente, preso anch’egli da pieta’ per il crudo destino assegnato a quelle ingenue creature, abilmente traviate dal perfido Satana.

Un giorno, tutto il genere umano si riunira’ al suo Creatore, il Male sara’ sconfitto e la Gloria di Dio sara’ celebrata in eterno da tutte le schiere celesti. Ma e’ ora di accingersi ad effettuare la cacciata dei due dal Paradiso Terrestre, e di questo viene incaricato l’Arcangelo Michele, con la raccomandazione pero’ di cacciarli con rispetto, non senza prima averli adeguatamente istruiti sui pericoli cui andranno incontro e anticipando loro la via per ottenere la Salvezza.

La coppia si e’ appena risvegliata. Un altro giorno si affaccia ai loro occhi. Possono constatare che nulla e’ successo dal momento della condanna. Anzi, l’azione di rivolgere suppliche e preghiere li fa sentire molto piu’ sereni e rinfrancati, tanto che riescono quasi a convincersi che l’Onnipotente forse ha recesso dal suo proposito e ha deciso di perdonarli.

In lontananza scorgono il drappello di angeli con alla testa l’Arcangelo Michele, sfolgorante nella sua armatura. L’Arcangelo si avvicina. Adamo ed Eva lo aspettano fiduciosi. Le loro speranze vengono pero’ rapidamente disattese. La sentenza e’ irrevocabile, ma prima Adamo deve conoscere in visione i principali fatti che faranno la storia dell’umanita’.

L’Arcangelo, dopo aver fatto scendere su Eva un pesante torpore, conduce Adamo sulla vetta di un alto monte e qui gli mostra in trasfigurazione le vicende che avverranno.

  • Adamo vede la vicenda di Caino e Abele e l’atroce efferato delitto di Caino contro il pio Abele. Adamo inorridisce. Chiede se sia questa la morte che sara’ serbata a lui e alle generazioni future, la’ in quella terra che gli e’ stata assegnata.
  • “Questo ed altro”, risponde Michele, e gli mostra tutti gli orribili strumenti che conducono alla morte dell’essere umano: malattie, pestilenze, vecchiaia, dolori; oltre alle cause violente, conseguenza di guerre, assassinii, tradimenti, vendette.
  • Seguono vari episodi in cui Michele illustra, e riassume ad Adamo, fatti relativi al Vecchio Testamento, che illustrano quanto sara’ arduo il percorso della vita umana se si dimentica di farsi illuminare dalla fede e si disprezza la benevolenza divina.
  • Vengono mostrati ad Adamo i comportamenti di sacerdoti corrotti, che di giorno predicano le norme religiose e morali, ma appena scende la sera si dedicano a volutta’ e gozzoviglie.
  • Si vedono governanti che si dedicano esclusivamente alla guerra e, uccidendo e massacrando un gran numero di nemici da un lato e un gran numero di gente del popolo su cui sono chiamati a governare, percio’ stesso si guadagnano onori e gloria invece che infamia e disprezzo.
Queste ed altre sono le vicende che L’arcangelo Michele mostra ad Adamo, e questi piu’ volte scoppia a piangere e si domanda se sia opportuno per lui ed Eva dare corso alla vita degli esseri umani.

Lo sara’, risponde Michele, se del non troppo si osservera’ la regola.

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Libro Dodicesimo

L’Arcangelo Michele prosegue nell’illustrazione delle vicende piu’ recenti.

  • Dal seno d una donna nascera’ il Figlio di Dio.
  • Questi si accollera’ le colpe accumulate dall’Umanita’, compreso il Peccato Originale.
  • Per queste colpe Egli sara’ condannato a morte e morira’, disprezzato e umiliato da quella stessa umanita’ da Lui tanto amata. Ma la Morte non potra’ sconfiggerlo.
  • Egli dopo poco resuscitera’ e salira’ al Cielo dove siedera’ alla destra del Padre.
  • Dal Trono decretera’ la Fine del Mondo, che avverra’ un giorno, alla fine dei tempi.
  • Da essa nasceranno nuovi Cieli e Nuova Terra, per tutti coloro che hanno vissuto nella speranza della Fede e nella Fede saranno morti, osservando e rispettando le leggi che Dio ci ha tramandato attraverso i testi sacri e gli uomini di buona volonta’.
  • Su questi Nuovi Cieli e Nuova Terra Dio siedera’ assieme al Figlio. Insieme, con benevolenza, governeranno in eterno su tutti gli Uomini risorti da morte.
  • Morte e Colpa saranno definitivamente sconfitti e banditi.
  • Satana avra’ il capo di serpente schiacciato da Maria Vergine e precipitera’ nel piu’ profondo abisso dell’Inferno.
L'Arcangelo Michele lascia Adamo ed Eva e vola viaL’Arcangelo Michele quindi tace, in attesa di un commento da Adamo. Quest’ultimo, sentendosi adeguatamente istruito sulle vicende che avverranno, si dichiara pronto ad affrontare con fiducia cio’ che dovra’ avvenire. Confortato dalla Fede e fidando nella benevolenza di Dio, e’ pronto ad affrontare il compito che gli e’ stato assegnato.

