Poemi e miti della Mesopotamia



Poemi e miti della Mesopotamia

Quando gli dei parlavano agli uomini.

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Sommario

I poemi

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quiIntroduzione

Ci fu un tempo in cui gli dei si mostravano agli uomini. Ci fu un tempo in cui gli eroi si presentavano all’umanita’ per guidarla a superare la particolare difficile situazione.
Oggi gli dei sembra si siano nascosti nel piu’ alto dei Cieli mentre gli eroi non percorrono piu’ monti e valli ma sembrano scomparsi, svaniti.

Forse gli uomini di allora avevano una sensibilita’ che noi abbiamo perduto; forse riuscivano a penetrare meglio di noi i recessi dell’animo umano; forse la scienza e le leggi della materia non sono sufficienti a spiegare il perche’ dell’esistenza dell’uomo, questo animale “anomalo” che ha coscienza della propria origine e del proprio destino.

Attraverso miti, leggende, prescrizioni e consigli degli antichi abitanti della Mesopotamia, si tenta di ricostruirne l’deologia e le convinzioni, cercando di cogliere quanto di universalmente valido esiste nei messaggi che ci hanno tramandato.

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quiElenco sintetico delle divinita’

Ho tentato qui una classificazione delle divinita’, mi sono basato sulle informazioni trovate. Gli stessi nomi permangono nonostante il cambio di civilta’, oppure cambia il nome ma il significato rimane anche se cambia la civilta’. Se qualche divinita’ non e’ stata collocata correttamente, spero di essere perdonato, non era la classificazione degli dei lo scopo di questo documento.

– Pantheon babilonese e assiro
Per una migliore classificazione, consulta: Mitologia_babilonese

  • Shamash: Dio del Sole. Era anche considerato dio della giustizia.
  • Sin Dio della Luna
  • Ishtar Inanna, Dea del pianeta Venere.

Costituiscono la suprema triade astrale delle genti semitiche.
Ad essi si aggiunge:

  • Utu Dio del Sole
  • Tammuz/Dumuzi Dio della vegetazione, il nome sumerico Dumu-zi-Abzu «vero figlio dell’Apsu»
  • Mami Belet-Ili, antica dea, coinvolta nella creazione del genere umano da argilla e sangue

– Pantheon sumerico
Per una migliore classificazione, consulta: Mitologia_sumera

  • Anu dio del Cielo
  • Enlil dio cittadino di Nippur («signore del vento»). Presiede alla regione posta tra il cielo e la terra
  • Ea/Enki dio delle Acque profonde, sulle quali poggia la Terra che e’ il suo dominio

costituiscono la suprema triade divina che sta a capo del pantheon sumerico, assiro e babilonese.

  • Ereshkigal Il nome significa “Signora dell’inferno”, cioè della “grande terra”. E’ la Regina del Mondo di Sotto.
  • Nergal Dio originariamente solare o ctonio, protettore della fertilità, divenuto poi il dio dell’Oltretomba (della terra inferiore), della peste e della guerra. È il figlio primogenito di Enlil. Talora lo si dice figlio di Anu o di Enki. Diviene sposo di Ereshkigal.
  • Namtar Namtaru, viene definito come il dio della peste. Vedi “Nergal ed Ereshkigal”
  • Igigi sono divinità minori celesti, appartenenti alla sfera di Anu, dio del Cielo
  • Anunnaki collettività di dei associata alla sfera della terra e legata soprattutto a Ea, hanno funzione di intermediari tra il mondo umano e i suoi antipodi uranici e inferi.
  • Inanna Ishtar, rappresenta il carattere fecondo della terra. I babilonesi la chiameranno Ishtar: Dea del pianeta Venere. La vicenda mitica principale che la riguarda costituisce una delle concretizzazioni letterarie del ciclo stagionale: narra la sua discesa agli inferi, dove è uccisa dalla sorella Ereshkigal e restituita alla vita dagli dei, e il suo legame con Dumuzi, il dio che muore e risorge a espressione della fine e della ripresa annua della vegetazione.
  • Addu Adad, dio della pioggia e della tempesta
  • Nisaba dea connessa con l’agricoltura, con la scrittura e con tutte le arti: era quindi la dea della civilta’

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La Pianta della Generazione

quiSimbologia

  • Aquila Enlil il fratellastro, capo dei Primi dèi sulla terra. Il più “alto” in grado, risiedeva nelle terre che stavano “in Alto”. Veniva detto il “Signore dell’Alto”, “Signore dell’Aria”, o “delle parti alte”. Essendo il Capo sulla Terra ma essendo legato all’alto “alle stelle”, ecco ovvio il fatto che il suo simbolo sia l’aquila o altri uccelli.
  • Serpente Ea/Enki Signore dell’Abisso, come simbolo il Serpente = qualcosa che stà a terra. Il motivo per cui viene raffigurato così è perché viene considerato il “Signore della Terra” = della parte che stà in basso. Inoltre era anche “Signore delle acque”= come segno di fertilità, “Creatore dell’uomo.

