Commento a “Lettere dal fronte 1915-18 di Giuseppe Gregorio Cortesi”


Commento a “Lettere dal fronte di Giuseppe Gregorio Cortesi”

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Giuseppe Gregorio Cortesi

Sommario

  1. Questo immenso amore
  2. Sensualita’ e tragicita’
  3. Il movimento smontato. Distanza zero
  4. Inquietudine
  5. La guerra. Il nuovo assetto dei popoli
  6. La tolleranza
  7. Conclusione

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separazione

Sentivo il bisogno di esprimere un’opinione su queste lettere e sulle vicende che hanno caratterizzato gli inizi del ventesimo secolo. Ma ho voluto tenere i commenti separati dai fatti, per dare a ciascuno la possibilita’ di formare il proprio giudizio, indipendentemente dalle mie considerazioni. Cosi’ e’ nato questo articolo.

Questo immenso amore

—— 10 piccolo foglietto, fra le lettere del gruppo luglio/agosto 1917
 …Ti bacio col piu’ possente affetto, col piu’ sublime amore dicendoti sempre t’amo per la vita e la morte

Li’, 27/2/917
 …che posso assicurarti che il suo amore e’ sublime.

Li’, 25/4/917 cartolina
 …Non ho altro al mondo che l’amore, specialmente come in questo momento, che e’ tanto grande e sublime!

Li’, 11/4/917
 …Mi ricolma nel sentire il tuo immenso amore e non dubitare che il mio oltrepassa il tuo

Il sentimento d’amore che Gregorio esprime e’ cosi’ immenso, sublime, tragicamente sfuggente e irraggiungibile, che supera i confini di una normale vita di coppia per diventare fine a se stesso, oggetto strano e misterioso da osservare con una intellettuale lente di ingrandimento. Il suo amore e’ troppo grande per essere gestito da una comune vita familiare, troppo immenso, si potrebbe dire. Esso e’ l’espressione dell’Amore individuale, sublime e sensuale al tempo stesso, che Gregorio osserva e si compiace di osservare con sguardo affascinato e curioso. Ne dilata lo sguardo in un esasperante tentativo di cogliere da esso ogni minimo particolare, in un tentativo di bere da questo calice d’amore ogni goccia intellettuale che possa scaturirne, in un affannoso tentativo, ancora, di smontarlo in minuscoli pezzi, osservandone gli atomi indivisibili, da cui esso pur scaturisce e diventa immenso, incontrollabile sentimento.

Proprio in questo dilatarsi dello sguardo fino all’interno di se stessi, in questo tentativo di smontare i sentimenti e le sensazioni, quasi a coglierne gli elementi essenziali; in questa struggente tensione verso qualcosa che pure si e’ consapevoli di non poter cogliere interamente; in cio’ appunto Gregorio esprime pienamente lo spirito di certe correnti intellettuali della sua epoca.

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Sensualita’ e tragicita’

Sul dilatarsi dei sentimenti in un infinito e struggente senso di impotenza, nell’ambito musicale, si possono ascoltare le sinfonie di Gustav Mahler, da contrapporre come termine di paragone alle sinfonie di Beethoven. Queste sinfonie di Mahler sembrano non trovare mai la maniera di concludere, e si allungano in infinite circonvoluzioni armoniche, quasi compiaciute del senso di tragica inquietudine che riescono a esprimere.

La Tosca di Puccini, con la celebre aria di Cavaradossi:

Giacomo Puccini - Tosca
E lucean le stelle…
e olezzava la terra…
stridea l’uscio dell’orto…
e un passo sfiorava la rena…
Entrava ella, fragrante,
mi cadea fra le braccia…
Oh! dolci baci, o languide carezze,
mentr’io fremente
le belle forme disciogliea dai veli!
Svanì per sempre il sogno mio d’amore…
L’ora è fuggita…
E muoio disperato!
E non ho amato mai la vita, tanto!…

 

l’opera “Tosca” dicevo, esprime in maniera ancora piu’ intensa quello stesso calice di sensualita’ esasperata da cui attinge anche Gregorio, pur se in maniera piu’ discreta, quando si esprime nelle sue lettere.

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Il movimento smontato. Distanza zero

Nell’ambito della creazione pittorica, la scoperta della visione individuale e’ retaggio dell’Impressionismo,
Vincent Van Gogh - Notte stellata da contrapporre alla visione naturalistica ottocentesca come termine di paragone.

