Philip Jose Farmer – Notte di Luce


Notte di Luce

di Philip Jose Farmer

Notte di Luce

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Sommario

  1. Introduzione
  2. La psicologia femminile
  3. La Religione boontista
    • Un confronto con l’Emanatismo di Origene
    • Un confronto con la Cosmologia Azteca
    • Caratteristiche del Boontismo
  4. Una storia di spionaggio
  5. Il sesso nella fantascienza
  6. Conclusione
  7. Riferimenti

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Introduzione

Dante’s Joy e’ un pianeta dove avvengono strani fenomeni causati da tempeste solari particolarmente intense in quella zona della Galassia. John Carmody, un incallito avanzo di galera rotto ad ogni turpitudine, e’ stato incaricato di studiare cosa succede durante la Notte di Luce, l’evento periodico che avviene regolarmente dopo un certo numero di anni, evento che coincide con una particolare intensita’ delle tempeste solari e durante il quale si dice che avvengano cose inimmaginabili. Durante la Notte infatti Carmody uccide Yess, il figlio buono della Dea Madre Boonta, la suprema divinita’ del pianeta. Se questo assassinio sia stato frutto della sua volonta’ o di quella della Dea Madre Boonta, Carmody non lo sa, ma cio’ ha poca importanza perche’ nel frattempo anche Mary, la sua amata moglie che aveva assassinato sulla Terra, si e’ materializzata e lo sta tormentando facendogli notare il ventre lievitato da cui nascera’ il prossimo dio Yess. Dall’assassinio di Yess Carmody matura la sua vocazione al Cristianesimo e ritorna sulla Terra introducendosi in Vaticano e diventando vescovo. E’ in queste vesti che viene incaricato di tornare su Dante’s Joy per impedire al nuovo Yess di proclamare una veglia generale durante l’imminente Notte di Luce, veglia che potrebbe provocare l’estinzione della civilta’ su quel pianeta, poiche’ la gente sveglia, in quel particolare momento, materializza fenomeni ed eventi di ogni tipo, e la materia, lo spazio e le leggi della fisica sono capovolti.

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La psicologia femminile

E veniamo alle figure femminili. Mary, amata e odiata, che scaturisce dalla mente di Carmody, e si presenta in carne ed ossa, figura sensuale, eppure infida come un serpente. Amante si’, ma con gli altri e non con Carmody. Mary, Dopo aver sorpreso Carmody con una telefonata nel pieno della Notte di Luce, si ripresenta dopo poco mentre si accoppia con il frate Skelder, un fanatico moralista della Chiesa Cattolica, ora trasformato in caprone. Il ventre di lei evidenzia i segni di un imminente parto. Carmody uccide Mary una volta ancora, (l’aveva gia’ fatto sulla Terra) freddandola con diversi colpi di pistola, poi, nel pieno delle sue elucubrazioni, le apre il cranio, ma dentro trova solo un serpente velenoso che lo morde facendolo stramazzare a terra. La scena, piuttosto che suscitare ribrezzo, risulta comica e grottesca. E’ evidente che sono allucinazioni frutto dello strano potere di quel pianeta che non a caso si chiama Dante’s Joy.

Mentre Carmody medita sull’accaduto e si interroga sulla ricomparsa della moglie, ci viene rivelato perche’ la prima volta, sulla Terra, egli ha finito per ucciderla: era geloso, geloso del figlio che cresceva nella pancia di lei, quel figlio che gli avrebbe sottratto l’amore della sua donna. La sua Mary stava trasformandosi in madre e lui non riusciva ad accettarlo. Avrebbe dovuto condividere l’amore impetuoso della sua gioventu’ con l’amore filiale della maturita’, e Carmody non era pronto a questo, non era pronto affatto.

Mary d’altro canto, avrebbe dovuto mediare fra l’amore sensuale della gioventu’ e l’amore materno della maturita’, mostrando di volta in volta il volto che serve allo scopo: con il suo uomo e con il suo figlio. Ma questo spesso e’ difficile in una vita di coppia. Cosi’, accade a volte che la donna si trasforma totalmente in madre trascurando il fatto che il suo uomo vorrebbe anche averla come amante. D’altro canto l’uomo non si rassegna a vivere l’esperienza di padre e finisce per vedere nel figlio un rivale di cui essere geloso. Non solo, spesso nelle coppie non ci si rende conto che col tempo la situazione cambia, i tempi dell’infatuazione giovanile devono lasciare il passo ai teneri sentimenti di un genitore. Cosi’ ci si lascia travolgere da continue ed estenuanti ricerche di avventure amorose con partner estranei. La psicologia dei due tipi umani e’ ben delineata in questo romanzo, fino a diventare espressione di una diffusa difficolta’ del vivere di coppia.