Per la simbologia sull’Aquila e il Serpente, la fonte e’:
http://www.antoniobogoni.com

  • Pianta Pianta della Generazione, della Giovinezza, della Vita Eterna. Diversamente intesa a seconda del contesto.
  • Abiti vestiti, immagine simbolica dell’anima, il “soffio vitale”
  • Creta Fango, la materia informe da cui viene modellato l’uomo

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quiI poemi

Nergal ed Ereshkigal

  • o – Nergal Dio originariamente solare o ctonio, protettore della fertilità, divenuto poi il dio dell’Oltretomba (della terra inferiore), della peste e della guerra. È il figlio primogenito di Enlil. Talora lo si dice figlio di Anu o di Enki. Diviene sposo di Ereshkigal. HTTP://IT.WIKIPEDIA.ORG/WIKI/NERGAL
  • o – Ereshkigal Il nome significa “Signora del Mondo di Sotto”, cioè della “grande terra”.
  • o – Namtaru Demone babilonese (della peste o della febbre perniciosa), figlio e messaggero della dea infernale Ereshkigal

Nergal ed Ereshkigal

La storia narra come Nergal sconfisse Ereshkigal e ne divenne il suo sposo. Gli dei danno un banchetto e invitano anche Ereshkigal, ma poiche’ ella, Regina del Mondo di Sotto, non puo’ salire al cielo, dominio di Anu e loro non possono scendere agli Inferi, dominio di Ereshkigal, allora Ereshkigal decide di mandare il suo servitore Namtaru. Namtaru va al banchetto e quando arriva, tutti gli dei gli porgono omaggio tranne uno: Nergal, che di conseguenza viene condannato da Ereshkigal. Ma Nergal viene aiutato da Ea che gli affida sette e sette guardiani per affrontare Ereshkigal. Nergal si dirige al Mondo di Sotto, sbaraglia e apre le porte che tengono chiuso il dominio infernale e sottomette Ereshkigal che quindi le si offre come sposa. Nergal accetta di diventare con Ereshkigal Signore del Mondo di Sotto.

Il testo e’ in parte frammentario, manca quasi completamente la vicenda della visita di Namtaru presso Ea, e manca anche l’inizio della vicenda di Nergal che chiede consiglio ad Ea per affrontare l’ira di Ereshkigal.

Si narra dunque la costituzione della coppia che sta a capo del Regno degli Inferi. E’ interessante notare che, mentre nel regno dei Cieli a decidere e governare e’ una moltitudine, e spesso in conflitto, qui e’ soltanto una coppia. E’ un governo statico quindi, poche sommosse, niente usurpazioni. D’altronde, se fosse successo il contrario, se Nergal cioe’ avesse ucciso Ereshkigal, se avesse aperto permanentemente le porte degli Inferi, sarebbe stato un caos. La vicenda si doveva quindi concludere felicemente, per poter stabilire i netti confini fra la morte e la vita. Ma il prezzo per questa stabilita’ di governo e’ la permanenza di Nergal agli Inferi diventando sposo di Ereshkigal, un prezzo che Nergal, peraltro, accetta volentieri e l’ordine delle cose e’ cosi’ stabilito.

Ben diversa la conclusione della discesa di Innanna agli Inferi. Inanna, sorda a tutti consigli, affronta il viaggio agli Inferi, ma ne rimane intrappolata e deve pagare come prezzo del suo riscatto la cessione del suo piu’ tenero amante.

Altre notizie su Ereshkigal si trovano in questo documento, dove, a pag.69 si dichiara il regno di Ereshkigal: “Mondo di Sotto”, e non “Inferi”:
HTTP://GIZIDDA.ALTERVISTA.ORG/CONTAINER/SUMERIAN_MYTHS_TRANSLATED_FINALE.PDF

Il regno di Ereshkigal e’ quindi il Regno dei Morti, un mondo sotterraneo “altro” da Terra e Cielo, ma probabilmente meno carico di significati negativi di quanto sia il termine “Regno degli Inferi” nella nostra cultura occidentale.

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Zu e Lugalbanda

  • o – Zu Zu/Anzu personificazione della potenza del vento di tempesta e causa dei temporali, rappresentato in forma di uccello
  • o – Lugalbanda uno dei primi re di Uruk, padre di Gilgamesh HTTP://IT.WIKIPEDIA.ORG/WIKI/LUGALBANDA
  • o – Enlil è il dio dell’atmosfera, ed insieme agli dei An/Anum ed Enki/Ea costituisce una triade cosmica
  • o – Igigi sono divinità minori celesti, appartenenti alla sfera di Anu, dio del Cielo
  • o – Anunnaki collettività di dei associata alla sfera della terra e legata soprattutto a Ea, hanno funzione di intermediari tra il mondo umano e i suoi antipodi uranici e inferi.
  • o – Anu Anu/Anum dio del Cielo, il sommo fra gli dei
  • o – Duranki tradotto dal sumero: legame fra il Cielo e la Terra (Dur-An-Ki)

Zu

E’ un poema della regalita’.

Zu viene inviato da Enlil, a guardia della Tavola dei Destini, l’Emanazione degli Ordinamenti. Ma Zu viene preso dal desiderio di possederla e dominare al posto di Enlil. Quando Enlil discende dal trono, Zu prende le tavole e vola via, sulla cima della montagna dove aveva il suo nido. Grande disagio si diffonde presso tutti gli dei. Zu e’ inaffidabile, chissa’ cosa puo’ combinare una volta in possesso delle Tavole dei Destini! Il giusto e corretto ordine delle cose puo’ risultare sconvolto, un vero caos. Gli dei sono preoccupati.

