Utopia


Terra del Sole (FC)

Voglio parlare di utopia e vedere se si puo’ calare un pensiero utopico nella realta’ quotidiana.

Ho letto un bellissimo articolo di un professore di filosofia che fa una “lectio magistralis” su Platone e sul di lui dialogo “La Repubblica”. L’articolo si trova qui, per chi volesse leggerlo interamente:

Nel mio articolo usero’ solo un breve passaggio, per sviluppare poi le mie considerazioni. Il professore dice:

…Ma torniamo a Platone ed entriamo nel vivo della nostra lezione. Il Dialogo che ci interessa di più, per quanto riguarda il Platone politico, è un dialogo della maturità, e s’intitola, non a caso, Repubblica, in greco Politeia, Costituzione, ordinamento dello stato. Platone è stato spesso definito un “pensatore utopista”, cioè uno con la testa un po’ tra le nuvole – una testa notevole, beninteso – che, avendo un sacco di tempo libero, si è messo ad immaginare come dovesse configurarsi lo stato ideale, quello che, per essere troppo bello, non si trova, né potrà mai trovarsi in nessun luogo: questo significa, in greco, ou-topos, nessun luogo, da nessuna parte. Insomma, avete capito: sarà pure bello ed interessante pensarci, ma serve a poco o a nulla. …

L’utopia di Platone

Platone nella Repubblica descrive la citta’ perfetta. Essa e’ suddivisa in tre classi:

  • i reggitori
  • i guerrieri
  • gli operai

I reggitori ovviamente sono i filosofi, coloro che conoscono il Bene, cioe’ il principio ordinatore del cosmo, e quindi essi sono in grado di dare alla citta’ l’ordinamento migliore, quello volto al Bene.

I guerrieri invece sono coloro che devono difendere la citta’; perche’ ogni citta’ e’ soggetta ai soprusi, sia internamente da coloro che agiscono per i propri interessi, sia esternamente da coloro che agiscono per appropriarsi dei beni altrui.

Gli operai sono coloro che non sono affatto schiavi, ma semplicemente hanno caratteristiche per cui i lavori manuali sono adatti e utili a se stessi e alla comunita’.

I reggitori governano, i guerrieri difendono, gli operai producono.

Il dialogo La Repubblica e’ stato definito come il primo affacciarsi dell’utopia nell’ambito della civilta’ occidentale. Perche’ utopia? Perche’ La Repubblica platonica e’ un luogo che non esiste da nessuna parte, deve ancora avvenire, e risiede soltanto nella memoria delle persone come esempio di perfezione cui tendere ma con la consapevolezza che comunque non si potra’ mai raggiungere pienamente.

E siamo arrivati al punto.
La Repubblica di Platone non aveva leggi scritte, perche’ ogni cittadino essendo per propria natura volto al Bene, non necessitava di norme e/o restrizioni. Le norme le conosceva gia’, in quanto ciascuno era naturalmente portato e destinato al proprio compito sociale, con l’occhio sempre volto al Bene sommo, la Giustizia in se’ e per se’ quale principio ordinatore del cosmo.

Qui sta l’utopia, il luogo che non c’e’, ma a cui si dovrebbe tendere.

Qui sta la forza espressa nella Repubblica platonica in quanto diretta espressione della citta’ perfetta; ma qui sta anche la sua debolezza, perche’ questa citta’ perfetta non potra’ mai essere realizzata nella comunita’ degli esseri viventi che abitano su questa Terra.

L’utopia cristiana

Sant’Agostino, nel suo libro “La Citta di Dio”, consapevole dell’impossibilita’ di realizzare sulla Terra la Citta’ di Dio, provera’ a dare una soluzione cristiana al problema, definendo quindi due citta’, che egli chiamera’:

  • la Gerusalemme Celeste
  • la Gerusalemme Terrestre

L’essere umano (il buon cristiano) vive nella Gerusalemme Terrestre, ma con l’occhio sempre volto all’attesa escatologica dell’ultimo giorno, quando Dio si presentera’ sulla Terra per annunciare il proprio regno, la Gerusalemme Celeste. Qui l’essere umano vivra’ finalmente in comunione con Dio e con i Santi, e sara’ perfettamente felice e realizzato.

