Ivan Efremov – Il Cuore del Serpente


mano_1  Una lezione di umanita’ dalle profondita’ del cosmo.

Ivan A. Efremov – Il Cuore del Serpente

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Siamo abituati dalla fantascienza americana a considerare infinite possibilita’ di formazione di intelligenza sui pianeti alieni. Si parla di rettili, ragni, funghi…. tutti cattivi, ovviamente, tutti intenti esclusivamente a soddisfare il proprio egoismo e l’istinto di sopravvivenza. L’ipotesi e’ interessante, risponde a criteri scenografici, stuzzica la curiosita’ dello spettatore, lo mantiene inchiodato alla sedia in attesa della conclusione.

Efremov- Il Cuore del Serpente

Ma sara’ vera questa ipotesi?

E se volessi affermare che l’unica possibilita’ di sviluppo di una civilta’ e’ data esclusivamente dalla razza umana? Perche’ da un punto di vista fisiologico, l’uomo e’ l’unico essere che ha le mani e le usa per migliorare e potenziare le sue capacita’. Con esse ha sviluppato la propria intelligenza, costruisce e usa manufatti.

E se aggiungessi che una civilta’ che giunge fino all’esplorazione dell’universo non puo’ che essere una civilta’ estremamente progredita, che ha sconfitto la lotta per la sopravvivenza e ora si rivolge alle stelle alla ricerca dei suoi simili? Quale manufatto e’ piu’ adatto a esprimere il livello di civilta’ raggiunto, se non un’astronave? Una siffatta civilta’ non puo’ che essere buona, nel senso che cerca i suoi simili non per divorarli, ma per farsi aiutare nel progresso scientifico e tecnologico.

Queste domande se le pongono anche gli astronauti della Tellur, inviati speciali di una missione scientifica nella zona della Nebulosa del Serpente vai alla ricerca di risposte sull’origine dell’Universo. La vita scorre tranquilla nella grande astronave, fino a quando un punto luminoso sui quadranti li avverte che hanno incrociato un oggetto sconosciuto, una astronave aliena.

Le due astronavi si incrociano per un attimo, per poi allontanarsi a velocita’ pazzesca lungo la loro rotta. Solo se rallenteranno per invertire la rotta, si sapra’ se ognuno ha riconosciuto l’altro per una astronave aliena e non per un asteroide.

Intanto che a bordo della Tellur l’equipaggio intraprende le operazioni di rallentamento e inversione di rotta, gli astronauti fremono di curiosita’ cercando di immaginare come saranno gli alieni. Saranno belli, saranno brutti? Saranno mostruosi, saranno umani? E’ il primo contatto con una civilta’ aliena e l’emozione e’ comprensibile.

disco volante

L’astronave aliena infatti rallenta e inverte la rotta. Iniziano le operazioni di presentazione di se’ stessi e della propria civilta’. Viene immediatamente indetta una riunione in sala biblioteca per decidere come comunicare, cosa mostrare per farsi intendere: disegni, filmati, caratteristiche fisiche e chimiche del proprio mondo. Gia’, perche’ si e’ di fronte all’ignoto: se gli alieni avessero schemi mentali e comunicativi completamente “alieni” dal nostro?

La domanda e’ piu’ che legittima, ma la discussione conclude che gli alieni devono assolutamente avere un aspetto simile agli esseri umani, per i motivi esposti piu’ sopra: la necessita’ di avere mani per costruire manufatti. Inoltre devono per forza essere “buoni”, proprio perche’ appartenenti ad una civilta’ superiore che ha sconfitto la lotta per la sopravvivenza per dedicarsi all’esplorazione dello spazio interstellare alla ricerca di amici con cui scambiare conoscenza e progresso civile.

quiQui occorre fare una divagazione rispetto alla trama.
Questa tesi sulla necessita’ per gli alieni di essere simili agli esseri umani e’ molto forte, difficilmemte scardinabile, porta a concludere che le possibilita’ di evoluzione dell’Universo sono in effetti limitate e obbligatoriamente l’Uomo ne e’ il prodotto finale. Vorrei protestare e gridare la necessita’ di una completa aleatorieta’ dell’Universo, conseguenza di uno scoppio iniziale, frutto di una combinazione casuale di atomi ed energia. Ma l’Universo, anche solo guardando alla Terra, ha prodotto un insieme ordinato ed ornato di atomi rispondenti a leggi ben precise in cui il caos e’ bandito e non alloggia piu’ qui. In effetti, se faccio esplodere un cocomero, ottengo pezzi di cocomero sparsi ovunque, non ottengo animali, piante, e uomini che costruiscono citta’, come invece e’ accaduto sulla Terra. Insomma, la fantascienza sconfina nella filosofia e le domande sul perche’ dell’Universo, dell’Uomo, della Vita, delle stelle, dei pianeti, dei moti concentrici, fanno a pugni con una banale conclusione che tutto cio’ e’ il frutto di una deflagrazione iniziale e una disposizione casuale degli elementi.

