21 Carpi città ideale del Rinascimento

Bologna - la statua del Nettuno

Arte romanica in Emilia Romagna

Carpi città del Medioevo e del Rinascimento
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Uno stupendo centro cittadino

Eccomi a Carpi, tranquilla città di tipo medievale, nei pressi di Modena.
Ciò che sto cercando è la Pieve Santa Maria in Castello, chiesa romanica dell’VIII secolo dopo Cristo, la più antica della città di Carpi. La chiesa si trova in centro, zona pedonale.

Appena giunto, sono rimasto sorpreso nel vedere la bellezza del centro di questa cittadina: con l’ampia piazza rettangolare e il castello che la sovrasta.

Potere religioso e potere civile

Accanto al potere civile, rappresentato dal castello dei Pio, non poteva mancare anche il potere religioso, rappresentato dall’imponente cattedrale barocca del XVI secolo.
Potere civile e potere religioso si sono sempre fronteggiati dal Medioevo ad oggi, ognuno per sè tentando di conquistare il controllo ideologico dei cittadini.

La cattedrale

La Cattedrale di Santa Maria Assunta, in stile barocco del XVI secolo, si erge a lato della piazza ed è internamente decorata da dipinti che lasciano stupefatti per la ricchezza dei colori e delle immagini.

Evidentemente, penso io, con quelle ricche decorazioni si voleva dimostrare la propria potenza innanzi tutto, ma anche un rinnovato interesse per la vita terrena, e mettere da parte la severa spiritualità che caratterizzava il periodo dell’Alto Medioevo rappresentato dall’arte romanica.

Basta infatti confrontare la ricca cattedrale, del XVI secolo, con la semplicità della Pieve di Santa Maria in Castello, dell’VIII secolo, per capire immediatamente cosa intendo per cambio di mentalità nella costruzione delle due chiese.

La pieve

La pieve si trova nella piazzetta sul retro del castello. Un altissimo campanile, più recente della chiesetta, le fa da compagno.
In origine, nella piazza doveva esserci un castello più modesto, mentre la pieve doveva essere molto più ampia.

In un periodo di supremazia del potere temporale sul potere religioso, probabilmente i principi di Carpi decisero di ridimensionare la pieve, riducendola a ciò che si vede oggi, una chiesetta piuttosto piccola; per poter invece erigere un più grande e rappresentativo castello.

In contemporanea, o subito dopo, venne quindi eretta anche la cattedrale.

Così la pieve è rimasta in disparte mentre, come ho già detto, castello e cattedrale si contendevano il potere.

Ecco quindi perchè oggi la cittadina di Carpi si presenta con un’ampia piazza, per discutere e fare commercio, all’ombra delle torri di un’imponente castello, all’angolo di una fastosa e ricca cattedrale.

La città ideale del Rinascimento

La gente, placidamente pedalando in bicicletta, o placidamente passeggiando intorno alla piazza, richiama alla memoria lo spirito di una cittadina tranquilla e serena, come se le ansie della vita quotidiana non facciano parte di questa comunità.

E’ questa l’impresssione che ne ho avuto, durante la visita: di essere di fronte ad una città ideale nello spirito del Rinascimento italiano.

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Longitude,Latitude,Name
10.885279483062728,44.78346197296382,”Carpi – Piazza dei Martiri”
10.88638991762915,44.78475270946763,”Carpi – Cattedrale di Santa Maria Assunta XVI Secolo”
10.886406010883737,44.78294795481713,”Carpi – Pieve di Santa Maria in Castello VIII secolo”
10.885338491941221,44.78558843634897,”Carpi – Castello Palazzo dei Pio”

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1 Il Castello di Bardi – IX Secolo

I castelli del parmense

Parma – Escursione

Castello di Bardi – IX Sec
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Prosegue la mia iniziativa di andare alla scoperta del patrimonio italiano, storico, artistico e culturale.

Se a qualcuno piace visitare i castelli, la provincia di Parma ne è piena. E sono pure tenuti bene e aperti al pubblico.

Il Castello di Bardi, con la sua imponenza austera, è uno di quelli che sono riuscito a visitare, durante il mio breve soggiorno estivo nella zona.

Assomiglia molto ai castelli della Scozia.
E ora mi chiedo: “Perchè fare tanta strada, andare in Scozia per vedere i castelli della saga del “Trono di Spade”, quando quelli taliani nel parmense sono precisi?

