Poesie in dialetto romagnolo di Triestino Cortesi


Le poesie, recitate da Mirco Cortesi, con commento musicale e rumori di ambiente, le puoi scaricare facendo click quizip e quizip.
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Ivo_Cortesi

.

Raccolta di scritti “ironico-satirici” in versi e in dialetto romagnolo di

Triestino Cortesi (Ivo)


Ivo, il piu’ giovane di quattro fratelli, nacque nel 1916. Rimasto orfano di padre all’eta’ di un anno (il padre mori’ in guerra nel 1917), Ivo conobbe un’infanzia difficile, purtuttavia decorosa, durante la quale forse soffri’ anche la fame.

Nonostante le difficolta’, la madre riusci’ ad allevare tutti i suoi figli e ad adottarne perfino un altro, un cugino di Ivo, pure lui rimasto orfano di entrambi i genitori, Artemio, che poi gli rimase affezionato e riconoscente per tutta la vita. Ogni anno Artemio veniva a trovare il suo cugino Ivo, e in casa era sempre una festa quando cio’ avveniva.

Ivo non parla nelle sue poesie dei suoi anni d’infanzia e di adolescenza, questo periodo non gli piaceva. Preferisce ricordare gli anni ’50 fino agli anni ’90, quando la gente finalmente conosce un periodo di prosperita’, dopo gli orrori delle due guerre mondiali.

Mentre si leggono le poesie si delineano i personaggi, che sono i tipici abitanti di un paesino di montagna, di cui tutti potrebbero affermare di conoscere come i vicini di casa propria. Sono personaggi universali.

Abbiamo il dottore, il prete, il suonatore della banda, la donna chiacchierata, quella un po’ sfrontata e maliziosa, quella un po’ goffa; il buonuomo religioso e devoto, il buontempone che non paga l’affitto. Anche le vicende raccontate sono tessute su piccole cose, che Ivo descrive perfettamente, con semplici e rapidi tratti di penna. A volte le situazioni sono reali: la processione del Venerdi’ Santo, la gita a Roma, la prova della banda, la passeggiata subito fuori del paese, la donna che alza la gonna per attraversare il fiume a piedi nudi. Altre volte invece abbiamo situazioni simboliche: il sasso che parla alla goccia d’acqua, la mosca ambiziosa che parla alla lumaca.

Fra tutte le composizioni ne spiccano due, un po’ piu’ lunghe e articolate delle altre: “Zinardona la va a la gita” e “Vichett en Paradis“.

La snoora Zinardoona la va’ a la gita e’ una storia colma di comicita’ che si intuisce fin dalle prime battute, in un crescendo continuo fino al parossismo in cui, al pari dei fuochi d’artificio, con il gran botto finale si conclude la vicenda, e l’epilogo infine smorza le grasse risate in un sorriso benevolo e divertito.

Vichett en Paradiis invece e’ una bella interpretazione sul tema del viaggio soprannaturale. Ivo non era tipo da slanci mistici e arcane rivelazioni, cosi’ il viaggio di Vichett si risolve in una totale e completa riaffermazione del mondo terreno, a scapito di quanto si affermi essere il Paradiso luogo dell’eterna beatitudine. Questo mondo terreno, che ancora una volta risulta fatto di piccole soddisfazioni quali una cena in compagnia, una bevuta, il ritorno a casa propria in mezzo alla sua famiglia e agli amici; questo mondo rimane l’unico autentico, quello per cui vale la pena di vivere e continuare a vivere.

In ultimo bisogna accennare alla caratteristica di Ivo di trasformare in simpatia anche le situazioni piu’ difficili, come una osservazione inopportuna o i rapporti con persone moleste.

L’ultima parte della sua produzione letteraria e’ un continuo proclamare di
“Evviva”, “Festeggiamo”, “Brindiamo”, sintomi di una solida personalita’ solare. Ogni occasione, anche la piu’ banale, e’ motivo di festa e di allegria, occasione di gioia.

Questa capacita’ di vedere le cose sempre al meglio, e’ una grande qualita’ umana che pur bisogna riconoscergli, una caratteristica degna di essere messa in evidenza affinche’ si possa trarre esempio da lui e dal suo comportamento.

Ivo e’ morto nel 2004.
Se andrete a visitarlo, al cimitero di Portico di Romagna, vi accogliera’ con un sorriso.


Nota:  Se si incontrano difficolta’ ad ascoltare le poesie, tasto destro sull’altoparlante, poi scegliere “apri collegamento”.

ascoltaL’odoor de feen L’odore del fieno
ascoltaChi ch’on veed drett Chi non vede diritto
ascoltaLa mosca e la lumega La mosca e la lumaca
ascoltaIndovinello = (Zvaneno) Indovinello = (Zvaneno)
ascoltaE vanitoos (il vanitoso) Il vanitoso
ascoltaLa nostra Dotoressa La nostra dottoressa
ascoltaLa costanza da’ speranza La costanza da’ speranza
ascoltaE Bidee d’la zi Carlota Il bide’ della zia Carlotta
ascoltaLa proposta ed Balaren La proposta di Balaren
ascoltaL’oc ed Scapuzoon L’occhio di Scapuzon
ascoltaMarioon ch’la traversa e fioon Marion attraversa il fiume
ascoltaLa snoora Zinardoona la va’ a la gita La Signora Zinardona va alla gita
ascoltaA Ugo Maestri .
ascoltaAgostino pescatore valmaggiore1c
Chi diis ch’o se sta ben Chi dice che si sta bene
ascoltaRacconto .
ascoltaLa banda de paéés La banda del paese
ascoltaVichett en Paradiis Vichett in Paradiso
ascoltaL’è mei ed toot sté zétt E’ meglio tacere
La chegheda La cagata
ascoltaLa famiia di “V D O O L L” La famiglia dei P I O P P I
ascoltaFine anno 1994 .
ascoltaLa Schola Cantorum di Portico .
ascoltaFesteggiamenti e ricorrenze Portico 1997 .
ascoltaLettera della Befana per la piccola Irene .
ascoltaI Dirigenti e Impiegati di Banca a Portico .
ascoltaCompleanno Centenario di Enrico Monti .
ascoltaAuguri per le Feste Natalizie del 2001 Passo del Muraglione
ascoltaDialogo (in versi) .
Anniversario del matrimonio di Franco e Ornella .
Battesimo della neonata Sofia G. .
Epitaffio .
Riapertura “Bar dello Sport” a Portico .
150 anni di suore a Portico .
Auguri per il matrimonio di Piero B. .
Lettera di benvenuto al reverendo “Don Michele” .
Cinquantesimo anniversario di matrimonio .
Inizio anno duemila .
A L.B. .
Pranzo del 13 agosto 1995 .
Pranzo del 27 agosto 1995 .
Pranzo del 10 agosto 1999 .
Pranzo del 17 agosto 1999 .
Pranzo del 13 agosto 2000 .
Pranzo del 20 agosto 2000 .
Pranzo del 22 agosto 2000 .
Festeggiando le nozze d’argento di Marco e Grazia Poggi .
Lettera al Prof.Giulio Poggi .
Il compleanno del Prof. Giulio Poggi .
Il compleanno del dott.Antonio Bacchin .
Scritta d’addio a Don Davide .
Stornello .

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La raccolta si apre con la descrizione della armonia della natura associata al lavoro umano, visti entrambi come strumenti di abbellimento del creato e ringraziamento a Dio per cio’ che ci ha donato. La persona, che sa di essere ormai giunta al termine del suo cammino, si concede un attimo di contemplazione e lascia un messaggio alle generazioni future.

ascolta   L’odoor de feen

On bel dèè ed prèmavera
ch’a n’avèva gnènt da fèè
os fasèva quasi sèra
ch’a m’andèva a zirandlèè
so per l’èrta de stradoon
mèè ch’a iò na zèrta etàà
am pogèva te bastoon
oservènd en qua en làà
a guardèva la campagna
beela, vèrda tòta en fiòòr
che ensem a la montagna
l’è el blèzi de Signoor.
.
Mentre a oserve on nid d’usleen
om razonz òn caar ed fèèn
con i bòò tachèè ai timoon
a la guida d’on garzoon
ch’o cantèva spenserèè
anca s’l’èra tòòt sudèè,
e da om per bèn com l’èra
om dasèè la bona sèra.
.
Quant che e caar om pasèè bseen
o lasèè n’odòòr ed fèèn
ch’o s fasèva ancoor sentìì
dòp che e caar l’èra sparii.
Me a sentee c’l’odòòr co feva boon
aì respir di mi polmon
perché la era eria pura
co la deva la natura.
E bel quèdrè pr’on pitòòr
e garzoon e caar coi bòò e lavòòr.
.
Stènd accèè n’meditazioon
a sentèè l’armòòr de toon
-ma on n’èra on armòòr normèèl
com ol faa e temporèèl-
col faseva on bastardazz
a caval d’on motoraaz
c’ò pasèè mei tant en frètaa
co pareva ona saiètaa
ma o lasèè, apena pasèè
on puzaaz d’òglie brusèè
che dai tanf, no v’ne fi chèès
am dovèt tapè e nèès.
.
Mè a pensèè: vè d diferenza
e caar di bòò l’eria bona e lavòòr, la pazienza
stètrè o lasa per la strada
sol che pozz d’eria enquineda.

Finale del racconto e morale

A sti zuvne spensierèè
mè a vrèb tant augurèè
ch’en t’la vita, lòng e viazz
fra tènt énn on dèè ed mazz
sentis dii
ch’i n’à lasèè
per la streda de puzaaz d’oglie brusèè,
ma i è stèè brèv zitadeen
ch’i à lasèè odòr ed feen.

(NOVEMBRE 1985)

L’odore del fieno

Un bel giorno di primavera
che non avevo niente da fare
si faceva quasi sera
che andavo a gironzolare
su per la salita dello stradone.
Io che ho una certa eta’
mi appoggiavo al bastone.
Osservando in qua e in la’
guardavo la campagna,
bella, verde, tutta in fiore,
che insieme alla montagna
sono le bellezze di Dio.
.
Mentre osservo un nido di uccellini,
mi raggiunge un carro di fieno
con i buoi attaccati al timone
alla guida di un garzone
che cantava spensierato
anche se era tutto sudato,
e da uomo perbene quale era,
mi diede la buona sera.
.
Quando il carro mi passo’ vicino,
lascio’ un odore di fieno
che si faceva ancora sentire
dopo che il carro era sparito.
Io sentii che quell’odore faceva bene
al respiro dei miei polmoni,
perche’ era aria pura,
che la dava la natura.
Che bel quadro per un pittore:
il garzone, il carro coi buoi, il lavoro.
.
Stando cosi’ in meditazione,
sentii un rumore come di tuono,
-ma non era un rumore normale,
come lo fa il temporale-,
che lo faceva un raggazzaccio
in sella a un motoraccio,
che passo’ cosi’ in fretta
da sembrare una saetta,
ma lascio’, appena passato,
un puzzaccio d’olio bruciato
che dal tanfo, non fatevene caso,
mi dovetti tappare il naso.
.
Io pensai: “Guarda che differenza:
il carro dei buoi, l’aria buona, il lavoro, la pazienza;
quest’altro lascia per strada
solo quel puzzo d’aria inquinata”.

Finale del racconto e morale

A questi giovani spensierati
io vorrei tanto augurare
che nella loro vita, lungo il viaggio
fra tanti anni in un giorno di maggio
si sentano dire
che non hanno lasciato
per strada un puzzaccio d’olio bruciato,
ma sono stati bravi cittadini
che hanno lasciato odore di fieno.

(NOVEMBRE 1985)

Ivo_Cortesi

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Favola moraleggiante. Una sferzata agli atteggiamenti eccessivamente pessimistici.

ascolta   Chi c’on veed drett

On péél di fil d’la luus
éélt drét e snel
on dèè o s rispechiéva
t’ l’aqua de ruscel
e l’onda la i vòòs dii
en toon anca ensoleent
“Tun vii tu séé tot tòòrt
t’ce bròòt tun serve a gnént”
.
E péél più educhéé
i déss “Mo lasa andéé,
se propie tu vii méél
méttét on péér d’ociéél,
tu séé come chi tiip
ch’i n ne mai bòòn t’sté zétt
e i véd encòsa tòòrt
anca dov l’è tòòt drétt.

DICEMBRE 1985

Chi non vede diritto

Un palo dei fili della luce,
alto, dritto e snello,
un giorno si rispecchiava
nell’acqua del ruscello
e l’onda gli volle dire,
in tono anche insolente:
“Non vedi che sei tutto storto,
sei brutto, non servi a niente!”
.
Il palo, piu’ educato,
le disse: “Ma lascia andare,
se proprio ci vedi male,
mettiti un paio d’occhiali!
Sei come quei tipi
che non sono mai capaci di stare zitti,
e vedono tutto storto
anche dove e’ tutto dritto!”.

DICEMBRE 1985

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Un’altra favola moraleggiante, semplice e immediata. Qui la sferzata e’ alla vanagloria.

ascolta   La mosca e la lumega

Una mosca ambiziosa
la voléva silenziosa
sota l’ombra d’ona pianta
che d’la fròòta l’aveva tanta
e la s’fermè dréé na lumega
ch’la suceeva ona mugneega.
.
La s metèè on pòò a tiir
per potela ciapéé en ziir
tant ch’la i gèè “Pora sgrazieda
tu séé propie sfortuneda
tun n’è gli ééli da voléé
tun n’è el gambi da ziréé
s’tutt trovess te mez d’la strééda
tu véréb sobet sciazééda
è padròn ch’o tà créé
on n’à propie savù féé.
.
Bréév l’è stéé e mi padron
ch’o m’à fat a perfeziòòn
tant ch’a nn’ò dificoltàà
a viazéé en qua en làà
sia pianèèn o velocità
per trovéé magné com fàà.
Entaant adèès con el mi éél
a véégh dov lèè on vés ed méél
e am ne fèèz ona magneeda
da stéé bèèn toot la giorneda.”
.
La lumeega quasi oféésa
la s spianèè piò longa e stéésa
e la i gèè
“Tèè va puu, mè a rèst a qua
ch’a so bsen a la mi caà
e a rengrezie e zéél
s’a so fata senza e gli éél
anzi a t’eugur tant guadaagn
tant a tèè che ai tu compaagn.”
.
Fine e morale della favola.
La mòòsca la volééva
la lumééga l’ai guardééva
e la vest che ch’la sgraziééda
anzichéé andéé ai guadaagn
en te vòòl la fòò sbadééda
l’andèè a fnii t’na téla ed raagn.
La lumééga l’andèè ent l’òòrt
e la mosca l’andèè a la moort !!!
.
Morale del racconto.
Chi deride i difetti altrui
e ignora quelli suoi
ha il giudizio di colui
che per strada, perse i buoi.

LUGLIO 1994

La mosca e la lumaca

Una mosca ambiziosa
volava silenziosa
sotto l’ombra d’una pianta
che di frutta ne aveva tanta
e si fermo’ dietro una lumaca
che succhiava una prugna.
.
Si mise un po’ a tiro
per poterla prendere in giro,
tanto che le disse: “Povera disgraziata,
ma sei proprio sfortunata!
Non hai le ali da volare,
non hai le gambe da girare.
Se ti trovassi in mezzo alla strada
verresti subito schiaccata!
Il padrone che ti ha creato
non ha proprio saputo fare.
.
Bravo e’ stato il mio padrone,
che mi ha fatto a perfezione
tanto, che non ho difficolta
a viaggiare in qua e in la’,
sia lentamente come in velocita’,
per trovare il cibo che mi conviene.
Intanto adesso con le mie ali
vado dov’e’ un vaso di miele
e me ne faccio una mangiata
da star bene tutta la giornata!”.
.
La lumaca, quasi offesa,
si dispose ancor piu’ lunga e distesa,
e le disse:
“Te vai pure, io resto qua,
che’ son vicino a casa mia,
e ringrazio il cielo
che son fatta senza ali
anzi, ti auguro tanti guadagni,
sia a te che al tuo compagno”.
.
Fine e morale della favola.
La mosca volava,
la lumaca la guardava,
e vide che quella disgraziata,
anziche’ andare al guadagno,
nel suo volo fu sbadata,
ando’ a finire in una tela di ragno.
La lumaca ando’ nell’orto
e la mosca ando’ alla morte !!!
.
Morale del racconto.
Chi deride i difetti altrui
e ignora quelli suoi
ha il giudizio di colui
che per strada, perse i buoi.