In questi pittori la realta’ non e’ piu’ quella che tutti vedono con gli occhi, ma e’ quella che scaturisce filtrata dai nostri sentimenti, dalle nostre sensazioni , e’ una realta’ che si sta avvicinando alla visione interiore.

Con il cubismo pittorico di Picasso, il movimento viene smontato. E’ una macchina da presa interiore quella che filtra la realta’ e la restituisce spiaccicata nelle due dimensioni visive del quadro. Tavolo in un caffè (1912), Uomo con pipa (1912), Natura morta con sedia impagliata (1912).

L’estrema evoluzione della tecnica di smontaggio e azzeramento delle distanze visive si ha con l’astrattismo di Piet Mondrian.

Piet Mondrian - Astrattismo

Sono rimasti solo atomi, macchie uniformi di colore, tasselli di un mosaico colorato, privi di espressivita’ tali da informare l’oggetto del suo particolare significato.

Si tratta di un essere umano? Forse e’ un animale…, forse un sasso…, chissa’.

A livello di atomi tutto si presenta piu’ o meno identico, tranne qualche residuo di colore.

Anche con l’espressionismo musicale di Schoenberg, Berg e Webern, le composizioni vengono inizialmente smontate per poi essere rese completamente individuali e interiori. La durata dei brani diventa cortissima in Webern, macchie di suono; a differenza di quanto invece avveniva in Mahler, come ho detto piu’ sopra. Cosa si puo’ vedere da qui, a distanza zero o dall’interno? Frammenti, granuli, atomi. La visione e’ tutta interiore, perche’ e’ vero che, procedendo dalla distanza zero, si apre il mondo interiore, e con esso il mistero

Franza Kafka - Il Processo

L’espressionismo letterario di Kafka e’ una esplorazione del mondo interiore, e dentro c’e’ tanta inquietudine, tanto materiale sconosciuto.

Ci sono realta’ impossibili come quelle dei sogni, morbosi insetti giganteschi che si muovono all’interno, oscuri potentissimi personaggi pronti a punire e giustiziare, ma quando avverra’ il giudizio, non e’ chiaro

Se da questo balcone interiore mi affaccio nuovamente sulla realta’ esterna, la vedo grande, immensa, indelimitabile, impossibile da circoscrivere.

 

Da un punto di vista scientifico e razionale, le inquietudini interiori   Sigmund Freud - Interpretazione dei Sogni verranno studiate e analizzate nella psicanalisi di Freud.

Troppo spesso pero’ tali angosce esistenziali verranno sbrigativamente identificate come malattia da curare con medicinali, pillole e sciroppi, piuttosto che con lenitivi culturali.

Infine, l’ultima barriera che la societa’ innalza contro i troppo diversi, e’ il manicomio.

A tale proposito si veda il mio racconto: “Gianni – Un racconto rock anni ‘70”

Ben a ragione Tomasi di Lampedusa, nel suo romanzo “Il Gattopardo”, fara’ esprimere al Conte Salina le sue perplessita’ sull’efficacia duratura di un farmaco materiale, la’ dove la malattia e’ intellettuale, mettendogli in bocca queste parole:

“Dicono che in America e’ stato scoperto un farmaco per lenire il dolore. Morfina lo chiamano, questo rozzo sostituto dello Stoicismo”.

Purtroppo, anche oggi le inquietudini intellettuali vengono spesso misconosciute e sbrigativamente curate con bombardamenti di psicofarmaci.

Sulle angosce esistenziali, trattate a suon di pseudo “psicofarmaci” si puo’ ascoltare l’opera lirica

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Inquietudine

Da questo innaturale punto di osservazione, in cui sono immersi gli intellettuali dell’epoca, e Gregorio insieme a loro (pur non essendo Gregorio un intellettuale ma un comune cittadino), deriva il senso di inquietudine, il senso di impotenza per una realta’ che sfugge alle proprie mani, infine la rassegnazione per una sconfitta prevista, annunciata, attesa.

