20 Rocca di Pieve di Cento – XV Sec


Bologna - la statua del Nettuno

Bologna – Escursione breve

Rocca di Pieve di Cento – XV Sec
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Un paesino giocattolo

Ecco un viaggio al limite del fantastico, in un paesello che pare uscito dal mio gioco delle costruzioni di legno.

Già, ricordo ancora quel gioco, quando da bambino vi ho trascorso interminabili pomeriggi, nella vecchia casa dei miei genitori, mentre mia madre era intenta alle faccende di cucina, e ogni tanto metteva un nuovo pezzo di legna da ardere dentro la stufa.

Ricordo bene anche quella stufa, con il piano in ghisa, a strisce circolari, che si estraevano dal centro verso l’esterno, ogni cerchio più grande dell’altro, fino a rivelare interamente il fuoco e la brace che ardevano di sotto.

E io giocavo e giocavo con quelle costruzioni di legno. Costruivo viuzze, costruivo piazzette, ci mettevo le persone a conversare una di fronte all’altra.

Il viaggio di fantasia si avvera

Ed ecco, di nuovo quella piazzetta, questa volta reale, in un paesino veramente esistente, ma tuttavia come se fosse immerso in un tempo immobile, identico giorno dopo giorno.

La gente tranquillamente seduta al bar, a chiacchierare e fare una partita a carte.
Qualcuno si affretta a portare a casa la borsa della spesa.
Un altro si appresta ad entrare nel negozio.

Ma si approssimano le mura della Rocca, in fondo a quella via con le case dai colori accesi.

Si viene come risucchiati fra quelle muraglie diroccate, fra quegli archi rovinati, dove non esiste il tetto e neanche esistono le porte d’ingresso e d’uscita.

Ma le feritorie, quelle sì, esistono; e ti attirano immediatamente. Ti avvicini, ti avvicini, e al terzo tentativo di scrutare all’esterno della feritoia, improvvisamente ti trovi immerso in un’altra dimensione spazio-temporale.

La distorsione spazio-temporale

Lo sguardo rivolto verso una pianura con campi di un colore verde intenso.
Poi una corsa sopra gli alberi, liberi di volare e osservare il paesaggio.

Poi un tramonto che minaccia tempesta, chissà dove, nel tunnel spazio-tempo.
Chissà dove.

Il ritorno alla rocca e alle viuzze del paese.
Di nuovo le case dipinte a colori accesi, intensi, densi, come se gocciolassero il colore stesso.

La chiesa in stile barocco

Una chiesa imponente, severa, a vederla da fuori; con un campanile che pare toccare il cielo, per poi sprofondare all’interno dell’edificio e rivelare un ambiente ricchissimo di decorazioni, in stile barocco, caldo.
Oserei dire: sensuale, se non si trattasse di una chiesa.

L’impressione è comunque di calore. Quegli stucchi, quegli affreschi, non sono freddi, non sono severi, non incutono timore, come potrebbe essere, ad esempio, per un edificio in stile romanico.

Si ritorna quindi a una dimensione quotidiana.
Passeggiando sotto un portico che pare non avere fine, si termina la visita osservando la propria ombra pedalare in bicicletta.

Il viaggio è finito. Peccato!.

Ironia della sorte. Banalità quotidiana. Il viaggio fantastico è terminato.

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Longitude,Latitude,Name
11.305475783043645,44.71198509121888,”La Rocca XV Sec -Pieve di Cento BO”

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Riferimenti

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