Insieme si avviano quindi giu’ per il sentiero e scendono ad incontrare Eva che intanto si e’ risvegliata. Eva dichiara d’essere pronta ad affrontare le difficolta’ della vita se Adamo sara’ al suo fianco a sorreggerla e confortarla. I Cherubini intanto si appressano alla coppia e con le loro lance infuocate rendono manifesto che e’ ora di ottemperare al volere di Dio. L’Arcangelo Michele accompagna Adamo ed Eva fuori dalle Porte del Paradiso e li’ li lascia soli, volandosene via rapidamente.

Essi si voltano un attimo indietro, scorgendo terribili angeli minacciosi posti a guardia delle Porte, e si incamminano lungo la via.

Ecco come Eva dichiara di voler seguire Adamo sulla Terra: ascolta

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Riferimenti

  • Il testo tradotto da Lazzaro Papi e’ fuori dai diritti d’autore. E’ un testo libero.
    John Milton – Il Paradiso Perduto – Ed.Bietti 1934
  • vai Per i rumori di ambiente all’occorrenza mi sono avvalso di suoni scaricati da Freesound
    https://www.freesound.org/
  • La musica e’ tutta di mia produzione.
  • Le immagini sono prese dal web. Appartengono principalmente a due autori:
    William Blake e Salvador Dali’
  • vai Un altro mio articolo sul tema, qui:
    John Milton e la luce
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Considerazioni finali

Ho fatto quest’opera per hobby. Tre anni ho impiegato a completarla, ma ora che e’ finita, quasi mi dispiace. Che faro’ ora?

Un giorno, quando saro’ vecchio e carico d’anni, riascoltero’ queste registrazioni. Ne trarro’ gioia e piacere sia per l’affascinante tematica, sia per il lieto ricordo del tempo passato; il tempo in cui ci lavoravo sopra.

Perche’, come dice Epicuro, in vecchiaia il piacere consiste nel lieto ricordo dei tempi passati.

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John Milton e la luce

 

Dalla celeste Musa a entrar nell’ima
Buia discesa instrutto e verso le stelle
A risalir per via solinga e dura,
Salvo a te riedo, o bella Luce, e sento
L’alma tua lampa che di vita è fonte;

Ma tu questi occhi a visitar non torni
Però, che in cerca del tuo raggio invano
si volgono, e albore non trovano: tal denso
Velo li ricopre, o lor pupille ha spente
Maligno umore! Ma non per questo io cesso
D’andare là vagando ove ha più spesso in uso
Di far sua grazia il coro delle Muse,

Lungo un limpido fonte, o in colle aprico,
O in ombroso boschetto: un così forte
Amore dei sacri carmi il seno m’infiamma.
Ma te, Sionne, in prima, e i tuoi fioriti
Soavemente mormoranti rivi
Che il sacro piè ti bagnano, notturno

A visitar io vengo, e spesso in mente
Mi tornano quei due che ebbero con me
Egual destino (eguale così foss’io
A loro in fama almeno!), Tamiri il cieco
E il cieco Omero, e di quei Vati antichi,
Tiresia e Fíneo, mi sovviene pur anco.

Allora mi vado di quei pensieri nutrendo
Onde sgorgano poi spontanei e pronti
Armoniosi versi, e a quel somiglio
Vigile uccello che sott’ombrosa chiostra
Nascoso intuona il suo notturno canto.

Le stagioni così si susseguono coll’anno,
Ma il giorno a me non segue: io più non veggo
Nè i dolci raggi del mattino che spunta,
Nè di quel del sole che cade; io più non veggo
Di primavera i fiori, nè rosa estiva,
Non più scherzosi armenti, non più mandrie,
E non più volto d’uomo, divina imago:

Ma folta nube invece e buio eterno
Mi cinge intorno e dai piaceri che dolce
Fanno la vita, mi divide: invano
Del bel saper, delle grandi opere sue
Apre natura il libro; è per me tutto
Oscuro, vuoto, cancellato, e chiusa
M’è a Sapienza una gran via per sempre.

