Bologna – Escursione 16

Bologna - la statua del Nettuno

Bologna – Escursione breve

Santuario di San Luca – Due chilometri di porticato

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Il Santuario di San Luca si trova in cima ad una collinetta che sovrasta la città di Bologna.

E’ una delle attrazioni turistiche della città e si può raggiungere:

  • in auto, attraverso una via panoramica dei colli bolognesi
  • a piedi, attraverso un porticato di oltre due chilometri

La seconda opzione, a piedi lungo il portico, è sicuramente la più suggestiva. Fra l’altro, il portico è tutto in salita e, verso la vetta, diventa una scalinata di gradini.

In origine, penso fosse un perscorso di penitenza per i fedeli che dovevano supplicare misericordia per qualche colpa commessa o ottenere una grazia con l’intercessione della Madonna di San Luca.

Oggi tuttavia, la via di San Luca viene percorsa in gran parte da turisti curiosi, oppure giovani che vogliono saggiare la propria capacità di resistenza alla fatica.

E veramente, quel porticato in salita, è proprio una prova di resistenza alla fatica. 🙂

Ma ne vale la pena. Man Mano che si sale, si affaccia la città sotto di noi; si allarga l’orizzonte sopra i nostri occhi, fino ad abbracciare l’intero panorama delle colline e delle valli che circondano la città.

E’ uno spettacolo superbo, degno della fatica necessaria a conquistare la vetta di quel colle.

Il Santuario inoltre, è un edificio imponente, di forma circolare, circondato da portici e gradinate.

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Longitude,Latitude,Name
11.298021183038056,44.479460057025776,”Santuario Madonna di San Luca”
11.310970888198034,44.490298590277305,”Salita di San Luca- percorso a piedi”
11.316120729444588,44.48883290349044,”Via di Casaglia – percorso in auto”

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Bologna – Escursione 15

Bologna - la statua del Nettuno

Bologna – Escursione breve

Gorgognano – Borgo fantasma

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Alla ricerca di luoghi insoliti e curiosi.

Fra le cose che mi piace visitare, ci sono i borghi fantasma. Borgo fantasma viene detto quel luogo abitato che viene successivamente abbandonato dagli abitanti, per un motivo o per l’altro.

E Gorgognano è proprio un borgo fantasma. Ma tanto fantasma.

Tanto è vero in quanto, una volta arrivati sul luogo, ci si chiede: “…e il borgo dov’è?”. Infatti dalla strada non si vede.

Ma c’è di più. E non lo dico per scoraggiare i potenziali visitatori, quanto perchè, mezzo chilometro prima di arrivare, c’è un bivio e un bel cartello stradale che indica di girare a sinistra perchè quella è “Via Gorgognano”.

Invece la direzione del borgo fantasma è quella che prosegue dal bivio verso destra, dove non è indicato niente. Il borgo fantasma si trova quindi a destra del bivio, circa mezzo chilometro più avanti.

Nessun problema, però. Se no, che borgo fantasma è quello che viene correttamente ed esaustivamente indicato dai cartelli stradali?
Un borgo fantasma che rispetti la sua denominazione deve giustamente essere anche malamente indicato. Dico questo col sorriso sulle labbra e non perchè contrariato. 🙂

La balena pliocenica

Dunque, al bivio, proseguire a destra, dove non è alcuna indicazione.
Proseguendo nella direzione sbagliata, cioè a sinistra, però si trova una piacevole sorpresa: la balena piocenica.
Ho detto giusto. In cima alla montagna è stata ritrovata una balena di 200 milioni di anni fa, spiaggiata e morta lì, sulla cima di quel colle.

Sì, perchè la linea di costa, a quei tempi, era proprio lì. Evidentemente la Pianura Padana era completamente sommersa dal mare.
Così, oggi, un povero disgraziato, come me, va a cercare Gorgognano e si trova di fronte a una balena scolpita nella roccia!