F.W.Murnau - Nosferatu

La consapevolezza di eventi cupi e tragici cui tuttavia non si sa come far fronte, e’ retaggio del film Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau, esempio trasferito in arte cinematografica dell’inquietudine e del senso di impotenza e rassegnazione che si respira in quegli anni. Non si puo’ sfuggire al vampiro, non si puo’ sfuggire agli eventi. Ma quali siano gli eventi incombenti, quale sia il nemico in agguato, non e’ chiaro.

Gregorio esprime variamente questo senso di inquietudine, di rassegnazione e impotenza, nelle sue lettere. Spesso dichiara: “Facciamo questo sacrificio… in attesa di una resurrezione… Resurrectio et Vita… “. Ma e’ l’angolo visuale da cui egli osserva la realta’ che ha perso la sua giusta distanza.

Cosi’ pure gli altri intellettuali dell’epoca non riescono a cogliere gli eventi osservandoli alla giusta distanza, cioe’ con realismo e obiettivita’.

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La guerra. Il nuovo assetto dei popoli

La guerra stessa, invocata come strumento per un nuovo assetto dei popoli (leggi il frammento senza data aprile 917) e una piu’ duratura pace mondiale, si sta rivelando agli occhi di Gregorio (e si e’ rivelata, agli occhi nostri) un leviatano incontrollabile, un mostro irragionevole che ingoia le vite umane cosi’ come Polifemo ingoio’ i compagni di Ulisse. D’altronde, quale guerra ha mai avuto un volto umano?

Prima Guerra Mondiale - Dichiarazione di guerra

Gia’, il nuovo assetto dei popoli. Questo strano concetto ha attraversato sotterraneo le vicende cruente delle guerre del ventesimo secolo ed e’ riapparso intatto, con tutta la sua inquietante energia, anche ai nostri giorni. Quale assetto si richiede per una pace duratura? Quale tributo occorre versare per una migliore comprensione delle esigenze di ciascun individuo, per il comune riconoscimento del diritto all’esistenza, alla vita? Quali sono i popoli? Forse che gli esseri umani non sono tutti esseri umani?

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La tolleranza

Gli Stoici ritenevano che l’uomo fosse cittadino del mondo. Le differenze etniche, culturali, religiose, sono quanto di piu’ interessante abbia prodotto l’uomo nel corso della sua evoluzione, se queste differenze vengono accettate con spirito di curiosita’ e di confronto, con l’intenzione di cogliere quanto di meglio ciascun individuo puo’ consegnare all’umanita’.

Le differenze religiose possono essere accreditate alla maniera dei pagani, che accettavano i templi di tutti gli dei Mausoleo di Galla Placidia e di questi facevano perfino un Pantheon, un edificio comune che li ospitasse tutti indifferentemente, nel reciproco rispetto per le credenze religiose di ognuno e nella comune tolleranza

E’ celebre il discorso di Simmaco: “Sull’altare della vittoria”.

Nel corso del IV secolo dopo Cristo, il paganesimo morente si fece portatore di una concezione ispirata ai piu’ alti ideali di pluralismo e tolleranza religiosa, che il senatore romano Simmaco riassunse nelle parole:

« Dobbiamo riconoscere che tutti i culti hanno un unico fondamento. Tutti contemplano le stesse stelle, un solo cielo ci è comune, un solo universo ci circonda. Che importa se ognuno cerca la verità a suo modo? Non si può seguire una sola strada per raggiungere un mistero così grande. ».  (Quinto Aurelio Simmaco, Relatio de ara Victoriae)
http://it.wikipedia.org/wiki/Quinto_Aurelio_Simmaco

Percio’ non serve un nuovo assetto dei popoli la’ dove gli individui riconoscono un comune diritto all’esistenza. Ma questo e’ un fatto culturale. La Natura ci insegna che la lotta per l’esistenza e’ sempre presente nella vita umana. Sta in ciascuno di noi far si’ che questa lotta si trasformi in un Pantheon in cui tutti cerchiamo di sopravvivere senza necessita’ di sopraffare l’altro. Se mi sposto un po’, forse possiamo star seduti entrambi. Seduti a centinaia, probabilmente no, ma in due forse si’, magari in tre, con uno sforzo anche in quattro, chissa’.

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Conclusione

Il sacrificio di Gregorio e’ stato inutile. Alla Prima e’ succeduta rapidamente una Seconda Guerra Mondiale. I popoli sono rimasti gli stessi e l’Italia non ha guadagnato alcun territorio la’ dove Gregorio ha combattuto. Ma non c’era neanche bisogno di guadagnarli.

