Clifford Simak – Il villaggio dei fiori purpurei


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Introduzione

Una tranquilla cittadina, dove non succede mai niente. C’e’ un uomo, ha tentato di farsi strada nella vita, ha rincorso il successo, ma con risultati discutibili. E poi c’e’ la ragazza del liceo, ritornata al paese natale dopo diversi anni, quella ragazza che era stata l’amore giovanile degli anni passati, quando la vita comincia e i sentimenti sono freschi e frizzanti. Ma c’e’ anche l’ubriacone, che pero’ rivela una grande sensibilita’ agli affetti e all’amicizia. E’ una galleria di personaggi particolari che tuttavia mostra una caratteristica in comune: la propensione al fallimento, sia sentimentale o economico, o sociale. E ci sono i fiori: belli, rossi, grandi…

Quando lessi il romanzo ero un ragazzetto e rimasi colpito dalla poesia che emanava da questo racconto. Era una fantascienza tutta particolare, commovente, sentimentale, e stimolava le mie piu’ profonde aspirazioni a condividere e socializzare. Ero nauseato dai mostri orripilanti, dagli alieni spietati, dalle invasioni della Terra e dallo sterminio ingiustificato da parte di alieni senza scrupoli. Ma ero nauseato anche dalle invasioni dei Terrestri in mondi alieni, fatte a suon di sfruttamento commerciale, razzia di materie prime, schiavitu’ di popolazioni locali. Pure mi davano il voltastomaco quelle false storie di presunto Medioevo prossimo venturo, storie architettate al solo scopo di compiacere un pubblico che vuole leggere di squartamenti, torture, violenze.

Beh, diciamo che ho un po’ esagerato l’atteggiamento di certa letteratura fantastica, ma il sospetto di un sottile compiacersi nel raccontare storie truculente tuttavia rimane. Ma questo romanzo e’ diverso.

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L’evento

Chi o che cosa ha improvvisamente racchiuso la cittadina di Milville dentro una cupola trasparente che impedisce da fuori di entrare e da dentro di uscire, isolando le genti al suo interno e spaventando a morte coloro che vedono il fenomeno da fuori di essa?

Perche’ l’idea di fondo e’ questa: cosa succederebbe se un giorno scoprissimo di essere rimasti intrappolati dentro una cupola trasparente che impedisce il passaggio alla vita, ma solo ad un certo tipo di vita; alle cose, ma solo ad un certo tipo di cose; e tutto senza una ragione evidente?

La stessa idea e’ stata ripresa dall’autore Stephen King nel suo romanzo “The Dome”, ma con sviluppi differenti. Di questo suo romanzo ho visto solo una parte della riduzione televisiva e, con tutto il rispetto per le produzioni altrui, ho riscontrato il solito compiacimento nella descrizione di eventi truci. Ne do’ la colpa alla riduzione televisiva, non a Stephen King, scrittore di tutto rispetto.

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I tipi vincenti

Qui invece si inizia un sottile esame dei personaggi intrappolati all’interno. Si cominciano a dipanare i tipi psicologici e in cio’ Simak e’ indiscutibilmente un maestro. Bisogna anticipare subito che i tipi vincenti del romanzo sono i perdenti della vita come la osserviamo ai nostri giorni.

C’e’ Brad, impiegato fallito che ha tentato la fortuna con la compravendita di terreni ma e’ rimasto schiacciato dalla crisi dell’agricoltura nelle piccole comunita’ agricole. Poi c’e’ Stiffy Grant, l’ubriacone del villaggio, che rivela pero’ strane capacita’ sensitive e premonitrici. E Tupper Tyler, il ragazzo diversamente abile ma dotato di straordinarie capacita’ di comunicazione in senso non-verbale, oltre alla capacita’ di riconoscere gli amici sinceri da coloro che approfittano delle sue difficolta’ per deriderlo. E pure l’industriale privo di idee che, sull’orlo del fallimento, improvvisamente si ritrova nella mente progetti straordinari ed efficaci, gia’ pronti e completati.

Tutti questi perdenti diventano i protagonisti della vicenda. Saranno loro a salvare l’umanita’ dal disastro previsto.