Sono vecchi castelli, un pò cupi, arroccati sulla vetta di un colle che domina la vallata, sia quelli scozzesi, che quelli del parmense.

E qui termino la polemica, che è rivolta scherzosamente a me stesso.

Un’accoglienza di tutto rispetto

Appena entrati nel castello, si può fare l’esperienza d’essere messi in ceppi, alla gogna, e farsi così una bella foto ricordo. 🙂

Che dire? Non basta anche solo questo per decidere di visitare il castello di Bardi?

Un problema tecnico alla videocamera, mi ha fatto perdere le immagini della visita all’interno del castello.
Pertanto ho solo le immagini panoramiche.

Va bene, pazienza. Se un giorno tornerò a Bardi, filmerò nuovamente gli interni.

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Longitude,Latitude,Name
9.731021481186927,44.629665471656864,”Castello di Bardi IX Sec -Bardi PR”

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20 Rocca di Pieve di Cento – XV Sec

Bologna - la statua del Nettuno

Bologna – Escursione breve

Rocca di Pieve di Cento – XV Sec
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Un paesino giocattolo

Ecco un viaggio al limite del fantastico, in un paesello che pare uscito dal mio gioco delle costruzioni di legno.

Già, ricordo ancora quel gioco, quando da bambino vi ho trascorso interminabili pomeriggi, nella vecchia casa dei miei genitori, mentre mia madre era intenta alle faccende di cucina, e ogni tanto metteva un nuovo pezzo di legna da ardere dentro la stufa.

Ricordo bene anche quella stufa, con il piano in ghisa, a strisce circolari, che si estraevano dal centro verso l’esterno, ogni cerchio più grande dell’altro, fino a rivelare interamente il fuoco e la brace che ardevano di sotto.

E io giocavo e giocavo con quelle costruzioni di legno. Costruivo viuzze, costruivo piazzette, ci mettevo le persone a conversare una di fronte all’altra.

Il viaggio di fantasia si avvera

Ed ecco, di nuovo quella piazzetta, questa volta reale, in un paesino veramente esistente, ma tuttavia come se fosse immerso in un tempo immobile, identico giorno dopo giorno.

La gente tranquillamente seduta al bar, a chiacchierare e fare una partita a carte.
Qualcuno si affretta a portare a casa la borsa della spesa.
Un altro si appresta ad entrare nel negozio.

Ma si approssimano le mura della Rocca, in fondo a quella via con le case dai colori accesi.

Si viene come risucchiati fra quelle muraglie diroccate, fra quegli archi rovinati, dove non esiste il tetto e neanche esistono le porte d’ingresso e d’uscita.

Ma le feritorie, quelle sì, esistono; e ti attirano immediatamente. Ti avvicini, ti avvicini, e al terzo tentativo di scrutare all’esterno della feritoia, improvvisamente ti trovi immerso in un’altra dimensione spazio-temporale.

La distorsione spazio-temporale

Lo sguardo rivolto verso una pianura con campi di un colore verde intenso.
Poi una corsa sopra gli alberi, liberi di volare e osservare il paesaggio.

Poi un tramonto che minaccia tempesta, chissà dove, nel tunnel spazio-tempo.
Chissà dove.

Il ritorno alla rocca e alle viuzze del paese.
Di nuovo le case dipinte a colori accesi, intensi, densi, come se gocciolassero il colore stesso.

La chiesa in stile barocco

Una chiesa imponente, severa, a vederla da fuori; con un campanile che pare toccare il cielo, per poi sprofondare all’interno dell’edificio e rivelare un ambiente ricchissimo di decorazioni, in stile barocco, caldo.
Oserei dire: sensuale, se non si trattasse di una chiesa.

L’impressione è comunque di calore. Quegli stucchi, quegli affreschi, non sono freddi, non sono severi, non incutono timore, come potrebbe essere, ad esempio, per un edificio in stile romanico.

Si ritorna quindi a una dimensione quotidiana.
Passeggiando sotto un portico che pare non avere fine, si termina la visita osservando la propria ombra pedalare in bicicletta.

Il viaggio è finito. Peccato!.

Ironia della sorte. Banalità quotidiana. Il viaggio fantastico è terminato.