Anche la madre di Carmody non gode dell’affetto del figlio. Egli la odia perche’ le ha sempre negato quell’affetto di cui lui, come tutti i bambini, sentiva un estremo bisogno. Ecco un’altra figura femminile, questa di sua madre, appena tratteggiata, ma anch’essa incomprensibile agli occhi di Carmody, al pari della moglie. Forse a causa di questa sua incapacita’ di comprendere l’altro sesso, Carmody si concede alla lussuria e al sesso, quale unico modo di concepire l’altro, il genere femminile.

E c’e’ anche un’altra figura femminile ampiamente osservata dallo scrittore: la Dea Madre Boonta. A lei viene assegnato un posto cosi’ importante da essere a capo della Religione di Dante’s Joy.

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La Religione boontista

Qual’e’ la vera fede, la fede universale?
E’ questa la domanda e il filo conduttore dell’intero romanzo, almeno dal punto di vista di chi si domanda, come Farmer, se il Cristianesimo sia o no la religione universale, quella definitiva. Carmody esplicita la domanda solo alla fine del romanzo, nell’ultimo capitolo, la’ dove dichiara che, se fosse vero che il Cristianesimo non e’ una religione definitiva, comunque anche il Boontismo mostra i suoi limiti; rimettendo cosi’ in gioco tutte le carte del mazzo, quelle che erano state scoperte fino qui.

La religione boontista e’ al femminile. Boonta e’ una Grande Madre come nelle religioni primitive terrestri, ma a differenza di queste, non ci sono grandi curve, seni e natiche prominenti, simbolo di fertilita’, ma solo un viso, in atteggiamento materno. Eppure questa maternita’ e’ contrastata e suscita piu’ timore che affetto.
La dea Boonta viene rappresentata con un doppio volto e con due bambini in braccio. Una meta’ del volto e’ feroce e vorace, nell’atto di divorare uno dei bambini, l’altra meta’ invece e’ sorridente e amorevole, nell’atto di prestare cure materne al proprio figlio. Il Bene e il Male, la Natura selvaggia e spietata e la Natura affettuosa e benevola. La religione di Boonta e’ una sorta di manicheismo, che non lascia spazio alle mezze misure, alle alternative in cui tutto si ricongiungera’ alla fine dei tempi, al tutto nel Tutto. Dalla Notte di Luce, di volta in volta emerge solo un nuovo dio. A seconda di quale delle due forze ha prevalso nella lotta, questi puo’ essere totalmente malvagio o immensamente buono, e la parte contraria verra’ sterminata nei giorni successivi alla Notte stessa. Nella eterna lotta fra il Bene e il Male, fra Yess e Algul, Boonta non prende le parti di nessuno. Cio’ viene esplicitamente dichiarato nel sedicesimo capitolo. Quando a fronte di eventi stranamente insoliti, Skelder, Tand, Carmody, Yess, Liftin, si ritrovano insieme ma ognuno con motivazioni proprie e scopi differenti, Carmody si chiede se in cio’ ci sia la mano plasmatrice di Boonta. Tand, uno dei Padri di Yess, si affretta a rispondere che Boonta non prende mai le parti di nessuno. Forse Yess o Algul potrebbero aver piegato gli eventi fino al punto di far incontrare questi personaggi per poi dirigere le azioni di ciascuno verso la conclusione desiderata, ma non Boonta, che appunto rimane indifferente alle vicende degli esseri viventi.
Boonta e’ una specie di entita’ cosmica con obiettivi incomprensibili a menti umane.

La religione boontista si rivela priva di caratteri spirituali, mistici, ieratici. Essa mantiene un forte accento materiale, concreto, al limite della sconvenienza. Il dio Yess viene trovato da Carmody mentre mangia, in rituale, la candela fatta con le ossa del dio Yess che lo ha preceduto. Yess stesso e’ un uomo in carne ed ossa, soggetto all’evacuazione intestinale, vecchio e prossimo a morire. Ma questa e’ anche la peculiarita’ della religione boontista, il suo carattere decisamente materiale, estraneo alla spiritualita’. C’e’ una particolarita’ tuttavia che viene evidenziata da Yess durante il colloquio con Carmody: il male cerca il male, il bene cerca il bene. I due poli non troveranno mai una soluzione finale, un ricongiungersi del tutto nella sostanza di Dio.