LUGLIO 1994

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Negli anni ’70 era di moda il flipper. Vi giocavano adulti e bambini. Quanti scossoni a quella macchina piena di luci, per dirigere la pallina d’acciaio verso le zone di maggior punteggio! Il nome del personaggio e’ immaginario, ma la vicenda e’ sicuramente reale.

ascolta   Indovinello = (Zvaneno)

Basta stei en compagnia
sobte ot spira simpatia
On ne bròt on ne sgarbéé
le obedient ma ò vò zughéé.
.
Tot i dèè apena magnéé
en te bar tu l vii arivéé
tanti vòòlt per fé piò en frééta
ven zòò en biciclétaa
per zughéé en ch’el machinèèn
che i s’angòla i su suldeen.
.
Lu ch’lè élt pòc piò d’na spana
per zughéé o sta dréét t’la scrana
e pu quant ch’la n gne ven bona
tu l sent dii “Brota giandoona!”
.
Oramai s’an nii endvinéé
et chi ch’a iem parléé
sti atenti ai nostre dii
che av geem per fév capii
sa bele féé e gl’operazion de più e de meno
e e su nòm ades tòt il saa ch’le …………………….
ZVANENO

GENNAIO 1986

Indovinello = (Zvaneno)

Basta stargli in compagnia
e subito ti ispira simpatia.
Non e’ brutto, non e’ sgarbato,
e’ obbediente, ma vuole giocare.
.
Tutti i giorni, appena mangiato,
lo vedi arrivare al bar.
Tante volte, per fare prima,
viene giu’ in bicicletta,
per giocare in quelle macchinine
che si ingoiano i suoi soldini.
.
Lui, che e’ alto poco piu’ di una spanna,
per giocare sta dritto sulla sedia,
e quando non gli viene bene
lo senti dire: “Brutta ghiandona!”
.
Ormai, se non avete indovinato
di chi abbiamo parlato,
state attenti alle nostre parole,
che’ vi diciamo per farvi capire:
sa gia’ fare le operazioni del piu’ e del meno.
e il suo nome adesso tutti sanno che e’ ….
ZVANENO

GENNAIO 1986

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Qualcuno a volte e’ indisponente e interviene a sproposito. Una cosi’ colorita similitudine, invece di farci partecipare allo sdegno, ci strappa un sorriso… e cosi’ sia 🙂

ascolta   E vanitoos (il vanitoso)

Pr’avéé dét trè parooli e sgnurèèn
adèss chi saa e chèè o sèè figuréé
on vééd ch’ò péé la mosca de mulèèn
che per avéé e bèèch enfarinéé
e per voléé dai sààc enfèèn ai stéér
lèè las credeeva che la fòss e molnéér.

LUGLIO 1988

Il vanitoso

Per aver detto tre parole, il signorino,
adesso chissa’ cosa si e’ immaginato.
Ma non si accorge che sembra la mosca del molino,
che per avere il becco infarinato
e per volare dal sacco fino al setaccio,
lei si credeva di essere il mugnaio!.

LUGLIO 1988

E molnéér
Il mio nonno Anacleto faceva il mugnaio. Qui e’ ritratto accanto alle macine per il granturco e l’orzo. Le sementi dall’alto scendevano lentamente dentro le macine di pietra che stanno dietro la sua schiena. Le tre manopole alla sua sinistra, montate ognuna su un pilastro, aprivano le saracinesche dell’acqua che, entrando nelle turbine che si trovano sotto i suoi piedi, facevano girare le macine. La farina invece usciva per forza centrifuga e cadeva nelle vasche che sono proprio dietro di lui. (foto Pier Luigi Farolfi)

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Dopo anni di dottori tuttofare, un po’ dentisti, un po’ ortopedici, arriva in paese una giovane dottoressa.

ascolta   La nostra Dotoressa

La nostra dotoressa
da poc la s’è sposeda
anch s la va pooc a meessa
l’a nnè n’anma adaneeda
chè con amor la cura
toot queent i suu pazieent
useend la steesa amsuura
coi povre e i benesteent.
.
Quei ch’i è amaléé a leet
l’ai vaa trovéé a caa
tota preocupeeda
ch’in veega ai moond ed laa.
Se i segue la su cuura
pianeen, pianeen i s’arfaa
e oi paasa la paura
d’andéé ai mond ed laa.
.
La i èè on tiip aleegre
la faa bon viis a toot
coi grèès e con i meegre
coi bèèl e con i broot.
E se puu t’la vii arabieeda
per via de troop lavoor
fai féé ona fumeeda
e l’artoorna d’boon umoor.
.
La i haa puu i solit pazieent
ch’i è da léé ogni momeent
i l’aspeeta t’l’ambulatoorie
gnanc c’la dééss i castroon coi mlorie
e quand di méél in n’ha encioon
i diis c’l’amsura la presioon.
.
E aloora per libereela
da s’ti envéélid de cumoon
permetèèmze ed sugerìì
ona meeza soluzioon;
meet en vendita i enveelid
t’ona liquidazioon,
chi ed queest on compra trii
ch’la i en feeza paghéé oon.
.
Ma peròò a i hoo on timoor
oi saràà on compradoor???
On gnè etre che speréé
c’o si toiaa e nost Signoor.
.
Se la guida e fòòristreeda
léé ch’la i èè on pòò pzineena
anch s la ièè toota spetneeda
tu la vii apeena apeena.
Ades a quèè a deeg spetneeda
perchèè a sòò che la su noona
la la i ha sempre ciameeda
“Ecco quàà la mi SCAVCIOONA”
.
Mèè peròò a la vreeb avdèè
soola te meez d’la streeda
ch’l’a s trovees a dovéé cambiéé
de gipoon na gooma bugheeda.
Scometeema ona cucagna
che da soola l’a n se sgavaagna???
.
La i è apasioneeda
d’andéé a zerchéé i foong
e quei che la preferess
i è queii dai gamboon loong.
(per féé capìì ai vool
purzeen e prataiool)
e i diis ch’la i cnoss been
i boon e quei coi vleen.
Ma an potreeb mè vèès dubioos
se a mangiarli mi invita
che o i fòòs fra queei ch’la m coos
ona “FALLOIDE AMANITA”?
.
Adees peròò tireema el conclusioon
ed sté poore zibaldoon
A chieed a la dotoreesa
che l’a m voia perdonéé
se en s’tla mi satira
a i ò esageréé
.
ALOORA:
D’la nostra dotoressa
noon a sem teent conteent
anca se l’a n n angeesa
anca s’ l’an chééva i deent
e per noon ch’la i è careena
come s la foos na diiva
ai vleen dii sera e mateena
“EVIVA, EVIVA, EVIVA”.

FEBBRAIO 1993

La nostra Dottoressa

La nostra dottoressa
si e’ sposata da poco.
Anche se non va tanto a messa
non e’ un’anima dannata,
che’ con amore cura
tutti i suoi pazienti;
usando la stessa misura
coi poveri e i benestanti.
.
Quelli che sono a letto ammalati
li va a trovare a casa,
tutta preoccupata
che non vadano all’altro mondo.
Se seguono la sua cura
pianino pianino si rimettono in salute
e passa loro la paura
d’andare all’altro mondo.
.
Lei e’ un tipo allegro,
fa buon viso a tutti,
ai grassi e ai magri,
ai belli e ai brutti.
E se poi la vedi arrabbiata
a causa del troppo lavoro,
falle fare una fumata,
e ritornera’ di buon umore.
.
Ha poi i soliti pazienti
che sono da lei ogni momento.
L’aspettano sempre in ambulatorio,
neanche desse i marroni bolliti con l’alloro!
E quando non hanno mali da dichiarare,
allora le chiedono di misurare la pressione.
.
E allora, per liberarla
da questi “invalidi comunali”,
permettiamoci di suggerire
una mezza soluzione;
mettere in vendita gli invalidi
in una liquidazione,
chi ne compra tre di questi,
gliene faccia pagare uno!.
.
Pero’ ho un timore:
ci sara’ un compratore???
Non rimane altro che sperare
che se li prenda Nostro Signore.
.
Se guida il fuoristrada,
lei che e’ un po’ minuta,
anche se e’ tutta spettinata,
la vedi appena appena.
Adesso qui dico spettinata
perche’ so che la sua nonna
l’ha sempre chiamata:
“Ecco qua la mia TRASCURATONA!”
.
Io pero’ la vorrei vedere
sola, per la strada,
se dovesse trovarsi a cambiare
una gomma bucata del gippone.
Scommettiamo una cuccagna
che da sola non se la leva???
.
E’ appassionata
d’andare a cercare i funghi;
e quelli che preferisce
sono quelli dal gambo lungo.
(per far capire al volo:
porcini e prataioli).
E dicono che conosce bene
quelli mangerecci e quelli velenosi.
Ma non potrei io avere un dubbio,
se a mangiarli mi invita,
che ci sia fra quelli che mi cuoce
una “FALLOIDE AMANITA”?
.
Adesso pero’ tiriamo a concludere
questo povero zibaldone.
E chiedo alla dottoressa
che mi voglia perdonare
se nella mia satira
ho esagerato.
.
ALLORA:
Della nostra dottoressa
noi siamo tanto contenti,
anche se non ingessa,
anche se non leva i denti,
e per noi, che e’ carina
come se fosse una diva,
vogliamo dire sera e mattina
“EVVIVA, EVVIVA, EVVIVA”.

FEBBRAIO 1993

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Un’altra breve storia, pungente e immediata come le favole di Fedro.

ascolta   La costanza da’ speranza

“Tu n’séé stòfa, gozla isolédaa,
ed baat te maas ed la scarpédaa?
.
L’è piòò ed zènt ènn che tu lavòòr
te faat apena on pécle fòòr”.
.
La i déss én bréév
la pòzaa ed sòta ch’la la ricéév.
.
r’spond la gòzla.
“La mi costanza l’a’m da speranza;
.
Con piòò ed zènt ènn de mi lavòòr
a so riuscida a féé ste fòòr
.
e fra méll ènn a pens e a spéér
d’avéé scavéé e mas entéér”.

1985

La costanza da’ speranza

“Non sei stanca, goccia isolata,
di battere nel masso della scarpata?
.
Son piu’ di cent’anni che lo lavori
e hai fatto appena un piccolo foro!”.
.
Le disse in breve
la pozza di sotto che la riceveva.
.
Risponde la goccia.
“La mia costanza mi da’ speranza;
.
Con piu’ di cent’anni del mio lavoro
sono riuscita a fare questo foro,
.
e fra mille anni penso e spero
d’avere scavato il masso intero”.

1985

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Il personaggio e’ immaginario, ne’ e’ esistita una zia di nome Carlotta. In dialetto romagnolo si usa dare dello zio e della zia a tutti coloro che godono di simpatia e benevolenza. In un paese c’e’ sempre quella donna di cui si mormora che…, e se non c’e’, allora la si inventa e si fa volare la fantasia.

ascolta   E Bidee d’la zi Carlota

Av racont d’la zi Carlota
che durant la bela età
la i è steda on po’ sveltota
os po’ dii che tòòt il sa
e adees la ià di dèè
ch’la s’arcòrda et quél c’la fèè.
Quest o fòò tra dmenga e lòòn
ch’la s faseva e bidèè te fiòòn
e senza enciòn pudoòòr
las laveva zòò ch’l’odòòr
e la géva stènd chinééda
“Te t’se stéda fortunéda,
an t’ò fat manché mai gnént
sodisfat tè tanta zènt,
e tè svolt e tu lavoor
senza orérie a toot e gli òòr
tu le faat ai lòòm ai buur
dréta, stesa, puntléda ai muur,
e ogni taant, (porca mariana)
tu faseva crichéé la scraana”.
Arcordend sempre cla mòòsa
las sentiva on pòò comosa,
tant che a mèèz de su languòòr
oi scapèè d’ed dré on armòòr.
La Carlota la s fermèè,
lai pensèè e la gèè arsentiida:
“Te sta zéét, sta zéét e boon
che durant la zoventòò
tè avùù la tu porziòòn”.

(AGOSTO 1985)

Il bide’ della zia Carlotta

Vi racconto della zia Carlotta
che durante la bella eta’
e’ stata un po’ svelta.
Si puo’ dire, che’ lo sanno tutti.
E adesso ha dei giorni
in cui si ricorda quello che fece.
Questo fu fra domenica e lunedi’
quando si faceva il bide’ nel fiume,
e senza alcun pudore
si lavava giu’ quell’odore.
E diceva stando chinata:
“Tu sei stata fortunata,
non ti ho fatto mancare mai niente.
Hai soddisfatto tanta gente,
e hai svolto il tuo lavoro
a tutte le ore e senza orari.
L’hai fatto al buio, alla luce,
dritta, distesa, appoggiata al muro,
e ogni tanto, (porca mariana)
facevi scricchiolare la sedia!”.
Ricordando sempre quella mossa,
si sentiva un po’ commossa,
tanto che a mezzo del suo languore
le scappo’ da dietro un rumore.
La Carlotta si fermo’,
ci penso’ e disse risentita:
“Te sta’ zitto, sta’ zitto e buono!
che’ durante la gioventu’
hai avuto la tua porzione!”.

(AGOSTO 1985)


E bidèè d'la zi Carloota

Discorso in occasione di una recita pubblica della poesia.

Su invito della Floriana, presidente della Pro Loco, ho accettato di presentarmi qui alla festa degli anziani a leggere un paio di mie scritture in versi dialettali romagnoli, che io scrivo per diletto, cosi’, alla buona.

Leggero’ per prima una scritta breve intitolata

“E bidèè d’la zi Carloota”

poi seguira’

La banda de paéés

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Anche questo e’ un personaggio immaginario. Balaren si potrebbe tradurre con “Ballerino”, cioe’ incostante, inaffidabile. Balaren e’ un uomo semplice, magari un po’ furbetto, tuttavia simpatico, tanto che anche il padrone di casa alla fine lo lascia nell’appartamento, gratis.

ascolta   La proposta ed Balaren

Il ciameva Balaren
l’era semp senza quatren
perché quand quich d’on o n’eva
t l’osteria sempre o còréva
anch se l’ost che birichèn
oi metéva l’aqua te veen.
.
Balarèn l’éra on om sòl
senza mòi e senza fiòòl
ed caa l’éva òna stanza sòla
che e padroon l’éra Mengòòla.
.
L’è stéé sempre amiigh de padroon
òn paghéva mai la pisoon,
fen da tant (o péé òna fòòla)
l’éra stòff anca Mengòòla,
che anch s’on gnéra enciòòn contraat
oi mandèè l’aviis de sfraat.
.
Balaren a cla broota novità
o rmastè cme on bacalà
on steva drett, on steva en sdéé
l’eva smess enfema ed béé
fen con epp l’ispirazioon
ed sisteméé la situazioon
Enfaati dop qui’ch dèè en t’la piazòòla
Balareen o véd Mengòòla
e oi diis:
“Mengòòla, per e sfraat at fèèz òna proposta,”
Oi dimla puu.
Sent:
“Tu se stéé sempre on boon padroon,
piutost che déém e sfraat,
RADOPPIA LA PISOON!!!!”

AGOSTO 1995

La proposta di Balaren

Lo chiamavano Balaren
era sempre senza soldi,
perche’ quando ne aveva qualcuno
correva sempre nell’osteria,
anche se l’oste, quel biricchino,
gli metteva l’acqua nel vino.
.
Balarèn era un uomo solo,
senza moglie e senza figli,
come casa aveva una stanza sola,
di cui il padrone era Mengòòla.
.
E’ sempre stato amico del padrone,
non pagava mai l’affitto,
fino a che (sembra una fola),
era stufo anche Mengòòla,
che’ anche se non c’era alcun contratto,
gli mando’ l’avviso di sfratto.
.
Balaren a quella brutta novita’
rimase come un baccala’;
non stava dritto, non stava seduto
aveva smesso perfino di bere
finche’ non ebbe l’ispirazione
di sistemare la situazione.
Infatti, dopo qualche giorno, in piazzola,
Balareen vede Mengòòla
e gli dice
“Mengòòla, per lo sfratto ti faccio una proposta,”
Oi dimmela pure.
Senti:
“Sei stato sempre un buon padrone,
piuttosto che darmi lo sfratto,
RADDOPPIA L’AFFITTO!!!!”

AGOSTO 1995

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Ecco un altro personaggio immaginario. La traduzione di Scapuzon e’: inciampone, cioe’ uno sbadato che inciampa sui suoi stessi piedi. E’ un uomo semplice e devoto, ma solo per le feste religiose piu’ importanti.

ascolta   L’oc ed Scapuzoon

Il ciaméva “SCAPUZOON”
perchèè l’eva sol ch’l’oc bon
on n’éra on giévle on n’éra on saant
e t’la géésa o i andéva ogni taant.
Te paiéés ed Scapuzoon
i usa féé ona procesioon
la ièè quéla de vénér saant
che i la faa ogni aan costaant
l’a iè l’ònica procesioon
c’oi partecipa anch Scapuzoon
questa ch’a racunteen
la iè quéla ch’la iep la fèèn
perchèè e pòre Scapuzoon
i armetèè quasi l’oc boon.
Quest o fòò quand en t’la gesa
coi microfono a elta voos
i invidèè tot i credèènt
a baséé e Signor t’la cròòs
c’ol mostréva e caplaan
con i ciòòd ti péé e tel mààn.
Os fèè avanti anch Scapuzoon
con preghièra e devozioon
per poséé t’la cròòs e béés
e aviéés con l’anma en péés,
ma en te mentre ch’o s’anchèna
l’ép on gran spuntèèl t’la schéna
da bòrdèll mei tant birbòòn
ch’i faseva di simitòòn,
e lu o casca propie en mòòd
ed piciéé l’oc bon tè ciòòd
che e Signor l’eva ti péé.
.
Scapuzoon o s’élza e o diis trést:
“Alèè, at salut Crést
ades a chi s’è vést, s’è vést”.