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Longitude,Latitude,Name
11.305475783043645,44.71198509121888,”La Rocca XV Sec -Pieve di Cento BO”

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19 Dinosauri – Parco della preistoria

Bologna - la statua del Nettuno

Bologna – Escursione breve

Dinosauri – Parco della preistoria
San Lazzaro di Savena
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Uuhh! che emozione!

Un parco della preistoria a due passi da Bologna!
Dinosauri a grandezza naturale! E mostrano i denti!

Con un pizzico di fantasia si può immaginare di perdersi in una radura in un bosco, seguendo un sentiero malamente accennato, circondati da alberi alti e fitti. Un luogo ideale per tendere agguati. Solo che il cacciatore è il dinosauro, e la preda è l’essere umano.

E trovarsi immediatamente circondati da animali preistorici, udire l’orribile richiamo di caccia: c’è odore di carne, di carne umana!

Ma dove sono quei dinosauri? Ormai mi sono perduto nel bosco.

Mi affretto a correre lungo il sentiero, mentre il respiro si fa affannoso; la paura mi blocca le articolazioni.

Quegli animali preistorici sono sempre più vicini. Li sento dietro le mie spalle, li avverto in lontananza, mentre un vago rumore di insetti giganteschi s’insinua nelle mie orecchie.

Non ho più fiato, ormai. Ho corso tanto. Sono giunto a uno stagno di acqua bassa. Dovrei attraversarlo, ma come? Chi si azzarda a mettere i piedi in acqua?

Ma la visita è finita. La paura lentamente svanisce, e con essa si dissolve anche il Parco della Preistoria di San Lazzaro di Savena, a Bologna.

E’ stato bello, però.

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Longitude,Latitude,Name
11.40203341111266,44.46854909762127,”Parco della preistoria – San Lazzaro di Savena BO”

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Nota: alcuni suoni sono presi da https://freesound.org/

 

18 Pieve romanica di Sala Bolognese – XI Sec

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Bologna – Escursione breve

Pieve di S.Maria Annunziata a Sala Bolognese – XI Sec

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Mi sto appassionando all’arte romanica in Emilia Romagna.
Ecco un esempio più unico che raro di quest’arte, a due passi da Bologna.

La Pieve di Santa Maria Annunziata a Sala Bolognese è una delle chiese in stile romanico-lombardo meglio conservate della provincia di Bologna.

Risale all’XI secolo la struttura principale, ma risulta costruita sui resti di una chiesa più antica, forse del V secolo.
A sua volta, la chiesa antica era in origine un tempio pagano, trasformato in chiesa cristiana fra V e VI secolo.

Una croce bizantina, a mosaico, incastonata sul muro delle austere scale in pietra che salgono all’altare, testimonia il rito dell’esorcismo della croce, documentato dalla fine del periodo pagano, per il passaggio di un edificio pagano al cristianesimo.

La mensa dell’altare è costituita da una lastra di marmo dove è scolpita una testa di divinità pagana con corna di ariete, Giove Ammone, sulla quale, scalpellando l’effigie, è stata ricavata la croce.

La cripta sottostante, presenta gli archi dipinti con simboli di epoca paleocristiana.

In prossimità della porta d’ingresso, si conserva l’antica vasca battesimale per immersione, di marmo rosso di Verona.

Digressione sul tema del battesimo per immersione

Il battesimo per immersione è una delle cerimonie più antiche della religione cristiana, testimoniata anche dal Vangelo, nell’episodio del battesimo di Gesù sul fiume Giordano.

Oggi il rituale del battesimo cristiano consiste nel versare acqua santa sulla testa del battezzando, ma Gesù stava invece dentro al fiume, immerso nell’acqua.

Il battesimo per immersione, oltre ad essere un rituale ebraico, era anche il rituale dei fedeli delle antiche religioni gnostiche, assai avversate dal Cristianesimo dei Padri della Chiesa, che hanno scritto libri e libri contro lo gnosticismo.