Il borgo fantasma

E’ una cosa veramente buffa. Ma torniamo a Gorgognano.

Quel che si individua abbastanza bene è la chiesetta, l’unico edificio rimasto in piedi.
Dalla chiesetta, proseguendo sulla cima del colle per duecento o trecento metri, si arriva alle rovine dell’abitato. Si capisce di stare calpestando le macerie perchè un cartello indica che quello è l’abitato di Gorgognano.

Due sassi qui, una fila di pietre là, qualche accenno alle fondamenta di un edificio, un sentiero troppo largo per essere solo un sentiero nel bosco. E’ tutto.

Il bosco ha lentamente ricoperto di vegetazione tutte le macerie.

Però il fascino dell’esplorazione e della scoperta, la fantasia che corre immaginando cosa poteva esserci qui e cosa poteva esserci là, la sorpresa di trovare una balena scolpita in cima a una montagna; tutto ciò merita sicuramente lo sforzo necessario per visitare il borgo fantasma di Gorgognano.

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Longitude,Latitude,Name
11.379861811871601,44.35951273612668,”Gorgognano -Borgo fantasma”
11.383230540708015,44.360317733807975,”Gorgognano -ingresso per la chiesetta”
11.378244313975332,44.35786163374377,”Gorgognano -ingresso per l’abitato”
11.374371204038344,44.36099898006013,”Gorgognano -La balena pliocenica”

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Bologna – Escursione 14

Bologna - la statua del Nettuno

Bologna – Escursione breve

La Roccaccia di Tossignano

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Alla ricerca di luoghi insoliti e curiosi.

Giunto a Tossignano, mi sono chiesto: “E la rocca, dov’è?”. Quel piccolo paese mi sembrava sospeso lungo la linea del tempo.

Sembrava uscito da un racconto di favole: una piazzetta ben ordinata, fiori di geranio appesi alle barriere stradali, vicoli stretti che scendono rapidamente a valle, fra case dipinte a colori vivaci ma sempre gradevoli alla vista.

Tutto mi sembrava far parte del mio vecchio gioco delle casette di legno, col quale mi divertivo quando l’infanzia era la mia maggiore età.

Ma la Rocca, dov’era?

Ho percorso a piedi la piazzetta e sono uscito inoltrandomi verso la parte superiore del paese.
C’era un totem di legno e un piccolo giardino, con qualche posto per parcheggiare l’auto.

Mi sono avvicinato al totem. Era scolpito, e mostrava immagini con storie raccontate.

Mi sono inoltrato su un sentiero che sembrava raggiungere la vetta della collinetta. Se c’era una rocca, da lassù l’avrei vista.

Oh! sorpresa!

Alla destra del sentiero c’era un capannotto. Era piuttosto un tetto sorretto da due pali di legno; e sotto, ben ordinato e arredato, ho visto una casetta per gatti: una cuccia, qualche ciotola, qualche coperta.

E c’era anche un gatto, che mi ha guardato con un misto di sorpresa e diffidenza, incapace di decidersi e fidarsi per farsi accarezzare, oppure scappare e abbandonare momentaneamente la sua casetta al molesto visitatore.

Ho lasciato il gatto ai suoi impegni e mi sono diretto sulla cima della collina, senza risultato.

La Roccaccia non c’era.

Per raggiungere la rocca, bisogna inoltrarsi verso l’istituto di cura che si trova all’inizio del paese, superarlo e camminare per altri duecento metri lungo un sentiero lastricato.

Ed ecco i resti della Rocca di Tossignano.

Qualche muro che si protende come un dito teso verso il cielo, la base rotonda di un torrione, qualche altro pezzo di muraglia e questo è tutto ciò che è rimasto. Ma io ero estremamente affascinato da quei modesti ruderi. Mi hanno sempre incuriosito i castelli diroccati.