Tanto più vivi dunque, o tu, celeste
Luce, i tuoi raggi nella mia mente infondi
E ne illustra ogni parte, occhi migliori
Tu m’apri in essa e ne disgombra e tergi
Ogni bassa caligine terrena,
Onde scorgere io possa e altrui far conte
Negate a mortale sguardo arcane cose.

John Milton – Paradiso Perduto – Libro Terzo 


L’uscita di Satana dalle oscure dimore infernali, regno della buia notte, da’ occasione all’autore di accennare alla sua propria cecita’.John Milton 

Sono pagine di alto, sublime, commovente lirismo poetico.

Egli paragona l’eterna notte dei luoghi infernali con l’oscurita’ di folte e impenetrabili nubi che gli offrono i suoi occhi, e cio’ lo fa sul momento rattristare.

Negato infatti e’ a lui di vedere il sole, gli astri, la Terra con le sue foreste e gli animali tutti.

Ma negato gli e’ soprattutto vedere il volto dell’uomo, immagine di Dio.

Ma non per questo egli cade in tetro avvilimento.

Questa sua cecita’ e’ infatti la via per scorgere la splendente luce di Dio che gli infonde speranza e volonta’ di vivere.

Chi non soffre di questa terribile malattia della cecita’, non riesce a immaginare quanto straziante debba essere avere davanti agli occhi una perenne oscurita’.

 

Le parole di John Milton, cosi’ eleganti, cosi’ commoventi e poetiche, riescono a darne solo un vago significato; eppure fanno capire quanto grande sia quel pur piccolo dono della vista che comunemente ci e’ stato elargito.

Insieme con esso, anche il dono della vita, in tutte le sue forme, appare ancora piu’ immenso e sublime.



 

Il ponte medievale, a schiena d’asino, che si vede nel filmato, e’ il Ponte della Brusia, a Portico e San Benedetto (FC), frazione Bocconi.

 

Clifford Simak – Il villaggio dei fiori purpurei

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Introduzione

Una tranquilla cittadina, dove non succede mai niente. C’e’ un uomo, ha tentato di farsi strada nella vita, ha rincorso il successo, ma con risultati discutibili. E poi c’e’ la ragazza del liceo, ritornata al paese natale dopo diversi anni, quella ragazza che era stata l’amore giovanile degli anni passati, quando la vita comincia e i sentimenti sono freschi e frizzanti. Ma c’e’ anche l’ubriacone, che pero’ rivela una grande sensibilita’ agli affetti e all’amicizia. E’ una galleria di personaggi particolari che tuttavia mostra una caratteristica in comune: la propensione al fallimento, sia sentimentale o economico, o sociale. E ci sono i fiori: belli, rossi, grandi…

Quando lessi il romanzo ero un ragazzetto e rimasi colpito dalla poesia che emanava da questo racconto. Era una fantascienza tutta particolare, commovente, sentimentale, e stimolava le mie piu’ profonde aspirazioni a condividere e socializzare. Ero nauseato dai mostri orripilanti, dagli alieni spietati, dalle invasioni della Terra e dallo sterminio ingiustificato da parte di alieni senza scrupoli. Ma ero nauseato anche dalle invasioni dei Terrestri in mondi alieni, fatte a suon di sfruttamento commerciale, razzia di materie prime, schiavitu’ di popolazioni locali. Pure mi davano il voltastomaco quelle false storie di presunto Medioevo prossimo venturo, storie architettate al solo scopo di compiacere un pubblico che vuole leggere di squartamenti, torture, violenze.

Beh, diciamo che ho un po’ esagerato l’atteggiamento di certa letteratura fantastica, ma il sospetto di un sottile compiacersi nel raccontare storie truculente tuttavia rimane. Ma questo romanzo e’ diverso.

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Succo di Urtica - pubblicita' anni '50

L’evento

Chi o che cosa ha improvvisamente racchiuso la cittadina di Milville dentro una cupola trasparente che impedisce da fuori di entrare e da dentro di uscire, isolando le genti al suo interno e spaventando a morte coloro che vedono il fenomeno da fuori di essa?

Perche’ l’idea di fondo e’ questa: cosa succederebbe se un giorno scoprissimo di essere rimasti intrappolati dentro una cupola trasparente che impedisce il passaggio alla vita, ma solo ad un certo tipo di vita; alle cose, ma solo ad un certo tipo di cose; e tutto senza una ragione evidente?