SETTEMBRE 1985

L’occhio di Scapuzoon

Lo chiamavano “SCAPUZOON”
perche’ aveva solo un occhio sano.
Non era un diavolo, non era un santo,
e in chiesa ci andava ogni tanto.
Nel paese di Scapuzoon
si usa fare una processione,
e’ quella del Venerdi’ Santo
che la fanno costantemente ogni anno.
E’ l’unica processione
cui partecipa anche Scapuzoon.
Questa che raccontiamo,
e’ quella che fu l’ultima
perche’ il povero Scapuzoon
ci rimise quasi l’occhio sano.
Questo fu quando in chiesa,
col microfono ad alta voce,
invitarono tutti i credenti
a baciare il Signore in croce,
che lo mostrava il cappellano
con i chiodi nei piedi e nelle mani.
Si fece avanti anche Scapuzoon
con preghiera e devozione,
per posare sulla croce il bacio
e andarsene con l’anima in pace,
ma nel momento in cui si inchina,
ebbe un gran spintone nella schiena,
da bambini cosi’ birboni
che facevano delle sciocchezze,
e lui cade proprio in modo
da picchiare l’occhio sano nel chiodo,
che il Signore aveva nei piedi.
.
Scapuzoon si alza e dice triste:
“Alè, ti saluto Cristo
adesso chi s’e’ visto s’e’ visto!”.

SETTEMBRE 1985

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Ai tempi in cui le donne indossavano le gonne lunghe, poteva essere uno spettacolo andarle a vedere mentre attraversavano il fiume, perche’ dovevano scoprire le gambe. Cosi’ lo zio Luchetto (che e’ zio di niente, come ho spiegato piu’ sopra) non si lascia sfuggire l’occasione. Ma viene seccamente liquidato.

ascolta   Marioon ch’la traversa e fioon

I la ciamééva e Marioon
la stééva ed laa de fiòòn
la viééva dòp ai méés ed maaz
a paséé e fiòòn a guaaz
per fé prema ‘ndéé ai paiéés
pr’el fazèndi ‘el su spéés
quésta ch’la iè capitéda
l’è stéé en t’ona traversééda.
.
Ona noot ai Muraioon
l’éra vnuu on aquazoon
ch’o fè créés la matèna
e livèèl d’l’aqua te fiòòn
e Marioon ch’l’an s’néra dééda
oramai ch’la s’éra sviééda
la téntèè la traversééda.
.
Quant ch’la ièè n mez ai ragoon
l’aqua l’ariiva ai mutandòòn
che a chi teemp per no dé en t’l’ooc
i arivééva quasi ai znooc
e Marioon, tira pu sòò! Tira pu sòò!!
Ma anch l’aqua l’avniva sòò!!
Adèès fra i deent la borbotééva
e on se saa se la biastmééva o sla preghééva
tant ch’la iééra tòòta préésa
d’no caschéé là longa e stéésa.
.
Zi Luchett, te pòònt en sdéé
os godééva e bel avdéé
aspetènd ogni momeent
la finéél d’l’avenimeent
ma on stèè al moosi ch’o urlèè:
“O Marioon, atenti che fra poc la béé!!!”
.
Marioon aloora stiziida
l’arspòònd tòòta d’on fiéé:
“Lasa ch’la bééga, l’è pòòc ch’la ià magnéé!!!.

1985

Marioon che attraversa il fiume

La chiamavano Marioon
stava sull’altra riva del fiume.
Cominciava dopo il mese di maggio
a passare il fiume a guado
per far prima ad andare al paese
per le sue faccende e le sue spese.
Questa che e’ capitata
e’ stata durante un attraversamento.
.
Una notte al Muraglione
era venuto un acquazzone
che fece crescere la mattina
il livello dell’acqua nel fiume,
e Marioon che non se ne era accorta,
ormai che si era avviata
tento’ l’attraversamento.
.
Quando e’ in mezzo alla corrente
l’acqua le arriva ai mutandoni
che a quei tempi, per non dar nell’occhio,
arrivavano quasi al ginocchio,
e Marioon, tira su! Tira su!!
Ma anche l’acqua veniva su!!
Adesso borbottava fra i denti
e non si sa se bestemmiava o pregava,
da tanto che era tutta presa
di non cadere li’ lunga e distesa.
.
Zi Luchett, a sedere sul ponte,
si godeva il belvedere
aspettando a ogni momento
la fine dell’avvenimento.
Ma non pote’ resistere e urlo’:
“O Marioon, state attenta che fra poco quella beve!!!”
.
Marioon allora, stizzita
gli risponde tutta d’un fiato:
“Lascia che beva, e’ da poco che ha mangiato!!!.

1985

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Passo del MuraglioneEcco un’altra “zia”, Nardona questa volta, immaginaria pure questa. La storia si svolge indicativamente durante gli anni ’50 del secolo scorso. La gente riprende a godere di un certo benessere, cosi’ si organizzano delle gite in pullman. Dove si va di solito? A Roma a vedere il Papa. Il Passo del Muraglione divide la Romagna dalla Toscana. Gli ultimi chilometri prima di raggiungere la cima sono costituiti da una serie di tornanti a gomito che provocano nel viaggiatore un terribile senso di nausea.

ascolta   La snoora Zinardoona la va’ a la gita

A la snoora Zinardoona
fioola d’la poora Zita
oon aan oi vens l’idea
d’andé a féé ona giita
ch’i la ieeva organizeeda
con empeegn e con fervoor
dal dooni e da i oomne
de rioon de sgnor prioor.
.
Quand che la Zinardoona
la s signèè fra i parteent
queii d’l’organizazioon
i restèè on poo titubeent
on mutiiv per l’avanzeeda etàà
e on per i enconvenieent ch’la iàà.
.
Ma anca coi cunsii contrerie
on gne fòò gnéént da féé
ormai la ieeva deciis
la i voos partecipéé.
.
La gita d’andéé a Roma
la richiedeeva duu dèè d’viaaz
la dmenga e e sabet preema
c’o cascheeva e prem ed maaz.
.
E veener preema d’la parteenza
la sgnoora Zinardoona
la oseerva l’astinenza
eseend na bachetoona
e per stee n peera coi Signoor
la magnè i manfrigle coi fasool.
.
E dèè dòòp a ora preesta
la i è stiida da la feesta
la sèè méésa e stii piò boon
che l’a s méét t’el procesioon
e per vèèss piòò oserveeda
la s’è toota profumeeda
e la riceev i cumplimeent
d’la combrecola di parteent.
.
Entaant ch’la i è n’aspetatiiva
tu la vìì toota giuliiva
soota braaz la ià e fagoot
fazoléét e camisa da noot.
.
Ariva la corieera
fra i preem la monta sòò
per trovéé on post davanti
e vèès comda a calé zòò.
.
Inizia la partenza
la snoora Zinardona
la s faa e segn d’la croos
la preega la Madoona
e entant la pensa
ch’la vedràà
tanti cosii modeerne
e tanta antighitàà.
.
L’è zaa paséé mez ora ed viaaz
lee la s faa on gran coraaz
perchèè contra ai dìì d’la zeent
l’a n nà ncioon enconvenieent
ma o riiva el preemi curvi
ai péé de Muraioon
la snoora Zinardoona
la s seent on pòò ed magoon
la faa la disinvoolta
e la fa coont ed gneent
ma ormaai l’è toot na svoolta
ecco i enconvenient.
La teen el gambi strééti
perchèè la ne vò dìì
che fra e gli etri cosii
oi scapa anch la pipìì.
.
O ariiva l’ultma cuurva
en vééta ai Muraioon
la snoora Zinardoona
l’a n teen piò e magoon,
la faa ferméé e pulman
per potéé calé zòò
perchèè la sent che dentra
l’a n né po’ propie piòò.
.
La vaa sveelta a i sporteel
la méét i péé per teera
os sent on graan armoor
o péé ch’a sema en gueera.
D’ed zòò dal péért da baas
la péé on contrabaas
mentr os sent tra booca e nees
come quand c’os fa n travees.
.
E os veest e n peet ai moont
com o faa n canoon d’na foont
tanti t ch’el coosi
a paséé via d’vool
e piò com veen en meent
l’è l gòòsi di fasool.
.
Doop quant ch’la s fòò scargheeda
la fèè na pasegeeda
e adees geendla fra noon
la fòò anch fortuneeda
perchèè t cumbinazioon
dèè foora dai curvoon
e suu conzitadeen
Pireet ed Sibadleen
ch’l’era l’onic d’la valeeda
che o zireeva per la streeda
co i cavaal e baruzeen
come a i teemp di nòòst nuneen
e luu e poreet
l’eep la bontàà
d’arporteela endréé a càà.
.
Questa l’è la moreel
che a la geem en te fineel:
quant ch’o s’ha na zeerta etàà
l’è mèii stees entorne a càà
perchèè la snoora ch’la i era partida
toota aleegra n te pulmeen
l’artornèè a càà pentiida
coi cavaal te baruzeen.
.
Questa la iè l’aventura
che oi capitee a la gita
a la snoora Zinardoona
fiola d’la poora Zita.

(GENNAIO 1993)

La signora Zinardona va alla gita

Alla signora Zinardoona
figlia della povera Zita
un anno le venne l’idea
di andare a fare una gita,
che era stata organizzata,
con impegno e con fervore,
dalle donne e dagli uomini
del rione del signor priore.
.
Quando la Zinardoona
si iscrisse fra i partenti,
quelli dell’organizzazione
restarono un po’ titubanti;
un motivo per l’avanzata eta’,
e uno per gli inconvenienti che ha.
.
Ma anche coi consigli contrari
non ci fu niente da fare,
ormai aveva deciso
e ci volle partecipare.
.
La gita per andare a Roma
richiedeva due giorni di viaggio:
la domenica e il sabato precedente
che cadeva al primo di maggio.
.
Il venerdi’ prima della partenza
la signora Zinardoona
osserva l’astinenza.
Essendo una bacchettona
e per stare alle regole della religione,
mangio’ i manfrigoli coi fagioli.
.
Il giorno dopo di buonora,
si e’ vestita come per un giorno di festa;
si e’ messa i vestiti migliori,
quelli che si mette nelle processioni,
e per essere piu’ osservata
si e’ tutta profumata,
e riceve i complimenti
della combriccola dei partenti.
.
Intanto che e’ in attesa
la vedi tutta giuliva;
sotto braccio ha il fagotto,
il fazzoletto e la camicia da notte.
.
Arriva la corriera,
fra i primi sale a bordo,
per trovare un posto davanti
e essere comoda a scendere.
.
Inizia la partenza,
la signora Zinardona
si fa il segno di croce
e prega la Madonna;
e intanto pensa
che vedra’
tante cose moderne
e tanta antichita’.
.
E’ gia’ passata mezzora di viaggio,
lei si fa un gran coraggio
perche’ a dispetto delle dicerie della gente
non accusa alcun inconveniente.
Ma arrivano le prime curve
ai piedi del Muraglione,
la signora Zinardoona
si sente un po’ di nausea.
Fa la disinvolta,
e fa finta di niente,
ma ormai la strada e’ tutta una svolta,
ecco gli inconvenienti!.
Tiene le gambe strette
perche’ non lo vuol dire,
che fra le altre cose
le scappa anche la pipi’.
.
Arriva l’ultima curva
in cima al Muraglione,
la signora Zinardoona
non riesce piu’ a trattenere la nausea,
fa fermare il pullman
per poter scendere
perche’ si sente che dentro di se’
non ne puo’ proprio piu’.
.
Va svelta allo sportello,
mette i piedi per terra,
si sente un gran rumore,
sembra di essere in guerra.
Giu’ dalle parti basse
sembra un contrabbasso
mentre si sente fra bocca e naso
come quando si fa un travaso.
.
E si vide nei monti di fronte
come farebbe la canna di una fonte:
tante di quelle cose
passarono via volando!,
il piu’ che mi ricordo
son le bucce dei fagioli.
.
Dopo, quando si fu scaricata,
fece una passeggiata
e adesso, dicendola fra noi,
fu anche fortunata
perche per combinazione
apparve da dietro il curvone
il suo concittadino:
Pireet di Sibadleen,
che era l’unico della vallata
che girava per strada
col cavallo e il baroccino,
come ai tempi dei nostri nonni;
e lui, il buonuomo,
ebbe la bonta’
di riportarla indietro a casa.
.
Questa e’ la morale
che vogliamo dirla nel finale:
quando si ha una certa eta’,
e’ meglio starsene vicino a casa
perche’ la signora, che era partita
tutta allegra nel pulmino,
ritorno’ a casa pentita
col cavallo nel baroccino.
.
Questa e’ l’avventura
che capito’ durante la gita
alla signora Zinardoona
figlia della povera Zita.

(GENNAIO 1993)

La snoora Zinardoona la va' a la gita
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Dedicato a tutti coloro che recano un beneficio per gli altri.

ascolta   A Ugo Maestri

Colonnello e maestro elementare per il compimento dei suoi cento anni. 6 Aprile 1993.

Sonetto

Compiuti i cento anni hai già deciso
di stare ancora in vita tra i mortali
ti auguro di starci tanti annali
anche se so che andrai in Paradiso.
.
Ripenso alle migliaia di scolari
ai quali hai insegnato l’A.B.C.
e ai giovani ventenni -o giù di lì-
che hai messo in riga essendo militari:
.
Questo è un dono dell’Onnipotente
per i tuoi pregi e tutte le virtù
il bene che hai fatto alla tua gente
senza scopo di lucro, -come fù-.
Allor d’esempio a noi sarai sovente
quand’anche in mezzo a noi non sarai più

Triestino Cortesi MARZO 1993

Ivo e Ugo Maestri
Ivo e Ugo Maestri in un momento di tranquillita’ nell’agosto del 1992.
.
.
.
.
.

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Ecco una filastrocca, per bambini. Se si usa un linguaggio infantile, quando arriva il momento di dire: “casca nella vasca”, si finisce per dire una innocente volgarita’: “cacca nella vacca”, e tutto finisce in una risata 8:)

ascolta   Agostino pescatore

Coro: Agostino pescatore
va per prendere una lasca
ma si prende un raffreddore
perché casca nella vasca.
.
Un bel giorno Agostino
di nascosto dalla mamma
va a pesca nel giardino
col retino e con la canna.
Piglia un bruco di farfalla
lo infila nell’amino
poi lo lancia e tiene a galla
nella vasca del giardino.
.
Coro: Agostino pescatore ecc.
.
Mentre intento è alla pesca,
abbaiando con furore,
presso lui un can s’arresta
sì da far tanto rumore.
Agostino ha gran paura
tenta invano di scappare
non s’accorge ahimé sventura
che nell’acqua va a cascare.
.
Coro: Agostino pescatore ecc.
.
E così tutto bagnato
questo neo pescatore
anziché pesce pregiato
si è preso un raffreddore.
.
Coro: Agostino pescatore ecc.

3 DICEMBRE 1971

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Ma sssi, va bene, …ci sono tante altre cose, e tutte non si possono dire, …pero’ anche questa non si poteva dire!! 🙂

Chi diis ch’o se sta ben !!!

Chi diis ch’o se sta ben
Dop una bela adbuda
.
Chi diis ch’o se sta ben dop una bona magneda
Chi diis ch’o se sta ben a vde’ ona dona nuda
Chi diis ch’o se sta ben anca a magne’ na pieda
Chi diis ch’o se sta ben dop na bela durmida
Chi diis ch’o se sta ben sdraie’ sota na vida
Chi diis ch’o se sta ben dop ve lave’ la faza
Chi diis ch’o se sta ben a zirandle’ per piaza
.
Oi e’ tanti etri cosi e toti l’in s’po di’i
Chi fa ste ben la zent e che i fa diverti’
Pero’ oi e’ ona cosa che tent i sla ie’ scordeda
.
L’e’ com o se sta ben
Dop una bela chegheda!

APRILE 1988

Chi dice che si sta bene !!!

Chi dice che si sta bene
Dopo una bella bevuta
.
Chi dice che si sta bene dopo una buona mangiata
Chi dice che si sta bene a vedere una donna nuda
Chi dice che si sta bene anche a mangiare una piada
Chi dice che si sta bene dopo una bella dormita
Chi dice che si sta bene sdraiati sotto una vite
Chi dice che si sta bene dopo essersi lavati la faccia
Chi dice che si sta bene a gironzolare per piazza.
.
Ci sono tante altre cose, e tutte non si possono dire,
Che fanno star bene la gente e che fanno divertire
Pero’ c’e’ una cosa che tanti se la sono dimenticata
.
E’ come si sta bene
Dopo una bella cagata!