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Le conseguenze disastrose

Perche’ quella cupola non puo’ che portare guai, soprattutto se al di fuori di essa sta gente priva del senso delle proporzioni e disposta ad usare sempre i mezzi piu’ drastici per risolvere il problema. Cosi’ si profila per gli abitanti intrappolati all’interno la possibilita’ che si debba usare una bomba atomica per distruggere quella maledetta cupola che, dal momento in cui e’ comparsa, ha pure iniziato ad espandersi lasciando ai bordi una striscia circolare di terra arata su cui sono piovuti chissa’ da dove dei semi. E’ l’inizio di una invasione aliena? Invero e’ assai strana questa invasione di minuscoli semi vegetali. Mentre ai bordi esterni della cupola si ammassano dispiegamenti di forze militari, in perfetto stile Stati Uniti, con carri armati, mezzi blindati, soldati super equipaggiati e generali intransigenti, all’interno il nostro protagonista, Brad, l’impiegato-commercialista inconcludente, e’ testimone di eventi strani.

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L’intreccio dei misteri

Dopo che dall’ufficio di Brad sono venuti a requisirgli il telefono per morosita’, Cipria Paglieririentrando in ufficio, Brad ne vede un altro, ma non ha il filo e non ha il disco per formare i numeri. Ah, quanto mi piace questa ingenuita’ di Simak che agli inizi degli anni ’60 ha immaginato un telefono cellulare come una diavoleria aliena! Questo “strano telefono”, senza filo e senza disco tuttavia funziona, ma all’altro capo non si sa bene chi ci sia. E davvero e’ sempre un’incognita, soprattutto se non possiedi un display che ti dice qual’e’ il numero chiamante ed eventualmente il nome della persona che chiama. Si’, e’ vero, e’ sempre fonte di mistero quando all’altro capo c’e’ uno sconosciuto che oltretutto ti chiama per nome e cognome e ti invita ad andare a parlare con tizio e con caio senza spiegarne i motivi.

Se poi Tizio e’ l’imprenditore con le idee portentose che come prima mossa consegna a Brad una busta con dei soldi offerti gratuitamente, soldi che potrebbero farlo emergere dai debiti immediatamente, il mistero si infittisce ancora di piu’.

Tornando a casa, dopo che l’imprenditore gli ha confessato che le sue idee vengono dal nulla e nascono nella sua mente come se qualcuno o qualcosa gliele avesse trapiantate, Brad incontra Tupper Tyler, il ragazzo diverso con problemi di comunicazione, improvvisamente ricomparso dopo che era stato dato per disperso dieci anni prima. Ma da dove era venuto? Ma soprattutto dove se ne era andato, poiche’ dopo una breve conversazione con Brad, Tupper si inoltra nell’aiuola e scompare in mezzo al gruppo dei fiori purpurei.

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I fiori

E cosi’ cominciano a delinearsi i contorni della vicenda, poiche’ in tutte quelle stranezze alla fine i misteriosi fiori purpurei hanno sempre qualcosa a che fare, o perlomeno sono sempre presenti li’ dove sono i piu’ strani personaggi. I fiori sono nella villa dell’imprenditore, sono attorno alla baracca di Stiffy l’ubriacone, sono nella serra di Brad, poiche’ il padre di lui era stato un giardiniere e un giorno, di ritorno dal bosco, aveva portato a casa alcune piante di questi fiori, sconosciuti, mai visti sulla Terra, una specie nuova.

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Il legame fra Terrestri e Alieni

Il padre di Brad si era preso cura di queste piante, come tanti di noi facciamo quando vediamo un bel fiore. Li aveva messi nella serra e questi erano cresciuti e si erano moltiplicati. I fiori avevano avvertito il sentimento di amore che spingeva quell’uomo a prendersene cura, e se ne erano ricordati. Poiche’ essi erano l’avanguardia di una invasione aliena, una invasione pacifica, produttiva, scambievole e mutuamente equilibrata. I fiori avevano una profonda conoscenza tecnica e culturale, grazie all’insieme delle radici che costituiva una specie di immenso contenitore di dati, un computer biologico. Erano in grado di modificarsi parzialmente dal punto di vista genetico, conoscevano il tempo cosi’ come gli umani iniziavano a conoscere lo spazio. Erano giunti sulla Terra perche’ gli umani avevano dimostrato di amarli e apprezzarli, proprio grazie all’esperienza avuta col padre di Brad che, in pratica, li aveva adottati. Ora avevano deciso di dichiararsi esplicitamente e di offrire la loro collaborazione. In cambio della possibilita’ degli umani di costruire manufatti grazie all’uso delle mani, essi fornivano la loro immensa cultura e conoscenza tecnologica accumulatasi nel corso di miliardi di anni trascorsi dal momento in cui una precedente civilta’ aveva deciso di trasformarli da semplici fiori a strumento di memorizzazione di dati.