Chissà quali storie si celavano dietro a quei poveri resti!
Magari una storia di assalto alle mura, oppure una rivalità con qualche signore del territorio confinante.

E il precipizio. Quella rocca era adagiata sulla cima di un precipizio roccioso. Un ottimo stratagemma di difesa. Da quel lato sicuramente la rocca era imprendibile. Bastava difendere solo il lato rivolto al paese.

Oggi la rocca è quasi scomparsa. Rimangono pochi ruderi ben curati dalla amministrazione comunale. Ma il luogo è estremamente affascinante.

Per il resto, il paese è delizioso.

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Longitude,Latitude,Name
11.603808511869454,44.27116069040216,”Tossignano – Ruderi rocca del XV Secolo”

Riferimenti

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Bologna – Escursione 12

Bologna - la statua del Nettuno

Bologna – Escursione breve

Eremo di Tizzano

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Alla ricerca di luoghi insoliti e curiosi.

Quando ho deciso di andare a visitare l’Eremo di Tizzano, mi aspettavo di trovare un grande complesso monastico, una grande chiesa, quartieri per i monaci, visite guidate per turisti e visitatori.

Una volta giunti sul posto, in effetti il complesso monastico c’era, ma i monaci non ci sono più.

La chiesa è visitabile solo nei giorni festivi. Per il resto della settimana è chiusa, come del resto succede in genere per i luoghi di culto fuori dall’ambito cittadino.

Il quartiere dei monaci oggi è in parte diventato un ristorante gestito da privati, il resto è stato trasformato in private abitazioni.

E’ stato possibile filmare soltanto l’esterno della chiesa e il vialetto d’ingresso.

Peccato, mi sono detto. Probabilmente in passato il luogo è stato ricco e fiorente. Forse l’Eremo amministrava e gestiva la proprietà dei terreni collinari all’intorno. Ma oggi quei terreni sono tutti privati, coltivati con cura da scrupolosi e indaffarati contadini.

Mi sono allora dedicato a cercare di cogliere la bellezza del paesaggio all’intorno.

Bologna è una città di pianura, ma appoggiata sui primi rilievi collinari. In effetti, appena usciti dalla periferia della città, ci si inoltra lungo le piccole strade che portano in collina. E qui il paesaggio diventa stupendo: fra campi coltivati, boschi, chiesette di campagna e, appena ci si volta indietro, si ha l’opportunità di osservare il panorama della città che si stende lungo la pianura, fino all’orizzonte.

Così, se anche l’Eremo in sè oggi lascia solo trasparire l’importanza e la potenza che può avere avuto in passato; in compenso, il panorama che si gode dall’alto di quei primi costoni collinari, dà al visitatore il senso di un grande desiderio di superare altezze e immergersi in un panorama infinito.

C’era una chiesetta, all’interno di quel panorama: la Parrocchia di Tizzano.

Piccola, solitaria chiesetta, di importanza artistica pressochè nulla, ma infinitamente romantica, così immersa fra quei campi coltivati, arati, e in attesa della semina.

Ho cercato di cogliere qualcosa del fascino di quella chiesetta. Spero di esserci riuscito.

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Longitude,Latitude,Name
11.255010,44.467670,”Eremo di Tizzano -Casalecchio di Reno Bologna”
11.242801,44.461943,”Parrocchia di Tizzano -Casalecchio di Reno Bologna”

Riferimenti

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Bologna – Escursione – 11

Bologna - la statua del Nettuno

Bologna – Escursione breve

Villa padronale di pianura con giardino romantico

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Premessa

Riuscire a visitare un’antica villa padronale di pianura, oggi non è facile.

Qualsiasi padrone di un’antica dimora privatata non desidera aprire le porte di casa a truppe cammellate di turisti chiassosi e curiosi, armati di fotocamera, che si aggirano intorno, calpestando e rovinando giardini e aiuole; magari strappando un fiore per portarlo a casa propria; oppure sedendosi su quella che è una statua di arredo del giardino e non è una panchina pubblica.