APRILE 1988

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Due sono i messaggi di questo breve racconto. Il rispetto reciproco e’ una questione di cultura e non e’ innato nell’uomo. Nella vita bisogna imparare a riconoscere le vere minacce.

ascolta   Racconto

Eravamo in piena estate, me ne andavo in giro lungo il greto del fiume, quando incontro un ragazzo con un bastone in mano, intento ad uccidere un esile serpentello nato da poco. Giù botte a tutto andare, finché quel povero animaletto era ridotto ad una poltiglia.
Il ragazzo mi guardò come se avesse fatto una azione eroica. Io allora gli chiesi perché si fosse accanito così ferocemente contro quella bisciolina così innocua, lui rispose che aveva eliminato un essere che divenendo grande, avrebbe fatto impressione e paura alla gente.
Ingenuo che sei, io replicai, ti accanisci contro un animaletto innocuo e indifeso solo perché la natura lo ha creato non tanto grazioso e non sai che durante la vita dovrai adattarti a vivere con individui, come spacciatori di droga, scippatori, sequestratori, ladri, mafiosi, ecc., fatti a misura d’uomo, ma che sono ben peggiori delle serpi.

1985

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La banda del paese e’ un momento di coesione sociale nella vita di un piccolo paese. Garioon, che si puo’ tradurre con “Torsolone”, e’ un personaggio inventato, ma alcuni sono nomi di persone realmente esistite, e si coglie l’occasione per ricordarne la memoria con affetto e simpatia.

ascolta   La banda de paéés

Te nost paes d’elta romagna
dov molt ben os béé e os magna
e o iè tanta cortesia
con tot quei ch’i ven d’ed via
fra el bel cosii da tnii preseent
i èè la banda di musichèènt,
opereii, pensionéé e studèènt
i rimedia ona tranteena d’element,
toota zèènt senza pretesi
ch’is contenta ed cavéé el spesi
e i soona toot l’aneeda
per pooc piò d’ona mgneeda
perchèè i sona per pasioon
e o ve diis anch Stampanoon
che a luu i à déé on strumeent
che os soona anch senza deent !!!
Ai servizie e a la proova
oi dirééz Tiglio d’la Canoova
con pazienza certuseena
a t’nii enseem toot c’la trantena.
En mèèz a toot chi element
i è di tiip anch stravagheent
che i vréébb sempre scherzéé
e del voolt i è esageréé
come o fòò durant ona proova
ed sonéé ona mercia nòòva
che adees a racuntèèn
per fé riid i grèènd e i znèèn.
.
Oon ed sti tiip il ciama Garioon
l’ha on ooc sol e o sona e trombòòn
e su amiig Fedel il ciama Saiéta
l’è molt bréév con la cornééta
e Carléét e fiool ed Momboon
ch’l’è on bordeel mei tant birboon
che a ogni pròòva en t’la sereeda
luu o cumbèèna ona birbonééda.
Ona sééra, Carleet birbòòn
vèèn a la proova con di fiig matalòòn
e ed nascòòst de vèèc Garioon
o i anfila t’la campana de su trombòòn
e o vaa ai sùù poost contèènt
aspetend gli aveniment.
Os fa òòra ed la pròòva
ed sonéé la mercia nòòva
Tiglio o péécia la bachééta
t’on legii fat a casééta
e o da e via a muus duur
ai complèès di sonaduur.
I taca fòòrt e puu pianèèn
i sassofon e i clarèèn
doop i entra toot i otòòn
i bèès, el trombi, i trombòòn
e puu ed seguit, via via,
i qua qua e quei d’la bateria
che i peecia sempre sicùùr
en ti quirce, t’la grancaasa e te tambùùr.
.
Puntuéél anca Garioon
a temp o soffia en te tromboon
ma con molta meraviia
on sent n’a nòòta scapéé viia
sofia piò fòòrt o gonfia la gòòta
ma on sent scapéé ona nòòta.
Aloora l’ha on presentimeent
méét na maan dentra e strumeent
e o tira fòòra on polpetòòn
ed spapléé fiig matalòòn
élza la man, o la fa avdéé
ai sonadur ch’i è tòòt en sdéé
mentre Tiglio d’la Canòòva
sospèènd per tòòt la pròòva.
.
Garioon o biasica fra i deent
péé ch’o déga el litanii di seent
con la man piena ed figòòn
vaa vers a Carleet birbòòn
perché la emmazinéé
che da luu l’è tòòt scapéé
ma e bordel ch’l’è smaliziéé
ed dree ai mestre o s’è piatéé
en atéésa che Garioon
il fasééss artornéé ai bòòn
mentre entaant l’amiig Saieta
sota braaz con la corneeta
o va empeet a Garioon e o i balbeeta: (parlare al pubblico)
“Va la Garioon, no t’arabiéé
i è schirz ed bordèèl,
sera n’oc e lasa andéé”.
Garioon aloora toot nervòòs
i arspand a élta vòòs:
“Sera l’ooc, sera l’ooc
anca tèè tu séé testerd come on muul,
se mèè a sèr l’ooc, doop a vegh loom coi buus de … ???”
(questa parola la deve pronunciare il pubblico)
.
A sentii ch’la fréés sgarbééda
toot i fèè na gran risééda
tant che en tòòt la compagnia
rtornèè bona armonia
mentre Carleet e fiòòl ed Momboon
per castiig e punizioon
o pulèè coi su capèèl
la campana de tromboon.
.
Quest l’è on ed chi fatèèz
ch’o suceed durant la proova
quant ch’o iè di bastardèèz
chi n’à sempre ona noova.
E aloora nòòn con l’anma en pees
a vlem dii a elta vòòs:
“Viva la banda de nost paiéés”
che quant la soona per la via
la méét sempre d’l’alegriia.
E a fen a tott i nostre augùùr
e bona noot ai sonadùùr.

1993

La banda del paese

Nel nostro paese d’alta romagna
dove molto bene si beve e si mangia
e c’e’ tanta cortesia
con tutti quelli che vengono da fuori,
fra le belle cose da tenere presenti
c’e’ la banda dei musicisti,
operai, pensionati e studenti,
cosi’ rimediano una trentina di elementi,
tutta gente senza pretese,
che si contenta di riprenderci le spese,
e suonano tutto l’anno
per poco piu’ di una mangiata;
perche’ suonano per passione,
e ve lo dice anche Stampanoon,
che’ a lui han dato uno strumento
che si suona anche senza denti !!!
Ai servizi e alla prova
li dirige Tiglio della Canoova,
con pazienza certosina
a tenere insieme tutta quella trentina.
In mezzo a tutti quegli elementi
ci sono dei tipi anche stravaganti
che vorrebbero sempre scherzare,
e a volte sono esagerati,
come fu durante una prova
per suonare una marcia nuova
che adesso raccontiamo
per far ridere i grandi e i piccini.
.
Uno di questi tipi lo chiamano Garioon,
ha un occhio solo e suona il trombone.
Il suo amico Fedel lo chiamano Saiéta,
e’ molto bravo con la cornetta;
e Carléét il figlio di Momboon
e’ un bambino cosi’ tanto birbone
che a ogni prova, durante la serata,
lui combina una birbonata.
Una sera, Carleet birbone
viene alla prova con dei fichi primaticci
e di nascosto dal vecchio Garioon
glieli infila nella campana del suo trombone,
e va al suo posto contento
aspettando gli avvenimenti.
Si fa l’ora della prova
per suonare la marcia nuova,
Tiglio picchia la bacchetta
su un leggio fatto a cassetta,
e da’ il via a muso duro
al complesso dei suonatori.
Iniziano forte, poi pianino,
i saxofoni e i clarini:
dopo entrano tutti gli ottoni
i bassi, le trombe, i tromboni,
e poi di seguito, via via,
i clarinetti e quelli della batteria,
che picchiano sempre sicuri
nei coperchi, nella grancassa e nei tamburi.
.
Puntuale anche Garioon
a tempo soffia nel trombone,
ma con molta meraviglia
non sente uscire una nota.
Soffia piu’ forte, gonfia la gota,
ma non sente uscire una nota.
Allora ha un presentimento,
mette una mano dentro lo strumento
e tira fuori un polpettone
di fichi primaticci spappolati.
Alza la mano, la fa vedere
ai suonatori che son tutti a sedere
mentre Tiglio della Canòòva
sospende per tutti la prova.
.
Garioon biascica fra i denti,
sembra che dica le litanie dei santi;
con la mano piena di fichi
va verso Carleet birbone,
perche’ ha immaginato
che e’ uscito tutto da lui,
ma il bambino, che e’ smaliziato,
si e’ nascosto dietro al maestro,
in attesa che Garioon
lo facessero ritornare calmo,
mentre intanto l’amico Saieta
con la cornetta sotto braccio
va di fronte a Garioon e gli balbetta: (parlare al pubblico)
“Va la’ Garioon, non t’arrabbiare
sono scherzi di bambini,
chiudi un occhio e lascia andare”.
Garioon allora tutto nervoso
gli risponde ad alta voce:
“Chiudi l’occhio, chiudi l’occhio,
anche te sei testardo come un mulo,
se io chiudo l’occhio, dopo ci vedo con il buco del … ???”
(questa parola la deve pronunciare il pubblico)
.
A sentire quella frase sgarbata
tutti fecero una gran risata
tanto che in tutta la compagnia
ritorno’ buona armonia,
mentre Carleet il figlio di Momboon
per castigo e punizione
puli’ col suo cappello
la campana del trombone.
.
E’ questo uno di quei fattacci
che succedono durante la prova
quando ci sono dei ragazzacci
che ne hanno sempre una nuova.
E allora noi, con l’anima in pace,
vogliamo dire ad alta voce:
“Viva la banda del nostro paese”
che quando suona per la via
mette sempre allegria.
E facciamo a tutti i nostri auguri
e buona notte ai suonatori.

1993

La Banda de Paees

Discorso di Ivo per la presentazione della poesia “La Banda de Paees” in occasione di una recita pubblica

Questa scritta sempre in dialetto romagnolo sulla banda del paese, vuole essere un riconoscimento al nostro corpo bandistico e che io ho messo in versi nel mio stile ironico e satirico in senso bonario.
Spero di essere compreso e criticato bonariamente anche da quei personaggi che ho presentato per nome e ai quali chiedo scusa.
In mezzo ho incluso un fatto scherzoso fra uno dei tanti che si fanno i suonatori durante le prove, pero’ avviso che e’ uno scherzo avvenuto non nel nostro corpo bandistico, ma in quello di un nostro paese limitrofo, quindi spero che il tutto sia gradito ugualmente.
Chiedo scusa agli ospiti qui presenti che non sono in grado di capire il dialetto romagnolo.
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Valmaggiore
Il tema del viaggio soprannaturale e’ frequente negli scritti dell’antichita’. Piu’ che il sublime qui prevale l’umorismo, una pacata ironia verso le spiegazioni piu’ grossolane raccontate per secoli e destinate agli orecchi di gente semplice che, comunque, non sarebbe stata in grado di cogliere ragionamenti e descrizioni piu’ elaborati. Vichett combina un sacco di guai, tanto che San Pietro decide di rimandarlo a casa, sulla Terra, con grande felicita’ dello stesso. Sul tema del viaggio soprannaturale vedi anche il mio articolo Poemi e miti della Mesopotamia: Discesa di Inanna al Mondo di Sotto

ascolta   Vichett en Paradiis (zirudela)

Ecco la stòria de zii Vichétt
quel ch’o soneva l’organétt
ch’a la racònt tota d’on fié
a paat che a stiiva ad ascoltéé.
E zi Vichétt ed Carnavéél
o s’amalèè o ste tant méél
che durant la malatia
o stèè tri dèè in agonia
e i fòò dèè long come tri miis
tant che o fèè on viaz te Paradiis.
Oi pareva d’avéé e gli éél
e ed voléé élt en te zéél
fen ch’o ariva an gran portoon
ch’o iè ed guérgia on vèc barboon.
L’è San Piér coi maz ed ciéév
che o l’aspèta e col ricéév.
“Oh! tsèè ariv e mi Vichétt
l’è da tant che a t’aspèèt,
entra, entra e fat coraaz
che tu séé a la fèn de viaaz,
sta sicur che t’staréé ben
tant iè tòòta zènt per ben.
Las ch’a t’evra ste portoon
l’è tant temp ch’on ven enciòòn,
mè a ne sòò, l’è on gran mistéer
ades t’l’enferne ii va vlontéér
l’è toot ona fiumana
quei chi va a rustii t’la fiama”.
.
Vico o èntra la gran pòrta,
ènzle, archènzle a bòca tòrta
ch’il guardéva con sospèèt
perché l’eva i stii da lèèt.
O se svia en t’on stradòòn
ed qua i òmne ed la el dòòn,
fazi séri mateena e séra
tòòti quant colòr d’la zééra
i pareva bona zèènt
pòc aligre e pòc contèènt
ch’i staseva zét e bòòn
sempre ai òrdin de padron.
L’éra toot on armonia
ma con gran monotonia.
.
Vico a fòrza ed zirandléé
oi vens bsògn ed béé e magnéé
dop tanta astinenza
l’era dréé a pérd la pazienza
e d’on trat a élta vòòs
come on ciù sovra n’a nòòs
rugèè: “O zent de Paradiis
senza pasta e senza riis
senza on sit dre na contreda
da potéé fé na pisééda
senza chérne ed bòò e ed vidèèl
né tortèl, né taiadèèl
on zèè on apéélt, on osteria
quest l’è propie porcheria”.
.
A sentii ch’la parolaaza
tòòt e gli anmi in dèè a fnii en piaza
os creè ona confusion
tant che i òmne in dèè fra ‘l dòòn
os formèè on gran casòòt
o paréva on quarantòòt.
Da la sééra a la matèèna
os n’andèè la disciplèna
perché i òmne a stéé fra el dòòn
is n’a dèè chi feva bòòn.
(Tant os sa che quei de zéél
i è stii sol con on véél).
Anch San Piér col cév te maaz
a sentì che gran schiamaaz
o ciamèè e zii a rapòòrt
perché tant l’u nnera mòòrt
e oi déss propie arsentìì:
“O Vichétt, a tè voi dìì
vést che tè en quatre e quatroot
tè creé tòòt ste casoot.
Sa diral e mi padroon
a armescléé con i òmne el dòòn??
Et sicuur e mi Vichétt
mè a cièp on bel cichétt!!
E pu quél ch’o verà toost
per armét el còsi a poost
i dovrà lavoré ensèn
ènzle, archènzle e cherubèn
che i s’anvigia ed dèè ed noot
i saréb sempre a fé el boot!!
E alora a iò penséé
per potéla rimediéé
(vest che el dòti t’un né tanti)
ed fé pért degli anmi santi
mè piutost che tniit a qua
a t’armènd guarìì a càà”.
.
Vico senza pérd de temp
ol rengrezia toot content
oi promett ch’o farà e boon
e ch’o fèza tent salut ai su padròòn.
Sobte os bòòta zòò dai zéél
o s’aiuta con e gli éél
mentre i ènzle da la pòòrta
i l’arciama a bòòca tòòrta:
“Vichétt, en dòòv tu véé
torna endréé, torna endréé!!”
Lu o s’arvòlta con la faza
e o fa on brot gest col braaza,
mentre i ènzle stralunéé
i è tòòt scandalizéé!!!
I s’artira drent’la pòòrta
con la bòòca ancor piò tòòrta.
.
Vico aloora o fa savéé
a toot quei ch’la laséé endréé:
“Anch se i òmne is fa la guèra
mè a stèg mèi coi péé per tèra
en Paradiis av lèss content
ma d’artornéé an l’ho t’la meent”.
E fratant con gran armòòr
o caschèè vérs Vaimazòòr
con spavent di contadèèn
di animéél e del galèèn.
O rugèè spertìì Franzcoon
ch’o faseva colazioon:
“Guérda, guérda en te cavdéél
sa saraal mei ch’l’animéél??
O Menghena, O Marietta,
dim la sciopa, la dopieeta
che a voii tirèè adoos
a c’lanimèèl ch’lèè zo ente foos”
.
“O Franzcoon lasa e grilétt
tu ne vii ch’a soo Vichétt??
T’un me vréé za féé artornéé
dov a sò da pòòch scapéé??”
.
Ch’o t’avnéss on azidènt
tu sé propie e mi parèènt,
quél tè faat, dov tu sé stéé??
Te ona faza d’amaléé!!”
“Se a t’loo da racuntéé
prema dam da béé e magnéé
che a vèngh dov l’è d’la zèènt
ch’in mét gnént et sòòta i dèènt”.
I va en caa, is méét en sdéé
i ciacara i magna i béé,
entaant che Vico o racuntéva
quei d’la caa i esclaméva
e Franzcoon per complimèènt
oi mandeva di azidèènt
oi picéva fòòrt t’la spaala
come o fòòs ona cavala.
Fra ona d’buuda e ona fumééda
is magnèè anch la sciazééda
e Vichétt, pianen pianen
o arcminzèè a sentiis been
perché o fniva l’agonia
d’la su bròta malatia
com o i éva promess San Pieer
quant ch’ol congedè dai zéél
e o s’artrovè te let content
perché ormai on n’eva piò gnent
fra e stupor ed tot la zèènt
i bsèn, i amigh e i parènt,
e en toot c’la compagnia
o artornèè tanta alegria
mentre e nostre zi Vichétt
o arsonèè e su organétt.