La mistica pagana tardo-ellenistica pure, aveva rituali di battesimo per immersione.
Nel testo “Corpus Hermeticum”, al capitolo IV, paragrafo 4, il discepolo Tat conversa con il sacerdote Ammone:

<< … >>
<< Perchè dunque, o padre, Dio non distribuì a tutti l’intelletto?>>
<<Poichè egli volle, o figlio, che questo prendesse dimora nelle anime come premio da conquistare.>>
<<E dove lo ha posto?>>
<< Dopo averne riempito un grande cratere, lo inviò sulla terra, quindi, scelto un araldo, gli ordinò di annunziare questo al cuore degli uomini: “Immergiti in questo cratere, tu che lo puoi, tu che credi che risalirai verso colui che ha mandato il cratere sulla terra, tu che sai per che cosa sei nato”. Questi dunque hanno accolto l’annuncio e sono stati battezzati nel Nous, questi hanno preso parte alla conoscenza e sono divenuti perfetti, poichè avevano ricevuto il Nous.>>
<< … >>

Perchè dunque, gnosticismo e mistica pagana erano tanto avversati dai Padri della Chiesa?

Perchè il Cristianesimo, se voleva affermarsi, doveva darsi una impostazione totalmente diversa dalle altre fedi allora esistenti, altrimenti avrebbe finito per presentarsi come una deriva di una religione che sarebbe confluita nuovamente nel paganesimo.

Ciò doveva essere evitato ad ogni costo.

Così oggi, il rituale del battesimo semplicemente versa acqua sulla testa del battezzando, che non sta immerso nell’acqua.

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Longitude,Latitude,Name
11.256833952350188,44.61646235385274,”Pieve Santa Maria Annunziata -Sala Bolognese BO”

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Riferimenti

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16 Santuario di San Luca – Due chilometri di porticato

Bologna - la statua del Nettuno

Bologna – Escursione breve

Santuario di San Luca – Due chilometri di porticato

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Il Santuario di San Luca si trova in cima ad una collinetta che sovrasta la città di Bologna.

E’ una delle attrazioni turistiche della città e si può raggiungere:

  • in auto, attraverso una via panoramica dei colli bolognesi
  • a piedi, attraverso un porticato di oltre due chilometri

La seconda opzione, a piedi lungo il portico, è sicuramente la più suggestiva. Fra l’altro, il portico è tutto in salita e, verso la vetta, diventa una scalinata di gradini.

In origine, penso fosse un perscorso di penitenza per i fedeli che dovevano supplicare misericordia per qualche colpa commessa o ottenere una grazia con l’intercessione della Madonna di San Luca.

Oggi tuttavia, la via di San Luca viene percorsa in gran parte da turisti curiosi, oppure giovani che vogliono saggiare la propria capacità di resistenza alla fatica.

E veramente, quel porticato in salita, è proprio una prova di resistenza alla fatica. 🙂

Ma ne vale la pena. Man Mano che si sale, si affaccia la città sotto di noi; si allarga l’orizzonte sopra i nostri occhi, fino ad abbracciare l’intero panorama delle colline e delle valli che circondano la città.

E’ uno spettacolo superbo, degno della fatica necessaria a conquistare la vetta di quel colle.

Il Santuario inoltre, è un edificio imponente, di forma circolare, circondato da portici e gradinate.

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Longitude,Latitude,Name
11.298021183038056,44.479460057025776,”Santuario Madonna di San Luca”
11.310970888198034,44.490298590277305,”Salita di San Luca- percorso a piedi”
11.316120729444588,44.48883290349044,”Via di Casaglia – percorso in auto”

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15 Gorgognano – Borgo fantasma

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Bologna – Escursione breve

Gorgognano – Borgo fantasma

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Alla ricerca di luoghi insoliti e curiosi.

Fra le cose che mi piace visitare, ci sono i borghi fantasma. Borgo fantasma viene detto quel luogo abitato che viene successivamente abbandonato dagli abitanti, per un motivo o per l’altro.

E Gorgognano è proprio un borgo fantasma. Ma tanto fantasma.

Tanto è vero in quanto, una volta arrivati sul luogo, ci si chiede: “…e il borgo dov’è?”. Infatti dalla strada non si vede.

Ma c’è di più. E non lo dico per scoraggiare i potenziali visitatori, quanto perchè, mezzo chilometro prima di arrivare, c’è un bivio e un bel cartello stradale che indica di girare a sinistra perchè quella è “Via Gorgognano”.

Invece la direzione del borgo fantasma è quella che prosegue dal bivio verso destra, dove non è indicato niente. Il borgo fantasma si trova quindi a destra del bivio, circa mezzo chilometro più avanti.