Interviene allora Anu, per cercare una soluzione: bisogna assolutamente che qualcuno vada a riprendere le Tavole strappandole dal nido sulla cima della Montagna dove Zu ha la sua dimora. La situazione e’ veramente grave, se Anu in persona si sente in dovere di intervenire. Anu nomina per ben tre volte di seguito uno che in termini contemporanei si definirebbe un “commissario speciale”; gli porge un certo numero di elogi e gli propone di andare a riprendere le Tavole dei Destini. Ma tutti, cosi’ come vengono rapidamente nominati, altrettanto rapidamente declinano l’incarico, consapevoli dell’immane sforzo necessario a completare felicemente l’impresa.

E’ straordinario notare quanto sia attuale l’atteggiamento di Anu di fronte all’emergenza: ti guardi intorno, individui due o tre probabili candidati, gli porgi degli elogi, gli offri un lauto compenso e gloria imperitura, poi spieghi cio’ che devono fare, avvertendoli che una volta accettato l’incarico non devono assolutamente tirarsi indietro e rinunciare. E’ un segno evidente che da cinquemila anni a questa parte gli uomini affrontano certe situazioni sempre allo stesso modo.

Chi sara’ dunque l’eroe che ristabilira’ l’ordine delle cose, dal caos in cui e’ piombato? Sara’ Lugalbanda. Egli non e’ un dio, non e’ protetto da un dio in particolare, neppure i suoi genitori possono consigliarlo perche’ probabilmente sono gia’ morti di vecchiaia. Egli e’ solo, dunque, ma fiducioso nelle sue forze e nella volonta’ di recuperare le Tavole dei Destini, l’Emanazione degli Ordinamenti.

Una volta recuperate le tavole, la regalita’ gli spetta di diritto, insieme alla gratitudine di tutti gli dei, che faranno di lui un eroe da ricordare negli annali dei sacerdoti e nella memoria di tutta la gente. Di lui si dira’: “Ecco Lugalbanda, cui venne assegnata la regalita’ per diritto divino e stabili’ l’ordine delle leggi sulla Terra”.

E’ probabile che lo stesso Lugalbanda abbia commissionato la scrittura su pietra di questa vicenda al fine di giustificare e celebrare il proprio potere regale. Figlio di Lugalbanda sara’ Gilgamesh, il famoso eroe protagonista della famosa e celebrata epopea omonima.

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Il mito di Etana

  • o – Shamash Dio babilonese e assiro del Sole, anche dio della Giustizia
  • o – Etana Tredicesimo re della prima dinastia di Kish, secondo la lista reale sumerica
  • o – Aquila Enlil il fratellastro, capo dei Primi dèi sulla terra. Il più “alto” in grado, risiedeva nelle terre che stavano “in Alto”. Veniva detto il “Signore dell’Alto”, “Signore dell’Aria”, o “delle parti alte”. Essendo il Capo sulla Terra ma essendo legato all’alto “alle stelle”, ecco ovvio il fatto che il suo simbolo sia l’aquila o altri uccelli.
  • o – Serpente Ea/Enki Signore dell’Abisso, come simbolo il Serpente= qualcosa che stà a terra. Il motivo per cui viene raffigurato così è perché viene considerato il “Signore della Terra” = della parte che stà in basso. Inoltre era anche “Signore delle acque”= come segno di fertilità, “Creatore dell’uomo.

Nota: Enlil e Enki, l’Aquila e il Serpente: i Creatori della Razza Umana.

Il mito di Etana

L’Aquila ed il Serpente suggellano solennemente un patto di collaborazione ed aiuto reciproco. Lo fanno sulla cima della Montagna, alla presenza del dio Shamash.
Inizialmente tutto procede con armonia ed aiuto reciproco, ma poi l’Aquila diviene ambiziosa e divora i figli del Serpente. Il Serpente si lagna con Shamash del mancato rispetto dei patti e ottiene da Shamash le istruzioni per punire l’Aquila e rinchiuderla in una fossa.

L’Aquila, caduta in disgrazia, e’ tuttavia in possesso di un segreto: conosce il luogo dove si trova la Pianta della Generazione.

La scena cambia improvvisamente e compare Etana. Etana si duole perche’ non ha una discendenza. Egli vuole la Pianta della Generazione per dare continuita’ alla propria dinastia. Si rivolge quindi a Shamash che lo consiglia di andare la’ dove e’ stata gettata l’Aquila. L’Aquila da’ quindi le sue istruzioni ad Etana e si offre di condurlo alla Pianta facendolo ascendere attraverso tutti i cieli, dominio dei vari dei, ma alla fine lo sforzo e’ troppo grande ed entrambi, l’Aquila ed Etana che le sta in groppa, precipitano.

Etana non riuscira’ a cogliere la Pianta, presumibilmente la sua dinastia non avra’ eredi.

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Il mito di Adapa

  • o – Adapa sacerdote, figlio del dio Ea, custode del Vento Meridionale
  • o – Anu dio del Cielo
  • o – Ea dio delle Acque profonde, sulle quali poggia la Terra che e’ il suo dominio
  • o – Eridu antica città sumerica della bassa Mesopotamia, undici chilometri a sud-ovest di Ur
  • o – Abiti vestiti, immagine simbolica dell’anima, il “soffio vitale”

Un sacerdote

Adapa e’ un sapiente, partecipa ai vaticini, ha la custodia del tempio di Ea ad Eridu e osserva scrupolosamente i riti sacrificali. Il dio Ea, suo padre, gli aveva dato sapienza, ma non gli aveva dato immortalita’. Adapa e’ quindi un uomo, il primo uomo della mitologia mesopotamica.