La stessa idea e’ stata ripresa dall’autore Stephen King nel suo romanzo “The Dome”, ma con sviluppi differenti. Di questo suo romanzo ho visto solo una parte della riduzione televisiva e, con tutto il rispetto per le produzioni altrui, ho riscontrato il solito compiacimento nella descrizione di eventi truci. Ne do’ la colpa alla riduzione televisiva, non a Stephen King, scrittore di tutto rispetto.

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I tipi vincenti

Qui invece si inizia un sottile esame dei personaggi intrappolati all’interno. Si cominciano a dipanare i tipi psicologici e in cio’ Simak e’ indiscutibilmente un maestro. Bisogna anticipare subito che i tipi vincenti del romanzo sono i perdenti della vita come la osserviamo ai nostri giorni.

C’e’ Brad, impiegato fallito che ha tentato la fortuna con la compravendita di terreni ma e’ rimasto schiacciato dalla crisi dell’agricoltura nelle piccole comunita’ agricole. Poi c’e’ Stiffy Grant, l’ubriacone del villaggio, che rivela pero’ strane capacita’ sensitive e premonitrici. E Tupper Tyler, il ragazzo diversamente abile ma dotato di straordinarie capacita’ di comunicazione in senso non-verbale, oltre alla capacita’ di riconoscere gli amici sinceri da coloro che approfittano delle sue difficolta’ per deriderlo. E pure l’industriale privo di idee che, sull’orlo del fallimento, improvvisamente si ritrova nella mente progetti straordinari ed efficaci, gia’ pronti e completati.

Tutti questi perdenti diventano i protagonisti della vicenda. Saranno loro a salvare l’umanita’ dal disastro previsto.

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Le conseguenze disastrose

Perche’ quella cupola non puo’ che portare guai, soprattutto se al di fuori di essa sta gente priva del senso delle proporzioni e disposta ad usare sempre i mezzi piu’ drastici per risolvere il problema. Cosi’ si profila per gli abitanti intrappolati all’interno la possibilita’ che si debba usare una bomba atomica per distruggere quella maledetta cupola che, dal momento in cui e’ comparsa, ha pure iniziato ad espandersi lasciando ai bordi una striscia circolare di terra arata su cui sono piovuti chissa’ da dove dei semi. E’ l’inizio di una invasione aliena? Invero e’ assai strana questa invasione di minuscoli semi vegetali. Mentre ai bordi esterni della cupola si ammassano dispiegamenti di forze militari, in perfetto stile Stati Uniti, con carri armati, mezzi blindati, soldati super equipaggiati e generali intransigenti, all’interno il nostro protagonista, Brad, l’impiegato-commercialista inconcludente, e’ testimone di eventi strani.

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L’intreccio dei misteri

Dopo che dall’ufficio di Brad sono venuti a requisirgli il telefono per morosita’, Cipria Paglieririentrando in ufficio, Brad ne vede un altro, ma non ha il filo e non ha il disco per formare i numeri. Ah, quanto mi piace questa ingenuita’ di Simak che agli inizi degli anni ’60 ha immaginato un telefono cellulare come una diavoleria aliena! Questo “strano telefono”, senza filo e senza disco tuttavia funziona, ma all’altro capo non si sa bene chi ci sia. E davvero e’ sempre un’incognita, soprattutto se non possiedi un display che ti dice qual’e’ il numero chiamante ed eventualmente il nome della persona che chiama. Si’, e’ vero, e’ sempre fonte di mistero quando all’altro capo c’e’ uno sconosciuto che oltretutto ti chiama per nome e cognome e ti invita ad andare a parlare con tizio e con caio senza spiegarne i motivi.

Se poi Tizio e’ l’imprenditore con le idee portentose che come prima mossa consegna a Brad una busta con dei soldi offerti gratuitamente, soldi che potrebbero farlo emergere dai debiti immediatamente, il mistero si infittisce ancora di piu’.

Tornando a casa, dopo che l’imprenditore gli ha confessato che le sue idee vengono dal nulla e nascono nella sua mente come se qualcuno o qualcosa gliele avesse trapiantate, Brad incontra Tupper Tyler, il ragazzo diverso con problemi di comunicazione, improvvisamente ricomparso dopo che era stato dato per disperso dieci anni prima. Ma da dove era venuto? Ma soprattutto dove se ne era andato, poiche’ dopo una breve conversazione con Brad, Tupper si inoltra nell’aiuola e scompare in mezzo al gruppo dei fiori purpurei.