Nessun problema, però. Se no, che borgo fantasma è quello che viene correttamente ed esaustivamente indicato dai cartelli stradali?
Un borgo fantasma che rispetti la sua denominazione deve giustamente essere anche malamente indicato. Dico questo col sorriso sulle labbra e non perchè contrariato. 🙂

La balena pliocenica

Dunque, al bivio, proseguire a destra, dove non è alcuna indicazione.
Proseguendo nella direzione sbagliata, cioè a sinistra, però si trova una piacevole sorpresa: la balena piocenica.
Ho detto giusto. In cima alla montagna è stata ritrovata una balena di 200 milioni di anni fa, spiaggiata e morta lì, sulla cima di quel colle.

Sì, perchè la linea di costa, a quei tempi, era proprio lì. Evidentemente la Pianura Padana era completamente sommersa dal mare.
Così, oggi, un povero disgraziato, come me, va a cercare Gorgognano e si trova di fronte a una balena scolpita nella roccia!

Il borgo fantasma

E’ una cosa veramente buffa. Ma torniamo a Gorgognano.

Quel che si individua abbastanza bene è la chiesetta, l’unico edificio rimasto in piedi.
Dalla chiesetta, proseguendo sulla cima del colle per duecento o trecento metri, si arriva alle rovine dell’abitato. Si capisce di stare calpestando le macerie perchè un cartello indica che quello è l’abitato di Gorgognano.

Due sassi qui, una fila di pietre là, qualche accenno alle fondamenta di un edificio, un sentiero troppo largo per essere solo un sentiero nel bosco. E’ tutto.

Il bosco ha lentamente ricoperto di vegetazione tutte le macerie.

Però il fascino dell’esplorazione e della scoperta, la fantasia che corre immaginando cosa poteva esserci qui e cosa poteva esserci là, la sorpresa di trovare una balena scolpita in cima a una montagna; tutto ciò merita sicuramente lo sforzo necessario per visitare il borgo fantasma di Gorgognano.

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Longitude,Latitude,Name
11.379861811871601,44.35951273612668,”Gorgognano -Borgo fantasma”
11.383230540708015,44.360317733807975,”Gorgognano -ingresso per la chiesetta”
11.378244313975332,44.35786163374377,”Gorgognano -ingresso per l’abitato”
11.374371204038344,44.36099898006013,”Gorgognano -La balena pliocenica”

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14 La Roccaccia di Tossignano

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Bologna – Escursione breve

La Roccaccia di Tossignano

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Alla ricerca di luoghi insoliti e curiosi.

Giunto a Tossignano, mi sono chiesto: “E la rocca, dov’è?”. Quel piccolo paese mi sembrava sospeso lungo la linea del tempo.

Sembrava uscito da un racconto di favole: una piazzetta ben ordinata, fiori di geranio appesi alle barriere stradali, vicoli stretti che scendono rapidamente a valle, fra case dipinte a colori vivaci ma sempre gradevoli alla vista.

Tutto mi sembrava far parte del mio vecchio gioco delle casette di legno, col quale mi divertivo quando l’infanzia era la mia maggiore età.

Ma la Rocca, dov’era?

Ho percorso a piedi la piazzetta e sono uscito inoltrandomi verso la parte superiore del paese.
C’era un totem di legno e un piccolo giardino, con qualche posto per parcheggiare l’auto.

Mi sono avvicinato al totem. Era scolpito, e mostrava immagini con storie raccontate.

Mi sono inoltrato su un sentiero che sembrava raggiungere la vetta della collinetta. Se c’era una rocca, da lassù l’avrei vista.

Oh! sorpresa!

Alla destra del sentiero c’era un capannotto. Era piuttosto un tetto sorretto da due pali di legno; e sotto, ben ordinato e arredato, ho visto una casetta per gatti: una cuccia, qualche ciotola, qualche coperta.

E c’era anche un gatto, che mi ha guardato con un misto di sorpresa e diffidenza, incapace di decidersi e fidarsi per farsi accarezzare, oppure scappare e abbandonare momentaneamente la sua casetta al molesto visitatore.

Ho lasciato il gatto ai suoi impegni e mi sono diretto sulla cima della collina, senza risultato.

La Roccaccia non c’era.

Per raggiungere la rocca, bisogna inoltrarsi verso l’istituto di cura che si trova all’inizio del paese, superarlo e camminare per altri duecento metri lungo un sentiero lastricato.

