Clifford Simak – Qui si raccolgono le stelle


Qui si raccolgono le stelle

di Clifford Simak

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qui Sommario

Terrestri e no

Introduzione

Il protagonista nel suo aspetto sociale

Profetica anticipazione di Internet

Gli uomini non sono ancora pronti

L’esplorazione del cosmo interiore

L’altro universo: i diversi

L’altro universo: il mondo femminile

Le forze del cosmo

Conclusione

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qui Introduzione

Lassu’, sulle colline che circondano un piccolo paese di una tranquilla regione a prevalente sviluppo agricolo, si mormora che esiste un uomo dall’aspetto di un quarantenne, ma che dai dati anagrafici potrebbe avere almeno un secolo di vita. Cio’ suscita un crescente moto di curiosita’ nella comunita’, che spinge qualcuno ad ingaggiare un investigatore privato per spiare le abitudini di questo misterioso individuo.

Le prime indagini giungono ad un nulla di fatto e i misteri e le stranezze si infittiscono giorno dopo giorno. La fattoria in campagna, dove l’uomo abita, sembra immune dagli insulti del tempo; non solo, l’uomo pare vivere in una stanzina minuscola adiacente al fabbricato mentre il resto dell’edificio sembra ricoperto da una pellicola resistente a qualsiasi agente esterno e oltretutto le sue finestre si mostrano opache a qualsiasi occhio indiscreto che tenti di sbirciarvi all’interno.

Gli elementi per imbastire una buona trama per un romanzo di fantascienza ci sono gia’ tutti e sono piu’ che sufficienti. Ma Simak, da bravo scrittore, non si ferma alla trama e comincia a delineare il suo misterioso personaggio all’apparenza immortale.

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qui Il protagonista nel suo aspetto sociale

Enoch e’ un personaggio solitario, contemplativo, attento alle vicissitudini che scuotono il mondo, ma in qualche modo perennemente estraneo ad esse. E’ interessato ai progressi della scienza ed e’ abbonato da oltre ottanta anni ad una prestigiosa rivista scientifica, tanto che lo stesso direttore gli aveva inviato per lettera i suoi personali complimenti, esprimendo tuttavia il desiderio di sapere come avesse potuto mantenere l’abbonamento a lui intestato per cosi’ lungo tempo.

Ormai Enoch sa che il suo segreto non puo’ essere mantenuto a lungo e presto il mondo sarebbe venuto a conoscenza di cio’ che egli nasconde nella casa. Essa infatti e’ stata trasformata in una stazione di transito per i passeggeri che si spostano da tutti i mondo della galassia, in una ordinata babele di incontri scientifici e culturali che hanno infinitamente accresciuto le capacita’ di progresso dei popoli che hanno aderito a questa rete di connessioni intergalattiche.

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qui Profetica anticipazione di Internet

E’ una sorta di Internet a livello galattico quella che viene anticipata da Simak. Il romanzo, pensato e scritto verso la fine degli anni ’50 del secolo scorso, esprime l’anelito delle genti di allora a superare le barriere imposte dalla lontananza fisica degli individui e un vivo desiderio di incontrarsi e conoscersi, ora che la guerra e la discordia sembrano definitivamente sconfitte e si fa strada la convinzione che la scienza e la tecnica possano finalmente avviare l’umanita’ verso un radioso sentiero costellato di progresso e civilta’.

Era una ingenua illusione quella degli uomini di allora, ma degna di tutto il mio rispetto e ammirazione. Oggi, dopo oltre cinquanta anni, posso confermare che gli scambi culturali si sono realizzati, attraverso Internet, ma il progresso infinito e quel radioso sentiero di civilta’ non si sono realizzati. La fatica di vivere non e’ alleviata, le macchine non hanno diminuito gli orari di lavoro degli uomini, ne’ gli uomini sono piu’ felici oggi rispetto ad allora.

Questo senso di sconfitta, questa disillusione di fondo, fanno parte dei pensieri di Enoch e indirettamente riflettono le preoccupazioni dello scrittore stesso. Nonostante l’ammirazione per i progressi scientifici in atto, Simak non crede che la sola scienza possa esprimere la totalita’ dell’essere umano, ed inizia a delineare una sorta di esplorazione interiore.

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qui Gli uomini non sono ancora pronti

Enoch vorrebbe comunicare al mondo le proprie scoperte, frutto dei reiterati contatti Enoch e lo straniero con le genti che hanno transitato per la stazione terrestre, ma si trattiene dal farlo perche’ ritiene che gli uomini non siano ancora pronti, troppo rissosi e primitivi per affrontare l’incontro con civilta’ superiori. Gli uomini sono troppo egoisticamente avvolti nei propri interessi per accorgersi che intorno a loro si muove un universo di popoli e civilta’ altrettanto interessati a conoscersi e confrontarsi.

Gli uomini non sono ancora pronti. E’ questa una costante e un luogo comune di tanti romanzi di fantascienza. Forse fa parte della natura umana quella sensazione di non essere all’altezza delle aspettative di cui si viene investiti, forse affonda le radici nella perenne incertezza, nella costante consapevolezza della fragilita’ dell’esistenza umana e in una atavica paura dell’ignoto.

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qui L’esplorazione del cosmo interiore

Se, agli elementi di cui sopra, si aggiunge anche l’egoismo derivante dal naturale istinto di sopravvivenza degli individui, si puo’ avere ragione delle lacerazioni interiori che attanagliano il personaggio di Enoch, che vorrebbe aprirsi al mondo ma teme che l’ondata di ritorno possa travolgerlo e di questa sua incertezza ne da’ colpa al mondo esterno, che appunto “non e’ ancora pronto”. Ma l’esplorazione interiore prosegue e il lettore viene via via trascinato nel vortice dei suoi pensieri.