E’ chiaro che siamo di fronte ad un’altra utopia, per chi si accontenta della sola Gerusalemme Terrestre, cioe’ della societa’ civile come quella in cui viviamo oggi. Sulla Terra infatti, la Gerusalemme Celeste non verra’ mai realizzata.

Altre utopie dei secoli passati

Altri autori, durante i secoli si sono dedicati a descrizioni utopiche della citta’ perfetta:

  • Omero nell’“Odissea”, quando Ulisse naufraga nell’Isola dei Feaci, l’isola dove i conflitti di classe sono stati risolti
  • Tommaso Moro, nel libro intitolato proprio “Utopia”
  • Tommaso Campanella, nel libro “La Citta’ del Sole”
  • Gerrard Winstanley, con il movimento dei “Diggers”, gli zappatori senza terra

Utopie del ventesimo secolo

Nel ventesimo secolo della nostra era invece voglio citare:

  • Aldous Huxley con il romanzo “Il Mondo Nuovo”
  • Artur Clarke con il romanzo “La citta’ e le stelle”
  • Ivan Efremov con il romanzo “La Nebulosa di Andromeda”, ampiamente descritto nel mio articolo:
    vai Ivan Efremov – La Nebulosa di Andromeda

E su questi voglio soffermarmi un attimo, in quanto piu’ vicini ai problemi di oggi.

Aldous Huxley – Il Mondo Nuovo

E’ una sorta di Repubblica platonica trasferita nel mondo tecnologico dei primi del ‘900, ma che immagina un mondo futuro in cui le classi sociali vengono scelte non tanto dal destino delle anime, secondo il mito di Er nella Repubblica di Platone; quanto piuttosto dalle necessita’ economiche e sociali. La societa’ e’ divisa in classi. Ogni classe viene progettata e realizzata in provetta, attraverso la manipolazione genetica…

Tutto funziona bene e ogni individuo e’ felice all’interno della sua classe sociale, perche’ progettato apposta per quella classe… finche’ un giorno arriva un individuo nato dall’utero materno e non dalla provetta, e dimostra che quella societa’ e’ una aberrazione, perche’ perfetta nel suo scopo di realizzazione dell’utile, ma priva di liberta’ individuale.

Artur Clarke – La citta’ e le stelle

In un mondo futuro, la citta’ e’ progettata per gli esseri umani e progetta e realizza gli esseri umani stessi. La citta’ e’ perfetta. Tutti sono contenti, nati anch’essi ognuno da una matrice genetica archiviata nella memoria di un enorme calcolatore che provvede a rinnovare gli individui al termine della loro vita.

La citta’ tuttavia ha una caratteristica originale.

Periodicamente viene introdotto (creato) un individuo imprevedibile, che contiene in se’ elementi intellettuali non previsti, creando cosi’ una interruzione nella perfezione del progetto della citta’. Tale “errore” e’ stato intenzionalmente inserito nel calcolatore proprio per produrre ogni tanto un elemento di innovazione e di originalita’.

In effetti, pensando alla Repubblica di Platone, un suo difetto potrebbe essere la mancanza di un disturbo nella perfezione del progetto, un elemento aleatorio, casuale.

Ivan Efremov – La Nebulosa di Andromeda

In un futuro molto lontano, il comunismo trova la sua piena realizzazione.

Anche la Repubblica di Platone e’ stata definita una sorta di comunismo primordiale, in quanto Platone mette in comune i mezzi di produzione, e anche le femmine.