Ed ecco i resti della Rocca di Tossignano.

Qualche muro che si protende come un dito teso verso il cielo, la base rotonda di un torrione, qualche altro pezzo di muraglia e questo è tutto ciò che è rimasto. Ma io ero estremamente affascinato da quei modesti ruderi. Mi hanno sempre incuriosito i castelli diroccati.

Chissà quali storie si celavano dietro a quei poveri resti!
Magari una storia di assalto alle mura, oppure una rivalità con qualche signore del territorio confinante.

E il precipizio. Quella rocca era adagiata sulla cima di un precipizio roccioso. Un ottimo stratagemma di difesa. Da quel lato sicuramente la rocca era imprendibile. Bastava difendere solo il lato rivolto al paese.

Oggi la rocca è quasi scomparsa. Rimangono pochi ruderi ben curati dalla amministrazione comunale. Ma il luogo è estremamente affascinante.

Per il resto, il paese è delizioso.

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Longitude,Latitude,Name
11.603808511869454,44.27116069040216,”Tossignano – Ruderi rocca del XV Secolo”

Riferimenti

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12 Eremo di Tizzano

Bologna - la statua del Nettuno

Bologna – Escursione breve

Eremo di Tizzano

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Alla ricerca di luoghi insoliti e curiosi.

Quando ho deciso di andare a visitare l’Eremo di Tizzano, mi aspettavo di trovare un grande complesso monastico, una grande chiesa, quartieri per i monaci, visite guidate per turisti e visitatori.

Una volta giunti sul posto, in effetti il complesso monastico c’era, ma i monaci non ci sono più.

La chiesa è visitabile solo nei giorni festivi. Per il resto della settimana è chiusa, come del resto succede in genere per i luoghi di culto fuori dall’ambito cittadino.

Il quartiere dei monaci oggi è in parte diventato un ristorante gestito da privati, il resto è stato trasformato in private abitazioni.

E’ stato possibile filmare soltanto l’esterno della chiesa e il vialetto d’ingresso.

Peccato, mi sono detto. Probabilmente in passato il luogo è stato ricco e fiorente. Forse l’Eremo amministrava e gestiva la proprietà dei terreni collinari all’intorno. Ma oggi quei terreni sono tutti privati, coltivati con cura da scrupolosi e indaffarati contadini.

Mi sono allora dedicato a cercare di cogliere la bellezza del paesaggio all’intorno.

Bologna è una città di pianura, ma appoggiata sui primi rilievi collinari. In effetti, appena usciti dalla periferia della città, ci si inoltra lungo le piccole strade che portano in collina. E qui il paesaggio diventa stupendo: fra campi coltivati, boschi, chiesette di campagna e, appena ci si volta indietro, si ha l’opportunità di osservare il panorama della città che si stende lungo la pianura, fino all’orizzonte.

Così, se anche l’Eremo in sè oggi lascia solo trasparire l’importanza e la potenza che può avere avuto in passato; in compenso, il panorama che si gode dall’alto di quei primi costoni collinari, dà al visitatore il senso di un grande desiderio di superare altezze e immergersi in un panorama infinito.

C’era una chiesetta, all’interno di quel panorama: la Parrocchia di Tizzano.

Piccola, solitaria chiesetta, di importanza artistica pressochè nulla, ma infinitamente romantica, così immersa fra quei campi coltivati, arati, e in attesa della semina.

Ho cercato di cogliere qualcosa del fascino di quella chiesetta. Spero di esserci riuscito.

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Longitude,Latitude,Name
11.255010,44.467670,”Eremo di Tizzano -Casalecchio di Reno Bologna”
11.242801,44.461943,”Parrocchia di Tizzano -Casalecchio di Reno Bologna”

Riferimenti

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11 Villa padronale di pianura con giardino romantico

Bologna - la statua del Nettuno

Bologna – Escursione breve

Villa padronale di pianura con giardino romantico

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Premessa

Riuscire a visitare un’antica villa padronale di pianura, oggi non è facile.

Qualsiasi padrone di un’antica dimora privatata non desidera aprire le porte di casa a truppe cammellate di turisti chiassosi e curiosi, armati di fotocamera, che si aggirano intorno, calpestando e rovinando giardini e aiuole; magari strappando un fiore per portarlo a casa propria; oppure sedendosi su quella che è una statua di arredo del giardino e non è una panchina pubblica.