(AGOSTO 1985)

Vichett in Paradiso (zirudela)

Ecco la storia dello zio Vichétt
quello che suonava l’organetto,
che la racconto tutta d’un fiato
a patto che stiate ad ascoltare.
Lo zio Vichett di Carnovel
si ammalo’ e stette tanto male
che durante la malattia
stette tre giorni in agonia;
e furono giorni lunghi come tre mesi
tanto che fece un viaggio in Paradiso.
Gli pareva d’avere le ali
e di volare alto nel cielo,
finche’ arrivo’ a un gran portone
dove e’ di guardia un vecchio barbone.
E’ San Pietro col mazzo di chiavi
che lo aspetta e lo riceve.
“Oh! sei arrivato, il mio Vichétt,
e’ da tanto che ti aspetto,
entra, entra e fatti coraggio,
che’ sei alla fine del viaggio,
sta sicuro che starai bene,
tanto e’ tutta gente per bene.
Lascia che ti apra questo portone,
e’ tanto tempo che non viene nessuno,
io non so, e’ un gran mistero,
adesso all’Inferno ci vanno volentieri,
e’ tutta una fiumana
quelli che vanno ad arrostire nella fiamma”.
.
Vico entra dalla gran porta,
angeli, arcangeli a bocca torta,
che lo guardavano con sospetto
perche’ aveva i vestiti da letto.
Si avvia lungo uno stradone,
di qua gli uomini e di la’ le donne,,
facce serie mattina e sera,
tutti del colore della cera;
sembravano brava gente,
poco allegri e poco contenti,
che stavano zitti e buoni
sempre agli ordini del padrone.
Era tutta un’armonia,
ma con gran monotonia.
.
Vico a forza di gironzolare
sente il bisogno di bere e mangiare;
dopo tanta astinenza
stava per perdere la pazienza,
e d’un tratto ad alta voce,
come un cuculo sopra una noce
urlo’: “O gente del Paradiso
senza pasta e senza riso,
senza un sito dietro una contrada
da poter fare una pisciata,
senza carne di bue e vitello,
né tortelli, ne’ tagliatelle,
non c’e’ un ristoro, un’osteria,
questa e’ proprio porcheria!”.
.
A sentir quella parolaccia
tutte le anime andarono a finire in piazza.
Si creo’ una confusione,
tanto che gli uomini andarono fra le donne,
si formo’ un gran casotto
che pareva un quarantotto.
Dalla sera alla mattina
se ne ando’ la disciplina
perche’ gli uomini a stare fra le donne
si accorsero che faceva loro bene.
(Tanto si sa che quelli del Cielo
sono vestiti solo con un velo).
Anche San Pitro, con le sue chiavi nel mazzo,
a sentire quel gran schiamazzo
chiamo’ lo zio a rapporto,
perche’ tanto non era morto,
e gli disse, proprio risentito:
“O Vichétt, te lo voglio dire,
visto che tu in quattro e quattrotto
hai creato tutto questo casotto.
Cosa dira’ il mio padrone
a rimescolare gli uomini con le donne??
di sicuro, caro Vichétt,
io prendo un bel cicchetto!!
E poi quello che verra’ dopo,
per rimettere le cose a posto
dovranno lavorare insieme
angeli, arcangeli e cherubini,
che si invidiano di giorno e di notte,
sarebbero sempre a farsi le botte!!
E allora ho pensato,
per poterla rimediare,
(visto che di doti ne hai tante)
piuttosto che far parte delle anime sante
e piuttosto che tenerti qua,
ti rimando guarito a casa”.
.
Vico senza perdere tempo
lo ringrazia tutto contento,
gli promette che fara’ il bravo
e che faccia tanti saluti al suo padrone da parte sua.
Subito si butta giu’ dal cielo,
si aiuta con le ali
mentre gli angeli dalla porta
lo richiamano a bocca torta:
“Vichétt, ma dove vai,
torna indietro, torna indietro!!”
Lui si rivolta con la faccia
e fa loro un brutto gesto con le braccia,
mentre gli angeli, stralunati,
sono tutti scandalizzati!!!
Si ritirano dentro la porta
con la bocca ancora piu’ torta.
.
Vico allora fa sapere
a tutti quelli che ha lasciato indietro:
“Anche se gli uomini si fanno la guerra
io sto meglio coi piedi per terra,
vi lascio contento in Paradiso
ma di ritornare non ho in mente!”.
E frattanto, con gran rumore,
casco’ verso Valmaggiore,
con spavento dei contadini,
degli animali e delle galline.
Urlo’ spaventato Franzcoon
che faceva colazione:
“Guarda, guarda nel pollaio,
cosa sara’ mai quell’animale??
O Menghena, O Marietta,
datemi lo schioppo, la doppietta
che voglio sparare addosso
a quell’animale che e’ giu’ nel fosso!”
.
“O Franzcoon lascia stare il grilletto,
ma non vedi che sono Vichétt??
Non vorrai gia’ farmi ritornare
dove sono da poco uscito??”
.
Ti venisse un accidente,
ma sei proprio il mio parente!,
Cosa hai fatto, dove sei stato??
Hai una brutta faccia da ammalato!!”
“Se te lo devo raccontare,
prima dammi da bere e mangiare,
che’ vengo da dove c’e’ della gente
che non mette niente sotto i denti”.
Vanno in casa, si mettono a sedere,
chiacchierano, mangiano e bevono.
Intanto che Vico raccontava,
quelli della casa esclamavano,
e Franzcoon per complimento,
gli mandava degli accidenti,
gli picchiava forte nella spalla
come fosse una cavalla.
Fra una bevuta e una fumata,
si mangiarono anche la schiacciata
e Vichétt, pianino pianino,
ricomincio’ a sentirsi bene,
perche’ finiva l’agonia
della sua brutta malattia,
come gli aveva promesso San Pietro
quando lo congedo’ dal Cielo,
e si ritrovo’ a letto contento
perche’ ormai non aveva piu’ niente,
fra lo stupore di tutta la gente:
i vicini, gli amici e i parenti,
e in tutta quella compagnia
ritorno’ tanta allegria,
mentre il nostro zio Vichétt
suono’ ancora il suo organetto.

(AGOSTO 1985)

Vichett en Paradis
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Un proverbio latino recita: “Silentium pro sapientia fuit”, il silenzio era considerato sapienza. C’e’ gente che cerca sempre ogni mezzo per farsi notare e farsi considerare .Al di la’ del contenuto morale, questo racconto e’ un limpido affresco di una Italia popolare di meta’ degli anni ’50 del secolo scorso.

ascolta   L’è mei ed toot sté zétt

Fors an n’avii mai fat chéés
ch’en toot el discusioon
quei ch’ii vò sempre mét e nees
i ha sempre la rasoon
e i ciacara en sdéé o drétt
ma in né mai boon d’sté zétt???
Eben chi ciacaroon
i diis anch di sfrombloon
e i ha la memoria zneena
che queel chi diis la sera
is l’armagna la mateena.
.
Ma lòò o dìì o féé
i ha bsoogn ed fees notéé
e s’t’un gne déé ascoolt
tè tu pèès per un encoolt.
Aloora mè a vooi racuntéé
com o feeva oon per fees notéé.
.
Oon vèc preet ed campagna
znèèn, graas e bragoon
ed solit a la seera
o rposeeva te scranoon
e entaant ch’o reciteeva
el preghieeri ai su Signoor
proopie on se n’arguardeeva
se oi scapeeva ed dréé d’l’armoor.
.
Ona seera ch’l’eva magnéé
d’la zuòla de su òòrt
l’armoor ch’o fèè d’ed dréé
o fòò ed molt piò fòòrt
e oos sentèè per toot la caa
o pareva ch’o soneess on baas en faa.
.
La perpetua ch’la faseeva
el fazeendi on pòò piò en laa
lèè l’armoor l’an s’l’aspeteeva
e la esclama: “Per pietà,
o boia de pizoon,
perché st’el brooti cosii
o faa e mi sgnoor padroon??”
E luu: “O Santo Iddio, per far saper
che sono al mondo anch’io!!!”.
.
Aloora con sti tipeett
ch’i’nnè mai boon d’stéé zétt
e che lòò per fees notéé
in s’n’arguerda gnanc a sofiéé;
stìì fora discusioon
penseend: se lòò i stees zétt
da peert en t’oon cantoon
nòòn a i avressme ed piò oon dréétt
e ed maanc oon ciacaroon!!!!!!!!!!

1992

E’ meglio tacere

Forse non avete mai fatto caso
che in tutte le discussioni
quelli che vogliono sempre metterci il naso
vogliono avere sempre ragione
e chiacchierano seduti o dritti
ma non sono mai capaci di tacere???
Ebbene, quei chiacchieroni
dicono anche delle fesserie
e hanno la memoria corta,
che’ quello che dicono la sera
se lo rimangiano la mattina.
.
Ma loro, o dire o fare,
hanno bisogno di farsi notare,
e se non presti loro attenzione
tu passi per un incolto.
Allora io voglio raccontare
come faceva uno per farsi notare.
.
Un vecchio prete di campagna,
piccolo, grasso e bragone,
di solito la sera
riposava nella sedia a dondolo
e intanto che recitava
le preghiere al suo Signore
proprio non si preoccupava
se gli scappava da dietro un rumore.
.
Una sera che aveva mangiato
la cipolla del suo orto,
il rumore che fece da dietro
fu molto piu’ forte,
e si senti’ per tutta la casa,
pareva che suonasse un basso in FA.
.
La perpetua, che faceva
le faccende un po’ piu’ in la’,
quel rumore non se l’aspettava
e esclama: “Per pietà,
o boia d’un piccione,
perche’ queste brutte cose
fa il mio signor padrone??”
E lui: “O Santo Iddio, per far saper
che sono al mondo anch’io!!!”.
.
Allora, con questi tipetti
che non sono mai capaci di star zitti,
e che per farsi notare
non hanno riguardo neanche a soffiare;
state fuori discussione
pensando: se loro stessero zitti,
da parte in un angolo,
noi avremmo di piu’ un dritto
e di meno un chiacchierone!!!!!!!!!!

1992

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Per un certo periodo Ivo fece per divertimento alcuni spettacoli di burattini. Questa scoppiettante poesia, per il ritmo incalzante e il soggetto tematico di stampo popolare, ha le caratteristiche di quel tipo di produzione artistica.

La chegheda

En te paiéés ed San Fagoot
L’éra prèma ed mezanòòt
En t’la piaza, IUSAFOON,
L’éra zaa divirs dèè
Ch’o la fevaa sempre a lèè,
o scorzéva, ch’l’asasèèn
com’ a strapéé de rigadeen,
m’a n te mèèz d’la su funzion
o dèè fòòra òn pizardòòn
ch’l’era stéé nascost ai buur
aspetend ed dréé d’on muur.
.
Sòptèè ol ciapa per la giaaca
Che birboon ed guergia straaca
E oi diis:
“Bròòta faza da strapaaz
Tu féé avdéé e cuul e e maaz!!!
Finalmeent a to ciapéé
E adees té da paghéé.”
O r spond Iusafoon:
.
“Lasmè andéé, tu m strèèp e béévre
A vòòt féé la maratona
Bròòta faza da cadéévré,
Lasme andéé, porca marcoona”.
.
O cminzèè la discusioon
Tòòt a duu iéva rasòòn
Fasi’ cònt d’avdéé du ghèll
Tant ch’i s dééva di spuntèèll.
L’è za paas la mezanoot
L’è cminzéé a voléé el boot
L’è arivéé parecia zèènt
A godéés l’avenimèènt
E éntaant ch’i riid i guéérda,
chiétre duu i casca en t’la …….òòòòò!!!!!!

AGOSTO 1985

La cagata

Nel paese di San Fagoot
Era prima di mezzanotte
Nella piazza, IUSAFOON,
Era gia’ da diversi giorni
Che la faceva sempre li’,
scoreggiava, quell’assassino
come a strappare una stoffa,
ma nel mezzo della sua funzione
arrivo’ una guardia comunale
che era sta nascosta al buio
aspettando dietro a un muro.
.
Subito lo prende per la giacca
Quel birbone di guardia stanca
E gli dice:
“Brutta faccia da strapazzo
Fai vedere il culo e il mazzo!!!
Finalmeente ti ho preso
E adesso devi pagare.”
Gli risponde Iusafoon:
.
“Lasciami andare, mi strappi il bavero
Vuoi fare la maratona?
Brutta faccia da cadavere,
Lasciami andare, porca marcoona”.
.
Cosi’ comincio’ la discussione
Entrambi avevano ragione
Immaginate di vedere due galli
Da tanto che si davano degli spuntelli.
E’ gia’ passata mezzanotte
Sono cominciate a volare delle botte
E’ arrivata parecchia gente
A godersi l’avvenimento
E intanto che ridono guardano,
gli altri due che cascano nella …….òòòòò!!!!!!

AGOSTO 1985

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Non conviene mai contrariare uno scrittore o un poeta. Potrebbe scrivere un’invettiva che rimane per tutti i secoli a venire. 🙂

ascolta   La famiia di “V D O O L L”

I la ciama la famiia di “VDOOLL”
Me a deg c’o sarebb mèèi dii: quela di “GROOLL”.
I ha d’la prepotenza e d’l’ambizioon,
con d’l’ignoranza e mél educazioon,
per avee du mitre ed tera en veta ai moont
i vrebb chi fòss tratéé come di còònt.

Se i compra un fazolett o ona zinestra,
o tòc ch’il fèza avdéé da la finestra.
I ha una casééta en te zèntre abitéé,
in tròòva on muradòòr che o la vééga a fnìì ed maséé.
I ha méss so la sérva, da quant ch’i ha méll frèènch,
in sàà che i sòld ch’i ha lòò, o i ha tòòt quant la zèènt.

La “V D O O L A” piò anziana, la sta chiusa tòòt la smaana,
la dàà a tòòt dispusiziòòn e guida,
perchèè la pènsa ed vèès la piò istruida.
La ieva avùù istruziòòn da la “A” a la “ZEETA”
Da la su maan ch’la iéra “analfabééta”.
Perciò i è fiòòl et plebèè o cuntadèèn
Per grézia ed nòòn, che a i deridèèn.

Da tòòt i artigièèn, che lòò i s’è servìì,
quant l’éra ora et paghéé, i ha sèmp trovéé da dìì.
Pensìì soltant come i guardarééb méél,
se i fòòs parèènt lontaan d’on generéél.
Per nòòn is fa piaséé ch’i stèga tel su illusiòòn,
purchèè ch’i stèga sempre tant lontààn da nòòn,
che avlèèm ripéét ancòòra:
I la ciameva la famiia di “VDOOLL”
Ma mèèi o sarébb dìì: “quela di GROOLL”.

Luglio 1997

La famiglia dei “P I O P P I”

La chiamano la famiglia dei “PIOPPI”
Io dico che sarebbe meglio dire: quella dei “GRULLI”.
Hanno della prepotenza e dell’ambizione,
con dell’ignoranza e male educazione,
solo per aver due metri di terra in cima a un monte
vorrebbero essere trattati come dei conti.

Se comprano un fazzoletto o una ginestra,
devono per forza farlo vedere dalla finestra.
Hanno una casetta nel centro abitato,
non trovano neanche un muratore che la venga a finire di accomodare.
Han preso la serva, da quando hanno mille lire,

non sanno che i soldi che hanno loro, li hanno tutti.

.
La “P I O P P A” piu’ anziana, sta chiusa tutta la settimana,

da’ a tutti disposizione e guida,
perche’ pensa di essere la piu’ istruita.
Aveva avuto istruzione dalla “A” alla “ZETA”
dalla sua mamma che era “analfabeta”.
Percio’ sono figli di plebei o contadini
per grazia di noi, che li deridiamo.

Da tutti gli artigiani, da cui loro si sono serviti,
quando era ora di pagare, hanno sempre trovato da discutere.
Pensate soltanto come guarderebbero male,
se fossero parenti lontani di un generale.
A noi ci fanno piacere a stare nelle loro illusioni,
basta che stiano sempre lontano da noi,
che vogliamo ripetere ancora:
La chiamavano la famiglia dei “PIOPPI”
Ma meglio sarebbe dire: “quella dei GRULLI”.