Anche Efremov giunge piu’ o meno alle stesse conclusioni (ahime’ 😦 , lui prima di me ed io sulla scia di lui) e le espone molto elegantemente nella trama di questo racconto. Efremov pero’ ci arriva tramite le considerazioni inerenti al Comunismo (movimento politico che pone come scopo lo sviluppo dell’Uomo, e l’economia come strumento al suo servizio); comunismo che comunque affonda le radici nella filosofia marxista, che a sua volta ha radici nell’Umanesimo, che dichiara essere l’Uomo e il suo sviluppo civile e intellettuale lo scopo della Creazione. E siamo giunti ai confini con la Religione, cristiana. Strano movimento circolare, si potrebbe dire, eppure Cristianesimo e Comunismo hanno lo stesso obiettivo filosofico: l’Uomo.

stazione spaziale

Intanto le due astronavi si stanno avvicinando e si accingono all’incontro. Le operazioni impiegano un certo tempo, paragonabile a qualche giorno terrestre. E’ evidente la scrupolosita’ scientifica dello scrittore, sempre rispondente ai principi del “realismo” comunista: ogni fantasia o ipotesi fantasiosa e’ bandita, solo la scienza puo’ dare la corretta spiegazione dei fenomeni. E cosi’ passano alcuni giorni per rallentare e fermarsi viaggiando ad una velocita’ prossima a quella della luce, durante i quali vengono preparati i documenti da presentare agli alieni.

Poi giunge il momento dell’incontro. Le operazioni di avvicinamento e abbordaggio sono descritte minuziosamente. Una piattaforma viene esposta a lato di ciascuna astronave ed escono i componenti, avvolti da pesanti scafandri di protezione. Con grande sorpresa e felicita’ da entrambe le parti, i due equipaggi sono umani! Due gambe, due braccia, meccanismi di respirazione, statura eretta, bipedi. La tesi degli astronauti della Tellur viene confermata: gli alieni sono esseri umani.

Come si puo’ comunicare fra i componenti di due astronavi che si incontrano per la prima volta e nelle profondita’ dello spazio? Si fanno gesti, si mostrano disegni, ma quali disegni? Ovvio: la composizione chimica del proprio corpo, i meccanismi che lo tengono in vita: la respirazione, il moto, gli organi vitali. Il nostro elemento di respirazione e’ l’ossigeno: otto elettroni che girano intorno ad un nucleo. Anche gli altri espongono la loro tavola chimica e… sorpresa!, intorno al nucleo girano nove elettroni! Non e’ ossigeno, e’ fluoro! Gli alieni respirano un’atmosfera di fluoro.

quiEd ecco un’altra divagazione dalla trama.
Interessante questa ipotesi di atmosfera di fluoro. Efremov la porta avanti con rigore, per quanto ne posso capire io, lettore poco afferrato con le formule chimiche. Ecco che si apre uno spiraglio alla capacita’ creativa dell’Universo: quella porta che era stata ostinatamente chiusa al momento della dichiarazione dell’assoluta centralita’ e finalita’ dell’Uomo, ora si apre e diventa un portone, un arco di trionfo sotto cui passa l’infinita capacita’ dell’Universo di creare e inventare sempre nuove forme, modi nuovi e originali di intendere l’Uomo. L’Universo non e’ finito, quindi, non e’ vero che l’Uomo e’ unico e irripetibile, il prodotto finale della Creazione, come precedentemente affermato. Meno male, se noi terrestri fossimo stati l’unico prodotto e il fine di questa “Creazione”, saremmo giunti ad una conclusione troppo narcisistica e ipocrita. Cosi’ non e’, infatti. Gli alieni sono umani, e’ vero, ma respirano fluoro. Per il resto hanno intelligenza e civilta’ al pari dei terrestri.