Comunque, nella societa’ descritta da Efremov, non piu’ i partiti governano la citta’, ma governa il dipartimento di statistica che, sulla base di cio’ che risulta statisticamente migliore e accettabile economicamente, realizza di volta in volta il benessere dell’individuo e della comunita’.

Non piu’ necessita’ di scambi in denaro, non piu’ necessita’ di moneta quindi. Non piu’ lavoro per guadagnarsi da vivere, ma lavoro socialmente utile.

Non piu’ necessita’ di armi. La guerra e’ inconcepibile dove tutti partecipano al bene comune. Enormi risorse vengono quindi destinate al progresso sociale e non alla distruzione.

Gli individui nascono dall’utero materno, ma vengono affidati all’educazione comunitaria gia’ dalla primissima eta’…

Non piu’ lo stesso lavoro alienante per tutta la vita, ma ogni tanto si cambia, si fanno quindi lavori un po’ piu’ manuali per un certo tempo, poi si ritorna a lavori intellettuali con un maggiore vigore ed esperienza.

Per chi non e’ d’accordo, esiste l’Isola dell’Oblio, dove i dissenzienti hanno la possibilita’ di costruirsi una societa’ senza regole. Anche qui percio’ e’ previsto un canale di aleatorieta’: l’Isola dell’Oblio.

Dico io: se non e’ utopia questa, quale mai dovrebbe essere? Io la definisco una perfetta utopia.

Tiriamo le conclusioni

Chi progetta un sistema utopico, lo vuole perfetto.
Secondo me invece, il problema di questi sistemi “perfetti”, da Platone ad oggi, e’ sempre la mancanza di un elemento di disturbo, un elemento di imprevedibilita’, che, pur con tutti i rischi del caso, puo’ essere un fattore di progresso e di miglioramento sociale e intellettuale.

Cio’ anche dovendo affrontare una fase iniziale di negativita’ intrinseca nella casualita’, da contrapporre al rischio di staticita’ e di esaurimento, tipica invece dei sistemi chiusi, come appunto fu, nella storia greca, la societa’ spartana divisa in classi “impermeabili”.

E’ vero, in questo modo la citta’ non sara’ mai perfetta, ma forse sara’ piu’ corrispondente al modello del cosmo e dell’Universo, la’ dove anche il contrario contribuisce al Bene a suo modo, e la’ dove tutto, ogni volta emerge all’esistenza per poi ritornare all’origine, alla fine del proprio ciclo.

Cosi’ come nei modelli di certe religioni e filosofie orientali.
Per citarne una: il Taoismo. (Sul Taoismo, vedi il mio articolo: vai Lao Tzu – Tao Te Ching)

E, per citare solo uno degli influssi delle filosofie orientali sulla civilta’ occidentale, nominero’ un solo autore, cristiano: Origene che, nel suo libro “De Principiis” dichiara candidamente che tutto un giorno verra’ riassorbito in Dio, il Bene come il Male, perche’ tutto da Dio proviene e tutto a Dio ritorna.

Ovviamente, la tesi di Origene verra’ condannata dalla Chiesa. Il Male non puo’ essere riassorbito in Dio. Il Cristianesimo non e’ una cosmologia circolare come puo’ essere il Taoismo.

Il Taoismo prevede un ciclo infinito di essere e non-essere. Vita e morte sono entrambi Tao. Il tempo nel Taoismo e’ circolare e si rinnova ogni volta.

Il tempo nel Cristianesimo e’ lineare. C’e’ un inizio con il libro della Genesi; ci sara’ una fine con il libro dell’Apocalisse.

L’ultimo giorno ci sara’ una cernita fra Bene e Male, fra buoni e cattivi. I primi verranno presi e condotti nella Gerusalemme Celeste mentre i secondi verranno gettati fra le fiamme e distrutti.

gufo separatore

Ogni utopia, nel tentativo di definire un modello perfetto, dimentica che il cosmo e’ perfetto proprio perche’ e’ imperfetto.
Il cosmo e’ un tutto che si rinnova, l’utopia invece non da’ mai spazio all’imperfezione, proprio perche’ ha la pretesa di essere ultima e definitiva.