Sulle vicende della guerra, ci sono tuttavia alcune cose che mi hanno colpito e meravigliato:

  • – Gregorio non ha mai parole di biasimo o di odio per il nemico. Perche’ allora quella guerra?
  • – Le classi dirigenti sono state completamente indifferenti di fronte allo sterminio dei soldati
  • – La macchina della retorica sull’eroismo e il sacrificio per la Patria ha coperto tutte le altre voci

La Prima Guerra Mondiale e’ stata voluta da una ristretta elite di persone che ha diretto la vita politica italiana ed europea in quegli anni. In effetti, le masse popolari hanno accettato con rassegnazione e spirito di sacrificio l’ineluttabilita’ degli eventi, senza sommosse, proteste, fieri rifiuti. Si puo’ dire che la reazione c’e’ stata, si’, ma dopo, e al Regno e’ succeduto il Fascismo. Ma in quel momento, no, nessuna reazione, solo sgomento. A dire il vero, anche il Fascismo ha ottenuto il potere con il benestare del Re, impaurito per l’incontrollabile avanzata del comunismo in Russia e in Europa.

Mi ha sorpreso il tono freddo e distaccato del padre “adottivo” di Gregorio quando scrive alla zia Laura (vedi: Lettera di Condoglianze), presso la quale probabilmente si era momentaneamente accasata Diva subito dopo la morte del marito. Lapide soldato Giuseppe Gregorio CortesiLa lettera e’ scritta in un elegante italiano, indice di un elevato livello culturale dello scrivente. In essa si attinge ai comuni stilemi della retorica sul sacrificio non speso invano, sulla memoria imperitura scritta sugli altari della Patria, sugli eroi che sono morti per un ideale superiore. Sono tutte frasi piu’ o meno fatte, gia’ pronte e disponibili da consumare all’occorrenza. Ma al di la’ di questo, non c’e’ alcun accenno o considerazione di carattere personale. Dico io: in fondo e’ una lettera fra privati, non c’era la pesante mannaia della censura, come era per le lettere di Gregorio, quindi questa persona avrebbe anche potuto esprimere un breve giudizio personale. Avrebbe potuto evidenziare un certo rammarico, o sbottare con una esclamazione di amarezza; invece… niente. La lettera si conclude con lo stesso tono freddo e distaccato con cui aveva avuto inizio.

Il cappellano militare (vedi: Annuncio della morte) ha un tono leggermente diverso. La lettera ha due parti distinte. La prima parte esprime pieta’ religiosa per la sorte di Gregorio, e dei soldati in generale, sembra di notare qualche accenno a considerazioni personali, ma il tono si mantiene sempre piuttosto formale e distaccato. Forse quel cappellano era talmente nauseato di dover somministrare l’Estrema Unzione a soldati che stavano morendo inutilmente, che non aveva piu’ la forza di esprimere un giudizio personale, una frase di conforto; rimaneva solo la pieta’, come un padre di fronte alla prematura morte del figlio. La seconda parte invece, quella che conclude la lettera, ha lo stesso tono freddo e distaccato della lettera del padre adottivo di Gregorio. Prevalgono la retorica ufficiale e le frasi di circostanza

Prima Guerra Mondiale - O il Piave o tutti accoppati

Quella vedova Diva, si sara’ sentita consolata, dopo aver letto queste due lettere? O le avra’ riposte in quel cassetto, insieme alle lettere del suo marito, cassetto che non avrebbe mai piu’ riaperto per il resto della sua vita?

Di certo la Guerra e’ stata preceduta e accompagnata da una immane macchina retorica: sul sacrificio per la Patria, l’eroismo dei soldati, la necessita’ di un nuovo assetto dei popoli. Con essa si sono volute coprire le velleita’ e responsabilita’ di una elite che ha sacrificato una intera generazione di esseri umani in nome di non ben precisate, inderogabili esigenze.

Noi generazioni successive dobbiamo imparare a riconoscere questo genere di retorica fumosa, perche’ il tentativo di rifilarla e’ sempre presente e attuale.

In questo senso, si spera che il sacrificio di Gregorio non sia stato speso invano.

Giugno 2015 – Mirco Cortesi

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