Luglio 1997

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Cosa rimane di una festa di Natale dopo che e’ passato tanto tempo, e parte di quella gente non c’e’ piu’, e quelle case ora sono fredde e vuote? E’ inevitabile che le liete frasi della poesia si coprano, col tempo, di un velo di struggente malinconia: la legna scoppiettante nel focolare e una musica malinconica sono gli elementi che accompagnano questa poesia.

ascolta   Fine anno 1994

Passato a Portico di Romagna

Siam venuti anche quest’anno
a passar la fine d’anno
festeggiando l’ultime ore
tutti in casa del Dottore
che durante la riunione
offrirà anche il cenone.
.
Che ci stappa mamma Gina
dei “BIBENDUM” in cantina??
Certamente per far botti
due bottiglie a mezzanotte,
mentre avrà sopra ai fornelli
il pentolon dei passatelli.
Poi senz’altro l’abbuffata
ci sarà nella nottata
per entrar nell’anno nuovo
pieni zeppi come un uovo.

ALLORA

Auguriamo a tutti quanti
di passarne ancora tanti
fine d’anno in compagnia
tutti in pace e allegria
con salute prosperosa
vita lunga e danarosa.
Ringraziando in quantità
la gradita ospitalità.

31/12/1994 Triestino Cortesi

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ascolta   La Schola Cantorum di Portico!!!!!!

Siam tre bassi e sei tenori
delle suore siamo i cantori
che in chiesa abbiam cantato
varie feste “a perdifiato” !!!
.
Siamo stati criticati
che non siam tanto intonati
ma son balle della gente
che di musica non sa niente

perche’ altri intenditori
disser “sono professori” !!!
e Don David che e’ il curato
si e’ con noi congratulato !!!
.
Fieri siam di aver cantato
quel che a lungo ci ha insegnato
con pazienza certosina
sia di sera o di mattina
con impegno e con fervore
la Suor Carla con amore.
.
Ed e’ un fatto constatato
che Suor Carla ha insegnato
oltre al canto in italiano
il latino “gregoriano” !!!
poi con cenno della mano
ci comanda: “il forte, il piano”.
.
Questi sono i sei tenori
che e’ la squadra dei migliori
“Elio, Piero, Angelone,
Marcellin, Pietro e Tiglione”.
Poi i tre bassi (i sottomano)
“Ivo, Mirco e Germano”
che si danno un po’ da fare
per non farsi sopraffare.
.
Ora che vi abbiam svelato
chi siam noi che abbiam cantato,
qui finisce la storiella,
sia brutta o sia bella,
che offriamo gentilmente
.
agli amici e alla gente
e sperando via via
duri questa “compagnia”,
e allora: noi gridiamo con ardore,
con impegno e con amore,

T a n t i   e v v i v a   p e r   l e   S u o r e

poi finisca in allegria
la storiella e “cosi’ sia”.

Portico, Maggio 1997

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ascolta   Racconto in versi con spunti ironico-satirici di festeggiamenti e ricorrenze di eventi religiosi tenutisi a Portico di Romagna il mese di settembre 1997

Sono stato incaricato
da amici e vicinato
d’illustrare l’avvenimento
che si svolge nel convento
delle suore del mio paese
questo di’, sette del mese.
Io non so se saro’ degno
di assumere questo impegno
ma comunque accettero’
e qualcosa vi diro’:
si deve festeggiare solennemente
l’istituzione e altro ricorrente,
cioe’, anni di suore e del Convento
e quelli del curato del momento,
e che io di ognuno, per diletto
in breve citero’ pregi e difetto
cercando di poter indovinare
dove l’anima sua potra’ andare.
Allora: per primis e ante omnia
dal mio cuor sincero,
arrivi un festante augurio
e alle Suore e al Clero.

Descrizione dei festeggiati

1) Il Convento

La famiglia delle Suore

accogliente a tutte l’ore,
venne a viver qui da noi
gia’ da settant’anni in poi,
con il fine in preminenza
di elargir beneficenza.
.
Le attivita’ qui svolte sono tante,
ch’e’ impossibile citarle tutte quante
quindi dobbiam pensare, cari amici,
quanti di noi han tratto benefici;
i piu’ anziani poi, ci ricordiamo
quando c’era una scuola di ricamo,
.
frequentata da ragazze del paese
che traevano qualcosa ogni mese.
E quanto amor profuso ai piu’ piccini
quando l’asilo c’era dei bambini!!
che lo frequentavan volentieri
con merende nei cestini e nei panieri.
.
L’istituto che or funziona a quattro mani
e’ la Casa di Riposo per anziani,
dove vengono ognor ricoverati
gli anziani bisognosi e abbandonati,
ivi trovan conforto ed assistenza
fin quando e’ lor concessa l’esistenza.
.
Allora, or si festeggi “la Comunita’
con tanti evviva e tanti (ip ip urra’)
.
2) Suor Aspasia
La suora che parliamo nel momento
la piu’ anziana ora e’ del Convento.
M’han detto pure che lei, (Madonna Santa)
degli anni che e’ suora son sessanta!
Far satira con lei non ci conviene
perche’ dobbiamo dire solo bene.
.
Allora le vogliamo augurare
che viva ancor tant’anni per l’altare.
E oggi noi vediamo nel suo sorriso
l’anima sua salire in Paradiso.
Mentre auguriamo a lei, vita giuliva
le mani le battiam, con tanti evviva.
.
3) Suor Fidalma
Ed ora parlerem di Suor Fidalma
che se rabbia non ha, e’ sempre calma!!!
I suoi trascorsi a noi, son quasi ignoti
perche’ da 55 anni ha preso i voti.
Ci han detto che quand’era giovincella
oltre che tanto buona, era anche bella.
.
Allor vogliam che resti ancor con noi
che ci consideriamo figli suoi.
E poi, si fara’ ancor la Lotteria
quando se ne sara’ andata via????
Lei che con tanto amor cura i vecchietti
sovente se anche lor son noiosetti!!
.
Non sbuffa se qualcuno, li’ per li’,
si fosse fatto addosso la pipi’!!!
E allora, sia merito e clemenza
a chi sopporta ognor tanta pazienza!!!
Facciamo tutti a lei un gran sorriso
mandiam l’anima sua in Paradiso.
Or con fervore e forza da titani
diciamo evviva e le battiam le mani.
.
4) Suor Rita
Di quella che parliamo insieme ora
festeggia 40 anni che e’ suora,
si tratta della Suor Rita Pantone
che del Convento e’ quasi padrone!!!
Anche se voce gira nel Convento
dove si parla d’un pignoramento!!!
.
Noi non vogliamo qui male pensare
potrebbe esser chiacchiera da comare!!
Lei sempre e’ occupata e operosa
lavora tanto e poco si riposa,
sappiam che fra le tante sue mansioni
c’e’ anche quella di riscuoter le pensioni!!
.
Poi sempre cerca di mandare a messa
tanti vecchietti e la professoressa.
E se qualcun di lor si sente male,
e’ pronta a trasportarlo all’ospedale.
Frequenta puntuale l’Oratorio
allora, evitera’ il Purgatorio?
.
Tanto e’ gentile e sempre fa buon viso
ma si’ che si guadagna il Paradiso!
Allora, in allegria non ci pensiamo
quello che riservarci puo’ il domani
poi tutti insieme, evviva le gridiamo
battendo con ardore anche le mani.
.
5) Suor Carla
Parlando di Suor Carla (poverina)
che alta e’ poco piu’ di una bambina,
non e’ coi festeggiati del quartetto
ma qui l’abbiamo inclusa per rispetto
perche’ ogni di’ si da’ tanto da fare
per servire la chiesa e l’altare.
.
E’ attaccata tanto al suo armonio
lo adora come fosse un Sant’Antonio!!!
Basta notare con quanta passione
del “Santus” suona a noi l’introduzione !!
Qui ha creato con i suoi sudori
una famosa scuola di “cantori”.

L’anima sua dove andra’ a finire
Sinceramente non lo saprei dire!!!
Pero’ si sappia che la nostra mente
a lei pensando e’ di umor giuliva,
e ancor si sappia che sinceramente
noi le battiam le mani con evviva!!!
.
6) Don Davide.
Parliamo or del Curato (magrolino)
che chiameremo qui Don Davidino!!!
Do lui che non e’ conte ne’ contessa
dei dieci anni festeggiam la Messa.
Cosa possiam di esso rilevare?
E’ bravo sacerdote e tanto ci sa fare.
.
L’anima sua vorremmo andasse in Cielo
se fosse un po’ piu’ breve nel Vangelo…
Poco s’impegna ancor che un affare
vada a finir dritto o vada storto.
A lui che non gli piace comandare
dice: “Io sto coi frati e zappo l’orto!”
.
Se a un pranzo con voi
gli aveste fatto invito
disdicetelo e poi
pagategli un vestito!!
.
E potreste ben pensare
di aver fatto un affare
perche’ ormai (orca paletta)
si sa che e’ una buona forchetta!!!
.
Pero’ e’ bravo a organizzare le funzioni
e sa intonare bene le canzoni.
E noi ci auguriamo ben di cuore
poter chiamarlo presto “Monsignore”.
E allora dove andra’ l’anima sua?
.
Se in Paradiso andra’ non mi pronuncio
e se potessi dirlo, vi rinuncio!!!
Di lui che riscontriamo tanti pregi
e non abbiam da lamentar difetti,
allora amici miei, cari ed egregi
facciam gli evviva a lui e ai chierichetti.
.

Supplica

Madonna del Sangue, del Ciel regina
che sei per tutti noi Madre divina,
i religiosi che qui festeggiamo
proteggili per noi, che t’invochiamo!!!
Fa’ che elargiscano i servizi suoi
tant’anni ancora a favor di noi,
e concedi a Suor Fidalma, Carla e Rita
Don David ed Aspasia: “lunga vita“.

Finale

Qui finisce il mio canto
spero sia gradito tanto…
E se non merito “buono”
sono a chiedere “perdono
I religiosi da noi festeggiati
spero che amici miei sian restati!!!
.
Se di lor troppo avessi ironizzato
tanto lo sanno che io ho scherzato.
Poi raccomando a loro, in amicizia
servite sempre “Domino” in letizia.
.

Conclusione

Visto che qui noi finiamo,
a voi tutti auguriamo
di poterci ritrovare
sani e vivi per “brindare
dopo un pranzo e tutti in fila
all’Anno Santo del “duemila“.
.
Gridando: “Evviva, evviva, evviva”

SETTEMBRE 1997

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ascolta   Lettera della Befana per la piccola Irene

lasciata in mano al pupazzo Pinocchio

Caro Pinocchio,
Pinocchio
se pure vedi che ho le scarpe tutte rotte,
sono venuta anche da te, in questa notte,
a lasciarti questa calza, per l’Irene

alla quale, i nonni, voglion tanto bene,
anche se, coi suoi capelli tutti ricci,
qualche volta, a casa loro, fa i capricci.
Ma l’Irene, ch’e’ ormai grande, da oggi in su,
i capricci, in casa loro, non fara’ piu’.
.
E allora, son sicura che in casa e fuori,
sara’ buona con i nonni e i genitori.
Adesso, in coro, noi diciamo tutti insieme,
che vogliamo tanto bene, all’Irene !!!!!!
.
La Befana ????????????

Portico, 6 Gennaio 2001

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ascolta   I Dirigenti e Impiegati di Banca a Portico

Sono tre i dipendenti, fissi qui
della Cassa dei Risparmi di Forli’
son modesti, assai gentil, senza pretese,
nel servir la clientela del paese,
sempre pronti a consigliarti come agire,
se tu avessi dei risparmi da investire
e indicarti come agir, secondo i tempi
per potere ottener finanziamenti !!!!!
.
C’e’ l’anzian, Vincenzo, il direttore,
cordialmente ti riceve a tutte l’ore.
Poi c’e’ Lotti, il ragionier, col suo sorriso
ti trasloca dall’Inferno al Paradiso ???
C’e’ poi Carlo, il cassiere assai gentile !!!
specie con la clientela femminile !!!!!
con la quale, noi vogliam tanto sperare,
che non passi oltre al “quantum” deve dare ???
.
Questi sono i locali tre bancari
con noi sempre assai gentili e tanto cari,
che dovrebber far carriera certamente,
come augura a lor tutta la gente.
Per salire con onor tutte le scale,
fino a giunger “D I R E T T O R E G E N E R A L E” ???
.
Per l’Ente Bancario
Per le sue tante laute elargizioni
erogate a Enti e popolazioni,
tutti quanti, ringraziamo, notte e di’,
l’Ente “Cassa dei Risparmi di Forli'”.

Ignoto. ???

APRILE 1999

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ascolta   Compleanno Centenario di “Enrico Monti”

6 Ottobre 1998


Pizzino Enrico Monti

Compiuto hai cent’anni, Enrico mio,
e festeggiam con te, noi, queste ore,
primo fra tutti, tu, ringrazia “D I O”,
e poi ringrazia anche le tue “SUORE”,
che ti hanno ospitato con riguardo,
per farti arrivare a sto traguardo
che oggi ancor pochissimi mortali,
arrivano a viver tanti annali,
mentre mi sembra di sentir nell’aria
tu dia inizio a stirpe
“C E N T E N A R I A ???”

Sappiam che tanto amato hai queste valli,
coi suoi torrenti, fiumi, strade e ponti,
attraversati in sella a dei cavalli.
Ma piu’ di tutti hai amato “I MONTI” !!!!
in mezzo ai quali pure tu sei nato,
e che da loro hai tratto anche il “CASATO” !!!!!
che si trasmette ancor, di padre in figlio,
per una fila lunga quasi un miglio !!!!!

Eri ventenne, ti chiamo’ la guerra,
nei piu’ begli anni della gioventu’
e quando ritornasti alla tua terra,
ancora sacrifici e nulla piu’.
Pero’ le tue virtu’ e la costanza,
misero in evidenza le tue doti,
che poi t’incoraggiarono abbastanza
per aver: moglie, figli e nipoti.

Questi ultimi, oggidi’ lo constatiamo,
son tanto affezionati alla radice ,
il bene che ti voglion, lo vediamo,
quando son qui con te, ognun lo dice.
Spesso loro son da te, qui all’Ospizio:
Carla, Roberta, Luisa e Maurizio.

Se non vi son fra i tuoi, MARCHESI e CONTI ????
Tu fiero vai pero’, di tutti “I MONTI” !!!!!

FINALE

Io che ho gettato questi versi,
alcuni giusti e altri un po’ traversi,
adesso allor daro’, sia bene o male,
a questa cerimonia il gran finale,
cercando di attenermi alla storia
che fa finire i salmi tutti in gloria !!!

Enrico mi ha pregato, lui lo sa,
di ringraziare tutti questi qua,
ricorda ognor di un destin distorto
che gli rapi’ la moglie; e un figlio morto;
ma vivi ancora ha i sentimenti
per le amate figlie, ognor viventi,
che del padre loro han le doti,
avendogli donato bei nipoti.

Vuol ringraziare prima di ogni cosa,
l’autorita’ civile e religiosa,
con loro anche tutti i componenti
che vita han dato ai festeggiamenti.
Vuol salutare tutti i suoi parenti,
i qui presenti e quelli ai quattro venti.
I paesani suoi, anche i non buoni,
e tutti gli abitanti di Bocconi.
Vuol salutare ancor, sentitamente,
tutti gli amici e chi non ha in mente.

E ALLORA,

avanti s’avanzin le bottiglie da stappare,
che con ENRICO noi vogliam gioire,
e tutti insieme a lui vogliam B R I N D A R E !!!!!
CHE VIVA ANCOR TANT’ANNI IN AVVENIRE !!!!!!

e poi,
DEGLI ANNI E DELL’ETA’ C’IMPORTA UN “FICO !!!!”
C’IMPORTA SOL GRIDARE:
E V V I V A E N R I C O !!!!!!!!!!

OTTOBRE 1998

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ascolta   Auguri per le Feste Natalizie del 2001

Come te non c’e’ nessuno,
puntual, Duemilauno
che ci lasci nel finale,
con la festa del “NATALE
.
a cui segue senza inganno,
fine, e buon principio d’anno.
Prima dell’Epifania,
che ogni festa porta via !!!!!!
.
(Pero’ non pensate male,
qui inizia il Carnevale !!!!!!
dove ogni scherzo vale !!!!!!)
.
Questo vengo a ricordare
Perche’ voglio augurare
Che passiate in “LETIZIE”
Le tre feste natalizie !!!
.
E assieme ai vostri cari,
in salute e con DENARI !!
di passarne, come ora,
tante, tante altre ancora !!!

Portico, Natale 2001

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Dialogo (in versi) recitato il giorno 6 giugno 1998 nelle Scuole Elementari di Portico di Romagna, da Cortesi Triestino in occasione della giornata celebrativa di fine anno scolastico 1997/98 con l’intervento degli anziani del paese coi quali e’ stata organizzata una mostra d’antiquariato d’uso locale.

ascolta   INTRODUZIONE

Passata e’ gia’ piu’ di una settimana
che io incontrai la maestra Floriana,
mi disse, fra italiano e dialetto:
“Vi chiedo (per piaséé) un lavoretto”.
.
Io restai sorpreso e (fuori mano)
risposi, fra dialetto e italiano:
“(Orca paia) che puo’ fare ‘sto MATUSA
che ormai l’e’ pio’ antig ed la GRATUUSA”?
.
E lei col suo solito buon fare,
riprese gentilmente a parlare:
“Dobbiamo festeggiar (quattro quattrotto)
la fin di scuola anno novantotto,

con un raduno, il giorno sei del mese,
insieme agli anziani del paese.
Quindi dobbiam dir quattro parole
a chi ha frequentato queste scuole.”
“Maestra ho capito, accettero’,
quattro parole, spero, vi diro'”.