Un giorno Adapa esce con la sua nave in mare aperto per prendere pesci per la sua citta’. Un forte vento si solleva improvvisamente, rovescia la nave e manda Adapa in fondo al mare al cospetto di suo padre il dio Ea. Mentre viene inghiottito dalle onde e precipita, Adapa, preso dallo sconforto e vista ormai perduta la sua vita, maledice il Vento Meridionale.

La maledizione ha un effetto disastroso. Il Vento Meridionale smette di soffiare e la situazione anomala giunge fino alle orecchie di Anu, dio del Cielo, il quale richiede che gli venga portato Adapa per interrogarlo.

Ma Ea fornisce ad Adapa scrupolose istruzioni su come comportarsi una volta al cospetto di Anu. Lo avverte di non mangiare e non bere alla mensa del dio, se vuole ritornare a vivere. Adapa segue le istruzioni di Ea, ed Anu lo restituisce alla Terra permettendogli di concludere la vita in tranquilla e serena vecchiaia.

La storia e’ curiosa per il gioco dei contrari che si viene a formare nel linguaggio di Anu, che offre ad Adapa cibo per renderlo immortale, ma Adapa sa che quel cibo lo farebbe morire come uomo. Cosi’, il cibo di immortalita’ viene chiamato “cibo di morte”, il cibo che da’ la vita e’ solo quello che si trova sulla Terra.

Viene pure ribadito un concetto caro alla letteratura mesopotamica: non e’ retaggio degli uomini la vita immortale, non e’ destino degli uomini aspirare a vivere come gli dei. Gli esseri umani sono stati fatti per vivere sulla Terra e qui concludere onorevolmente i propri giorni, magari facendosi pastori di anime oltreche’ di greggi e armenti. Un vero pastore per il suo popolo, si dovra’ dire di lui. Servire gli dei, rispettare le leggi e diventare pastore di anime. Questo e’ cio’ cui devono aspirare gli esseri umani.

Anche l’epopea di Gilgamesh giunge alla stessa conclusione e ribadisce identici concetti.
Pur nella sua brevita’ e semplicita’, la vicenda di Adapa racchiude una perla di grande saggezza.

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Ea e Hatra-Hasis

  • o – Ea dio delle Acque profonde, sulle quali poggia la Terra che e’ il suo dominio
  • o – Hatra-Hasis Atra-Hasis. E’ il grande saggio (questo è il significato del nome)
  • o – Addu dio della pioggia e della tempesta
  • o – Nisaba dea connessa con l’agricoltura, con la scrittura e con tutte le arti: era quindi la dea della civilta’
  • o – Enlil dio cittadino di Nippur («signore del vento»). Presiede alla regione posta tra il cielo e la terra
  • o – Mami antica dea, coinvolta nella creazione del genere umano da argilla e sangue.

Una libazione

Gli uomini sono chiassosi, disturbano Enlil, questi li punisce, ma Ea giunge in loro aiuto, per tramite delle suppliche di Hatra-Hasis. La trama, in sintesi, e’ questa appena detta.

Dunque Enlil e’ disturbato dal troppo chiasso che fanno gli uomini. Percio’ decreta morte e pestilenza. Enlil, dio del regno fra Cielo e Terra, e’ tradizionalmente ostile agli uomini. Nel mito di Hatra-Hasis su Creazione e Diluvio, arrivera’ perfino a decretarne lo sterminio. Qui si limita ad infliggere malattie e carestia. Cio’ che Enlil critica negli uomini e’ comunque sempre la mancanza di umilta’ e sottomissione: fanno troppo chiasso.

Ea invece, dio delle acque profonde su cui poggia la Terra, e’ tradizionalmente favorevole agli uomini, loro protettore e benevolo, trova sempre qualche rimedio per ricondurre le cose ad un giusto equilibrio. Anche stavolta Ea si offre per trovare una soluzione. Se gli uomini stanno morendo per decreto di Enlil, Ea costruisce con l’argilla degli uomini nuovi, ma fissa anche le modalita’ del parto per il genere umano. Gli uomini sono salvi, l’equilibrio e’ ristabilito, anche se le donne dovranno partorire con dolore.

Non e’ ben chiaro il passaggio dalla descrizione delle pestilenze alle prescrizioni per le partorienti. Probabilmente il testo ha una lacuna in questo punto, oppure nella traduzione e’ stata introdotta qualche forzatura, ma non e’ escluso che la tavoletta fosse veramente cosi’. In fondo, la classe dei sacerdoti, che probabilmente ha scritto questo racconto per fini morali ed educativi, non si preoccupa dello stile letterario, l’importante e’ riuscire a giustificare attraverso un decreto divino cio’ che gli uomini devono accettare per la loro vita. Tuttavia esiste una versione piu’ articolata e completa di questo mito nel poema “Hatra-Hasis Creazione e Diluvio” che tratto piu’ avanti in questo stesso documento.

La creazione del genere umano avviene attraverso la formazione con l’argilla di sette archetipi maschili e sette femminili, adagiati in fila e a cui viene posto in mezzo un mattone.