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I fiori

E cosi’ cominciano a delinearsi i contorni della vicenda, poiche’ in tutte quelle stranezze alla fine i misteriosi fiori purpurei hanno sempre qualcosa a che fare, o perlomeno sono sempre presenti li’ dove sono i piu’ strani personaggi. I fiori sono nella villa dell’imprenditore, sono attorno alla baracca di Stiffy l’ubriacone, sono nella serra di Brad, poiche’ il padre di lui era stato un giardiniere e un giorno, di ritorno dal bosco, aveva portato a casa alcune piante di questi fiori, sconosciuti, mai visti sulla Terra, una specie nuova.

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Il legame fra Terrestri e Alieni

Il padre di Brad si era preso cura di queste piante, come tanti di noi facciamo quando vediamo un bel fiore. Li aveva messi nella serra e questi erano cresciuti e si erano moltiplicati. I fiori avevano avvertito il sentimento di amore che spingeva quell’uomo a prendersene cura, e se ne erano ricordati. Poiche’ essi erano l’avanguardia di una invasione aliena, una invasione pacifica, produttiva, scambievole e mutuamente equilibrata. I fiori avevano una profonda conoscenza tecnica e culturale, grazie all’insieme delle radici che costituiva una specie di immenso contenitore di dati, un computer biologico. Erano in grado di modificarsi parzialmente dal punto di vista genetico, conoscevano il tempo cosi’ come gli umani iniziavano a conoscere lo spazio. Erano giunti sulla Terra perche’ gli umani avevano dimostrato di amarli e apprezzarli, proprio grazie all’esperienza avuta col padre di Brad che, in pratica, li aveva adottati. Ora avevano deciso di dichiararsi esplicitamente e di offrire la loro collaborazione. In cambio della possibilita’ degli umani di costruire manufatti grazie all’uso delle mani, essi fornivano la loro immensa cultura e conoscenza tecnologica accumulatasi nel corso di miliardi di anni trascorsi dal momento in cui una precedente civilta’ aveva deciso di trasformarli da semplici fiori a strumento di memorizzazione di dati.

E’ questo il patto di collaborazione che i fiori dichiarano a Brad e chiedono che lui sia il loro portavoce in questo tentativo di comunicare all’umanita’ le loro intenzioni.

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Le difficolta’

Ma le difficolta’ sono immediatamente evidenti. Gli umani sono sospettosi, intransigenti, incapaci di vedere al di la’ di loro stessi. Ci puo’ essere collaborazione la’ dove si applicano i propri schemi culturali per comprendere qualcosa di alieno? C’e’ mai stata comprensione delle civilta’ dell’America Latina quando gli Europei sono sbarcati nel continente americano? Quale e’ stata la convivenza fra Europei e Indiani nel Nord dell’America? Quale comprensione fra civilta’ europea e civilta’ araba nel corso del Medioevo e oltre fino ai nostri giorni?

Beh, le domande sono tante. Potrei continuare con altri casi, ma mi astengo per pudore e malinconia.

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Una via di uscita

Naturalmente queste difficolta’ sono ben delineate e adombrate da Simak anche in questo romanzo.

Insetticida FLITEgli e’ ben consapevole dei difetti di noi umani. Ma a questi contrappone una forte volonta’ di risolvere pacificamente le controversie. La volonta’ viene dalla propria cultura, da secoli di tentativi per addomesticare il nostro spirito bellicoso attraverso l’uso della ragione, l’uso della fiducia. Armi? Beh, si’, ma per difendersi di fronte ai soprusi. L’uso delle armi in nome di una azione preventiva, che abbiamo sperimentato attraverso le strategie militari di questi ultimi anni, non ha dato i risultati sperati di un aumento della pacificazione globale. Anzi, sembra aver dato la stura alle peggiori aberrazioni della psicologia umana, come se improvvisamente fossimo ripiombati indietro di qualche millennio.

Cosi’ e’ anche nel romanzo di Simak. E si profila una guerra. La guerra preventiva, la guerra globale, sono pero’ la tragica conseguenza della prossima estinzione dell’umanita’, estinzione dimostrata e visivamente anticipata nel momento in cui Brad viene prioettato in un mondo temporalmente alternativo in cui i Fiori si sono sviluppati la’ dove gli esseri umani si sono estinti per loro propria volonta’, intransigenza e miopia intellettuale.