E’ in questa pretesa di perfezione che sta l’errore fondamentale di ogni discorso utopico.

Il Taoismo invece, ad esempio, con l’ammissione di una circolarita’ temporale; con l’assorbimento del negativo nel positivo e viceversa; apre le porte all’infinito e, percio’ stesso, all’eternita’.

2 pensieri su “Utopia

  1. Non credi che parlare di imperfezioni incorpori di per se già un giudizio?
    E se così fosse giudicare quindi discernere tra buono e cattivo o appunto perfetto o imperfetto partirebbe da postulati che definiscano i parametri di perfezione. E chi lo stabilisce quindi ? Un Dio, gli uomini , te, io?
    Leibnitz sosteneva che viviamo nel migliore dei mondi possibili . Ho sempre trovato questa affermazione geniale . Per essa è stato impallinato da tutti. Chiesa è laici. Gli hanno detto che era una stupida semplificazione per risolvere il problema del male. O delle imperfezioni se vogliamo restare in tema. Di base il concetto il Leibnitz era : se fosse stato possibile costruire un mondo migliore Dio lo avrebbe fatto .
    Ora il punto è proprio questo : ma esiste davvero il male? L’utopia lo rifiuta . Ma se non esistesse il male anche il mondo imperfetto diventerebbe perfetto e quindi utopico non trovi ?
    Le filosofie orientali che in qualche modo citi vanno del resto in questa direzione: ciò che ci capita (quindi anche il male ) è necessario per evolverci . Perché di base tutto è uno . Il dionisiaco in fondo è questo . Il Dio di tutte le contraddizioni ci dice che noi siamo ciò che crediamo di essere ma anche quello che rifiutiamo di prendere in considerazione

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    • Ti ringrazio per il commento e per la possibilita’ di fare qualche altra considerazione.
      Quando parlo di imperfezioni mi riferisco allo scopo per cui si costruisce un discorso utopico. Utopia si ha quando con la
      logica ed il ragionamento si tenta di dare una soluzione definitiva ad un problema concreto. Platone voleva definire la Repubblica perfetta, Sant’Agostino trasferiva la citta’ di Dio, perfetta, nella Gerusalemme Celeste. Platone definiva i parametri della perfezione con la sua teoria delle Idee e definiva il Bene come Idea delle Idee, cui tutte le Idee fanno capo.
      In sostanza, concordo con Leibnitz, in base a cio’ che mi hai detto. Alla fine, il migliore dei mondi possibile e’ questo, e l’ho espresso con un paradosso: il cosmo e’ perfetto proprio perche’ contempla l’imperfezione, contempla il negativo, contempla il vuoto, contempla il nulla, contempla il non-essere. Ecco, chiamalo come vuoi, me se si riesce a ricondurre tutto
      all’Uno, al principio cosmico primordiale, e se si riesce a non scindere piu’ Idee e Materia, Cosmo e Caos, allora, si puo’ anche accettare la tesi del Taoismo, senza per forza doverla imporre, tesi per cui tutto e’ riconducibile al Tao, e tutto al Tao ritorna, perche’ tutto da Tao proviene, in maniera ineffabile. Concordo con la tua conclusione, e aggiungo: se il male e’ necessario per evolverci, allora anche il Male fa parte del Bene; e siamo di fronte ad un altro paradosso logico. Non concordo
      invece sulla conclusione in senso dionisiaco, la’ dove per dionisiaco si intende qualcosa di assolutamente incontrollato. Ritengo che la perfezione debba contemplare anche l’imperfetto, sempre paradossalmente parlando. Noi non siamo cio’ che
      crediamo di essere, ma siamo cio’ che non crediamo di essere. In termini di filosofie orientali, cogliendone le suggestioni e
      sempre senza doverle per forza sposare: noi siamo Tao.

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