Enoch e’ un contemplativo, ammira l’armonia della natura che lo circonda, come ammira l’armonia del cosmo, e il fascino delle stelle lontane la cui luce brilla fino a riscaldare il suo duro cuore di uomo, che essendo stato pure un soldato, ha conosciuto gli orrori della guerra. Enoche e’ un abitudinario: Come tutti gli individui solitari, la passeggiata che fa tutti i giorni lo conduce sempre sul solito sentiero, quello che giunge fino al fiume, dove l’acqua che scorre e’ per lui simbolo dello scorrere della vita degli esseri umani, e il fiume assume l’aspetto di un vecchio saggio che osserva gli uomini rincorrere inutilmente i propri desideri, senza riconoscere il pregio delle piccole cose che li circondano. Queste piccole cose sono i fiori che sbocciano, il calore del sole sulla pelle, la pioggia che rinnova ogni volta lo spettacolo della vita che risorge.

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qui L’altro universo: i diversi

Solo un’altra persona oltre a lui, riesce a penetrare il mistero della vita, Qui si raccolgono le stelle ma piu’ di quanto lui possa, lei riesce anche ad imbrigliarne le oscure forze taumaturgiche convogliandole verso una inspiegabile capacita’ di guarigione. Questo personaggio meraviglioso e’ una fanciulla, che pero’ e’ muta. La diversita’ la rende handicappata, ma le da’ la possibilita’ di sviluppare quelle potenzialita’ latenti altrimenti offuscate dal preponderante uso che gli uomini fanno della comunicazione verbale. Si’, perche’ ammettiamolo, l’handicap ce l’hanno gli uomini cosiddetti “normali”, miseramente e pateticamente soli nonostante tutto il loro comunicare; mentre la fanciulla partecipa dello spettacolo della creazione e ne e’ artefice a sua volta, avendo sviluppato la facolta’ di immergersi nel cosmo della natura circostante per estrarne le capacita’ di guarigione e le forze benigne di cui la natura e’ dispensatrice.

E’ una costante dei romanzi di Simak quella di attribuire le migliori capacita’ al popolo dei derelitti, alla massa degli oppressi, alla folla dei perdenti, a coloro che vivono ai margini della societa’, come appunto Enoch e la fanciulla sordomuta. Saranno loro due infatti a togliere l’umanita’ dai pericoli che incombono e che si mostreranno evidenti nel seguito del romanzo.

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qui L’altro universo: il mondo femminile

Se l’affetto e la stima di Enoch sono riservati alla fanciulla sordomuta, l’amore viene delineato dal personaggio di Mary. Lei e’ la donna dei sogni di ogni uomo: graziosa, comprensiva, dolce e sensuale, mai volgare, si muove con grazia ed eleganza nella stanza e spande intorno a se’ un inebriante e fragrante profumo.

Mary e’ tanto perfetta da rivelarsi immediatamente irreale, cosi’ irreale da rivelarsi per un ologramma, una immagine tridimensionale della fantasia umana. Mary e’ resa concreta da uno speciale meccanismo offerto in omaggio a Enoch da parte di coloro che hanno installato la stazione terrestre intergalattica.

E cosi’, anche il perfetto amore e’ irraggiungibile. Pur essendo Mary una donna reale, Enoch non puo’ toccarla e appena tenta di afferrarla, questa si ritrae e si nega. Ma c’e’ un epilogo, che non voglio rivelare per non togliere al lettore il piacere della sorpresa.

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qui Le forze del cosmo

Ma non tutte le forze che si muovono nel cosmo sono belle e buone, non tutti i popoli della galassia sono docili e amabili. Presto si scoprira’ che il quadro idillico di una umanita’ felicemente immersa nel cosmo e nella natura, viene deturpato da una oscura forza disgregatrice cui fa da argine una misteriosa forza benigna rappresentata dal “talismano”, una sorta di “deus ex machina” che pero’ manca di un individuo che sia in grado di manovrarlo e il talismano giace percio’ inutilizzato. Ma forse qualcuno c’e’ che puo’ farlo funzionare.

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qui Conclusione

La sensibilita’ contemplativa di Enoch non riesce ad evolvere verso una sensibilita’ religiosa. La meraviglia dell’essere umano di fronte allo Enoch e Mary spettacolo della vita e del cosmo non trova soluzione nel riconoscere in cio’ una superiore intelligenza, un disegno superiore che sfugge tuttavia alle capacita’ intellettuali umane. Questa sensibilita’ religiosa, che pervade il romanzo, viene identificata un po’ ingenuamente nel talismano, una sorta di meccanismo, un oggetto materiale e non una intelligenza soprannaturale.

Non era scopo del romanzo affrontare questo tema. Lo scrittore si limita ad osservare stupefatto lo spettacolo del cosmo e lascia intravedere l’evoluzione intellettuale che questa meraviglia suscita in lui. Spetta al lettore la liberta’ di proseguire il percorso e trarre la conclusione, se lo desidera.

Mi e’ sempre piaciuto questo romanzo, quasi privo di azione, ricco di considerazioni psicologiche. Gli alieni sono buoni, docili, caratterizzati da una profonda cultura che li rende saggi, interessanti. L’Universo, con i suoi mondi riccamente popolati, e’ quasi interamente dominato da genti interessate alla natura, alla scienza, alle arti. Simak non dice quale deve essere il cammino di civilta’ dell’uomo, ma lascia intravedere che, una volta sconfitto il problema della sopravvivenza, una civilta’ si definisce tale quando riesce a dedicare il maggior tempo possibile alla conoscenza e alla professione delle arti creative.

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