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Conclusione

Che altro dire? Sembra quasi un romanzo profetico delle difficolta’ osservate ai nostri giorni, a distanza di cinquanta anni da quando e’ stato concepito e scritto. Rimane da mettere in evidenza l’amore, quell’affetto che ha spinto il padre di Brad a prendersi cura di quelle povere piante smarrite. Sarebbero scomparse se lui non le avesse portate nella sua serra. Ora i Fiori sono tornati, decisi a offrire gratuitamente la propria collaborazione. Tutti coloro che hanno coltivato quei fiori nel villaggio, durante gli anni passati, l’hanno fatto inconsapevolmente, spinti da un comune senso di amore e cordialita’ fra specie diverse, quella collaborazione che ti fa sempre sperare che un giorno forse il favore potrebbe esserti ricambiato, magari non a te ma alle tue generazioni future. Un giorno forse potresti essere tu ad avere bisogno di qualcuno, la’ dove oggi semini la tua fiducia per gli altri offrendo gratuitamente un aiuto.

Perche’ l’aiuto offerto dal padre di Brad ai fiori e’ stato gratuito, attinto dalle migliori qualita’ degli esseri umani: fiducia, collaborazione, volonta’, intelletto.

  • Ci vuole sempre un pizzico di fiducia per risolvere una difficile situazione.
  • Un esempio di collaborazione e’ sempre piu’ efficace di una guerra preventiva.
  • La volonta’ e’ il grilletto che innesca la miccia intellettuale. Senza la volonta’, qualsiasi ragionamento che dimostri la bonta’ e l’efficacia di una azione, sarebbe sterile e arido.

Una civilta’ e’ tale quando supera i particolarismi interni e offre collaborazione. Cosi’ sono anche i Fiori nel momento in cui decidono di rivelarsi agli umani. Essi offrono conoscenza, collaborazione, mutuo rispetto, in cambio di quelle capacita’ tecnologiche tipiche della nostra civilta’ terrestre.

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Note sparse

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Clifford Simak – Qui si raccolgono le stelle

Qui si raccolgono le stelle

di Clifford Simak

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qui Sommario

 

Terrestri e no

Introduzione

Il protagonista nel suo aspetto sociale

Profetica anticipazione di Internet

Gli uomini non sono ancora pronti

L’esplorazione del cosmo interiore

L’altro universo: i diversi

L’altro universo: il mondo femminile

Le forze del cosmo

Conclusione

Riferimenti

 

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qui Introduzione

Lassu’, sulle colline che circondano un piccolo paese di una tranquilla regione a prevalente sviluppo agricolo, si mormora che esiste un uomo dall’aspetto di un quarantenne, ma che dai dati anagrafici potrebbe avere almeno un secolo di vita. Cio’ suscita un crescente moto di curiosita’ nella comunita’, che spinge qualcuno ad ingaggiare un investigatore privato per spiare le abitudini di questo misterioso individuo.

Le prime indagini giungono ad un nulla di fatto e i misteri e le stranezze si infittiscono giorno dopo giorno. La fattoria in campagna, dove l’uomo abita, sembra immune dagli insulti del tempo; non solo, l’uomo pare vivere in una stanzina minuscola adiacente al fabbricato mentre il resto dell’edificio sembra ricoperto da una pellicola resistente a qualsiasi agente esterno e oltretutto le sue finestre si mostrano opache a qualsiasi occhio indiscreto che tenti di sbirciarvi all’interno.

Gli elementi per imbastire una buona trama per un romanzo di fantascienza ci sono gia’ tutti e sono piu’ che sufficienti. Ma Simak, da bravo scrittore, non si ferma alla trama e comincia a delineare il suo misterioso personaggio all’apparenza immortale.

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qui Il protagonista nel suo aspetto sociale

Enoch e’ un personaggio solitario, contemplativo, attento alle vicissitudini che scuotono il mondo, ma in qualche modo perennemente estraneo ad esse. E’ interessato ai progressi della scienza ed e’ abbonato da oltre ottanta anni ad una prestigiosa rivista scientifica, tanto che lo stesso direttore gli aveva inviato per lettera i suoi personali complimenti, esprimendo tuttavia il desiderio di sapere come avesse potuto mantenere l’abbonamento a lui intestato per cosi’ lungo tempo.