Accertato che gli uni respirano ossigeno e gli altri invece fluoro, bisogna approntare schermi protettivi per impedire qualsiasi contatto fra gli equipaggi. Che delusione per entrambi! Purtuttavia si concludono i lavori rapidamente e, attraverso una parete stagna e trasparente, arriva il momento del faccia a faccia. Si viene trascinati sempre piu’ profondamente nella vicenda, grazie all’abilita’ descrittiva di Efremov, e gli equipaggi si mostrano. Gli alieni si rivelano di particolare bellezza agli occhi dei terrestri, le stesse emozioni sembra di cogliere negli alieni.

astronauta

Entrambi si piacciono e si rammaricano di non potersi toccare e accarezzare. Un tema, questo dell’incontrarsi e stabilire un contatto fisico, che ricorre ampiamente anche nel romanzo “La Nebulosa di Andromeda”, dello stesso autore.

mano_5 Le femmine hanno occhi grandissimi e brillanti, con una curvatura molto accentuata che ricorda gli occhi degli orientali. Gli uomini sono snelli, ben proporzionati, con lineamenti del viso che dimostrano vigore e passionalita’. Corrono freneticamente le informazioni, scambiate da una parte e dall’altra, finche’ una femmina degli alieni si avvicina alla parete e vi appoggia una mano a palmo disteso, subito imitata da una mano terrestre. E’ il momento piu’ emozionante del racconto, il segno piu’ evidente dell’elevato grado di civilta’ raggiunto da quello sparuto gruppo di individui, simili ma differenti, che si sono incontrati casualmente nelle profondita’ dello spazio siderale.

Quell’incontro durera’ ancora per poco, presto entrambi dovranno riprendere il loro viaggio, non si incontreranno mai piu’, ma in quel momento, in quell’attimo, in quel gesto umano delle mani tese a congiungersi, c’e’ il significato profondo e il senso della civilta’, dell’essere “umani”, dell’esplorazione del cosmo. E’ la dimostrazione che nel loro pianeta entrambe le comunita’ hanno domato la lotta per la sopravvivenza, hanno sconfitto le ingiustizie sociali e le lotte di classe, hanno raggiunto un’armonia sociale e ora guardano alle stelle in cerca di amici e compagni con cui condividere esperienza e conoscenza.

Approfondimenti

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3 thoughts on “Ivan Efremov – Il Cuore del Serpente

    • grazie Wwayne per avermi consigliato questo romanzo fantastorico, ma Giulio Cesare e i Romani, sia pure cyberpunk, non ci azzeccano niente col mio commento a “Il Cuore del Serpente di Ivan Efremov. Da me si commenta lo stile di fantascienza sovietica in contrapposizione a quella americana, si parla di civilta’ che si incontrano nello spazio, di civilta’ necessariamente evolute che hanno sconfitto la lotta per la sopravvivenza, le ingiustizie sociali.

      I Romani erano ben lungi dall’aver sconfitto le ingiustizie sociali, tanto e’ vero che la loro civilta’, il loro grande e immenso impero e’ scomparso in meno di un secolo (nel 379 inizia il regno di Teodosio Il Grande e sembrava che l’Impero non dovesse mai finire, e nel 476 invece se ne dichiara la fine definitiva) e non e’ risorto mai piu’. Ti sei chiesto perché? Ti diro’ solo questo. Da un punto di vista economico i Romani tassavano la proprieta’ e tassavano la persona in quanto tale. Non tassavano le attivita’ economiche e i redditi da lavoro, come si dovrebbe fare. La conseguenza era che la gente abbandonava la proprieta’ e si rifugiava presso i signori che, essendo influenti politicamente, avevano tutte le esenzioni. I signori li accoglievano, ma le persone dovevano perdere la propria liberta’, diventando di fatto servi della gleba. La vita in cambio della liberta’, diventavano schiavi della terra, ma conservavano la vita. Rimanendo invece nella proprieta’ del loro pezzo di terra e della loro casa ed essendo questi super tassati, ed essendo tassata pure la persona in quanto tale, questi sarebbero stati travolti dai debiti e sarebbero finiti in pasto agli orsi o gettati in una fossa piena di serpenti, perché queste erano le pene per chi non pagava le tasse. Cosi’, coloro che rimanevano nel proprio campicello preferivano essere invasi dai Barbari piuttosto che affrontare gli esattori delle tasse, e coloro che abbandonavano la terra si rifugiavano presso i signori dando inizio al fenomeno del Feudalesimo.
      Meditate, o voi che tassate la proprieta’ della casa e del terreno, meditate… 🙂

      Ti ringrazio wwayne che mi hai dato l’opportunita’ di esprimere questo commento sui Romani e il loro ingiusto metodo di tassazione, anche se fuori tema con l’articolo su Efremov. Di cio’ chiedo venia ai prossimi miei lettori.

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