Così, quando ho saputo che si poteva visitare quell’antica villa di pianura, mi sono immediatamente iscritto per partecipare, cercando di rispettare l’intimità e la riservatezza che il luogo e il suo padrone rappresentavano.

La storia in genere delle ville padronali

Verso la fine del 1800, queste dimore rappresentavano la residenza del padrone delle terre coltivabili intorno alla villa stessa. Un unico padrone nella sua villa e tanti contadini nei poderi. Era il residuo del sistema feudale del Medioevo.

Il proprietario era padrone dei terreni agricoli, i contadini invece lavoravano la terra e avevano diritto ad abitare nella fattoria a patto che versassero almeno la metà del raccolto al padrone.

Il sistema economico è stato così chiamato: mezzadria, che significa pressappoco metà a me e metà a te.

Colazione sull'erba

Va da sè che quella metà spesso veniva raddoppiata: al padrone andava tuttto il raccolto e al contadino rimaneva solo quel tanto sufficiente a sopravvivere. Agli inizi del 1900, i contadini soffrivano la fame, mentre i padroni vivevano praticamente di rendita.

I padroni aderirono in massa al partito fascista che garantiva loro un argine al dilagante comunismo, mentre le masse dei diseredati considerarono con qualche interesse la possibilità che il comunismo potesse liberarli dal giogo servile della mezzadria.

Questa situazione di feroce tensione politica, si risolse solamente dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’avvento dell’industrializzazione in Italia.

I contadini in parte abbandonarono le terre e andarono a fare gli operai in fabbrica, andando a costituire il proletariato urbano delle città. Le città videro, negli anni fra il 1950 e il 1980, un grande sviluppo delle proprie periferie urbane, con la costruzione di grandi quartieri e palazzoni che ancora oggi si possono osservare.

Una parte dei contadini però rimase nel proprio podere e accettò di acquistare la terra dal padrone, diventandone proprietari. Ai padroni così, un pò alla volta, rimase solo la proprietà della villa padronale, con i problemi relativi alla costosa manutenzione degli edifici e del giardino.

I contadini invece, lavorando sodo e con tanto sudore della fronte, oggi sono silenziosamente diventati benestanti, quasi ricchi. I loro campi coltivati sono un gioiello di perfezione. Dalle vigne ricavano un ottimo vino. Dall’allevamento di animali ricavano il letame per concimare i campi. Dai campi ricavano sementi ed erba per il nutrimento degli animali e per la vendita sul mercato.

Questi contadini oggi sono proprietari di giganteschi e costosi trattori, macchine per la trebbiatura, l’aratura, la disinfestazione, l’irrigazione.

Ai proprietari delle ville padronali, invece, come già detto precedentemente, una volta che i contadini gli sono sfuggiti, non è rimasto altro che vendere i terreni e mantenere la sola proprietà della villa con annesso giardino. Qualcuno di loro ha trasformato la villa in luogo per cerimonie e matrimoni, risolvendo il problema dei costi di manutenzione dell’edificio.

Così trasformata, la villa è rimasta ben presentabile e in ottimo stato, ma ha perso il fascino della villa padronale del XIX secolo e del relativo giardino romantico adiacente all’edificio principale.

Edouard Manet (1832-1883) - La colazione sull'erba

La visita

La villa che ho visitato invece, è rimasta più o meno simile a ciò che poteva essere nel 1800:

  • un padrone orgoglioso della sua proprietà;
  • una chiesetta privata per le funzioni religiose;
  • una zona dedicata agli attrezzi per il giardino;
  • una serra seminterrata, per garantire umidita’ alle piante e mitigare il calore eccessivo della stagione estiva;
  • un giardino romantico con punti visivi di attrazione;
  • qualche accenno a un rudere in mattoni, che fa tanto il fascino del misterioso, dove potersi momentaneamente celare e osservare il mondo attorno.