Ormai Enoch sa che il suo segreto non puo’ essere mantenuto a lungo e presto il mondo sarebbe venuto a conoscenza di cio’ che egli nasconde nella casa. Essa infatti e’ stata trasformata in una stazione di transito per i passeggeri che si spostano da tutti i mondo della galassia, in una ordinata babele di incontri scientifici e culturali che hanno infinitamente accresciuto le capacita’ di progresso dei popoli che hanno aderito a questa rete di connessioni intergalattiche.

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qui Profetica anticipazione di Internet

E’ una sorta di Internet a livello galattico quella che viene anticipata da Simak. Il romanzo, pensato e scritto verso la fine degli anni ’50 del secolo scorso, esprime l’anelito delle genti di allora a superare le barriere imposte dalla lontananza fisica degli individui e un vivo desiderio di incontrarsi e conoscersi, ora che la guerra e la discordia sembrano definitivamente sconfitte e si fa strada la convinzione che la scienza e la tecnica possano finalmente avviare l’umanita’ verso un radioso sentiero costellato di progresso e civilta’.

Era una ingenua illusione quella degli uomini di allora, ma degna di tutto il mio rispetto e ammirazione. Oggi, dopo oltre cinquanta anni, posso confermare che gli scambi culturali si sono realizzati, attraverso Internet, ma il progresso infinito e quel radioso sentiero di civilta’ non si sono realizzati. La fatica di vivere non e’ alleviata, le macchine non hanno diminuito gli orari di lavoro degli uomini, ne’ gli uomini sono piu’ felici oggi rispetto ad allora.

Questo senso di sconfitta, questa disillusione di fondo, fanno parte dei pensieri di Enoch e indirettamente riflettono le preoccupazioni dello scrittore stesso. Nonostante l’ammirazione per i progressi scientifici in atto, Simak non crede che la sola scienza possa esprimere la totalita’ dell’essere umano, ed inizia a delineare una sorta di esplorazione interiore.

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qui Gli uomini non sono ancora pronti

Enoch vorrebbe comunicare al mondo le proprie scoperte, frutto dei reiterati contatti Enoch e lo straniero con le genti che hanno transitato per la stazione terrestre, ma si trattiene dal farlo perche’ ritiene che gli uomini non siano ancora pronti, troppo rissosi e primitivi per affrontare l’incontro con civilta’ superiori. Gli uomini sono troppo egoisticamente avvolti nei propri interessi per accorgersi che intorno a loro si muove un universo di popoli e civilta’ altrettanto interessati a conoscersi e confrontarsi.

Gli uomini non sono ancora pronti. E’ questa una costante e un luogo comune di tanti romanzi di fantascienza. Forse fa parte della natura umana quella sensazione di non essere all’altezza delle aspettative di cui si viene investiti, forse affonda le radici nella perenne incertezza, nella costante consapevolezza della fragilita’ dell’esistenza umana e in una atavica paura dell’ignoto.

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qui L’esplorazione del cosmo interiore

Se, agli elementi di cui sopra, si aggiunge anche l’egoismo derivante dal naturale istinto di sopravvivenza degli individui, si puo’ avere ragione delle lacerazioni interiori che attanagliano il personaggio di Enoch, che vorrebbe aprirsi al mondo ma teme che l’ondata di ritorno possa travolgerlo e di questa sua incertezza ne da’ colpa al mondo esterno, che appunto “non e’ ancora pronto”. Ma l’esplorazione interiore prosegue e il lettore viene via via trascinato nel vortice dei suoi pensieri.

Enoch e’ un contemplativo, ammira l’armonia della natura che lo circonda, come ammira l’armonia del cosmo, e il fascino delle stelle lontane la cui luce brilla fino a riscaldare il suo duro cuore di uomo, che essendo stato pure un soldato, ha conosciuto gli orrori della guerra. Enoche e’ un abitudinario: Come tutti gli individui solitari, la passeggiata che fa tutti i giorni lo conduce sempre sul solito sentiero, quello che giunge fino al fiume, dove l’acqua che scorre e’ per lui simbolo dello scorrere della vita degli esseri umani, e il fiume assume l’aspetto di un vecchio saggio che osserva gli uomini rincorrere inutilmente i propri desideri, senza riconoscere il pregio delle piccole cose che li circondano. Queste piccole cose sono i fiori che sbocciano, il calore del sole sulla pelle, la pioggia che rinnova ogni volta lo spettacolo della vita che risorge.