  • Un confronto con l’Emanatismo di Origene

Mi permetto una parentesi. Questa ipotesi di un dio immensamente buono che un giorno sconfiggera’ il Male e lo ricondurra’ all’Unico-Tutto, Dio stesso da cui tutto ha avuto origine e tutto un giorno ritornera’, era stata avanzata da Origene, uno dei Padri della Chiesa nei primi secoli del Cristianesimo. Egli aveva sostenuto che anche il Male si sarebbe ricongiunto a Dio, alla fine del Mondo, poiche’ tutto sarebbe ritornato alla sua origine: a Dio, da cui tutto aveva avuto origine. Il Cristianesimo rifiuto’ questa ipotesi razionale e credibile e condanno’ le tesi di Origene, cristianissimo Padre della Chiesa. A me non sembra una ipotesi assurda, tuttavia riconosco che la Chiesa, col rifiuto della tesi di Origene, abbia voluto mantenere la separazione netta fra divino e umano, separazione altrimenti pericolosamente compromessa da un dio che si mescola con la materia e partecipa dell’Universo, avendo in se’ sia il Bene che il Male.

Ma nel Boontismo, dove la Dea Madre sembra quasi identificarsi con l’Universo, questa tesi non viene neppure immaginata: si afferma che il Male restera’ tale, e cosi’ pure il Bene.

Si potrebbe obiettare: ma allora che ci fa l’Uomo in un mondo in cui Bene e Male si combattono e l’Uomo e’ solo un pezzo di Materia, purtuttavia cosciente di se’, ma senza alcuna parte nelle vicende che coinvolgono queste due forze immense? Si rischia in effetti di fare di una Religione Umanista una semplice Cosmologia, in cui le forze in campo si combattono e l’Uomo e’ solo un triste e casuale incidente di percorso. Una volta consegnate al Cosmo le redini degli eventi e trasformata la materia in un insieme di forze autonome prive di un disegno razionale, l’Uomo diventa insignificante, trascinato da una forza e dall’altra e privo di uno scopo, privo di una qualche giustificazione della sua esistenza.

Una cosmologia priva di un disegno razionale superiore, perde il senso della civilta’, il senso del progresso, con principi morali da rispettare, con la sacralita’ della vita, che va rispettata e condotta a termine al meglio delle nostre possibilita’, perche’ e’ la vita stessa la giustificazione di una superiore volonta’ divina; volonta’ che oltrepassa la semplice intenzione di plasmare la materia in un banale gioco di atomi che si incontrano e si uniscono dando origine ad una casuale deflagrazione iniziale, il cosiddetto Big Bang.

  • Un confronto con la Cosmologia Azteca

Faccio un’altra considerazione. Gli Aztechi avevano una religione cosmologica. Gli astri erano divinita’. Venere era la stella della sera e del mattino. Una minaccia pero’ incombeva sul cosmo: esso tendeva ad esaurire la propria energia. Era necessario rifornirlo continuamente di energia vitale. Gli Aztechi praticavano il sacrificio umano perche’ cosi’ l’Universo si rigenerava acquisendo l’energia vitale dagli Uomini. Il Cosmo poteva continuare a vivere, e con esso gli uomini e l’Umanita’.

Ma per gli Aztechi l’uomo e la sua vita non avevano alcun valore, se non per il fatto che erano portatori di quella energia vitale necessaria al Cosmo per sopravvivere. Mi si permetta di dissentire dalla Religione Azteca, e rivendicare la necessita’ di una religione che ponga la conservazione della vita, in tutte le sue forme, quale scopo principale.

  • Caratteristiche del Boontismo

Poiche’ Boonta, nel romanzo, tende ad identificarsi con l’Universo, anche la religione boontista si rivela poco attenta alla vita quale espressione della divinita’. Boonta indifferentemente accarezza un figlio e l’altro lo mangia. E’ la conseguenza dell’avere spostato l’attenzione dalla Vita al Cosmo e alla materia; aver cioe’ relegato l’Uomo a strumento dell’Universo e non aver tenuto conto della sua intelligenza, della intrinseca razionalita’ del creato; e percio’ aver lasciato intendere che le forze nell’Universo siano irrazionali e casuali, imprevedibili e spietate come la Madre Boonta, indifferentemente volta all’una o all’altra delle sue passioni. Nel capitolo 14, durante l’incontro fra Carmody e il nuovo Yess, quest’ultimo riassume in poche frasi la filosofia di vita che fa la religione Boontista. Egli dice: “La vita e’ rischio, la vita e’ lotta, alcuni sopravvivono, altri no. Boonta da’, ma non riprende mai. Ella lascia accadere le cose, e le cose accadono nel loro giusto verso.”

