Dionigi Areopagita – Teologia Mistica


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Dionigi Areopagita – Teologia Mistica

“Dio e’ l’essere perfettissimo signore e padrone del Cielo e della Terra.”

Questo mi insegnarono a suo tempo, durante le lezioni di catechismo. Nulla capivo di cio’ che significavano quelle parole, ma mi immaginavo una sorta di rigido padre, folta barba, il dito puntato su di me, emergente da un cielo scuro e minaccioso, in atto di incombere sopra la mia testa, pronto a giudicare e condannare.

Crescendo e diventando adulto, ho immaginato invece che Dio fosse nel mondo, che fosse presente nel ruscello che scorre, nel vento che ti accarezza il volto, nel sole che ti scalda la pelle; e ho immaginato che questo fosse il linguaggio adottato da Dio per parlare agli uomini.

Ho pensato: Dio non e’ un giudice col dito puntato e pronto a condannarmi. Dio e’ nel mondo, tuttavia non e’ il mondo. Dio parla attraverso la natura che mi circonda, ma non e’ la natura che mi circonda. Dio e’ presente e tutto intorno a me, ma sembra assente, e le azioni degli uomini sembrano dettate dal caso o dall’egoismo che contraddistingue in genere gli animali di questa Terra.

Un po’ alla volta e’ emersa una definizione di Dio che lascia aperti tanti piu’ enigmi quanto piu’ numerose erano le definizioni che ad esso tentavo di dare.

Dio vuole e non vuole farsi conoscere, vuole e non vuole mostrarsi, vuole e non vuole comunicare con gli uomini.

Ho cercato definizioni ragionate, conseguenti alle premesse: tesi, antitesi, sintesi… tesi, antitesi, sintesi. Quale metodo migliore di questo?

Così ho letto che da Dio procede…, che emana per sua libera volonta’…, che la sostanza e’…, che e’ Unita’ e Triade…, che gli Eoni…, le Enadi…

Ho ascoltato tutti e ho rispettato gli sforzi di ognuno per attribuire un nome significativo a Dio nonostante la poverta’ del nostro linguaggio.

Il risultato e’ stato ancora una volta il silenzio, l’enigma di un discorso che rimane celato in una nube di non-conoscenza, una luminosissima nube di certezze non svelate.

Tali certezze stanno in cio’ che fin dall’inizio avevo intuito:

nel messaggio enigmatico di un ruscello
che si getta giu’ dalla montagna;
di una montagna la cui vetta pare innalzarsi all’infinito,
su fino alle nuvole;
del vento che agita le fronde degli alberi;
del vento che ti accarezza la pelle;
delle gocce di pioggia che colpiscono le foglie
e poi scivolano scomparendo nel terreno.

Dio e’ altro da tutto questo, ma assolutamente tutto questo comprende.

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