SALUTO AI PRESENTI

Per prima cosa, io saluto tutti quanti:
bidella, cuoca, alunni e insegnanti.
E’ ora che lasciate queste stanze,
e andiate a godervi le vacanze.

DIALOGO CON GLI SCOLARI

Alunni, voi dovete ricordare
gli impegni che avete avuto per studiare !!!!
Pensate che avete anche S U D A T O !!!!
per avere, notte di’, sempre studiato !!!!
.
I verbi poi dell’ “ESSERE ed AVERE”
nei pomeriggi e anche nelle sere !!!!
nei giorni poi di pioggia o di sereno,
operazioni far, del piu’ e del meno.
Di queste poi e’ meglio non parlare:
“dividere” e poi “moltiplicare” !!
.
Non altro avete fatto, sol studiare,
e’ proprio ora di lasciare andare !!!!?
Questi insegnanti son troppo esigenti,
studiate pur, non sono mai contenti !!!!
.
Ora noi salutiam nonni ed anziani,
che son venuti qui alla vostra festa,
sapendo pur che fra oggi e domani,
potrebbero scordarsi anche la testa.
.
Teniamoli pero’ in evidenza,
che insiem son patrimonio di SAPIENZA !!!!
Vedete a parte, dove vi mostriamo,
quante cose da lor, fatte a mano ?
.
E quante cose lor, sapevan fare,
se anche a scuola non usava andare !!!!
Poi tanti allor, sia dentro e fuori il letto
sapevano parlar solo il dialetto.
.
Alunni, a voi, io dico: “Per diletto,
perche’ non imparate anche il “DIALETTO” ????
La lingua che la gioventu’ non usa,
cara alle nonne, nonni e MATUSA !!!!
.
Vi cito, per esempio, qualche “DETTO”,
del nome di pietanze in DIALETTO:
“E BUSTREENG, E SANGUINAAZ,
I CASTROON, EL ZREESI ENGUAAZ,
I TORTEEL, EL PAPARDEEL,
E CHEEF FREED, E ZAMBUDEEL. !!!!
Imparate anche il “DIALETTO”, se non altro, per DILETTO !!!!!

FINALE

Or pero’ mi sento stanco,
ve lo dico schietto e franco,
credo e spero che ora sia
di lasciar la Compagnia.
.
E poi penso e non mi vanto,
d’aver abusato tanto,
or mi butto, bene o male,
a recitar il gran finale.
.
Adesso, ringraziamo gl’insegnanti
che qui han faticato tutti quanti,
(come a piedi andar da Pisa a Lucca)
per mettervi qualcosa “NELLA ZUCCA” !!!!
E quel “QUALCOSA” un di’, vi servira’,
se nella vostra mente, restera’.

GLI EVVIVA

Contento son, di questo vostro invito,
son lieto perche’ tanto mi e’ gradito,
insieme a me, vi prego di gioire,
per gli “EVVIVA” che stiamo per dire.
.
Adesso insiem gridiamo tutti quanti:
“Evviva” ai maestri ed insegnanti.
Siam giusti e trattiam tutti alla pari,
diciamo: “Evviva” a tutti gli scolari.
Se noi scolari a volte siam monelli,
“Evviva” a voi diciam, cuoche e bidelli.
Diciamo: “Evviva” e lor battiam le mani,
a tutti i nonni, nonne e anziani.

FINE

Le scuole

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Anniversario del matrimonio

di Franco e Ornella


Pizzino Franco e Ornella

Pur se d’anni n’abbiam tanti
Ci troviamo tutti quanti
Tre cognati, tre sorelle
A mangiar le tagliatelle
Con arrosto e buon vino
Alla Taverna di Renzino.
.
Mangiam pur ché tanto al banco
A pagare ci va Franco
Col permesso dell’Ornella
Tanto cara, tanto bella.
.
Festeggiamo Sant’Antonio??
No, il loro matrimonio
Ché segnato nel datario
Oggi e’ l’anniversario,
.
E allora in quantita’
Auguriamo felicita’
Con saluto vigoroso
Vita lunga e prosperosa.

18 AGOSTO 1994

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Battesimo della neonata Sofia G.

Nella Basilica di Santa Maria all’Impruneta (Firenze)
avvenuto il 23 Settembre 2001

Alleluia, Alleluia, Alleluia,
la giornata e’ giocosa, non e’ buia.
Perche’ in chiesa vien battesimata
S O F I A, nostra cara neonata.

Con Luca e Simona, genitori,
Ornella e Franco, nonni protettori,
S O F I A, che oggi vien battesimata,
sara’ nell’avvenire fortunata.

Noi, che alla cerimonia siamo assenti,
diciamo “EVVIVA” a tutti voi presenti.

Zii Ivo e Bruna

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.
Tutti, in vita, meditiamo almeno una volta su quale puo’ essere l’ultimo messaggio da lasciare ai posteri. Ivo mori’ senza clamore, a casa sua, nel giro di un’ora, senza lasciare guai, se di questo si preoccupava. I posteri lo ricordano con affetto.

Epitaffio

e che dovrai varcare quel traguardo
Passante ch’hai gettato qui lo sguardo,
.
Ricordati che in eterno non vivrai
.
E che dovrai varcare quel traguardo
.
Dal quale indietro non si torna mai.
.
Percio’ finche’ sei in vita abbi riguardo,
.
Di non lasciare da morto, anche dei guai!!!.
.

LUGLIO 1998

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.
Tenere chiuso il Bar puo’ essere causa di depressione collettiva 🙂

Riapertura “Bar dello Sport” a Portico

Da mezzo mese, il Bar della Maria,
e’ stato chiuso per lavori urgenti,
e si vedevan, sparsi in ogni via,
tutti i piu’ fedeli suoi clienti.
.
Oggi, 30 giugno, riapertura,
tutti i clienti, son senza paura
di non poter far, la consumazione,
e la partita a carte fra persone.
.
Allora, noi diciamo in ALLEGRIA,
EVVIVA AL BAR, EVVIVA ALLA MARIA!!!!!!!!
.
Portico 30/06/2001

IGNOTO!!!

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.
Si festeggiano i 150 anni di permanenza delle suore a Portico, anche se il convento e’ stato costruito intorno al 1500.

150 anni di suore a Portico

Alleluia, Alleluia, Alleluia.
Questa festa e’ radiosa, non e’ buia.
Benvoluta con impegno e con amore,
da Suor Rita e da Suor Carla, nostre suore.
.
Suor Rita, ch’e’ badessa del convento,
ha programmato quest’avvenimento,
Suor Carla, con pazienza e con amore,
ha istruito della “Schola” ogni cantore,
usando una pazienza “certosina”
e faticar cosi’, sera e mattina,
come a piedi andar da Pisa a Lucca,
per metter lor qualcosa nella “zucca”.
.
Noi fedeli, oggi, a cuor contento,
porgiamo a loro gran ringraziamento.
Da 150 anni e’ gloriosa
questa istituzione religiosa.
Per tanti 150 anni ancora, allora,
noi auguriam che sia cosi’, ancora.
.
Or, prima di finir, metto la mano al petto,
chiedendo scusa di questo discorsetto,
sperando che da voi, in tutta unione,
mi sia concessa piena assoluzione.
.
Allora, alla gloriosa “Istituzione”
coi meritevoli suoi componenti,
in coro a lor gridiamo, in tutta unione,
“Evviva a loro, per tutti i quattro venti!!!”

Portico, 24 giugno 2001
Ivo

Top


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Auguri per il matrimonio di Piero B.

Auguri sporti a Piero B. in occasione del suo matrimonio.
Maggio 1998
.
O caro e stimatissimo “Piero”,
di quel che stai per far, siane fiero.
.
A te e Roberta, auguri in quantita’,
vita felice e prosperita’.
.
E auguriamo ancora, tutti in coro,
di festeggiare poi “LE NOZZE D’ORO”.

Triestino e Bruna Cortesi

Top


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Nella piccola comunita’ del paese l’arrivo di un prete dalla pelle nera aveva suscitato unanime curiosita’. Ci voleva un discorso di benvenuto.

Lettera di benvenuto al reverendo “Don Michele”
Nuovo parroco di Portico di Romagna
(Con spunti ironico-satirici in senso buono)

Tutti lo sanno, ormai, non e’ un mistero,
che a PORTICO abbiamo un “PRETE NERO”.
E’ bravo, buono, dolce come il miele,
si chiama: REVERENDO DON MICHELE.

Da noi, che e’ stimato e benvoluto,
dove possiamo gli daremo A I U T O.
Anzi pregherem per l’anima sua che salga in cielo,
se sara’ un po’ piu’ breve nel “VANGELO”!!!!!!

E poi, poiche’ e’ un po’ di bassa voce,
preghiam le SUORE: usate il PORTAVOCE!!!!
Poiche’ da piu’ di mezza chiesa in giu’
Quel che lui dice, non si sente piu’.
Allora gli auguriamo, noi con le SUORE,
di poterlo chiamar presto “MONSIGNORE”
sperando non arrivi una follia
che presto ce lo voglia portar via.

Per dire cio’ ho studiato giorno e notte,
per dare un colpo al cerchio e uno alla botte.
Scusate se avro’ detto qui bene o male,
di Quaresima mischiata al Carnevale,
ma e’ piuttosto mia malattia,
usare assieme satira e ironia.

Adesso assieme a voi alzo le vele,
poi, tutti quanti gridiam, oggi e domani,
EVVIVA al Reverendo DON MICHELE
Battendo, tutti insieme, a lui le MANI.

EVVIVA DON MICHELE!!!!

Ivo
Portico, OTTOBRE 2001

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Nelle foto, Ivo E Bruna all’epoca del loro matrimonio, nel 1948.

Cinquantesimo anniversario di matrimonio

Bruna nel 1948
Discorso di saluto di Triestino Cortesi, tenuto agli ospiti presenti al pranzo servito all’Albergo Ristorante “VECCHIO CONVENTO” in Portico di Romagna il 13 Aprile 1998 per la ricorrenza del cinquantesimo anniversario di matrimonio di Triestino e Bruna Cortesi.

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Signori ospiti, cari figlioli, nipoti e parenti tutti.
E’ con immensa gioia che oggi, io e la mia qui consorte BRUNA, vi riceviamo per festeggiare assieme il cinquantesimo anniversario del nostro matrimonio, avvenuto precisamente il 10 APRILE dell’anno 1948.
Noi vi siamo grati e vi ringraziamo della vostra personale partecipazione a questa ricorrenza di cui, per grazia di Dio, ci e’ stato concesso di raggiungere felicemenete questo traguardo.
Vogliamo anzitutto rivolgere un particolare ringraziamento ai qui presenti reverendi: Don Ernesto Leoni, che fu il celebrante del nostro matrimonio e che poi consegui’ l’avviamento dei nostri figli, Manuela e Mirco, ai loro riti religiosi del Battesimo, Cresima, Eucarestia e matrimonio di Manuela; e l’attuale nostro parroco, Don Davide, organizzatore e celebrante dell’odierno rito religioso.
Ivo e Bruna nel 1948
Non dimentichiamo poi di ringraziare le Sorelle Suor Rita e Suor Carla (loro oggi sono assenti per impegni inaspettati sopravvenuti), che tanto gentilmente si sono prestate per la buona riuscita dell’odierna cerimonia religiosa.
Alla nuora, Dr. Renata B., che di sua spontanea volonta’ si e’ tanto prodigata per sollevarci dalle molte incombenze richieste da queste circostanze, va il nostro piu’ affettuoso ringraziamento.
A parenti e amici, che, dalle loro residenze, hanno intrapreso anche lunghi viaggi per essere oggi qui presenti e partecipare a questa cerimonia, va tutta la nostra riconoscenza.
Infine io pero’, devo rivolgere un mio particolare ringraziamento alla consorte BRUNA, che tanto si e’ prodigata in questi cinquanta anni per la famiglia (marito, figli, nipoti), superando le inevitabili difficolta’, a volte impreviste, che si presentano nel corso della vita e riuscendo cosi’ a mantenere unita la nostra famiglia, come possiamo verificare al giorno d’oggi.
Per questo mi sento in dovere di esserle riconoscente, cosi’ ora colgo l’occasione di questo felice avvenimento per farle dono di un modesto ricordo, che qui le consegno sperando le sia di gradimento.
Ora, io e la Bruna, vi invitiamo a concludere questi festeggiamenti a nostro favore, offrendovi un modesto pranzo mentre auguriamo a tutti tanta prosperita’ e felice e lunga vita.

Grazie e buon appetito.
Ivo

Top


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Sono rimasti fra le sue carte decine di biglietti della seconda parte della composizione, quella dello zampognaro. Ma a chi voleva darli?

Inizio anno duemila
Scritta riguardante l’inizio dell’anno duemila
e il “G I U B I L E O”

Finalmente, bene o male,
siamo su, in cima alle scale,
Inizio anno duemila
tutti, Tizio, Caio, Leo,
ch’attendiamo il “GIUBILEO”
che inizia la trafila
allo scoccar del “DUEMILA”.
.
Noi diciamolo, purtroppo,
ora e’ a un tir di schioppo,
ed e’ ognun di noi contento
di assister tale evento
che puntuale, senza inganni,
si ripete ogni mill’anni.
.
Noi che non possiam sperare
di poterlo replicare
tutti allor, con gran portento,
assistiamo a tale evento
che ci ha colti per la via,
tutti in pace e in allegria.

E allora,

or mi provo, bene o male
a descrivere il finale
che gradito, spero sia,
alla vostra cortesia.
.
Auguro a tutti, prima d’ogni cosa,
LA VITA SANA, LUNGA E PROSPEROSA,
a voi e familiari, tutti in fila,
vi porti tanto bene “IL DUEMILA”,
e poi, cantando a voce assai giuliva,
auguri porgo a VOI,

con tant’ E V V I V A

(prego scusare gli errori)

Portico, DICEMBRE 1999
Ivo

BUON NATALE E FINE ANNO DUEMILA

Io son lo “zampognaro” con LA “P I V A”
Vengo a cantar, con voce assai “GIULIVA”
Il “Buon Natale” a voi, con tanti “E V V I V A”.
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Allora, visto che le rime vanno (???)
Auguro Buona Fine e Buon Principio d’Anno.

Auguro ancora:

a voi e i vostri cari, tutti in fila,
salute e prosperita’, oltre il “D U E M I L A”

Ivo

Top


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Ivo aveva sempre una parola di conforto da consumare per gli altri. Quale esame doveva dare questa bambina? L’ammissione alla banda del paese? (non richiede esame…) 🙂

A L.B.

Auguro tanto a “L.B.”
Che sempre possa aver tanti “quattrini”.
La sua famiglia e’ del mio rione,
ci rispettiamo tanto, in buona unione.

Quindi e’ per me come le mie nipoti.
Maestri, prego, or datele bei voti.
Quando lei non sara’ piu’ sotto “balia”,
vogliam che sia eletta “Miss Italia”.

Portico, MAGGIO 1998
Ignoto

Top


.

Pranzo del 13 agosto 1995

Per rendere questo gradito ritrovamento un poco piu’ animato, mi sono permesso di scrivere, cosi’ alla buona, una satira in versetti, dove elenco in senso umoristico, un po’ i pregi e difetti di tutti noi. Spero che venga accettato il tutto in modo benevolo e scherzoso, e di questo vi ringrazio. Per zio Beppe e Maria che, per tardiva inclusione nel mazzo, non sono stati inclusi nel canto, ho scritto un contentino a parte.
.
Versi, versacci e versetti in senso ironico, umoristico e satirico scritti da un poetaccio in occasione del pranzo consumato il 13 agosto ’95 al ristorante “Monte Busca”in Tredozio (FC), offerto alle sorelle L.: Bruna, Edda e Ornella, e rispettivi coniugi da “Giuliana L.”.

Bene o male anche quest’anno
Siamo giunti al “Ferragosto”
Per mangiar, se non m’inganno
Pasta al forno con arrosto,
tagliatelle e del buon vino,
al “Monte Busca” da Renzino.
Ci siam tutti ritrovati,
due, tre, quattro CASATI,
ma chissa’ se fra i piu’ buoni
c’e’ il casato dei LEONI ???
perche’ fra il ceto “UOMO”
c’e chi non e’ “GALANTUOMO”.
Si’, le donne, laboriose,
molto brave, ma noiose,
e di queste per diletto,
citeremo “pregi e difetto”.
Poi ad ognuna venga dato
Il suo voto meritato.