Ma qual’e’ la peculiarita’ del Boontismo, tale da rovesciare tutte le altre religioni dell’Universo, o perlomeno tale da rovesciare il Cristianesimo? Forse la strana capacita’ degli abitanti di Dante’s Joy di manipolare la materia a loro piacimento, cio’ che avviene durante le notti del Rischio, ma che, se opportunamente indirizzata, e’ una capacita’ che potrebbe piegare al proprio volere le leggi della fisica, della chimica, e di quanto appare stabile e immutabile. Questa leva scardinatrice dell’organizzazione della materia, cosi’ come noi la conosciamo, in effetti potrebbe trasformare ogni uomo praticamente in un dio, in grado cioe’ di creare e trasformare a proprio piacimento la materia inerte. Carmody si chiede appunto se sia questa la particolarita’ del Boontismo, e conclude che la possibilita’ c’e’, ed e’ concreta e tangibile, anche se fino ad ora, i risultati di queste trasformazioni hanno prodotto mostri che alla fine della Notte vengono abbattuti o muoiono a causa delle irrazionali trasformazioni.

Ma c’e’ anche un’altra motivazione. Il dio e’ la somma delle volonta’ di tutti i dormienti del pianeta. Se queste volonta’ sono buone, nascera’ uno Yess, un dio buono; se invece sono malvagie nascera’ un Algul, un dio malvagio. Cosi’, la divinita’ e’ espressione della volonta’ degli esseri che lo adorano.
E’ l’uomo che fa il dio e non il contrario, sembra concludere Farmer in questo romanzo. Cio’ darebbe una grande potenza ad una religione e un grande potere agli uomini che ne fanno parte. Percio’, ci induce a concludere lo scrittore, la religione Boontista potrebbe scardinare le fondamenta della religione cristiana e diffondersi in tutta la Galassia. Beh, e’ una ipotesi fantascientifica, costruita sulle basi del romanzo che si sta leggendo, ma tuttavia potrebbe essere verosimile, che una religione “attiva”, in cui la divinita’ e’ strumento dell’uomo e l’uomo ne e’ il suo artefice, e’ molto piu’ potente di altre religioni “passive”, in cui l’uomo e’ al contrario un mero strumento della divinita’ ed un semplice adoratore della stessa.

Un arcano senso di terrore mi spinge a rifiutare l’ipotesi che l’uomo possa emulare la divinita’ e/o diventarne l’artefice. Ma Carmody, il nostro protagonista, egoista e assetato di potenza come nessun altro al mondo (a giudicare da come viene descritto), considera cio’ un’opportunita’ irrinunciabile, e accetta di fare parte del gruppo che dara’ origine al nuovo dio. Ma entra nel gruppo del dio buono, di Yess, in qualita’ di primo rappresentante di una razza aliena.

Carmody, combattuto fra egoismo e altruismo, in ultimo fa prevalere la volonta’ di espiazione, nella serena constatazione che rinunciando al proprio io e accettando la sua disgregazione, si puo’ raggiungere una superiore unita’, la totalita’ della coscienza, una superiore partecipazione dell’umanita’ al disegno divino. In ultimo quindi si adombra una soluzione mediatrice: si rinuncia ad una volonta’ di potenza, dominatrice, in favore di una volonta’ di espiazione, collaboratrice.

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Una storia di spionaggio

Se la prima parte del romanzo e’ una vicenda fantastica a sfondo religioso che avviene sul pianeta Dante’s Joy, la seconda parte ci trascina immediatamente sulla Terra, in Vaticano, dove ritroviamo il nostro personaggio nelle vesti di un vescovo della Chiesa Cattolica Romana.
La vocazione religiosa di Carmody, maturata durante la Notte, non poteva concludersi senza una trama a seguire. Carmody ora e’ un illustre membro del Vaticano, ben introdotto all’interno delle mura del Palazzo, amico di un potente cardinale, un uomo influente presso la Curia.
Il Vaticano vuole scoprire cosa succede su quel pianeta dove si mormora che Yess, il loro figlio di dio, sia il figlio di Carmody. Si dice anche che Yess voglia trascinare tutta la gente del pianeta a una veglia generale durante la prossima Notte di Luce. Mentre Carmody si accinge a ritornare su Dante’s Joy, si delineano degli eventi che fanno riaffiorare il suo torbido passato di delinquente cinico ed egoista. Ad essi si aggiunge una non meglio precisata setta religiosa intenzionata ad uccidere Yess. Strane figure si avvicinano a lui durante il viaggio interstellare e non si sa se siano persone incaricate di proteggerlo o di trascinarlo in qualche trabocchetto diplomatico da cui non ne potra’ uscire se non da morto.