Insomma, quella villa, pur nella sua semplicità, perchè non era estremamente imponente e vistosa, aveva tuttavia interamente il fascino di una dimora padronale del XIX secolo.

E quel giardino, con le semplici opere artistiche a fare da punto di attrazione visiva, sembrava appena uscito da un quadro dei pittori impressionisti di fine ‘800, con gentiluomini e dame che conversano stando placidamente seduti sull’erba.

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Bologna – Escursione – 10

Bologna - la statua del Nettuno

Bologna – Escursione breve

Castello di Bazzano del XV Secolo

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Alla ricerca di luoghi insoliti e curiosi.

Ed ecco l’imponente Rocca dei Bentivoglio a Bazzano, voluta dalla Contessa Matilde di Canossa nell’XI Secolo.

La struttura attuale però è del XV secolo.

Si compone di un ingresso ad arco, con adiacente un grande edificio oggi adibito a museo.

Una volta all’interno, ci si ritrova in un grazioso giardinetto cui fa da sfondo una grande chiesa.

Dalla chiesa, si diparte una via che passa attraverso una delle porte del castello e conduce in paese.

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Longitude,Latitude,Name
11.083208442566088,44.50311679463954,”Bazzano – Rocca dei Bentivoglio del XV Secolo”

Riferimenti

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Bologna – Escursione – 9

Bologna - la statua del Nettuno

Bologna – Escursione breve

Castello di Vignola del XV Secolo

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Alla ricerca di luoghi insoliti e curiosi.

Non pensavo che la Rocca di Vignola fosse così affascinante.

Mentre ti incammini lungo le stradine all’interno, il tempo sembra retrocedere fino al Medioevo, e poi avanti verso il Rinascimento, immaginando di incrociare frettolosi soldati a cavallo, cui bisogna cedere il passo per non farsi travolgere.

Poi immagino di sbirciare fra qualche finestra semichiusa, illudendomi di scorgere la dama del castello in sontuose vesti di seta, intenta a conversare amabilmente con una sua ospite, mentre ancelle affaccendate provvedono a servir loro biscotti allo zenzero da intingere in un elisir al profumo di menta.

Ma bisogna ritrarsi, sta per arrivare il signore del castello, alla testa dei suoi fidi cavalieri, trionfante dall’ultima impresa di guerra.

Fra tamburi e fanfare, fra bandiere e insegne col simbolo del casato, giunge il signore del castello sulla piazza, e il popolo inneggia e loda le sue imprese, loda la sua magnificenza e ringrazia per la sua benevolenza.

Chissà che questi, in segno di magnanimità, non distribuisca denaro e cibo a tutti i presenti.

Un altro giorno sta per concludersi, per il povero contadino, servo della gleba, e forse oggi riuscirà a portare a casa molto cibo, e qualche spicciolo da spendere all’osteria, fra un bicchiere di vino e una partita a carte.

Domani dovrà alzarsi presto. Dovrà andare a dissodare le terre del padrone, se vuole avere qualche speranza di rimanere nel podere che gli è stato assegnato.

La sua famiglia lo aspetta, ma conviene ritardare ancora un poco. La distribuzione di cibo e denaro è quasi certa, vista la vittoria del suo signore e padrone.

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Beh, è stato un bel sogno. Anche per me, turista occasionale di molti secoli più avanti sulla linea del tempo, è ora di tornare a casa.

 

Longitude,Latitude,Name
11.00993101187441,44.47683079786753,”Vignola – Castello del XV Secolo”

Riferimenti

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Bologna – Escursione – 8

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Bologna – Escursione breve

Nonantola – Abbazia dell’ VIII Secolo

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Alla ricerca di luoghi insoliti e curiosi.