Hatra-Hasis e’ un uomo pio e devoto, fa da intermediario fra gli dei e gli uomini, portando le proprie suppliche in difesa dell’umanita’. E’ un personaggio archetipo dell’uomo saggio e si incarica della salvezza del genere umano. Anche se qui risulta marginale, egli ha una parte notevole nel panorama letterario mesopotamico, soprattutto nel mito sulla creazione e il diluvio. L’archetipo e’ passato praticamente inalterato anche nella Bibbia ebraica, col nome di Noe’: l’uomo saggio e pio che ascolta i consigli del suo dio e costruisce la barca con la quale salvera’ il genere umano.

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Discesa di Inanna al Mondo di Sotto

  • o – Inanna rappresenta il carattere fecondo della terra. I babilonesi la chiameranno Ishtar: Dea del pianeta Venere. La vicenda mitica principale che la riguarda costituisce una delle concretizzazioni letterarie del ciclo stagionale: narra la sua discesa agli inferi, dove è uccisa dalla sorella Ereshkigal e restituita alla vita dagli dei, e il suo legame con Dumuzi, il dio che muore e risorge a espressione della fine e della ripresa annua della vegetazione.
  • o – Ninshubur assistente, ancella di Inanna
  • o – Enlil dio cittadino di Nippur («signore del vento»). Presiede alla regione posta tra il cielo e la terra
  • o – Nanna madre di Inanna
  • o – Dumuzi pastore, sedotto da Inanna e poi ceduto in cambio della liberazione dal Mondo di Sotto

Nota: interessanti interpretazioni alternative a quella qui esposta si trovano in:
http://www.ilcerchiodellaluna.it
http://www.iltarget.it

Su Inanna e Dumuzi vedi anche:
Sumeri. inanna e il gioco della seduzione

La dea Ishtar

Inanna, dea dell’amore e della guerra, invincibile, decide un giorno di affrontare la sfida che mai nessuno aveva osato: la visita al Mondo di Sotto, il Regno dei Morti. Percio’ si adorna di tutti i suoi vestiti e gioielli piu’ belli, ognuno dei quali ha uno specifico potere magico che insieme le danno forza e potenza, e si accinge ad affrontare la sfida delle sfide.

Consapevole delle difficolta’ cui va incontro, non manca di lasciare alla sua fedele ancella Ninshubur istruzioni in forma di supplica da presentare agli altri dei nel caso rimanga intrappolata nel Mondo di Sotto, o addirittura esca sconfitta e morta dalla sfida con sua sorella Ereshkigal, regina di quel mondo.

Ci si potrebbe chiedere perche’ ella sfidi il Regno dei Morti, forse per eccesso di fiducia in se stessa, forse per vanagloria, forse per provare l’effettiva efficacia dei suoi poteri, forse soltanto per ingenuita’ e stoltezza. Ma queste ultime sono retaggio degli uomini, lei e’ una dea, quindi rimane, come motivazione plausibile, l’eccesso di esuberanza e il desiderio di trovare una sfida pari alle sue capacita’. Anche Gilgamesh, al colmo della fiducia in se stesso, affrontera’ un viaggio simile, alla ricerca della Pianta della Generazione.

Inanna intraprende quindi il viaggio al Mondo di Sotto, vestita di tutti i suoi poteri. L’occasione le viene offerta dal portare le proprie condoglianze per la morte del consorte di Ereshkigal: Gugalanna, il “Toro del Cielo”, ucciso da Gilgamesh nell’epopea omonima.

Quando Inanna si presenta alle porte del Mondo di Sotto, chiuso da ben sette porte, viene accolta da Neti il custode, il quale, istruito da Ereshkigal, ordina ad Inanna di spogliarsi di un potere per ogni porta che va ad oltrepassare. Una volta giunta al cospetto di Ereshkigal ella e’ rimasta nuda e debole, i poteri che la rendevano invincibile nel Mondo Superno, sono inefficaci nel Mondo di Sotto. Inanna rimane cosi’ preda dell’ira di Ereshkigal, che la prende e la incatena saldamente lasciandola come morta nel Mondo di Sotto.

Se questa storia non celasse altri significati oltre a quello offerto dall’avventura della dea, non ci sarebbe molto da dire. In verita’, da un punto di vista simbolico, il viaggio di Inanna e’ come un viaggio al fondo della propria anima, un viaggio spirituale anziche’ materiale, fino al punto di contatto col Mondo dei Morti, fino al limite fra vita e morte.

Il messaggio che si coglie a questo punto della vicenda e’ che detto viaggio, cioe’ nel Mondo di Sotto, nel Mondo dei Morti, va affrontato sempre con la massima cautela. Non servono amuleti, armi, strumenti, magie; nel Regno dei Morti non hanno efficacia. Tuttavia, se non si affronta il viaggio con gli strumenti giusti, si rischia di rimanere intrappolati e di essere come risucchiati e perdere la propria vita.

Questo avvertimento, che ci si presenta attraverso individui vissuti oltre cinquemila anni fa, e’ comunque di grande attualita’ ed e’ stato indicato spesso agli uomini attraverso la letteratura. Accade infatti che nel corso della vita di un essere umano, ci sia un periodo in cui le difficolta’ del vivere, le domande sul perche’ della vita e della morte, si fanno cosi’ pressanti che l’individuo decide di intraprendere un viaggio fin nel piu’ profondo della propria anima, in cerca delle risposte. Durante questo viaggio, che non si affronta in compagnia di altri esseri viventi, ma sempre soli o accompagnati intellettualmente da esseri appartenenti all’Oltretomba, ci si deve spogliare di tutti gli strumenti con i quali si affronta abitualmente la vita terrena, si devono abbandonare tutte le certezze, fare un vuoto delle buone regole di uso comune e arrivare nudi, umili e fragili, al cospetto di coloro cui si intende porre le domande.