Zia Lea, la piu’ anziana,
e’ la mamma di Giuliana,
lei sta sempre chiusa in tana
per l’intera settimana;
causa malattie avute,
e’ cagionevole di salute,
percio’ devesi privare
tanti cibi del mangiare,
ma nei pranzi a tutte l’ore
e’ disposta a farsi ONORE !!!
e per questa sua virtu’
le daremo “NOVE PIU'”.

Or parliam di zia Ornella,
la piu’ giovane sorella
che non lascia viver Franco
quando viene a casa stanco,,
ma anche lui, di tanto in tanto,
non e’ poi “STINCO DI SANTO” !!!!!
Ma pero’ teniamo in mente
Che e’ tanto brava gente,
e cosi’ per non dir peggio
diamo lor , nove in pareggio.

Viene ora la zia BRUNA
Nata in cattiva luna
(secondo lei) perche’ deve
sopportar sera e mattina,
con pazienza certosina
pochi i pregi e piu’ i difetti
dell’autor di ‘sti versetti,
che fra verita’ e inganni,
sta con lei da cinquant’anni.
Percio’ a loro, senza frode,
diamo dieci senza lode.

Ora viene la zia EDDA
Che d’inverno e’ sempre fredda,
presto a letto va di sera
perche’ e’ tanto mattiniera,
non inganna e ti consola,
ha una parola sola !!!!!
Dura e’, non indietreggia
Se mette il dito nella ????…eggia????

Ma pero’, Santa Madona,
la e’ pu méi tanta boona
e tant been la vòò ai “Stelen”
se anch del voolt i è nuiuseen.
E aloora ed vòòt ch’ai dèèn???
Déés con lode, ch’oi sta been.
Ma pero’, Santa Madonna,
e’ poi cosi’ tanto buona
e tanto bene vuole agli “Stelen”
se anche a volte sono noiosini.
E allora, che voto gli diamo???
Dieci con lode, che ci sta bene.

Qui finisce il mio canto,
e se v’ho annoiato tanto
si consoli tutto il branco
perche’ questa settimana
a pagare andra’ al banco
la carissima “G I U L I A N A”,
mentre insiem battiam le mani
come fosse una fiumana
e gridiam oggi e domani
viva, viva la G.
e per lei e il suo invito
da ognun di noi gradito
per punteggio senza frode
diamo a lei “TRENTA E LODE”.

Se di tutti ci siam detti
Sia i pregi che i difetti,
si finisca in allegria
questo pranzo e “COSI’ SIA”.

Triestino Cortesi
Portico di Romagna

Aggiunta improvvisata al “canto” satirico scritto per il pranzo del 13 agosto 1995, consumato al ristorante “Monte Busca”.

Poiche’ al pranzo prenotato
Son gli inviti aumentati,
e gli aggiunti, via, via,
son zio Beppe e zia Maria,
lor ci scuseranno tanto
se non son nel primo canto.
Ma il poeta da strapazzo
va a rimescolare il mazzo
e dalle carte, salta fuori
che e’ Beppe il “RE DI CUORI”.
Chi pensava, ieri sera,
ch’ei facesse tal carriera !!!!
Qui noi tutti contenti
gli porgiamo i complimenti,

AUGURANDO

Sia a lui, che alla sua sposa,
vita lunga e prosperosa.

Ma ancora con sorpresa
dice il mazzo che se Beppe
imitare vuole un RE (???)
deve offrire a tutti quanti
gli invitati, UN BUON CAFFE’.

Noi allora, a cuor sereno,
gli daremo “DIECI MENO”.

13 agosto 1995
Ivo Cortesi

(postilla: il caffe’ fu offerto, ma non si sa da chi !!!)
Top


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Pranzo del 27 agosto 1995

Versi scritti in occasione del pranzo consumato il 27 agosto 1995 al ristorante “Monte Busca” in Tredozio (FC) e offerto ad amici e parenti da

Orazio S.

Dei tre pranzi fatti assieme
questo quarto e’ gran finale,
dica ognun o tutti insieme
se ha mangiato bene o male
le abbuffate, ormai tante,
allo stesso ristorante.
Ma finor, tutti compatti,
si son detti soddisfatti.

Il pranzo ch’oggi consumiamo,
ce lo offre lo S.,
che noi tutti ringraziamo
e gli auguriam tanti quattrini,
e ringraziamo i donatori precedenti
quelli fuori e i qui presenti.

Ma l’augurio piu’ importante
che fo’ a tutti e tutte quante

E’

Ritrovarci vivi e sani
sia i giovani che gli anziani
a consumare in armonia
altri pranzi in allegria,
sparpagliati o tutti in fila

QUI, NELL’ANNO DUEMILA !

AGOSTO 1995
Triestino Cortesi

Top


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Ivo firmava con cura ogni suo scritto. Nell’immagine: una bella firma svolazzante.

Pranzo del 10 agosto 1999 al “Monte Busca”

Io che sono per la via
degli “USA E GETTA VIA
perche’sono un matusa

PIO’ ANTIGH D’ONA GRATUSA !!! PIU’ ANTICO DI UNA GRATTUGIA !!!

Or mi provo, col mio fare !!!
a volervi ringraziare
dell’avere voi gradito
questo nostro caro invito
di un pranzo (in buona luna)
da noi nonni, “IVO e BRUNA”.
Firma di Ivo
Tutti voi, intervenuti,
siete i nostri benvenuti
e una, piu’ di tutti noi insieme,
che e’ la nipotina “IRENE
a cui voglion tanto bene.

Scritto in fretta ha questo andazzo (????)
il poeta da strapazzo
non gli resta che augurare
di poterci ritrovare
tutti in piedi e tutti in fila
insiem nell’anno DUEMILA (????)

Ivo

Top


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Pranzo del 17 agosto 1999 al ristorante “Montanera”

Ci troviamo amche quest’anno
a festeggiare il “FERRAGOSTO”
e mangiar, se non m’inganno,
tagliatelle con arrosto,
e la solita bevanda nera,
al ristorante “MONTANERA”.

Io e Bruna, siam d’invito
come ospite gradito
perche’ offerta dagli STELLINI
di noi parenti e affini,
e da Giuseppe Ulivi
sempre amici di noi vivi (???)

a cui ci si raccomanda
che a tavola non usi i piatti
come quelli della “BANDA”…….

Chiedo scusa se ho abusato
di avere un po’ sballato….
ma in questa compagnia
ogni cosa passa via….

A me non resta piu’ che fare
di dovervi ringraziare
augurando che arriviate, sani e salvi per la via,
a festeggiare il millennio “DUEMILA” !!!!!!

Ivo

Top


.
Nella foto: Ivo e Bruna nel 1948

Pranzo del 13 agosto 2000 al ristorante “Monte Busca”
Offerto da Ivo e Bruna

Cari congiunti e parenti,
Ivo e Bruna nel 1948

io e Bruna vi ringraziamo d’avere accolto il nostro invito per partecipare a questo pranzo in nostra compagnia qui, al ristorante “Monte Busca” dove, di solito, fu gia’ offerto fra di noi per diversi anni, sempre nel mese di agosto.

Noi abbiamo cercato di mantenere l’usanza anche perche’ questo e’ il mese delle ricorrenze, e cioe’, il compleanno di Bruna e della zia Edda, del matrimonio di zia Ornella con Franco e di Renata con Mirco, tutti qui presenti.

Purtroppo un destino avverso quest’anno ci priva della presenza di due nostri cari, cioe’ il Dott.Bacchin e la zia Lea, assenti per motivi di salute e ai quali, noi oggi rivolgiamo il nostro pensiero e il nostro affettuoso augurio di tempi migliori prima possibile, mentre ai qui presenti auguriamo di poterci ritrovare tante volte uniti come oggi per festeggiare queste ricorrenze, in buona salute e prosperita’.

Con cio’, non ci rimane che augurare “BUON PRANZO A TUTTI”.

Ivo e Bruna

Top


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Edda e Orazio, invocati qui, non si faranno aspettare a lungo. Infatti due giorni dopo arriva puntuale l’invito e conseguentemente la dedica di Ivo

Pranzo del 20 agosto 2000 al ristorante “Monte Busca”
offerto da Franco e Ornella

Offertoci da Franco e Ornella
ci troviamo ancora oggi, allegramente
in giornata solatia e molto bella,
per pranzi offerti vicendevolmente.

Con questo, che e’ dopo il Ferragosto,
noi non siamo, con i pranzi, ancora a posto.
Perche’ manca quel di Edda e Orazio,
che pero’, non ci faran morir di strazio !!!!!
ed io penso, con la mente assai distesa,
che sara’, poi alla fine, una sorpresa !!!!!

E allor, io dico con sincerita’,
non pensiamo ora a quello che sara’,
ma mettiamo in buon umor la nostra mente
consumando questo pranzo, allegramente,
perche’ offerto viene a noi, da buona gente.

Auguriamo noi a loro e ai discendenti,
di vivere anni ancora CENTOVENTI !!!!!

Ivo

Top


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qui le tre sorelle sono: Bruna, Edda e Ornella.

Pranzo del 22 agosto 2000 al ristorante “Montanera”
Offerto da Orazio e Edda

Col pranzo che offron oggi, Edda e Orazio,
agosto e feste ormai non han piu’ spazio
e si e’ verificata la sorpresa
che io pensai, con mente assai distesa.

Perche’ gli zii a pranzo ci han portato
A un ristorante alquanto rinomato.
Noi mangerem con loro allegramente,
come insieme ha fatto tanta gente.

Cosi’ si e’ verificato
di mantener l’usanza del passato.
Questo vorremmo ancor, per il futuro,
ma, essere indovini, e’ un po’ duro !!!!!

Potremmo avere cambiamenti vari,
su alcune proprieta’ immobiliari !!!!
e ostacolarci tanto nel futuro,
rendendoci il raduno alquanto DURO !!!!!

E allora, noi pensiam solo al presente
che vivi e sani abbiam BRACCIA E MENTE !!!!
Saper che abbiam sposato tre sorelle,
che brillano per noi, come tre stelle (????)

E allora,
insieme ci auguriamo, senza inganni,
di vivere con loro, ancor cent’anni !!!!!!!

Io, per quel che scrissi e per il presente,
mi scuso e fate come fosse NIENTE !!!!!

Ivo

Top


.

Festeggiando le nozze d’argento di Marco e Grazia Poggi

12 Agosto 2000

Io che sono per la via
Degli “usa e getta via”,
son felice e son contento
di assistere all’evento
degli amici “MARCO e GRAZIA”
festeggiar nozze d’argento,
qui in collina, su in alto,
nella chiesa di “Montalto”.
Recitar l’assai gioiosa
cerimonia religiosa
per la gente qui presente
da un prete compiacente
che i piu’ non conosciamo,
ma che tanto ringraziamo.

Tutti quanti, i qui presenti,
siam felici e assai contenti,
agli sposi, poter loro augurare
di potersi tante volte ritrovare
con i figli, i nipoti e i pronipoti
” e di cio’ noi facciam loro tanti voti”,

trovarsi a guidare una veloce “Alfa Romeo”
festeggiando, fra cent’anni, un Giubileo

Ivo

Top


.
Ivo e Giulio si stimavano reciprocamente. Quando Ivo mori’, Giulio venne per l’ultimo saluto durante la veglia funebre e, compostamente piangendo, ne abbraccio’ la salma piu’ volte.

Lettera d’auguri e d’amicizia al Prof.Giulio Poggi dal coetaneo Triestino Cortesi (Ivo)

Ho voglia di parlare di te, oggi,
mio caro Professore “GIULIO POGGI”,
che da un po’ ti vedo sollevato,
da quando, “SCUOLA CANTO” hai frequentato.

Io che t’invitai a prender parte,
sapevo che ami “MUSICA” come “ARTE”,
e qui, i cantori, tutti in amicizia,
ti dicon, “Serviam DOMINO in letizia.

Questo io penso abbia assai giovato
dal sollevarti l’oggi e il passato,
che un mal crudel, purtroppo ha costretto
la tua consorte a viver sempre a letto,
lasciandoti, purtroppo, isolato
anche col figlio “CHECCO” handicappato.

Allora tu, continua a frequentare
“Scuola di Canto”, senza mai mancare
e fa’ che tutti sentano ogni tanto,
che esprimi a gran voce il tuo canto.

Se i salmi che cantiamo sono tanti,
controlla tu li abbia tutti quanti,
e a fine “MESSA”, non dimenticare
d’accogliere l’Ostia Santa dall’altare.
Poiche’ sei stato e sei anche al presente,
devoto, osservante e assai credente.

Io vorrei finire qui il mio canto
Sapendo pur che avro’ abusato tanto,
voglio or salutare i figli tuoi,
a te affezionati tanto, “come vuoi”.

Persone loro sono, intelligenti,
stimate e rispettate dalle genti.
Auguro a loro, prima d’ogni cosa,
la vita lunga, sana e prosperosa.

Per te, mio caro Giulio, insieme a CHECCO,
prego tu vinca al “LOTTO” un terno secco.

E ALLORA (???)

Io sono lo “ZAMPOGNARO” con la piva
ch’augura il “BUON NATALE”,
CON TANTI E V V I V A

FINE

Portico di R.
NOVEMBRE 1999

Ivo

Top


.

Il compleanno del Prof. Giulio Poggi
Tenore e membro della “Schola Cantorum” di Portico

Poiche’ gli anni compie oggi
Il professore “Giulio Poggi”,
son presenti, qui, quest’anno,
a festeggiare il compleanno,
i cantori “latinorum” (????)
della qui “Schola Cantorum”

per passare un paio d’ore
insieme al caro “professore”,
sempre pronto a tutte l’ore
con la voce da “TENORE”
per esprimere la sua arte
recitando la sua parte.

Fieri siam che tal portento
Sia con noi ogni momento,
che fa il canto forte e piano,
in latino e italiano.
E suor Carla, direttice,
la vediam di cio’ felice,
nell’avere ogni momento,
sempre pronto tal portento òòòòòòòò
che mantiene unito il coro
con la sua ugola d’oro (????????).

E allora,

se ho qui inclusa una bugia,
finiam pure in allegria,
poiche’ e’ per noi onore
festeggiare il professore,
augurandogli allora,
tanti compleanni ancòra,

che li possa festeggiare, come oggi,
in famiglia, tutti insieme, con i “POGGI”.

E noi, che gli vogliamo tanto bene,
gridiamo a lui evviva, tutti insieme.

Ignoto???
Portico, MAGGIO 1999

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.

Il Compleanno del dott.Antonio Bacchin

Ci troviamo insiem quest’anno
Per un pranzo con “BUON VIIN”,

festeggiando il compleanno
del dott. ANTONIO BACCHIN,

che noi tutti ringraziamo
e poi, tanto auguriamo

prima d’ogni altra cosa,
vita lunga e prosperosa.

Poi, con voce assai giuliva,
tutti a lui gridiamo:

E V V I V A

17 OTTOBRE 1999
Ivo

Top


.

Dalla “Schola Cantorum” di Portico, scritta d’addio a Don Davide, per il suo trasferimento.

I componenti la “SCUOLA di CANTO”
che li prepara Suor Carla ogni tanto (???)
hanno appreso con grande sgomento,
del nostro “Don Davide” il trasferimento.

A loro rimane sol ricordare
Le Sante Messe, dovute cantare,
ma poi, qualche volta, “ORCA PALETTA!!!”
insiem, ci scappava, qualche cenetta !!!

E allora (???)

resta ai cantori solo augurare
che Don Davide serva tanto l’altare,
superi in breve, le tante “TRAFILE”,
per comandar la “CURIA VESCOVILE” !!!!!

Portico, 31 ottobre 1999
Ivo

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.
Un messaggio enigmatico sta a conclusione della rassegna di scritti di Ivo. Sono diversi foglietti, scritti a mano, in grossi caratteri, tipico di una persona che sta perdendo la vista. Negli ultimi anni Ivo infatti era diventato quasi cieco. Ho detto enigmatico, ma forse era solo una canzoncina quella che gli era passata per la mente, una di quelle che si canticchiano senza motivo. Non lo sapremo mai.

Stornello

stornello

Fior di giaggiolo
Fate sempre la polenta nel paiolo
Perche’ cosi’ fa sempre il boscaiolo.

Fior di giunchiglia
Quando la moglie e’ una brava figlia
Sapra’ tener da conto la famiglia

Fior di ginestra
Se tanto sta la moglie alla finestra
Poi non arriva a cuocer la minestra

APRILE 2000

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2 thoughts on “Poesie in dialetto romagnolo di Triestino Cortesi

  1. Ciao Mirco,
    mi fa piacere che la mia foto possa esserti stata utile. Anche per me il tuo blog è stato una bella sorpresa e mi sono divertito a leggere le poesie di tuo babbo, Anche ascoltarle è stato piacevolissimo grazie anche alla tua interessante lettura “ambientata”,
    Ciao a presto,
    Piero

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