Per anni sono passato da Nonantola per andare a lavorare. Non potevo mai fermarmi perchè al mattino era troppo presto e la sera troppo tardi. Poi mi sono deciso e un mattino, invece di stare a dormire, sono andato a Nonantola.

Sapevo della sua antichissima Abbazia. Procopio di Cesarea, storico del VI secolo, cita Nonantola nel suo libro “La guerra gotica”.

A quei tempi, siamo intorno al 550 dopo Cristo, Nonantola era una città molto importante, crocevia di strade e di traffico commerciale.

Oggi possiamo ancora ammirare la sua sontuosa abbazia, che si innalza imponente in mezzo al centro abitato. Un centro abitato che conserva ancora tutto il fascino di un villaggio medievale.

Nonantola - Complesso abbaziale

Possiamo percorrere la strada che conduce alla Torre dell’orologio, e quindi immergerci nella piazza del mercato, con le sue logge ad arco.

Con un pizzico di fortuna, si può anche incontrare una gentilissima guida turistica che, con grande fervore, vi illustrerà tutti i luoghi importanti da visitare.

Ma la cosa che più mi ha affascinato è stata la cripta sotto l’abbazia. Ho avuto la fortuna di visitarla in un momento in cui non c’erano visitatori e il fascino di quelle colonne, le immagini di quei capitelli, mi hanno trascinato immediatamente in un passato ormai lontano, un passato con molte ombre e poche luci che ti colpiscono gli occhi, abbagliandoti all’improvviso.

Inoltre, come non rimanere impressionati dagli enormi pilastri che sostengono la navata centrale!

E come riuscire a passare oltre il portale d’ingresso dell’abbazia, senza soffermarsi a guardare l’intreccio di immagini e motivi floreali che ne ornano i lati!

E come non rimanere impressionati dai due leoni che stanno a guardia dell’ingresso dell’abbazia! Quasi ad ammonire il visitatore che si sta per entrare in un luogo sacro, e bisogna spogliarsi di ogni arroganza, svestirsi di ogni simbolo di potere e di ogni titolo onorifico; per indossare l’umile veste del fedele che si approssima alla dimora della divinità, dove ogni pretesa umana si riduce in polvere.

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Longitude,Latitude,Name
11.04327730369846,44.67808261705671,”Nonantola – Abbazia VIII Secolo”

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Bologna – Escursione – 7

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Bologna – Escursione breve

San Pietro – Villaggio e torre del XII Secolo

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Alla ricerca di luoghi insoliti e curiosi.

il villaggio di San Pietro non è quello famoso che si trova a Roma. Questo è a pochi chilometri da Bologna, a Ozzano, in una minuscola frazione del comune.

Che cosa c’era a San Pietro nel Medioevo? Io credo fosse un castello, o un piccolo borgo fortificato.

San Pietro - La fontana ornamentale

Intorno alla torre rimangono resti di pavimentazione, e a mezzo chilometro dall’abitato sussistono due vasche, di cui una corredata di una statua e uno stagno d’acqua con ninfee.

Era forse il giardino dei signori del castello?

A tutt’oggi rimane la torre, ben conservata e restaurata. Il resto è affidato in parte alla fantasia del turista.

Tuttavia il paesino non manca di nulla. Poche case, strette attorno alla chiesa, che svetta in alto con il suo campanile, in perfetto stile delle chiese di pianura, nella terra d’Emilia.

E c’è anche una osteria/trattoria, fra quelle due o tre case. Vale la pena di visitarlo, questo minuscolo paesino.

Il luogo è considerato un “unicum” dal Comune di Ozzano che, nel periodo estivo organizza qui eventi e rassegne teatrali.

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Longitude,Latitude,Name
11.482436,44.416876,”San Pietro -Chiesa e osteria – Ozzano BO”
11.483158,44.417345,”San Pietro -Torre XII Sec – Ozzano BO”
11.480088,44.415490,”San Pietro -Antica fonte con vasca – Ozzano BO”

Riferimenti

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