Così, quando ho saputo che si poteva visitare quell’antica villa di pianura, mi sono immediatamente iscritto per partecipare, cercando di rispettare l’intimità e la riservatezza che il luogo e il suo padrone rappresentavano.

La storia in genere delle ville padronali

Verso la fine del 1800, queste dimore rappresentavano la residenza del padrone delle terre coltivabili intorno alla villa stessa. Un unico padrone nella sua villa e tanti contadini nei poderi. Era il residuo del sistema feudale del Medioevo.

Il proprietario era padrone dei terreni agricoli, i contadini invece lavoravano la terra e avevano diritto ad abitare nella fattoria a patto che versassero almeno la metà del raccolto al padrone.

Il sistema economico è stato così chiamato: mezzadria, che significa pressappoco metà a me e metà a te.

Colazione sull'erba

Va da sè che quella metà spesso veniva raddoppiata: al padrone andava tuttto il raccolto e al contadino rimaneva solo quel tanto sufficiente a sopravvivere. Agli inizi del 1900, i contadini soffrivano la fame, mentre i padroni vivevano praticamente di rendita.

I padroni aderirono in massa al partito fascista che garantiva loro un argine al dilagante comunismo, mentre le masse dei diseredati considerarono con qualche interesse la possibilità che il comunismo potesse liberarli dal giogo servile della mezzadria.

Questa situazione di feroce tensione politica, si risolse solamente dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’avvento dell’industrializzazione in Italia.

I contadini in parte abbandonarono le terre e andarono a fare gli operai in fabbrica, andando a costituire il proletariato urbano delle città. Le città videro, negli anni fra il 1950 e il 1980, un grande sviluppo delle proprie periferie urbane, con la costruzione di grandi quartieri e palazzoni che ancora oggi si possono osservare.

Una parte dei contadini però rimase nel proprio podere e accettò di acquistare la terra dal padrone, diventandone proprietari. Ai padroni così, un pò alla volta, rimase solo la proprietà della villa padronale, con i problemi relativi alla costosa manutenzione degli edifici e del giardino.

I contadini invece, lavorando sodo e con tanto sudore della fronte, oggi sono silenziosamente diventati benestanti, quasi ricchi. I loro campi coltivati sono un gioiello di perfezione. Dalle vigne ricavano un ottimo vino. Dall’allevamento di animali ricavano il letame per concimare i campi. Dai campi ricavano sementi ed erba per il nutrimento degli animali e per la vendita sul mercato.

Questi contadini oggi sono proprietari di giganteschi e costosi trattori, macchine per la trebbiatura, l’aratura, la disinfestazione, l’irrigazione.

Ai proprietari delle ville padronali, invece, come già detto precedentemente, una volta che i contadini gli sono sfuggiti, non è rimasto altro che vendere i terreni e mantenere la sola proprietà della villa con annesso giardino. Qualcuno di loro ha trasformato la villa in luogo per cerimonie e matrimoni, risolvendo il problema dei costi di manutenzione dell’edificio.

Così trasformata, la villa è rimasta ben presentabile e in ottimo stato, ma ha perso il fascino della villa padronale del XIX secolo e del relativo giardino romantico adiacente all’edificio principale.

Edouard Manet (1832-1883) - La colazione sull'erba

La visita

La villa che ho visitato invece, è rimasta più o meno simile a ciò che poteva essere nel 1800:

  • un padrone orgoglioso della sua proprietà;
  • una chiesetta privata per le funzioni religiose;
  • una zona dedicata agli attrezzi per il giardino;
  • una serra seminterrata, per garantire umidita’ alle piante e mitigare il calore eccessivo della stagione estiva;
  • un giardino romantico con punti visivi di attrazione;
  • qualche accenno a un rudere in mattoni, che fa tanto il fascino del misterioso, dove potersi momentaneamente celare e osservare il mondo attorno.

Insomma, quella villa, pur nella sua semplicità, perchè non era estremamente imponente e vistosa, aveva tuttavia interamente il fascino di una dimora padronale del XIX secolo.

E quel giardino, con le semplici opere artistiche a fare da punto di attrazione visiva, sembrava appena uscito da un quadro dei pittori impressionisti di fine ‘800, con gentiluomini e dame che conversano stando placidamente seduti sull’erba.

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