E’ questo il patto di collaborazione che i fiori dichiarano a Brad e chiedono che lui sia il loro portavoce in questo tentativo di comunicare all’umanita’ le loro intenzioni.

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Le difficolta’

Ma le difficolta’ sono immediatamente evidenti. Gli umani sono sospettosi, intransigenti, incapaci di vedere al di la’ di loro stessi. Ci puo’ essere collaborazione la’ dove si applicano i propri schemi culturali per comprendere qualcosa di alieno? C’e’ mai stata comprensione delle civilta’ dell’America Latina quando gli Europei sono sbarcati nel continente americano? Quale e’ stata la convivenza fra Europei e Indiani nel Nord dell’America? Quale comprensione fra civilta’ europea e civilta’ araba nel corso del Medioevo e oltre fino ai nostri giorni?

Beh, le domande sono tante. Potrei continuare con altri casi, ma mi astengo per pudore e malinconia.

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Una via di uscita

Naturalmente queste difficolta’ sono ben delineate e adombrate da Simak anche in questo romanzo.

Insetticida FLITEgli e’ ben consapevole dei difetti di noi umani. Ma a questi contrappone una forte volonta’ di risolvere pacificamente le controversie. La volonta’ viene dalla propria cultura, da secoli di tentativi per addomesticare il nostro spirito bellicoso attraverso l’uso della ragione, l’uso della fiducia. Armi? Beh, si’, ma per difendersi di fronte ai soprusi. L’uso delle armi in nome di una azione preventiva, che abbiamo sperimentato attraverso le strategie militari di questi ultimi anni, non ha dato i risultati sperati di un aumento della pacificazione globale. Anzi, sembra aver dato la stura alle peggiori aberrazioni della psicologia umana, come se improvvisamente fossimo ripiombati indietro di qualche millennio.

Cosi’ e’ anche nel romanzo di Simak. E si profila una guerra. La guerra preventiva, la guerra globale, sono pero’ la tragica conseguenza della prossima estinzione dell’umanita’, estinzione dimostrata e visivamente anticipata nel momento in cui Brad viene prioettato in un mondo temporalmente alternativo in cui i Fiori si sono sviluppati la’ dove gli esseri umani si sono estinti per loro propria volonta’, intransigenza e miopia intellettuale.

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Conclusione

Che altro dire? Sembra quasi un romanzo profetico delle difficolta’ osservate ai nostri giorni, a distanza di cinquanta anni da quando e’ stato concepito e scritto. Rimane da mettere in evidenza l’amore, quell’affetto che ha spinto il padre di Brad a prendersi cura di quelle povere piante smarrite. Sarebbero scomparse se lui non le avesse portate nella sua serra. Ora i Fiori sono tornati, decisi a offrire gratuitamente la propria collaborazione. Tutti coloro che hanno coltivato quei fiori nel villaggio, durante gli anni passati, l’hanno fatto inconsapevolmente, spinti da un comune senso di amore e cordialita’ fra specie diverse, quella collaborazione che ti fa sempre sperare che un giorno forse il favore potrebbe esserti ricambiato, magari non a te ma alle tue generazioni future. Un giorno forse potresti essere tu ad avere bisogno di qualcuno, la’ dove oggi semini la tua fiducia per gli altri offrendo gratuitamente un aiuto.

Perche’ l’aiuto offerto dal padre di Brad ai fiori e’ stato gratuito, attinto dalle migliori qualita’ degli esseri umani: fiducia, collaborazione, volonta’, intelletto.

  • Ci vuole sempre un pizzico di fiducia per risolvere una difficile situazione.
  • Un esempio di collaborazione e’ sempre piu’ efficace di una guerra preventiva.
  • La volonta’ e’ il grilletto che innesca la miccia intellettuale. Senza la volonta’, qualsiasi ragionamento che dimostri la bonta’ e l’efficacia di una azione, sarebbe sterile e arido.

Una civilta’ e’ tale quando supera i particolarismi interni e offre collaborazione. Cosi’ sono anche i Fiori nel momento in cui decidono di rivelarsi agli umani. Essi offrono conoscenza, collaborazione, mutuo rispetto, in cambio di quelle capacita’ tecnologiche tipiche della nostra civilta’ terrestre.

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Note sparse

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