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qui L’altro universo: i diversi

Solo un’altra persona oltre a lui, riesce a penetrare il mistero della vita, Qui si raccolgono le stelle ma piu’ di quanto lui possa, lei riesce anche ad imbrigliarne le oscure forze taumaturgiche convogliandole verso una inspiegabile capacita’ di guarigione. Questo personaggio meraviglioso e’ una fanciulla, che pero’ e’ muta. La diversita’ la rende handicappata, ma le da’ la possibilita’ di sviluppare quelle potenzialita’ latenti altrimenti offuscate dal preponderante uso che gli uomini fanno della comunicazione verbale. Si’, perche’ ammettiamolo, l’handicap ce l’hanno gli uomini cosiddetti “normali”, miseramente e pateticamente soli nonostante tutto il loro comunicare; mentre la fanciulla partecipa dello spettacolo della creazione e ne e’ artefice a sua volta, avendo sviluppato la facolta’ di immergersi nel cosmo della natura circostante per estrarne le capacita’ di guarigione e le forze benigne di cui la natura e’ dispensatrice.

E’ una costante dei romanzi di Simak quella di attribuire le migliori capacita’ al popolo dei derelitti, alla massa degli oppressi, alla folla dei perdenti, a coloro che vivono ai margini della societa’, come appunto Enoch e la fanciulla sordomuta. Saranno loro due infatti a togliere l’umanita’ dai pericoli che incombono e che si mostreranno evidenti nel seguito del romanzo.

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qui L’altro universo: il mondo femminile

Se l’affetto e la stima di Enoch sono riservati alla fanciulla sordomuta, l’amore viene delineato dal personaggio di Mary. Lei e’ la donna dei sogni di ogni uomo: graziosa, comprensiva, dolce e sensuale, mai volgare, si muove con grazia ed eleganza nella stanza e spande intorno a se’ un inebriante e fragrante profumo.

Mary e’ tanto perfetta da rivelarsi immediatamente irreale, cosi’ irreale da rivelarsi per un ologramma, una immagine tridimensionale della fantasia umana. Mary e’ resa concreta da uno speciale meccanismo offerto in omaggio a Enoch da parte di coloro che hanno installato la stazione terrestre intergalattica.

E cosi’, anche il perfetto amore e’ irraggiungibile. Pur essendo Mary una donna reale, Enoch non puo’ toccarla e appena tenta di afferrarla, questa si ritrae e si nega. Ma c’e’ un epilogo, che non voglio rivelare per non togliere al lettore il piacere della sorpresa.

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qui Le forze del cosmo

Ma non tutte le forze che si muovono nel cosmo sono belle e buone, non tutti i popoli della galassia sono docili e amabili. Presto si scoprira’ che il quadro idillico di una umanita’ felicemente immersa nel cosmo e nella natura, viene deturpato da una oscura forza disgregatrice cui fa da argine una misteriosa forza benigna rappresentata dal “talismano”, una sorta di “deus ex machina” che pero’ manca di un individuo che sia in grado di manovrarlo e il talismano giace percio’ inutilizzato. Ma forse qualcuno c’e’ che puo’ farlo funzionare.

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qui Conclusione

La sensibilita’ contemplativa di Enoch non riesce ad evolvere verso una sensibilita’ religiosa. La meraviglia dell’essere umano di fronte allo Enoch e Mary spettacolo della vita e del cosmo non trova soluzione nel riconoscere in cio’ una superiore intelligenza, un disegno superiore che sfugge tuttavia alle capacita’ intellettuali umane. Questa sensibilita’ religiosa, che pervade il romanzo, viene identificata un po’ ingenuamente nel talismano, una sorta di meccanismo, un oggetto materiale e non una intelligenza soprannaturale.

Non era scopo del romanzo affrontare questo tema. Lo scrittore si limita ad osservare stupefatto lo spettacolo del cosmo e lascia intravedere l’evoluzione intellettuale che questa meraviglia suscita in lui. Spetta al lettore la liberta’ di proseguire il percorso e trarre la conclusione, se lo desidera.

Mi e’ sempre piaciuto questo romanzo, quasi privo di azione, ricco di considerazioni psicologiche. Gli alieni sono buoni, docili, caratterizzati da una profonda cultura che li rende saggi, interessanti. L’Universo, con i suoi mondi riccamente popolati, e’ quasi interamente dominato da genti interessate alla natura, alla scienza, alle arti. Simak non dice quale deve essere il cammino di civilta’ dell’uomo, ma lascia intravedere che, una volta sconfitto il problema della sopravvivenza, una civilta’ si definisce tale quando riesce a dedicare il maggior tempo possibile alla conoscenza e alla professione delle arti creative.

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 Riferimenti

Altri commenti

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