La missione del vescovo Carmody ha dunque due obbiettivi: impedire a Yess di mandare missionari al di fuori del proprio pianeta e mantenere il Boontismo entro i confini locali; impedire a Yess di mettere in atto il proposito di costringere la popolazione a rinunciare al Sonno per eliminare l’opposizione fra Yess e Algul e avere una popolazione costituita solo di fanatici religiosi. Una veglia generale pero’ potrebbe generare una tale forza di trasformazione da distruggere l’intero pianeta.

Mentre la trama si intreccia, sembra di notare che lo scrittore abbia trovato un certo gusto nel mostrare tutti i vecchi avanzi di galera convertiti a qualche setta religiosa ruotante intorno all’orbita del Cristianesimo. Durante il viaggio verso Dante’s Joy, Carmody incontra un altro dei suoi vecchi amici del crimine, anche lui con l’abito monacale, fanatico di una setta fondamentalista cristiana.

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Il sesso nella fantascienza

Quanto al sesso, finalmente un autore che dice qualcosa di piccante e introduce nella fantascienza un argomento sempre evitato e castigato. E cosi’ Carmody, si rivela un individuo pieno di contraddizioni: incapace di amare, riesce a concepire la sessualita’ solo come egoistica soddisfazione personale di bisogni naturali. Incapace di concepire un rapporto di coppia, si trasforma in assassino della moglie per gelosia del figlio nascituro, quel figlio che gli avrebbe sottratto la sua bambola di sesso per trasformarla in madre. Cosi’, in un eccesso di egoismo, egli la uccide, ma poi la sogna continuamente, fino a evocarne l’immagine in carne ed ossa, grazie alle strane radiazioni cui e’ soggetto il pianeta alieno.

Carmody, incaricato di indagare sulla religione boontista, si accoppia con la sacerdotessa in un rito blasfemo che termina in un’orgia. Egli non crede in una vita dopo la morte, tutto si deve risolvere in questa vita, approfittando dei piaceri che la vita stessa offre: mangiare, divertirsi, fornicare. Tutto nel piu’ completo materialismo.

Anche il frate Skelder che lo accompagna nella missione sul pianeta, si rivela pieno di contraddizioni: se nei momenti di lucidita’ e’ un intransigente moralista difensore della castita’ e obbligatorieta’ del solo rapporto coniugale, sotto l’effetto delle tempeste solari si trasforma in un orrido caprone e si lancia in uno sfrenato accoppiamento animalesco proprio con la ex moglie di Carmody, ora morta, ma evocata dalla mente di Carmody durante la Notte.

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Conclusione

Una lettura superficiale sembra lasciare un’impronta di disomogeneita’ al romanzo, ma e’ una sensazione che va stornata con decisione. E’ vero che la spy story sul diamante Staronif, rubato, ripescato, perso, il tutto descritto in non piu’ di due paginette, sembra piu’ un riassunto che non la continuazione della trama di un romanzo. E’ vero che la vicenda della vendetta su Carmody operata dalla Signora Fratt, sembra appiccicata li’ per fare volume di pagine e non c’entra molto con la vicenda religiosa, e fa riferimento a episodi inesistenti nel romanzo.

Tuttavia questa rimane un’opera ricca di suggestioni come solo Farmer poteva scriverla. La descrizione della Notte di Luce, in cui tutto avviene o puo’ avvenire, e’ semplicemente sconvolgente. Se si puo’ esprimere una critica allo scrittore, e’ quella di non aver usato di piu’ della sua immaginazione al fine di lasciarci un romanzo piu’ corposo in tema di religione, trasformazione della materia, mostri fantastici che si materializzano attraverso la mente, oppure (perche’ no!) immagini definitive di un mondo addomesticato e rappacificato con la propria divinita’.

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Riferimenti

Edizioni del romanzo:

  • Philip Jose Farmer – Notte di Luce – Galassia Ed.La Tribuna
  • Altre edizioni sono nella collana Urania di Mondadori

Su Origene:

  • Origene – De Principiis – Ed.Utet

Sugli Aztechi si puo’ ricercare una serie di trasmissioni radiofoniche prodotte da Radio3 della Rai nel 1992.

  • Uomini e Profeti – Il Labirinto della Solitudine – Rai Radio 3

Altri commenti al romanzo:

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