Cosi’ fa Ulisse nell’Odissea, quando va a chiedere risposte all’indovino Tiresia, ma ci va munito di strumenti che gli hanno fornito gli dei stessi, non affronta il viaggio con le sue sole forze.

Cosi’ fa Dante nella Divina Commedia, ma affronta il viaggio accompagnato da Virgilio, un essere dell’Oltretomba, che lo guida e lo protegge.

Non si puo’ avere contatto col Mondo dei Morti se non si e’ efficacemente protetti: si rischia di venire attratti e rimanere morti nel Mondo di Sotto. E questo e’ cio’ che capita ad Inanna, troppo fiduciosa nella sua forza e nei suoi poteri terreni e ultraterreni.

Ninshubur, la fedele ancella, passato il periodo concordato e non vedendo ritornare la propria padrona e dea, intraprende il pellegrinaggio presso i templi degli altri dei, portando la supplica con le istruzioni che le aveva lasciato Inanna. Enki, padre della dea, si offre di aiutarla. Fabbrica con lo sporco sotto le sue unghie due strane creature, che distraggono Ereshkigal e portano alla dea cibo di rinascita.

Ancora una volta, si rende evidente che, per coloro che da non morti affrontano il viaggio al Mondo di Sotto, e’ solo attraverso creature particolari o particolari strumenti offerti da dei o dagli stessi morti, che se ne puo’ uscire. Le creature, in questo caso sono il Kurgara e il Galatur, non ben definite, e cosi’ deve essere, essendo strumenti soprannaturali.

Si puo’ aprire una parentesi a questo punto. C’e’ un film che ai giorni nostri affronta il tema del viaggio al fondo della propria anima: Apocalypse Now. Il viaggio alla ricerca di Kurz diventa un poco alla volta una sorta di viaggio soprannaturale, fino al contatto con qualcosa di assolutamente irrazionale, un contatto in cui Kurz si sta dibattendo, nel fondo della sua anima, e nel quale il soldato incaricato di ucciderlo rischia di rimanere a sua volta intrappolato e soccombere. Il soldato ne esce perche’ rifiuta fino all’ultimo le particolari suggestioni offerte dall’ambiente di Kurz, e riesce a sottrarsi a quell’abbraccio fatale.

Ma come si esce dal Mondo di Sotto una volta che si e’ rimasti invischiati e intrappolati, in uno stato di non morte, ma incapaci di rinascere alla vita, incapaci di tornare al proprio mondo? Inanna dovra’ lasciare un altro al suo posto. Fra i tanti che le vengono proposti, lei decide per il suo tenero amante Dumuzi. Ma Gestinanna, la sorella di Dumuzi, protegge il pastore che ha avuto il torto di offrirsi come amante di una dea, un compito troppo difficile per un essere umano, e Gestinanna si offre di alternarsi a Dumuzi: sei mesi ciascuno per ogni anno solare dovranno rimanere ostaggi di Ereshkigal.

Ed ecco innescato il tema delle stagioni, eccoci ritornati al Mondo Superno in cui, nell’alternarsi delle stagioni, nell’alternarsi della Morte e della Vita, si rende ragione del Creato e del suo interno meccanismo (se di meccanismo si puo’ parlare senza sconfinare nella blasfemia). La vita rinasce dalla dissoluzione e dalla morte, e la morte sopraggiunge inesorabilmente al termine della vita. Si intraprende un viaggio fino al fondo della propria anima spogliandosi di tutte le convinzioni terrene, per poi tornare a vivere armati di maggiore forza e saggezza.

Come per le stagioni, cosi’ e’ per gli uomini, cosi’ e’ nell’arco della vita di ciascun individuo: una morte e una rinascita; e cosi’ nel funzionamento della Natura e del Creato.

Inanna e’ salva, ma essendo una dea, non poteva morire. Gli uomini devono prestare maggiore attenzione nell’accingersi allo stesso viaggio perche’ la posta in palio e’ la propria stessa vita. L’esperienza di affrontare il Mondo di Sotto lascera’ Inanna maggiormente consapevole dei suoi poteri e dei suoi limiti: la rendera’ piu’ forte e saggia, calmera’ gli eccessi della sua esuberanza.

Per gli uomini, traendo spunto dalla dea Inanna e dalla sua vicenda, si sa che nel giungere al fondo della propria anima, tutto diventa irrazionale e non conforme, tutto diventa “altro”, si rischia il contatto col Mondo dei Morti. Bisogna avere consapevolezza che i rischi sono tanti, il viaggio va affrontato con adeguati mezzi, che non assomigliano a strumenti terreni. Ci puo’ essere utile un conforto religioso, oppure la compagnia intellettuale di qualcuno che ha vissuto prima di noi, oppure una particolare benevolenza degli dei.

Chi riesce a ritornare da questo viaggio, esce arricchito di esperienza, con maggiori poteri intellettuali che puo’ e deve mettere al servizio degli altri esseri umani; una esperienza che gli servira’ per giungere al termine naturale della propria vita affrontando con piu’ efficacia le difficolta’, cosi’ come e’ sancito appunto dal naturale alternarsi delle stagioni, nel perpetuo rinnovarsi della vita, come la Fenice che rinasce dalle proprie ceneri.

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Hatra-Hasis creazione e diluvio

  • o – Anu dio del Cielo
  • o – Enki dio delle Acque profonde, sulle quali poggia la Terra che e’ il suo dominio
  • o – Enlil dio della regione posta tra il cielo e la terra
  • o – Igigi divinità minori celesti, appartenenti alla sfera di Anu
  • o – Anunnaki collettività di dei associata alla sfera della terra e legata soprattutto a Ea
  • o – Belet-Ili Nintu, Mammi, Signora di tutti gli Dei, la Divina Matrice, fautrice materiale della creazione degli uomini.
  • o – Kalkal 
  • o – Nuska paggio di Enlil
  • o – Ninurta prefetto degli Igigi
  • o – Ennugi caposquadra degli Igigi
  • o – Namtar Namtaru, viene definito come il dio della peste.
  • o – Nisaba dea connessa con l’agricoltura, con la scrittura e con tutte le arti: era quindi la dea della civilta’
  • o – Adad Addu, Ishkur in sumero, dio della pioggia e della tempesta

Una barca di giunchi

Una volta gli dei lavoravano al posto degli uomini. Gli Anunnaki avevano imposto agli Igigi di scavare la terra e aprire i canali d’acqua che avevano vivificato la Terra. Ma poi gli Igigi si erano ribellati, rifiutandosi di continuare con questo eccesso di fatica.

Viene quindi creato l’uomo da Belet-Ili (Mammi) per essere caricato del lavoro degli dei. Nell’uomo dovra’ vivere uno spirito grazie alla carne divina mescolata alla materia umana, uno spirito che sopravvivera’ alla morte e servira’ a preservare la persona dall’oblio.

La Divina Matrice, artefice dei destini, produce cosi’ sette stampi maschi e sette stampi femmine e pone in mezzo a loro un muro di mattoni. Questi stampi poi si accoppieranno disponendosi due a due. Cosi’ vengono tracciate le regole del parto delle genti e vengono dati i consigli alla partoriente e la sua levatrice. Ma la Divina Levatrice pronuncia anche un’altra sentenza: quando agli uomini verra’ concesso il loro vociante brulicare, allora la catena che lega gli uomini agli dei, in quanto i primi devono ora svolgere i lavori di fatica non piu’ riservati agli dei, verra’ recisa e gli uomini saranno liberati dal vincolo con gli dei.

Gli uomini all’inizio si comportano bene, ma poi la popolazione cresce e cresce anche il loro frastuono, il loro baccano. Cosi’ Enlil, disturbato dal baccano, decreta per gli uomini l’epidemia.

Ma c’e’ un uomo, un Grande Saggio, Hatra-Hasis, che veglia sulle vicende degli uomini ed ha a cuore la loro sorte. Il Grande Saggio si rivolge a Enki supplicandolo di porre fine all’epidemia che sta sterminando l’umanita’. Il dio risponde e ordina di smettere di onorare gli altri dei, per rivolgere tutte le attenzioni solo a Namtar, e solo a lui fare offerte e sacrifici. Tutte queste attenzioni a lui rivolte lo distrarranno dalla sua azione malefica; sull’umanita’ cessera’ la calamita’. I consigli di Enki avranno effetto e la calamita’ viene sospesa.

Ma gli uomini riprendono a fare baccano e il loro vociare disturba ancora una volta il dio Enlil, il quale pronuncia una nuova calamita’: carestia e siccita’ dovranno diminuire il numero degli uomini affinche’ cessi il loro baccano. La descrizione dell’affermarsi di siccita’ e carestia e’ assai simile a quella del racconto “Ea e Hatra-Hasis”. Forse questa parte del racconto era di uso comune presso i sacerdoti, o forse i due racconti fanno parte della stessa vicenda epica.

Gli uomini stanno morendo. Il Grande Saggio ottiene un nuovo suggerimento per porre fine alla calamita’: bisogna onorare solo Adad, dio della pioggia e della tempesta. Il consiglio ha effetto. L’umanita’ riprende a crescere, ma col loro numero riprende a crescere il loro baccano.

Enlil decreta quindi una nuova siccita’ e carestia. Il Grande Saggio piange prostrato davanti al suo dio, e’ disperato per la nuova punizione inflitta agli uomini. Enki interviene ancora a difesa, ma Enlil questa volta e’ risoluto, decreta il totale sterminio dell’umanita’: il Diluvio Universale.

Enki istruisce il Grande Saggio su come deve costruire la barca: solida, chiusa da tutti i lati, in cui ricoverare animali, pesci e uccelli. Dopo sette giorni il Diluvio sarebbe arrivato. Quando questo arriva, e’ cosi’ violento che suscita terrore perfino negli dei che decidono di salire fin nel piu’ alto dei loro cieli mentre Nintu, la Levatrice Divina, scoppia a piangere vedendo gli uomini morire come mosche.

La descrizione del Diluvio e della passione degli dei per la sorte inflitta all’umanita’ sono cosi’ vivide che suscitano ancora oggi nei nostri animi una profonda commozione.

Quando il Diluvio cessa, il Grande Saggio esce dalla barca e offre un sacrificio agli dei, in ringraziamento per lo scampato pericolo. Tutti gli dei si accostano con favore al banchetto, ma Enlil si indispettisce che un uomo sia scampato alla carneficina. Enki rivela ancora una volta la propria benevolenza nei confronti dell’umanita’ e afferma d’essere stato lui a permettere la sopravvivenza di questo essere vivente.

Viene infine raggiunto un accordo fra Enlil ed Enki: Nintu, la Divina Matrice dovra’ formare un nuovo ceppo di uomini, un ceppo soggetto a morte, con donne feconde e infeconde, il genere umano sara’ soggetto a malattia; inoltre, una parte delle donne dovra’ essere consacrata al culto degli dei e avra’ il divieto di partorire ed essere madri.

Il compromesso raggiunto permette agli uomini di continuare a vivere, sebbene con maggiori restrizioni rispetto a prima. Viene ristabilita una collaborazione fra uomini e dei e fra dei e dei. Anu e’ soddisfatto, Enlil ed Enki sono di nuovo rappacificati, la Divina Matrice e’ consolata, l’umanita’ puo’ tornare a crescere e prosperare, a patto pero’ che vengano rispettati i nuovi vincoli e non si cessi di ringraziare gli dei per la nuova vita che all’umanita’ e’ stata concessa.

downloadPoemi Assiro-Babilonesi – Hatra-Hasis Creazione e Diluvio

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quiConsiderazioni finali

Dall’esame delle opere emerge una societa’ strutturata ed equilibrata in cui i rapporti fra uomini e dei sono molto ravvicinati. Esiste pertanto una collaborazione fra uomini e dei, gli dei si mostrano e parlano agli uomini, offrendo consigli e risposte alle loro domande ed esigenze.

Gli uomini pero’ devono lavorare, devono faticare per vivere. Questo e’ sancito dal volere degli dei, che hanno fabbricato gli uomini apposta per essere sollevati da tutti quei lavori di fatica inizialmente portati a termine dagli dei stessi. La Terra, i fiumi, le valli, i monti, gli esseri viventi che la abitano, sono tutti frutto del lavoro iniziale degli dei. Ora pero’ tocca agli uomini continuare l’opera di costruzione e trasformazione.

Malattie e carestie sono punizioni inflitte agli uomini dagli dei a causa della loro indisciplinatezza. Ci sono dei che comunque difendono e proteggono gli uomini. Non tutti gli dei sono benevoli, questa e’ una causa delle difficolta’ che gli uomini devono affrontare nella vita. Un’altra causa e’ imputabile agli uomini stessi, la’ dove essi montano in superbia e sfrontatezza, cercando di imitare gli dei. Cio’ e’ causa di terribili disgrazie, come il Diluvio Universale, in cui l’umanita’ ha rischiato lo sterminio.

Tuttavia fra gli uomini esistono degli individui dotati di grande saggezza, che sanno trarre l’umanita’ fuori dai guai, a patto che vengano ascoltati. Questi uomini saggi hanno un particolare rapporto di confidenza con gli dei, improntato comunque alla massima umilta’ e riverenza, ma che permette loro di trovare la soluzione ai guai degli uomini con maggiore destrezza. E’ il caso di Hatra-Hasis, di Adapa, di Etana.

La societa’ e’ regolata da leggi che sono una diretta emanazione del volere degli dei. I patti devono essere rispettati. Chi governa, lo fa per volere divino. Etana, ha ricevuto la regalita’ dagli dei, regalita’ giustificata dai suoi particolari meriti nell’aver ristabilito l’ordine e la giustizia fra gli uomini. Chi governa non deve montare in superbia, ne’ deve usare con egoismo dei poteri concessigli. Egli deve essere un pastore di anime, deve proteggere e regolare la vita degli uomini allo stesso modo del pastore di armenti che difende e protegge il suo gregge dalle insidie e dai pericoli.

L’uomo e’ uomo, non e’ un dio. Guai agli uomini se tentano di imitare gli dei o se osano usurparne i poteri. Non e’ destino degli uomini la vita eterna. Essi devono morire perche’ cosi’ e’ sancito dal volere divino quando gli dei stessi salvarono l’umanita’ dal Diluvio Universale. La ricerca della Pianta della Generazione, quella che potrebbe dare agli uomini la vita eterna, sara’ sempre infruttuosa. Gilgamesh fallisce nella ricerca della vita eterna, Etana non riuscira’ a raggiungere la Pianta della Generazione, nonostante entrambi avessero l’aiuto di esseri particolarmente importanti e potenti.

La morte non si puo’ sconfiggere. Perfino gli dei sono impotenti nel Regno dei Morti. Morte e Vita sono antitetici. Il Regno dei Morti e il Regno dei Vivi non devono compenetrarsi ma devono rimanere stabilmente reclusi l’uno all’altro. Se qualcuno sconsideratamente pensa di entrare e uscire impunito dal Regno dei Morti, e’ un illuso: Nergal diventera’ il consorte di Ereshkigal, Inanna riuscira’ ad uscirne solo a prezzo di uno scambio di persone.

La Morte e la Vita riflettono il ciclo delle stagioni. Non si pensi che la morte sia definitiva. Come le stagioni della natura, cosi’ sono le stagioni degli esseri umani, e la vita rinasce spontaneamente dalle proprie ceneri, ma sempre in nuove forme, non mai identica al precedente.

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